Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

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Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
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Transfinito

(21.04.2005)

Transfinito perché ciascun gesto non finisce, non è finibile, è irriducibile, originario. Perché la parola è originaria, inconfiscabile. Perché qualcosa si scrive e qualcosa scrivendosi è intoglibile, ossia resta. Questo è il resto. Questa è la restituzione.

La vita è un dono che si specifica come logica e industria. Non è il regalo di un dio maggiore o minore. Non è il regalo di una genealogia a discapito di un’altra.

Transfinito partecipa alla restituzione del testo dell’esperienza originaria. La lettura di ciascun dettaglio dell’arte, della cultura e della scienza va in questa direzione.

Nessuna concessione alle istituzioni che stanno al posto della parola originaria. Perché la padronanza sul pianeta, sull’aria, sul tempo, sul sogno, sulla dimenticanza è la sua stessa rovina.

L’originario non ha nulla a che spartire con il sistema dell’originale e delle copie, che è una fantasmagoria che non può nemmeno cogliere che il presunto originale è nella sua essenza copia, copia impossibile di quello che si cerca di togliere. L’originario, per l’appunto.

La centralità e la marginalità appartengono al sistema, alla rappresentazione impossibile della vita, sempre contraddetta dall’atto di parola. Anche la centralità dell’originale e la marginalità delle copie. E viceversa, anche nella rivoluzione delle copie per prendere il posto dell’originale.

Ovviamente l’algebra dell’originale e delle copie è infinita potenziale, anche quando si svela, prima o poi, sempre, nell’impotenza mortale.

L’originario non entra nel sistema, non entra nello spettacolo, non entra nella rappresentazione sacra o profana. L’originario non è centralmente disconosciuto e non aspetta l’ora finché sia socialmente riconosciuto. E nemmeno la verità sta nel marginale, nel minore, nel fondo, in attesa della scintilla che la imporrà sull’oscurantismo generale.

Che il centro sia marcio ormai sino ai suoi bordi e che non resti che qualche traccia di autenticità in qualche margine inquieto, e che occorra recuperare questa marginalità come ultima valorizzazione del sistema: questo è il modo comune di pensare nel sistema, a partire dal sistema, fondandosi sul sistema, rigenerandolo in ogni istante.

Il sistema, già nel suo formulatore, Aristotele, è il sistema dell’identità non contraddittoria che regnerà nel bene tolto l’ultimo terzo, inidentico a sé e autocontraddittorio, inteso come ultimo alfiere del male, l’ultima negativa del bene.

Ora, l’originario è intoglibile. E se il male è toglibile già si afferma come non originario, ossia fantasmatico. Quindi il sistema prima crea quello che non c’è come male e poi scatena la lotta all’ultimo male per affermare il bene della sua lotta. Don Chisciotte è al cuore del sistema, e per questo rimane un’opera ai più illeggibile, ovvero originaria.

Noi non siamo leggibili in termini convenzionali. Eppure quel che si scrive si lascia leggere con umiltà e con tranquillità.

Giancarlo Calciolari, lettore d’arte, di cultura e di scienza.



30.07.2017