Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Giancarlo Calciolari
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Leopoldo Maria Panero

Gabriel Cacho Millet
(18.10.2009)

Poeta, narratore e saggista spagnolo, nato a Madrid nel 1948. Figlio di Leopoldo Panero e fratello di Juan Luis Panero, entrambi poeti. A sedici anni, si iscrive al Partito Comunista Spagnolo e per la sua militanza nel PCE, dichiarato illegale dal regime franchista, viene arrestato e imprigionato per la prima volta. Con la guida del maestro Pere Gimferrer comincia a scrivere. La sua vita è stata segnata dall’alcool, dalle droghe, dalla depressione e da due tentativi di suicidio a vent’anni. E’ schizofrenico e dietro sua richiesta viene ricoverato in un centro psichiatrico, dove mantiene sempre vivo il suo interesse per la poesia. Da cinque anni abita nel Manicomio del dottor Rafael Inglod, a Las Palmas (Gran Canaria). Attualmente a questo centro va soltanto per dormire, la sera. Precedentemente aveva trascorso quattordici anni al manicomio basco di Mondragón, dove ha scritto nel 1987, “Poemas del manicomio de Mongragón”, il suo libro di poesia sull’inferno psichiatrico, tradotto quest’anno in Italia da Ianus Pravo per i tipi dalla casa editrice romana Azimut. La stessa casa pubblicò nel 2005 “Narciso nell’accordo estremo dei flauti”, scritto dopo un periodo caratterizzato da esperienze legate alla droga, all’alcool e al sesso sfrenato. 


È considerato uno dei più grandi e controversi poeti spagnoli. Come Dino Campana, crede nella telepatia e come Sheherazad, racconta “una favola per non esser messo a morte”. E come il poeta di Marradi che voleva stabilirsi in Francia, perché “a Parigi si può sopportare meglio la mia condizione”, Panero vuole andarsene a Parigi, “perché là non sono così pazzi come qua, in Spagna”. Così “la pazza è la Spagna”, non lui. Ma la follia in fondo non è altro, ha detto Panero al suo traduttore italiano, che “il diritto alla fantasia”. Tra i libri più importanti di Panero sono da segnalare il primo, “Por el camino de Swan” (1968), che fu l’inizio di una serie di pubblicazioni come “Así se fundó Carnaby Street” (1970), “En Teoría” (1973), “Narciso en el acorde último de las flautas” (1979), “Dioscuros”(1982), “Poemas del manicomio de Mondragón” (1987), “Heroína y otros poemas” (1992) e Conversación (2003) dal quale abbiamo tradotto le tre poesie qui raccolte.

da CONVERSACIÓN, 2003



Poesie scritte al manicomio canario del dottor Rafael Inglod,

dove Panero è ricoverato dal 2002. Traduzione di Gabriel Cacho Millet.





la vida es un borracho

una ebriedad de espanto

un lugar en el cieno

una ebriedad de lodo

que cae de mi boca, formando el poema

la vita è un ubriaco

una ebbrezza di spavento

un posto sul fango

una ebbrezza di lodo

che cade dalla mia bocca per fare la poesia






El enemigo es el hombre

y soy

pastor del excremento

señor unico de la nada

rey del viento

página en que ladra un perro



Il nemico è l’uomo

e sono

pastore dell’escremento

il solo signore del nulla

re del vento

pagina in cui abbaia un cane






Y queda

detrás de la nada un jadear tan sólo

perseguido por los árboles, perseguido por los bosques

que susurran al oído palabras obscenas

diciendo no eres hombre, eres

menos que un susurro.



E resta

dietro il nulla soltanto un ansare

perseguitato dagli alberi, perseguitato dai boschi

che mormorano all’orecchio parole oscene

dicendo non sei uomo, sei

meno che un sussurro.

14.12.2007


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