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Il corpo originario

Giancarlo Calciolari
(28.03.2008)

Umberto Boccioni nel Manifesto tecnico della scultura futurista del 1912 afferma che “un’arte che ha bisogno di spogliare interamente un uomo o una donna per cominciare la sua funzione emotiva è un’arte morta!”

Oggi anche la cultura e la scienza cercano il monopolio del vestire e dello spogliare gli ignudi. Vestitismo, svestitismo e travestitismo sono modi d’indossare i panni sociali, di coprirsi dalla paura che il braccio armato e il braccio religioso colpiscano il corpo con la minaccia di prigione e la minaccia di morte. Si tratta del corpo inerme, vulnerabile, non armato. E viene colpito il nemico armato e il nemico inerme. Viene colpito il corpo. Il corpo come nemico. “Nemico” che come nozione è raramente messo in questione, anche nella sua vicinanza strutturale con quella di “babbo natale”.

Per un altro aspetto l’educazione, in occidente come in oriente, è tesa a vestire anche la psiche, insegue la formattazione delle menti nella forma dell’abito mentale. Infatti quando non riesce la creazione del corpo armato e del corpo religioso la campagna mondiale volge alla creazione dei soggetti ipnotici, che dovrebbero solo dire di sì alle oligarchie che governano nelle varie nazioni.

Hiko Yoshitaka, "Un rêve de Lacan", 2007, bronzo a cera persa

Eppure la rappresentazione del corpo e della mente è impossibile. Nessuna ontologia del corpo e della mente. L’Esodo indica che non ci faremo immagini. E già il Genesi afferma che non c’è più gnosi, almeno a partire dalla traduzione della Bibbia in greco.

Il corpo della donna e il corpo dell’uomo sono il corpo degli umani? Che corpo è quel corpo che viene detto dell’uomo e della donna? Il corpo dell’antropologia, o quello della sociologia o quello della psicologia? Il corpo biologico?

Le immagini che non ci possiamo fare sono gli idoli. Il vitello d’oro è il paradigma. È l’idolatria a parlare del corpo degli umani? Dalla pornografia di massa alla ginecologia fantasmatica del discorso scientifico che ci vuole vedere chiaro anche nei buchi neri, cosa accade al corpo?

Il corpo, in particolare il corpo della donna, è solo il supporto di uno strip-tease della verità, che in questo caso è l’altra faccia della morte. Pare quasi una esercitazione universitaria: il corpo della donna nell’arte. Troppo generico per una tesi. Ecco un argomento preciso: il corpo della donna nella pittura di Félicien Rops (1833-1898). La donna nuda e bendata che porta al guinzaglio un maialino in Pornokratès è la stessa che nell’Initiation sentimentale ha il corpo di una trinità pagana: donna, animale, morte.

È noto il mito greco delle tre Parche: la prima dà la vita, la seconda la misura e la terza la toglie. La donna matrice di vita e di morte. Oppure la donna-luna nelle sue quattro fasi o quarti: Atena, Afrodite, Era, Ecate. È nota anche la narrazione del Genesi: Dio rivolge la parola per primo all’uomo, mentre è il serpente a rivolgere la parola per primo alla donna. Sembrano entrambe fantasie maschili. Più interessante è la nudità di Adamo ed Eva, che prima della tentazione del serpente è senza vergogna.

Anche oggi porsi la questione del corpo nudo senza vergogna è svolgere un’indagine intellettuale alla punta della teoria in un’epoca particolarmente inintellettuale e a-teorica, ovunque. Il conformismo che porta a mostrare l’ombelico in occidente è lo stesso che porta a coprire il volto in oriente. Ovvero la padronanza e il controllo sui corpi si esercita in particolare con le donne. Ma non solo, anche i bambini non sono risparmiati: dagli implosivi bambini americani ottenuti per via fisica agli esplosivi bambini islamici ottenuti per via psichica.

Appena per introdurre qualche questione, possiamo fare un po’ di ginnastica intellettuale con Jacques Lacan, parliamo così di tre cose che non esistono: del corpo immaginario, del corpo simbolico e del corpo reale. Il corpo immaginario è quello che ognuno fantastica di sé e dell’altro. Quello che ognuno pensa senza limiti e confini. Il corpo simbolico è quello che risulta inalterabile dal corpo immaginario, e emerge dai lapsus, dai sintomi, dagli atti mancati, dalle sensazioni. Il corpo reale è l’impossibile e innaturale corpo della specie animale “uomo”.

Allora si comincia a intendere che le dottrine del corpo e in particolare del corpo della donna sono puramente immaginarie. E vanno lette.
Si comincia a intendere che il cosidetto corpo simbolico, che si trova teorizzato in molti libri di psicanalsi, anche con altra terminologia, è governato dalla significazione del fallo. E il femminisno, anche radicale, si è ben accorto della cosa, ma l’ha solo rovesciata, ovvero mantenuta capovolta. Il corpo non è simbolizzabile, e resta inimmaginabile anche per l’inquisizione.

Si comincia a intendere che è rispetto al corpo presunto reale che Lacan ha affermat che “non c’è rapporto sessuale”. Non c’è accesso reale al corpo, nemmeno alla luce del nudo. Figurasi allora se è a forza di rapporti sessuali delle scimmie che è nato l’uomo! Il dibattito “evoluzionismo o creazionismo” è gnostico, senza scienza della parola.

Occorre leggere (anche senza capire, comprendere, intendere) che l’apparire dell’animale nella parola di qualcuno comporta il totem (una via facile, presunta spalancata) e che l’apparire del corpo della donna nella parola di qualcuno comporta il tabù (una via difficile, presunta sbarrata); e che la questione comincia a diventare interessante quando ci si interroga, per esempio, su Machiavelli e le donne. Perché? A leggere le sue opere teatrali risulta che sono senza totem e tabù.

Il corpo dell’ontologia e il corpo della habeologia, il corpo dell’essere e il corpo dell’avere, hanno la corporeità della chimera. Il corpo è irrappresentabile, come a modo suo dice Boccioni.

Se esistesse il corpo dell’ontologia sarebbe quello dell’essere per la morte. Il corpo mortale o morto. Se esistesse il corpo della habeologia sarebbe quello dell’avere per la morte. Il corpo posseduto o da possedere. Questioni che si possono affrontare solamente con un linguaggio paradossale, che ammette la contraddizione: dal secondo rinascimento di Verdiglione al nascere due volte di Pontiggia. La resurrezione indica che non c’è corpo morto da cui partire. E il corpo in gloria indica l’immortalità dell’istante, e l’impossibilità del corpo a corpo, inseguito dall’odio guerresco o religioso e dall’amore erotico o mortifero.
In ciascun istante, ciascun elemento può divenire materia intellettuale, corpo e scena del viaggio, qualità estrema.

Invece che cosa cerca ognuno in ogni momento? Contro la morte, per paura, la quantità, oscillando tra il minimo e il massimo: dall’essere niente della mistica all’avere tutto del capitalismo. E lo strumento della conoscenza dell’essere e dell’avere sarebbe il corpo.

Occorre cominciare a leggere la differenza tra il corpo della parola e il corpo senza la parola, che non esiste.







Giancarlo Calciolari, direttore di Transfinito.eu


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