Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Una lezione di vita a New York nel 1962

Anonimo del XX secolo - Anonymous (20th Century)

Leonardo Ricci

Resta il fatto che io non sono un architetto anonimo del XX secolo, che io in conseguenza sono un fallito e non mi rimane altra posizione che quella testamentaria.

(11.05.2005)

Pensate alla mia responsabilità. Nel mondo di tutti i giorni, se rubo mille lire a non so chi, i poliziotti possono scoprirmi e portarmi in prigione. Io architetto posso fare una casa brutta, dove le persone vivono come ’bestie’ ma la polizia non può prendermi. Ciò vuol dire che posso rubare la "possibilità di esistere" senza essere giudicato.

Posso fare una forma tonda o quadrata, nascosta sotto terra o sospesa a dieci metri dal suolo, rossa o blu, e, se i clienti l’accettano, tutto va bene. L’atto può essere completamente gratuito.

JPEG - 128 Kb
Leonardo Ricci, Figura, 1951

E loro, gli studenti, sono di fronte a me ad attendere. Sono tutti differenti. Guardo i loro visi: differenti. Penso al loro ambiente: differente. Qualcuno è cattolico, almeno crede in Dio. Altri no. Qualcuno è comunista. Altri socialisti, democristiani, liberali, fascisti. E io devo loro insegnare architettura!

Come se l’architettura fosse una cosa astratta, fuori dalla nostra biologia, fuori dei nostri sentimenti, fuori dei nostri pensieri sulla vita, fuori della nostra situazione sociale e politica.

Se io vivessi in un periodo storico definito, con una civiltà formata, fra gente che crede alle stesse cose (...) la cosa sarebbe forse difficile ma non impossibile (...)

Allora press’a poco così cominciavo la mia prima lezione. Sentite ragazzi. È arrivato fra noi il momento di fare una scelta: scelta nella confusione. Questa scelta non può essere gratuita. (...)

Voi farete dell’architettura. Ma fare dell’architettura non vuol dire progettare una forma piuttosto che un’altra.
Questa è una posizione inammissibile oggi. La forma è una conseguenza del potenziale di vitalità insito dentro l’oggetto che sta per nascere. Fare un’architettura vuol dire far vivere la gente in un modo piuttosto che in un altro. Come fate voi a regolarvi?

Vedo che mi guardano sorpresi. Non rispondono. Allora continuo. Secondo me, oggi, se possiamo fare una classificazione, perché classificare vuol dire già fare uno sbaglio, credo che nel mondo ci sono solo tre possibilità di vivere. (...)

Ci sono degli uomini che non possono pensare al mondo se non attraverso il mito. Altri lo credono assurdo. Pochissimi lo credono logico (non in modo razionale ma nel senso di logos).

Anche voi non potete scappare a queste alternative. Ma io non posso prendervi per il petto e obbligarvi a scegliere l’uno o l’altro modo. Sta a voi. Posso solo per onestà dirvi che credo nella terza possibilità. (...)

Dunque fra voi, c’è gente che crede ai miti. In generale nella vita sono i più. Ho detto mito. Non importa per il momento quale tipo di mito: religioso, filosofico, politico, sociale. (...) Il mito è (...) una specie di "araba fenice". Muore ma rinasce dalle sue ceneri. Così nella vita accade che finalmente ’liberato’ guardi per un attimo il cielo ’liberato’, tiri un respiro di sollievo, i polmoni sono equilibrati nell’aria.

Poco dopo, felice, ti siedi sulla terra per riposarti dalla gioia.
Ti sei seduto di nuovo su un mito (...)

Guardate tutto quello che esiste sulla terra (...) tutto è nato dal mito. (...) Io stesso ho imparato lentamente a vivere attraverso il mito. E’ la tradizione. E anche oggi guardo, studio, paragono tutto quello che gli uomini hanno fatto prima di me. Con umiltà. Mi insegnano ancora. C’è solo un differente punto di vista nel giudizio.

Ma se voi siete nel mito, dovete anche sapere che l’oggetto del vostro lavoro può avere soltanto valore di ’simbolo’. (...)

Poi c’è la seconda possibilità. Considerare il mondo assurdo. C’è molta gente, appartenente per lo più alla prima categoria che, di fronte a coloro che sono nell’assurdo, sorride ironica. Chissà perché. Forse perché essere nell’assurdo, per loro, vuol dire essere ’moderni’, ’alla moda’ (...) E’ ben vero che molti giocano all’’assurdo’ per sentirsi qualcuno, per fare del teatro, per tenere un ruolo nella vita. Ma sono molti di più coloro che giocano anche nel mito, magari la domenica mattina in chiesa. Stare nell’assurdo, o se volete al punto zero, o sulle sabbie mobili, non è divertente. (...)

Si cade nell’assurdo un po’ alla volta, oppure di colpo, fuori dalla propria volontà.

È la vita che ci getta là dentro. Avviene così.
Una mattina ci si trova ’a terra’. I muscoli dolgono come dopo una bastonata. La testa vuota come dopo una sbornia. Ci si guarda attorno. Si vede l’erba. Si vedono i sassi. Si vede il sole. La stessa erba di sempre, gli stessi sassi, lo stesso sole. Ci si guarda attorno e si dice: ’Tutto è assurdo.’
Non è divertente.

Di fronte, come via d’uscita, il suicidio oppure l’evasione. Non importa come ci si arriva. Ci si può arrivare perché tuo figlio muore stritolato sotto un tram. Perché la donna che ami ti ha tradito. Oppure attraverso un’analisi fredda e lucida della vita.
Se non ci si uccide, le possibilità di sopravvivere sono molte (...)

Moralità o no, voi che volete divenire architetti, dovete sapere che se il mondo è assurdo, le mille possibilità di sopravvivere sfociano in un punto preciso: la droga.

Voglio dire che il solo dovere dell’uomo che si trova in queste condizioni è di creare ’paradisi artificiali’.
Dare piacere. Scacciare il più possibile il dolore (...)

Così, dovete sapere che, se voi siete in questo ’stato’ le vostre architetture, i vostri ’oggetti’ devono creare soltanto ’paradisi artificiali’.
Invece di cocaina o morfina userete l’architettura.
Paradiso artificiale più intelligente, più raffinato, ma sempre paradiso artificiale. E l’oggetto e la forma del vostro oggetto, ricordatelo, saranno soltanto ’droghe’. (...)

E ora esaminiamo l’ultima possibilità. Ho detto prima: credere il mondo logico. E qui vorrei davvero sia chiaro quello che dico.
Così invece di scrivere in francese scrivo in italiano. E’ ben vero che mi sento più legato.

Mi da noia il suono delle parole. Soggetto, predicato verbale, complemento oggetto, aggettivo, sostantivo, verbi. Che noia scrivere. Mancano i gesti. Mancano gli occhi delle persone vive di fronte a te. Manca soprattutto la ’presenza’ degli altri.
Si diventa subito stanchi. Così, come i ragazzi delle scuole obbligati al compito di latino, invece di guardare il foglio coprirsi di righe nere, guardo il cielo. Le foglie stamani si muovono appena.

L’aria trema e porta da lontano, come dalla preistoria, ovattato, attutito, tanto da diventare ’ricordo’, il rumore di un aeroplano.
Strano! Sembra il suono di un coleottero gigante che fa fatica ad alzarsi dal suolo. Tanto era pesante il suo peso quando l’uomo non esisteva, sprofondato nel sangue degli animali che facevano ancora fatica a respirare l’ossigeno dell’aria.
Fare fatica. Fare fatica ad alzarsi. Fare fatica a respirare.
Quella ragazzina carina! Quel piccolo muso dolce! Carezzarla! Sorriderle!

Ma dove si e cacciato mio figlio che stava proprio ora di fronte a me obbligato a studiare perché rimandato a ottobre? Rimangono i libri aperti. Vocabolario. Libro grosso, grosso pieno di parole strane. Costa bianca e costa rossa. Costa bianca dall’italiano al latino. Costa rossa dal latino all’italiano. Lo apro a caso. ’Everbero - as, avi, atum, are. tr., Ia.: battere, percuotere, sferzare, colpire, fendere, batter sopra, spezzare, scuotersi di dosso; everberare mare remis, fendere il mare con i remi; everberare cineres plausis alis, scuotersi di dosso la cenere col battere delle ali.

Mare! Remi! Cenere! Ali! Ali sul mare! Fendere il mare! I remi! Io remo. Io fendo il mare con i remi. Il mare stamani è verde, dopo la tempesta. Inarco il dorso. Gonfio il torace. La barca fende il mare. Guardo la ragazzina di fronte a me. Mi sorride. Io sono forte. Lei é dolce. Sono timido. Le sorrido. Ho voglia di prenderla. Di stringerla a me. Sentire il sole del mare dalla sua pelle. Entrare dentro di lei come nel mare! Star bene. Star bene insieme! Ma che stupido. L’unica cosa che so fare è con il remo che fende il mare, schizzarle l’acqua addosso. Lei era calda per il sole. Rabbrividisce. La ’pelle d’oca’ sulle braccia. Sorride. Ma sento che è delusa. Anch’io sono deluso.

Va spesso così quando si è ragazzi. Ed anche quando si ègrandi.
Ragazzi. Ragazzi.
Il remo fende il mare. Il ragazzo é con la ragazza sulla barca. Ma ora basta. Dov’è mio figlio? Che lazzarone! Che venga a studiare quel ciuco! Non c’è più amor proprio! Ai miei tempi! Andrea! Andrea! E lo chiamo arrabbiato.
In fondo in fondo, ’mi chiamo’ arrabbiato.
Forza a studiare!
Forza a scrivere questo maledetto libro che sento di dover scrivere. Io che non sono uno scrittore.

’Miei cari ragazzi.’ Ma dove sono? Non riesco a vederli. E voglio loro cosi bene! Cerco di ricordare qualcuno. Quelli più in gamba. Tanto per incitarmi. Tanto per sentirmi utile. Ma no, stamani proprio non ci riesco. E’ troppo bello il sole. Tutto è vivo. Tutto è straordinariamente vivo. Ed io mi sento vivo.
Mio figlio non viene. È più furbo di me. Ma anch’io non ne ho voglia.
Mio figlio è vivo ma non lo sa.

Io, più vecchio, sono vivo e lo so.
Ma lui è più furbo di me. Lui ha tagliato la corda. Io invece compio il mio dovere.
Sul tavolo ci sono le carte da gioco. Faccio un ’solitario’. Uno solo. Poi saranno due o tre. Tanto per tentare di rientrare nell’argomento.

Quattro di cuori. Re di quadri. La vita non è assurda. Sette di fiori. Tutto è strutturato. Dieci di picche. Ci sono dei rendez-vous nell’universo. Perché c’è un’economia della terra e una dell’universo. E nulla può sfuggire a questi rendez-vous nel tempo.
Che bello! Rendez-vous! Com’è bello il francese. Rendez-vous alle sette e mezzo al Cafè des deux Magots. Lei viene. Mi alzo. Due pernod. Poi ce ne andiamo. Si compra la baguette, 12 ostriche. Si va a casa a passare la notte insieme. Il fante di quadri dopo il dieci di quadri. Il solitario non è venuto. Si ricomincia da capo.

Ma che c’entra questo con l’anonimo del XX secolo? Che c’entra questo, con l’architettura, con queste cose serie dell’uomo! Non sei serio! Calma. Calma. C’entra. Forse io non sono serio. Perché sono ’vivo’.

Ci sono le montagne. E sulle montagne i ghiacciai. E sulle montagne l’inverno cade tanta neve. Poi c’è l’estate. E l’estate ghiaccio e neve si sciolgono. Cosi nascono i ruscelli. I ruscelli diventano torrenti. Poi si placano e diventano fiumi e i fiumi sboccano nel mare!

C’è la terra. E la terra buona è grassa e nera. L’anno scorso, d’estate, mia figlia gettò il nocciolo di pesca. A primavera è nato un germoglio. E’ nato un pesco. Fra due anni ci saranno due pesche. Una per mia figlia che l’ha piantato. Una per la madre che ha messo al mondo la figlia.

C’è un cilindro. E dentro un cilindro un pistone. E sopra il cilindro una ’candela’. E il pistone si muove. Aspira la miscela. La comprime. La scintilla fa esplodere la miscela. Poi l’espelle.
Così la ’macchina’ si muove da sola.

E c’è la Terra. E la Terra è come un grande enorme battello sospeso nello spazio. E questo battello ruota e si sposta velocissimo intorno al sole portando con se alberi e case e uomini. E da questo battello vediamo stupendi panorami.
E ci sono gli uomini. E gli uomini fanno all’amore. Nascono i bambini. I bambini diventano grandi e durante la vita fanno tante cose. Poi invecchiano e sfociano nella morte.

Tutto è logico. Anche se non si sa perché.
Il mistero, unica possibilità di esistenza. Misterioso. Ma non assurdo il mondo.
E non c’è bisogno di giustificazioni a priori.
Questo l’ha fatto il buon Dio e domani ci sarà Inferno, Purgatorio e Paradiso. Oppure questo è nato dal caos e domani non ci sarà nulla.
Che bisogno c’è di questo?
Perché distaccarsi dall’esistenza?
È tutto semplice.
Basta esistere.

Basta trovare le ’relazioni’ fra le cose che esistono. Basta stabilire nuove relazioni fra le cose. Basta creare cose vive con cose vive.
Si traccia un solco nella terra. Si prendono dei sassi. Si murano i sassi con la malta. Il muro sale e divide lo spazio creando un nuovo spazio che prima non c’era.
Di qua tira generalmente vento.
Qui c’è il sole del Sud.
Di qua si vede il mare.
E i muri dividono spazi sempre più vivi. Alcune parti nell’ombra. Altre nella luce. Qui alto. Qui basso. Qui è bello riposare. Qui dormire. Qui lavorare.
È nata una casa. (...)

Ed ora a noi. Ora a quel mondo ’logico’, ’vero’, ’strutturato’, ’organico’, ’necessario’. A quel mondo nel quale la vita vale la pena, nel quale l’atto ha significato, nel quale noi possiamo ’esistere’.

Spiegarlo non è facile. Una volta si poteva dire (...) Ma c’era di mezzo la fede. Quale fede può avere l’uomo che vive nell’assurdo?
Una volta potevi dire: ’Soffri perché è tuo il Regno dei cieli.’
Ma oggi come fai a dire: ’Soffri, nessuna ricompensa ti sarà data.’ Una volta potevi dire: ’Tutto il male del mondo esiste perché l’uomo è nel peccato.’ Ma come puoi dirlo oggi che, se lo cerchi, il peccato non lo trovi da nessuna parte, non nel sasso nel greto del fiume, non nel pesce grosso che mangia il pesce piccolo, non nel figlio che ammazza la madre, e persino nel dittatore crudele e idiota che uccide scientificamente milioni di persone nelle camere a gas?

Eppure, anche questo è logico per chi vive il mondo logico. Tutto è logico, l’atto immorale e l’atto crudele (...) Perché un certo atto che tu fai magari sembra incoerente con quello che tu pensi ed invece non è vero, perché tu non pensi niente e non ci sono parametri nel mondo logico, perché non c’è nulla di fisso e immutabile.

E il parametro è insito dentro il gesto che compi, non fuori in modo tale da poterlo misurare. (...)

Non sono felice per niente ma esisto.
Vai a far comprendere la relazione che esiste fra la mia mano e la sabbia che lentamente faccio scorrere fra le dita, fra la luce calda del sole e i miei occhi chiusi divenuti globi infuocati nello spazio, fra la mia carne, ’mia’, e la dolcezza di un bacio!
E tutto questo senza perché, senza problema alcuno, soltanto perché il mistero esiste, soltanto perché rotte le porte della morte, distrutti i tabù dell’uomo, annientati i dualismi della storia, ti trovi finalmente ’tuo’, esistente, atto a vivere e nient’altro.

Vai a far capire che si può guardare negli occhi una donna e realizzarla tutta. Che potresti andare a letto con lei la notte e conoscere tutto il suo corpo come se fossi il suo amante da dieci anni. E vai a far capire che se questo avviene tu non tradisci nulla e nessuno. Mentre invece con un’altra donna, senza neanche sorriderle, senza magari neanche dirle una parola gentile, senza neanche pensare a lei, puoi tradire tutto e tutti.
Vai a far capire il senso di una carne generica e di una carne distinta!

Vai a far capire cosa vuol dire la ’percezione’ pura del mondo!
Vai a far capire che in questo stato una musica di Bach, o Vivaldi, o Beethoven, diventa rumore per il tuo orecchio allo stato di pura percezione! Che un quadro di Cimabue o di Piero della Francesca diventano cartelloni per il tuo occhio allo stato puro! (...)
Eppure, non resta altro da fare. Tentare. Tentarlo questo mondo nuovo. (...)

Forse questo mondo ’logico’ vi è ancora confuso. Forse. Ma dai vostri occhi vedo che il ’veleno’ della lucidità è stato iniettato nel vostro sangue.

È solo una piccola dose. Facilmente digeribile. Non vi farà male come ha fatto male a me. Quando uscirete da scuola, nulla sembrerà essere successo. Incontrerete sulla piazza le persone di sempre e parlerete loro come sempre. Andrete a casa a mangiare e continuerete le vostre abitudini. Nulla apparentemente è cambiato. E nessun deus ex machina è apparso a portarvi la verità.

Ma la verità esiste solo dove esiste la menzogna.

Che verità volete che esista in un mondo logico dove menzogna non può esistere?
L’importante è che non bariate al gioco.
L’importante è che abbiate capito che un segno che voi ponete sul foglio bianco deve essere un segno cosciente, e che un giorno diventerà muro.

L’importante è che non sia simbolo o droga, ma soltanto una relazione con altre cose che vivono e sono sulla terra. Allora la vostra architettura sarà soltanto la testimonianza di un atto vissuto dove la gente possa compiere atti vitali e coscienti. Forma quindi, ma non più forma simbolo, non più forma droga, ma forma ’atto’. (...)
C’è un uomo selvaggio di 10.000 anni fa, il selvaggio di oggi. Fa saltellare il sasso sul palmo. Ne avverte il peso, la forma. E’ ’accucciolato’ sulle ginocchia. D’improvviso si alza. Uno scatto. Il braccio diviene una leva. Scaglia il sasso nel mare. Il selvaggio non è un idiota. Il selvaggio è solo un selvaggio. Forse nessuno come lui realizza direttamente l’esistenza del sasso. E basta guardare un oggetto di un selvaggio, un oggetto di legno per esempio, per capire che il legno non sarà mai più ’così legno’ come è stato per lui... Esisteva allora una vita senza domanda.
Era forse un tempo felice.

Ma nell’uomo era insita la domanda. Nacquero i perché. La leggenda del Paradiso perduto. Il pomo della conoscenza.
Allora un altro uomo prende il sasso nella mano. Per la prima volta lo chiama sasso, oppure ’glu glu’, non importa. Quello che importa é che dà nome a qualche ’cosa’. Fa saltellare anche lui il sasso sul palmo della mano ma stavolta dice: ’sasso, sasso, sasso, sasso’. Una specie di litania. Un ritmo. Un ritmo che diventa sempre più denso, carnale, frenetico. La nevrosi lo prende. ’Sasso, sasso, sasso’ grida. ’Sasso.’ Finalmente si alza e gonfiando i polmoni di terrore e d’ira scaglia il sasso lontano nel mare.
In fondo ha paura del sasso.
Nasce il ’tabù’ del sasso.

Quest’altro esempio significa che il rapporto soggetto-oggetto comincia a stabilirsi. Il sasso, prima connaturato con l’uomo, si stacca dall’uomo e diviene altra cosa, diviene ’oggetto’ (...)
Ma il fatto è che ancor oggi io, faccio saltellare il sasso sul palmo delle mani, oggi come sempre, e un rapporto esiste, un rapporto nuovo sta per stabilirsi sulla terra, un nuovo rapporto fra soggetto e oggetto, fino all’annullamento di questo dualismo soggetto-oggetto, questo rapporto esistenziale fra due realtà, quella del sasso e quella dell’uomo, quel rapporto che io chiamo dell’anonimo del XX secolo.

Anonimo finalmente non perché senza nome, ma perché avendolo, non gli da importanza alcuna. (...)
Non è facile scrivere contro coloro che ti hanno nutrito, ti hanno insegnato. Scrivere contro quelli che hai amato, stimato, ammirato. Quelli che in fondo hanno fatto la terra così com’è, specie in questo ultimo secolo.

È difficile trovare il giusto modo, la misura di questo scrivere ’contro’. Inoltre non è esatto dire ’scrivere contro’ perché chi tenta l’anonimo non può scrivere contro nessuno (...)

Credevo ai geni. Perché la terra era stanca. La terra mi sembrava brutta e sentivo che poteva essere bella. Perché vedevo la vita come male e sentivo che poteva essere bene.
È fatale: quando uno è in questo stato ed è giovane, deve ben dare la colpa a qualcuno e deve porre la possibilità di salvezza nelle mani di qualcuno (...)

Poi le cose cambiarono. Cambiarono per me soprattutto nel periodo di guerra.
Nacquero altre domande.
Cosa erano i geni dentro una guerra?
Potevano essi alzare il capo sovrani in una notte d’orrore sopra i cadaveri puzzolenti degli uomini e sui bambini sperduti?
Potevano reggere il confronto quando neppure la Croce di Cristo morto per gli uomini aveva senso, piantata su una collina, di fronte a quelle morti senza perché?

Sì, tornate a casa, geni, dopo una notte di strage.
Tornate, prendete in mano il vostro strumento di lavoro e fate il vostro personale ’capolavoro’ (...)

In ultima analisi il problema è tutto qui: o il genio è un superuomo, cioè altra cosa di uomo, oppure il genio è un uomo come gli altri.
Se è un superuomo, un qualcosa d’altro che uomo, a me non interessa come non mi interessano gli angeli, perché non li conosco. Oppure è un uomo e allora basta con tutta questa retorica del genio. (...)

Il genio non esiste. Esistono solo uomini con certe qualità e altri con altre qualità (...)
Non c’è più niente da fare. Geni e maestri, vi abbiamo amato, rispettato, studiato, analizzato. Vi siamo grati di quello che ci avete insegnato. Ma ormai c’è una frattura fra noi.
Una frattura che speriamo non si rimargini. (...)

C’è questa nuova meravigliosa possibilità di esistenza. Ma come poterla dimostrare? Se la caratteristica fondamentale di questa possibilità è proprio la non affermazione, come la non negazione? Come fare a capire questa nuova possibilità tattilmente, prima di passare a problemi specifici?

Così ho tentato questa carta. Ho scritto i capitoli che avete letto. Li ho vissuti. Ho cercato che la parola diventi testimonianza diretta della mia vita.

So bene che la parola non può diventare tale. Ma ho tentato almeno di fare con la parola quello che si fa con una carezza quando si e innamorati. La parola, cioè trasmissione di atto. So che, essendo impossibile la sostituzione, c’è a priori un fallimento. (...)

In fondo debbo riconoscere con amarezza che la mia architettura pur partendo dalle premesse contenute in questo libro, pur tentando di rimanere fedele a queste premesse, pur portando un piccolo contributo all’architettura moderna, non rivela una nuova condizione umana espressa attraverso la forma.

L’amara constatazione dunque di un architetto impegnato nella vita è che l’architetto oggi si trova in una condizione equivoca, che l’architetto per quanto talento abbia e per quanta forza di carattere abbia è impotente di fronte alla realtà che lo circonda (...)

La figura dell’architetto genio, dittatore, inventore, ideatore, deve morire per lasciare il posto a una nuova figura di architetto: quella di architetto servitore (...)

Resta il fatto che io non sono un architetto anonimo del XX secolo, che io in conseguenza sono un fallito e non mi rimane altra posizione che quella testamentaria.

Testo pubblicato a New York nel 1962.

Riproposta di pubblicazione di Paolo Pianigiani, maggio 2005.

Leonardo Ricci è nato nel 1918. Allievo di Giovanni Michelucci, si laurea in architettura a Firenze nel 1941.
Queste le principali tappe della sua carriera:
a soli 30 anni vince il concorso per Il Mercato dei fiori a Pescia (in collaborazione con altri architetti, fra i quali Savioli, 1948-1951).
Dopo un periodo trascorso a Parigi (1948-49), dove conosce Le Corbusier e si interessa di pittura, torna a Firenze e progetta il Villaggio Monte Rinaldi (1952-62), la casa per Elisabeth Mann Borghese a Forte dei Marmi (1957) e quella per Pierre Balmain all’Isola d’Elba (1958).
Il complesso abitativo di Sorgane è realizzato nel 1960-65.
Al periodo toscano fa seguito l’insegnamento al MIT e alla Florida University; progetta il ghetto nero a Miami.
Tornato in Italia progetta il villaggio "Monte degli Ulivi" , a Riesi in Sicilia (1963-66).
Del 1980 è il progetto del Centro Servizi per la zona industriale di Pistoia.
Realizza il Palazzo di Giustizia a Savona (1987).
Muore nel 1994, a Venezia.
Il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, progettato oltre venti anni fa, è attualmente in costruzione a Novoli.


Gli altri articoli della rubrica Architettura :












| 1 | 2 |

19.05.2017