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Bernini, o della produzione

Alberto Cavicchiolo

L’artista paga il pegno platonico di relegarsi all’ombra della vita civile. Sta nella caverna ancora a guardare quel che accade, a rovescio, dietro di lui. È forse la pena inflitta dal cogito all’artista?

(2.06.2008)

Tant’è che in molti sottolineano e paventano che viene represso e soppresso l’artista dentro di noi. Freud pensa che in Leonardo vinca il ricercatore sull’artista. Tutto il Settecento fino a Canova , e Canova compreso, sperano che in Bernini qualcosa sopraffaccia l’artista. Magari lo scultore avrà la meglio sull’artista, magari l’architetto. Qualcosa deve sopprimere l’artista? Ancora la metafora dell’artista è utilizzata per un confronto letterario e il banchiere del mito, artefice di Lazard Frères, André Meyer, è definito incontestabile e papale, il “Picasso della finanza”.


L’artista, Bernini - che può essere supposto egemone e pertanto trovarsi demonizzato - esige un’altra lettura. La cominciamo qui, con la collaborazione di alcuni testi e studiosi, per l’occorrenza mobilitati e ripresi da biblioteche antiche e remote. Con qualche aneddoto.
Jacques Lacan entra nella Cappella Cornaro, si accorge che grazie a Bernini intende che una donna può offrire la prova del godimento. Ma Lacan conosceva quale fosse la prova del godimento? Negli anni ottanta esce in libreria Encore da Seuil, il seminaro di Lacan dedicato alla donna e l’icona è appunto la Santa Teresa d’Avila di Bernini alla Cappella Cornaro a Roma.

Come avviene che l’epoca, recente o no, ci toglie l’intendimento di Bernini? Come avviene che gli artisti infiniti, gli artisti tacciati di egemonia, i “produttori” inesauribili costituiscono la rappresentazione dell’incubo della loro epoca. A partire da Bernini, certo, potremmo interrogarci sulla produzione e i suoi effetti nei casi di Dante, Leonardo, Aligheri, Raffaello Santi, Pirandello, Borges. E nella produzione musicale anche Mozart, Donizetti, Mascagni, Mahler.

Armando Verdiglione indica una novità assoluta dimostrando che è la produzione a decidere. E la questione della produzione è attuale oggi, per artisti e imprenditori. I teoremi della produzione sono sicuramente attinenti alla nozione di poiesis che vale a un tempo nel versante pragmatico e nella sua accezione di produzione di sapere.
Ma di quanti artisti oggi, - dinanzi a Bernini o Raffaello - potremmo dire che esista produzione? Peter Rockwell avverte che mai nessuno dopo Bernini giunse alla scultura. Nessuno portò tanto la scultura alla cifra della figura. E valgono, après lui, i ricordi, le peripezie, i classicismi, i rifacimenti ottocenteschi, le prove senza autore e mai magistrali.

Si intende dallo sguardo del David borghesiano che il teatro del barocco comincia con il dettaglio più che con le strutture retoriche che prendono Daniello Bartoli per portarlo alla ricerca linguistica, oltre i coevi. La risposta contro lo sguardo introdotto da Bernini è stata spesso il ripristino, il banale canone, l’inscenazione dell’ellenismo o delle copie morali di immagini supposte fisse. Il naturalismo senza maniera e contro la maniera. Il genere, fosse anche barocco, come categoria tassonomica. La copia devota all’originale, che ripresenta i canoni che si supponevano violati dalla mobilità di Bernini.

La nota della smorfia di David sarebbe stata ripresa alla specchio tenuto da Maffeo Barberini, il nuovo papa Urbano VIII. Ma lui, Gianlorenzo, che aveva ventitre anni aveva mosso le regole anche del ritratto. Non più statico il modello, lo invitava a muoversi, lo coglieva nel movimento più che nel ricordo.

Valentino Martinelli nota nel 1953 che lo scherno contro Bernini è lo scherno contro il commediante, il burattinaio, il puparo, che egli rappresentava nello scenario commerciale del Seicento. Ma è la critica alla teatralità del regista, del cavalier Bernino, che primeggia.
Gli son contro nei seicento vari storici dell’arte, Baglione, Passeri, Bollori e Pascoli. E il popolo preferirebbe il grano a quel colonnato senza fine visibile, un labirinto di Dedalo in versione industriale. Sembra che avesse risposto al Re Sole, Luigi XIV nella visita in Francia ripresa da Paul Fréart de Chantelou: “non mi si parli di qualcosa di piccolo”. Le sue opere derise, condannate e accusate di stravaganza e perfino di corruzione. Ma è anche il generico atto di accusa contro l’esagerato barocco.

Così la mia ragione
incolpa i tuoi capricci
di pazzia.


Scrive Francesco Busenello in un’opera musicata da Monteverdi nel 1642. È una metonimia vera e marcata contro la variazione. E il teatro che non riesce più a essere controllato. È l’alterazione che diviene sinonimo di pazzia. E che pazzia!

Valentino Martinelli afferma che è più volente che nolente che Bernini diviene il maggiore strumento della politica culturale del papato.

Il barocco risultava per i militanti quasi una menzione spregiativa. Com’era spregiativo l’appellativo di “impressionista” nei primi Salons di Parigi. Nel 1808 Leopoldo Cicognara contrastando il gusto falso e corrotto, conclude una descrizione con “costoro sono i Borromini della musica”. Ma forse intendeva per lapsus, Bernini.


*Alberto Cavicchiolo è tra i fondatori di www.artvalley.org, dove si possono ottenere varie notazioni sull’intellettualità dell’arte.


L’esercizio intellettuale .
“Roma e la Nascita del Barocco”.
L’esercizio intellettuale dei prossimi giorni è una mostra promossa dal Comitato Nazionale “Roma e la Nascita del Barocco”

Sito dell’evento

Bernini, Borromini, Pietro da Cortona. La Mostra, che si inaugurerà negli spazi espositivi di Castel Sant’Angelo, è promossa dal Comitato Nazionale “Roma e la Nascita del Barocco” e dal Centro di Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma d’intesa col Polo Museale di Roma, col Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro della “Sapienza” e con altre Istituzioni,

La Mostra - diretta da Paolo Portoghesi con Marcello Fagiolo - proporrà un percorso visivo attraverso i più significativi luoghi della città di Roma, così come vennero plasmandosi soprattutto durante i pontificati di Urbano VIII Barberini (1623-44), Innocenzo X Pamphilj (1644-55) e Alessandro VII Chigi (1655-66) attraverso l’opera di Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la Mostra viene realizzata col contributo del MIUR, della Regione Lazio, della Arcus, della Provincia di Roma, del Comune di Roma e col coordinamento organizzativo di Electa.

In un secolo di crisi politica e di marginalizzazione del papato, il Barocco costituisce il vanto e il primato di Roma per l’eccezionale forza rivoluzionaria del suo linguaggio: le innovazioni berniniane e borrominiane si diffondono non soltanto in tutta Europa ma contagiano anche l’America latina. Il Barocco romano diviene così emblema assoluto dell’arte come meraviglia, spettacolo, invenzione continua.

La Mostra intende documentare - oltre ai capolavori architettonici e ai grandi cicli decorativi - anche la sperimentazione del barocco interrotto, di opere rimaste sulla carta per scelta dei committenti o per mancanza di risorse. Attraverso ricostruzioni virtuali e modelli di grandi dimensioni (dai tre agli otto metri di ampiezza) verranno così ricostruiti - insieme a opere perdute come la Villa del Pigneto Sacchetti di Pietro da Cortona - alcuni progetti di eccezionale interesse, come quello di Pietro da Cortona per un Palazzo-Fontana per i Chigi a piazza Colonna, o quelli borrominiani per S. Giovanni in Laterano e S. Paolo fuori le Mura. Particolarmente suggestive appaiono le ricostruzioni del borrominiano “Foro Pamphili” di piazza Navona col palazzo di Innocenzo X, la chiesa di S. Agnese e la Fontana dei Fiumi (a confronto col grande modello berniniano della Fontana dei Fiumi) e dei progetti per il Louvre di Pietro da Cortona e di Bernini (quest’ultimo con la spettacolare scenografia di curve concave e convesse). Inoltre saranno presenti in Mostra un modello ricostruttivo a grandezza naturale della Meridiana nei giardini del Quirinale, recentemente attribuita a Borromini, e un modello fotografico della Galleria di Alessandro VII al Quirinale che presenta gli affreschi architettonici di Pietro da Cortona, in parte recentemente ritrovati e in parte restituiti in fotomontaggio dai disegni originali.

Il percorso della Mostra prosegue nelle sezioni tematiche dedicate al linguaggio architettonico, alle arti decorative, alla musica, al cantiere, alla scienza, al tempo e alla prospettiva come arte dello spazio d’illusione. Accanto a opere di Bernini, Algardi, Pietro da Cortona, Baciccio verranno esposti la famosa Arpa Barberini, un modello di cembalo in terracotta con divinità marine e la celebre Veduta del palazzo Ludovisi a Montecitorio secondo il progetto berniniano, attribuita a Mattia de’ Rossi, gentilmente concessa dal Presidente della Camera dei Deputati.

Tra gli oggetti eccezionalmente concessi in prestito dalla Fabbrica di S. Pietro (e in massima parte esposti per la prima volta) si segnalano il modello in gesso di una Loggia delle Reliquie e la prima versione della berniniana Cattedra di S. Pietro.


Alberto Cavicchiolo. Milano. Cifrante, psicanalista, imprenditore.



13 giugno 2006


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