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E la via lattea è spalancata al più grande filosofo del terzo millennio

La paralogica di Martin Heidegger

Viktor Torkhov

La logica di vita ha altri principi - l’aria, la leggerezza, l’anarchia, l’anoressia intellettuale - e trova tutt’altro statuto per la contraddizione, per l’inidentià e per il terzo.

(27.06.2010)

Apparentemente la filosofia, con Aristotele, ha inventato la logica. Quale? Kafka per via di lettera e di letteratura arriva a scrivere che "la logica è si incrollabile ma non resiste a un uomo che vuole vivere" . Poche pagine dopo, nel Processo, K. viene ucciso. Paradosso di chi "vuole" vivere. Qual’è la logica che proprio attraverso il volere, il potere, il sapere e il dovere risulta incrollabile sino alla morte? È la logica aristotelica. È il logos non come logica dell’esperienza ma come discorso della morte.
La logica di vita è quanto viene espunto dalla logica di Aristotele con i suoi tre principi. Identità. Non-contraddizione. Terzo escluso. E del "noi siamo e non siamo" di Eraclito, rimane il "noi siamo", e tanto peggio per gli altri ai quali non verrà dato nessuno statuto di esistenza.

La logica di vita ha altri principi - l’aria, la leggerezza, l’anarchia, l’anoressia intellettuale - e trova tutt’altro statuto per la contraddizione, per l’inidentià e per il terzo.

Nella saggezza di Eraclito ci sono alcuni termini della logica di vita.

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Hiko Yoshitaka, "L’orrore di Soury", pastelli a olio su carta, cm. 23x30

La filosofia è una paralogica di vita, ossia di sopravvivenza, che corre parallela alla vera vita e la manca, talvolta per un soffio.
In varie epoche c’è chi si è accorto dello smarrimento degli umani e di come anche il sapere dominante dell’epoca - nelle università e nelle accademie, e prima nelle corti e nelle curie - fosse una forma stessa dello smarrimento. Dal mito della caverna di Platone alla guida degli smarriti di Maimonide.

In filosofia ci sono stati vari tentativi di riscrittura della filosofia stessa come sistema. E sono tutt’ora questi sistemi a essere inseguiti nelle facoltà, senza difficoltà, di filosofia. Ora da Aristotele la filosofia è paralogica, ossia si propone come gnosi, come conoscenza delle cose. E comincia con la conoscenza del sé, nella sua stessità, per conoscere ogni cosa, che per l’appunto risulta "incognita".

Grandi incognite: l’identità comporta il sosia, la contraddizione demolisce ogni principio fondamentale e il terzo è così poco escluso che invade il pianeta per via molare e molecolare.

Un buon esercizio per laureandi in filosofia consisterebbe nell’elaborazione del principio di inidentità, nel principio di contraddizione e nel principio del terzo.

A chi giova discutere se Heidegger abbia o meno aderito al nazimo? Se la filosofia di Heidegger sia stata o meno nazista? E se lo sbocco della filosofia fosse stato fin dall’inizio quello di fare di ogni fascio un’erba, tutte le altre erbe escluse? E se il principio d’identità, il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso fossero stati quanto di più specifico sia stato applicato dal nazismo. E se Mein kampf di Adolf Hitler fosse un compitino in classe di logica aristotelica?

Il mondo è gestito da bande militari e religiose, in guerra tra di loro, ma il cannibalismo al quale si librano non distoglie dal constatare che appartengono allo stesso sistema. L’impero. La spartizione del pianeta. La tangente che divora il cerchio fino a divorare se stessa. L’uroboro.

Se Marx è colui che parla della miseria della filosofia, è Heidegger che parla della fine della filosofia. Perché il progetto di Heidegger va più alla radice. Non è interessato alle manifestazione dell’essere, che gli altri scambiano per l’essere.

Di che cosa si accorge ilcosiddetto più grande filosofo del ventesimo secolo? Che tutto ciò che è stato indagato come ontologico è ontico; che quello che si è creduto l’essere ne era solo una sua manifestazione. Addirittura l’essere sarebbe stato sepolto da coltri di manifestazioni dell’essere, da qui la necessità del business archeologico, dell’ermeneutica. Eccetera.

Heidegger è interessato all’essere e al suo evento. E scambia Hitler per il suo portatore. E ce l’avrebbe quasi fatta il primo post-filosofo a trovare la radice, sgombrando il terreno dalle varie coperture, se non fosse che l’origine così trovata è copia. E di che cosa è copia? È copia di se stesso, non più come oggetto, ma come soggetto. Insomma, Heidegger "trova" Hitler a livello ontologico non perché gli assomiglia, come ha creduto anche Adorno leggengo la foto di Martin Heidegger nell’anno del Rettorato. Non è Heidegger a portare i baffi come Hitler, bensì Hitler che assomiglia a Heidegger. Non è Heidegger a essere nazista, è il nazismo a essere heideggeriano.

Se l’essere "n" è diventato illeggibile come "n+1+1+1..." ritornerebbe leggibile per sottrazione di 1 a ritroso sino a "n". Ma "n" non è il numero nella sua originarietà. "N" è numerale, numerato, ordinale: Per niente straordinario. Senza ritmo. E con taglio algebrico. Quando Heidegger ritrova l’uno - identico a sé, non contraddittorio e escludente il terzo - dal quale è partita l’enumerazione ha l’ennesino, la ur-copia. E l’originale è la copia impossibile dell’originario. La perfetta copia di Kafka non sarà mai Kafka, ma molto più, poiché Kafka visto da vicino e conosciuto come le proprie tasche appare come la pallida copia del copiatore.

Per altro, dato che il curatore della pubblicazione delle opere di Martin Heidegger, Friedrich-Wilhelm von Herrmann, sostiene che non c’è all’orizzonte un nuovo filosofo di cotanto ingegno, ecco il modo per riuscirci, a disposizione di ogni studente di filosofia, e non solo. È lo stesso modo impiegato da Heidegger, ovvero dall’eterno numero due quale copia dell’originale numero due, Aristotele. Basta dire che tutto ciò che precede è la stratificazione del nocciolo della questione, che balzerà all’aperto togliendo lo strato Heidegger alla vera profondità dell’essere. Se poi alla nocciola associamo il cioccolato al latte di un grande editore continentale, che sta comperando le galassie, otteniamo una crema da spalmare sul pane che conquisterà il cosmo. E la via lattea è spalancata al più grande filosofo del terzo millennio. Tuttavia, quando il nuovo pastore dell’essere accarezzerà la pecorella frutto dell’evento non s’accorgerà che, quasi per controvolontà kafkiana, le zampine hanno già gli artigli del lupo, con o senza steppa.

Traduzione dal russo di Aleksej Apreksin.

Settembre 2002


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