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Perché la scultura

Intervista allo scultore da giovane. Giovanni Bernabé

Giancarlo Calciolari

"Ho fatto il liceo artistico, ma lì non mi sono appassionato più di tanto. La passione è arrivata quando ho finito la scuola, e ho iniziato a fare delle cose per conto mio."

(5.02.2009)

Come incomincia il viaggio della scultura?

Ho fatto il liceo artistico, ma lì non mi sono appassionato più di tanto. La passione è arrivata quando ho finito la scuola, e ho iniziato a fare delle cose per conto mio.

Che cos’è stata la scuola, un pretesto?

La scuola poteva anche non esserci!

Non hai trovato elementi di interesse durante il corso di studi?

Pochissimi.

Qualche insegnante è stato per te in posizione di maestro, magari non per gli aspetti tecnici della scultura, ma per altri aspetti?

Sì, ce ne sono stati. Uno di pittorica e uno di scultura, appunto. Uno si chiama Favaretto e insegna a Venezia, adesso; e un altro si chiama Antonello, che non è mai stato mio professore, insegnava in un’altra classe, però se dovevo chiedere qualcosa andavo da lui. Era molto simpatico.

E allora, come incomincia la scultura?

La scultura per me è iniziata dal malessere. Quando sto male di solito scolpisco.

È un modo di scrivere?

Esatto.

Da quando data il tuo interesse?

Da quando ho finito le superiori, quindi da cinque anni.

Adesso, che cosa stai studiando?

La conservazione dei beni culturali.

Questi studi risultano un pretesto rispetto alla scultura? O la scultura è un pretesto rispetto ai beni culturali?

È brutto da dire, però l’università è un pretesto.

Se tu osassi di più, proseguiresti con la scultura senza altri orpelli?

Penso proprio di sì.

Qual è l’idea che funziona come freno rispetto allo scommettere sulla scultura in modo assoluto?

Il fatto che forse se mi mettessi a fare solo scultura sarei... Non lo so. L’università la vedo come una cosa che mi tiene i piedi per terrà.

L’ipotesi è di non riuscire a vivere con la scultura?

È così.

Come procedi nel caso di un’opera specifica?

C’è una prima fase in cui vado completamente a caso, a meno che non ho un modello o una modella, dopodiché inizio come a "zoommare" sempre di più e a rifinire sempre di più i dettagli, cercando - ciò che sembra strano partendo in questo modo - di arrivare a un naturalismo, a una naturalità della creta e farla sembrare il più possibile della carne.

La ricerca è attorno alla figura umana, al volto?

Il volto e le mani, di solito faccio, perché sono le parti che considero le più difficili, le più impegnative. Però mi piacerebbe riuscire a fare una statua intera, a grandezza naturale. Solo che non ho abbastanza tempo e soldi!

Sei tentato anche dall’astrazione in questa via della scultura? O l’astrazione fa già parte della scultura...?

Non è che simpatizzo più di tanto per l’astrazione.

Perché? Il sogno è ancora quello di riprodurre la realtà?

Per adesso, cerco di arrivare a raffigurare la carne vera. Poi, quello che verrà dopo penso che riguardi il genio, l’ispirazione, quello che ti viene lì. Poi, so che è impossibile e viene sempre fuori qualcos’altro.

...anche durante lo svolgimento?

Sì.

Quindi non è detto che il genio venga solo dopo?

No, anche durante. Comunque parlo di opere figurative.

Quindi, nessun interesse per quello che è chiamato "astratto"?

No. L’astratto lo considero una mancanza di tecnica. È troppo facile, un certo astratto.

Qual è l’opera in corso?

Sto facendo l’ennesimo busto e sta venendo fuori un Don Chisciotte. Senza modello.

È importante il modello?

Sì, secondo me è importante, sebbene dipenda da quello che si vuol ottenere. Comunque, il modello è importante.

È un pretesto per la tecnica o per il tema l’opera?

Per la tecnica. È un supporto tecnico.

Qual è il progetto dell’avvenire?

Per me è irrealizzabile vivere di scultura. Intanto è un hobby. È un’hobby-terapia, cioè mi fa star bene. Riesco a non pensare a niente quando lavoro. Riesco a andare avanti ore e ore senza rendermi conto di niente. Una, volta, per esempio, è venuta la mia ragazza a vedermi lavorare. Siamo arrivati nello studio che era mezzanotte. Siamo andati via che erano le quattro: non le ho mai parlato. Lei è rimasta lì seduta, e non me ne sono neanche reso conto. Sempre sotto. In quei momenti lì sto bene, anche dopo, sono proprio appagato. Poi, basta! Si torna come prima.

Occorre proseguire.

Per forza.

Qual è la scommessa per i prossimi dieci anni?

Sarebbe una cosa bella: riuscire a viverci con questa mia passione. La scultura.

9 gennaio 2004


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