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Dal fondo della sua notte

Saluto a Mario Luzi

Gabriel Cacho Millet

Ringrazio per quel Mario Luzi, che ebbe sempre il timore di perdersi negli abissi dell’universo e che per vincere la paura cantava cercando la mano che ex-nihilo lo crea.

(1.01.2005)

Ringrazio per quel Mario Egidio Vincenzo Luzi, meglio noto come Mario Luzi, poeta, nato a Firenze, non importa quando.
Ringrazio per le onde e per il vento che spinsero la barca sua e per il canto che angosciosamente muove tra l’eternità e il tempo.

Ringrazio per quel Mario Luzi, che ebbe sempre il timore di perdersi negli abissi dell’universo e che per vincere la paura cantava cercando la mano che ex-nihilo lo crea.
Ringrazio ancora per quel poeta che temeva di non avere la disposizione interiore tanto "limpida e sincera" quanto esigeva il poema su Gesù mandato a morte, richiestogli per essere letto un Venerdi Santo, davanti al Papa, sulle rovine di un circo romano.

Ringrazio per una lettera che egli scrisse a un ragazzo di Urbino che con parole di Rilke gli chiedeva: "È proprio qui che la gente viene per vivere? Sarei più propenso a credere che qui si muoia". Ed egli dal fondo della sua notte gli ha risposto che nel tempo che gli fu dato non gli pareva di aver mai fornicato con la morte o con le ombre.

Ringrazio perché ha evocato in Cronache dell’altro mondo, il nome del Poeta cieco di Buenos Aires, Jorge Luis Borges, e di Bioy, il suo alter ego, (del secondo fui amico, e al primo prestai qualche volta il mio braccio per attraversare la strada).

Ringrazio per quanto disse sugli altri fantastici intrattenitori della gente che lavora, venuti dal Sudamerica, caricando con grazia Cent’anni di solitudine, come García Marquez; attraversando disperatamente Il tunnel di Sabato, esercitandosi come Julio Cortazar in Lavori insoliti, quale, Perdita e ricupero di un capello.

Ringrazio per il ricordo di quell’Onetti, nato nel più piccolo paese del Sudamerica, che scrisse qualche bel racconto al letto, con accanto una bottiglia di vino e un bicchiere (Ci aveva troppa classe per bere direttamente dalla bottiglia).

Ringrazio per la saudade di Murilo Mendes, quella "presenza schiva e intensa" del Brasile approdata a Roma - nessuno seppe mai perché - che voleva sostituire con un occhio di vetro quello malato (consumato dalla pioggia) del cugino di Leopardi, Terenzio Mamiani della Rovere, immobilizzato nella pietra, davanti a casa sua, in Via del Consolato.

Ringrazio per quella anziana commediante che, appresa la lezione di Shakespeare sull’attore -"un pietoso guitto che sulla scena si pavoneggia e si sbraccia quell’ora, e dopo non se ne parla più"- s’afferrò a settant’anni all’amore di un uomo ancora ragazzo per non morire. Ma egli morì. Eppure Lei. Di quel trascinarsi, poggiata sue due stampelle, per tutti i teatri d’ Italia, giorno dopo giorno, e così fino ad anni novantacinque, nulla o quasi ci resta. Di Lei, di Paola, la commediante, forse soltanto quel poeta là ha saputo che visse.

Ringrazio per aver visto Pechino e "il potere tacere perso nel suo monumento" e per non averci impaurito col "pericolo giallo".
Ringrazio per quel paese millenario e misterioso di cui ha cercato di rivelarci qualche segreto:

L’India sotto i voli dei corvi

non so se vive o muore. Lì, nel cerchio

della divina danza di tamburo e fiamma,

di origine e distruzione, l’India

come altri, come altri non vive e non muore.

L’India guarda dagli occhi dei suoi animali,

molto dice di sì, molto tace.

Nella ruota trionfale di rinascita e estinzione,

tra sapienza e oscurità, l’India

come altri, come altri vive e muore
.

Ringrazio per quel ragazzo, che ero io, nato ai piedi della Cordigliera delle Ande, lontano della sua civiltà, che ha preso per mano e ha condotto laddove vive, geme e canta il suo Secolo e lucidi folli leggono i Canti Orfici "come una grande metafora della onnipresenza umile e solenne della vita".

Soltanto per ciò, non mi dispiace di aver "congiurato" perché a lui, poeta e compagno di Giuria, venissero consegnate quelle poche monete del Premio Dino Campana.
Mario Egidio Vincenzo Luzi, meglio noto come Mario Luzi, poeta, nato a Firenze, non importa quando, io ti saluto.

Scritto in occasione della consegna del Premio Dino Campana a Mario Luzi, in Palazzo Vecchio, a Firenze, 2000.

Bibliografia a cura di Paolo Pianigiani

Gabriel Cacho Millet è nato in Argentina, a San Rafael (Mendoza). Vive a Roma, è giornalista e scrittore.
È il massimo studioso della vita di Dino Campana, in particolare attraverso la ricerca e la pubblicazione dell’epistolario.
Si deve al suo lavoro se moltissime delle lettere di Dino Campana e dei suoi corrispondenti sono state ritrovate e pubblicate. Sono importantissimi anche i documenti originali, scovati negli archivi più reconditi, attraverso i quali si è potuto far luce sulla vita errabonda del poeta di Marradi.
Per esempio i celebri "fogli di via" , che accompagnarono, o meglio, riaccompagnarono tante volte Dino Campana al suo paese.
Ecco alcuni dei testi più importanti:

" Le mie lettere sono fatte per essere bruciate (Scheiwiller)

" Cantos del peón de via (Nuovi Quaderni Italiani, Buenos Aires)

" Souvenir d’un pendu (Edizioni Scientifiche Italiane)

" Dino Campana fuorilegge (Novecento)

" Dino Campana sperso per il mondo (Olschki)

Gabriel Cacho Millet inoltre è autore di testi teatrali e saggi sulla poesia italiana del primo Novecento.


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14.12.2017