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La prima donna membro dell’Accademia di Firenze

Artemisia. L’artista

Christiane Apprieux

A Artemisia non bastava l’entrata nell’accademia, e di tanto in tanto partecipava ad alcuni ricevimenti, in uno dei quali ha potuto conoscere Galileo Galilei. La loro amicizia è stata per molti anni intensa.

(5.12.2011)

Un nonno orefice, un padre pittore, Artemisia già da piccola dipingeva con l’aiuto del padre, la sua infanzia era nei disegni, nei colori, nelle carte, nelle tele e quindi nella passione per la pittura.

All’età di diciotto anni, il quattordici maggio 1612, si ritrovò nel tribunale papale, nella sala di Tor di Nona a causa della denunzia di suo padre che accusò un amico e collaboratore:" Agostino Tassi ha deflorato mia figlia Artemisia e l’ha forzata a ripetuti atti carnali, dannosi anche per me".
Artemisia fu torturata; l’assistente di tortura le strinse ruvide corde attorno alle dita. Il tribunale decise di chiudere l’affare dopo che metà Roma ebbe visto il processo per questo caso inusuale. Agostino Tassi fu mandato fuori Roma per un po’.

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Artemisia Gentileschi, "Autoritratto"

Artemisia sapeva che il suo futuro a Roma non gli prometteva niente, e così il padre Orazio Gentileschi la fece sposare con un pittore di Firenze.
Artemisia conosce Firenze e la sua arte, i suoi dipinti, le sue statue. Entrambi, Artemisia e Pietro, dipingono: lui con lo stile dai colori porpora, verdi, mutuati dall’ambiente di Firenze, e lei con il chiaroscuro, con la luce nell’ombra che penetra nell’irreale, in quanto può essere reale. I riferimenti di Artemisia sono sopra tutto quelli stessi di Caravaggio.

Dopo tanta volontà e determinazione, Artemisia è accettata come membro dell’accademia di Firenze, ed è la prima donna a farne parte; ma non è per questo che le cose le saranno facili, anzi al contrario.
Alcuni cominciano a valorizzare la sua pittura, il suo gioco di luci, l’espressione della donna dipinta da una donna, come quella di Giuditta. Ma a Artemisia non bastava l’entrata nell’accademia, e di tanto in tanto partecipava ad alcuni ricevimenti, in uno dei quali ha potuto conoscere Galileo Galilei. La loro amicizia è stata per molti anni intensa. Galileo le diceva che "non siamo ciò che pensiamo".

Il suo percorso proseguì a Genova, con la figlia, senza il marito Pietro, che non accettava che una donna potesse essere pittrice e per questo valutata e apprezzata.
Dopo alcuni anni, incontrò suo padre in un ricevimento a Genova. Il rancore dell’antica storia in tribunale era sempre impresso nella sua memoria; e infatti i suoi dipinti più famosi sono, non a caso, quelli di Giuditta, di Susanna, di Lucrezia, di Betsabea...

Nel periodo rinascimentale, l’arte, in particolare la pittura, domina l’epoca, ma non declinata al femminile. Tuttavia la passione e il talento d’Artemisia riuscirono a imporre la sua arte in un mondo ostile alle donne.
Dopo alcuni anni, Artemisia si accorse che la sua pittura non era un frutto del caso, ma un insegnamento e una fede dovuti anche a suo padre. Se ne accorse quando vide "Il casino delle muse" dipinto da suo padre e dallo stesso Agostino Tassi, e capì perché suo padre le aveva risparmiato una vita di ricami.

Nessuna donna a quell’epoca è stata così determinata come Artemisia per la pittura; e solo pochi hanno avuto il privilegio della sua arte, come per esempio i Medici. Soltanto dopo alcuni secoli ci si è accorti di questa pittrice. Purtroppo, capita che i talenti, gli scritti, i dipinti, le opere, si scoprano e si intendano solo dopo tanti anni e talora secoli. Quindi, quante "coperture" in ogni epoca per non accorgersi della novità...

La scrittrice Susan Vreeland, che vive a San Diego, ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica con questo romanzo su Artemisia: La passione di Artemisia, (Editore Neri Pozza, 2002, pp.317, € 15,50) dal quale traiamo lo spunto per la lettura.
Il "romanzo di una passione" giustifica la struttura del racconto scritto in prima persona, ma non sfugge alla trappola di attribuire alla protagonista i propri pregiudizi. Tuttavia, con il freno di riferimenti a documenti dell’epoca, si tratta di una storia vera, che permette di riflettere su come nel Seicento la pittura fosse così difficile per una donna. Sopra tutto primeggia come la determinazione a fare conoscere la propria arte sia decisiva per la riuscita. E forse il libro di Susan Vreeland indica che Artemisia sapeva che la sua traccia (la sua pittura) l’avrebbe lasciata per i secoli a venire, e che la sua partita di vita andava oltre la sua epoca.

Prima pubblicazione: dicembre 2004.

Christiane Apprieux, codirettore di "Transfinito".


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26.04.2017