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L’azienda non è esente da intellettualità

Shakespeare in azienda

Maria Seddio

Shakespeare è il miglior guru nel settore del business consulting e i responsabili delle industrie avrebbero molto da imparare dalle opere del drammaturgo più famoso nel mondo?

(2.06.2008)

Per Carol e Ken Adelman, fondatori di Movers and Shakepeares, è diventato quasi impossibile trovare il tempo per passare una serata a teatro. Ma non si lamentano, almeno non sembra: sono piuttosto contenti con il mondo in questo periodo.

Il libro di Ken, Shakespeare in Charge: The Bard’s Guide to Leading and Succeeding on the Business Stage (scritto insieme a Norman Augustine, ex Ceo della Lockheed Martin Corporation) continua ad avere molto successo e gli Adelman sono spesso in viaggio, per portare lo squisito linguaggio e l’enorme sapienza di William Shakespeare dentro le aziende, come At&t, Wharton Business School, University of Pennsylvania, Andersen Consulting.

Secondo loro, Shakespeare è il miglior guru nel settore del business consulting e i responsabili delle industrie avrebbero molto da imparare dalle opere del drammaturgo più famoso nel mondo. Quando parlano di temi di leadership o di etica, Ken e Carrol citano brani dall’Enrico V.

Santina Pellizzari, "Equivoco", cm 50x70

Per programmare una successione? Niente di meglio che aprire il Giulio Cesare. E nessuno come Hamlet può servire per introdurre il concetto della gestione di una crisi aziendale. Secondo loro, tutto quello che bisogna sapere per diventare un leader esemplare è dentro le righe delle opere del Bardo.

E se trovi un Ceo che, girovagando per i corridoi della sua azienda, recita la celebre orazione di Enrico V nel giorno di san Crispino, capirai che gli Adelman sono passati da quelle parti.

Recentemente hanno tenuto a New York una presentazione, per la Society for Human Resources Management. Io ero molto curiosa di vedere come Shakespeare veniva introdotto nei luoghi di lavoro.

Che cosa facevano per affrontare un argomento come "aumentare la produzione?" Come facevano a interessare i partecipanti? Diciamo la verità, ci sono tante persone da noi che impallidiscono al solo ricordo del corso di inglese e ai dialoghi da imparare a memoria di Romeo e Giulietta, o al solo pensiero di dover descrivere la struttura del Giulio Cesare o a ricordare la complessità psicologica dei protagonisti del Macbeth!

Perchè Shakespeare dovrebbe interessarci adesso che la scuola è solo un ricordo più o meno lontano? Con queste domande e con tante aspettative in testa, sono andata alla presentazione, che è stata organizzata presso uno dei più importanti gruppi di relazioni pubbliche nel centro di New York.

Sono entrata in una sala già occupata da una cinquantina di professionisti, la maggior parte dei quali erano specialisti in Risorse Umane, tutti occupati a trovare un posto e a discutere fra loro. Ho visto subito Ken al centro della stanza, che dirigeva tutta quella confusione.

Spostava le persone di qua e di là, cercando di distribuire il pubblico seguendo chissà quale ordine prestabilito. Mi sono resa subito conto di trovarmi davanti a qualcosa tra il mercato e la sala di prova...

C’era una grande confusione all’interno: costumi elisabettiani dappertutto, broccati pesanti e voluminosi, di tutti i colori. Persone che si cambiavano i vestiti, chiedendosi a vicenda: "Come sto? Ti piace questo?". Ho conosciuto Carol, moglie e collega di Ken, in mezzo a tutta quella confusione e mi sono presentata; il tempo di guardarmi e subito ha esclamato: "tu sei perfetta per questo, prova a indossarlo!"

In un attimo mi sono ritrovata vestita con un abito lungo di velluto color cremisi, con le maniche larghe e svolazzanti e un capello appuntito alto mezzo metro con dei veli a cascata in testa. Mi ha messo una sceneggiatura in mano e mi ha presentato un piccolo gruppo di persone più o meno abbigliate come me e ugualmente confuse e sorridenti.

Abbiamo cominciato a provare la nostra scena, che consisteva in una serie di dialoghi tratti da alcune opere di Shakespeare. Dopo un po’ Carol ci ha mandato fuori, sulla scena, leggermente allo sbaraglio, davanti ai colleghi che fischiavano e applaudivano come se veramente si fossero trovati a teatro.

Siamo riusciti a fare una performance senza troppi errori, anche perché molti di noi conoscevano già a memoria i brani da recitare e il clima che si è subito creato ha ridotto l’imbarazzo e la timidezza. E Ken ogni tanto interveniva a sottolineare i paralleli con situazioni aziendali reali, a dire che la situazione di quell’opera potrebbe rispecchiare un caso aziendale, solo a cambiare i vestiti... eccetera...

I tempi cambiano, ma la natura umana no! In particolare perché Shakespeare ha capito fino in fondo la psicologia e le motivazioni più profonde che fanno vivere le persone e ce le ha raccontate nelle sue opere.

Dopo la presentazione, con ancora addosso il bellissimo abito di scena, mi sono incontrata con Ken e ho potuto fargli qualche domanda:

Come e quando hai lanciato Movers and Shakespeares con Carol? Come avete avuto questa idea così interessante e piena di possibilità?

Dunque, Carol ha più di 25 anni di esperienza di teatro ed è dal 1977 che io tengo corsi su Shakespeare all’Università di Georgetown a Washington DC. È stata un’evoluzione naturale unire i nostri interessi e nel 1994 abbiamo lanciato Movers and Shakespeares. Nel 1999, insieme a Norman, ho scritto il libro e da quel momento non ci siamo più fermati.

Riuscite a coinvolgere parecchi Ceo nelle vostre presentazioni. Non lo trovate difficile dato la loro naturale inclinazione a mostrarsi piuttosto "seri" davanti agli impiegati e ai colleghi?

Questo non è mai stato un problema! In particolare si divertono a scegliersi i costumi e a calarsi nelle parti loro assegnate. Dopo tutto, recitano Shakespeare, e tutti noi abbiamo sognato di recitare un brano celebre del Bardo di fronte a un pubblico! Inoltre, considera che tutta l’organizzazione si impegna nella presentazione.

E poi, Carol e io orchestriamo attentamente l’avvenimento utilizzando la nostra esperienza: niente è lasciato al caso, anche se ogni volta accade qualcosa di imprevisto, che aggiunge peperoncino al menu! Come scegliete i brani da far recitare, fra tutti quelli disponibili?

Vogliamo proporre e sottolineare i temi sviluppati da Shakespeare che di volta in volta sono coerenti e rilevanti nei confronti del gruppo con cui stiamo lavorando al momento. Non puoi trovare migliori argomenti per introdurre il concetto di leadership che citare brani dall’Enrico V, dal Mercante di Venezia o dalla Bisbetica domata.

Facciamo prima un’analisi preliminare sugli argomenti che sono all’ordine del giorno. Per esempio... devono preparare una successione nei ruoli o gestire una crisi? Forse si sta disintegrando il team? Shakespeare ha una risposta e una guida per tutti!

Alla fine del discorso, noi portiamo dei casi di studio che raccontano delle storie interessanti, in un linguaggio poetico stupendo, dando sempre molto spazio agli aspetti legati alla natura umana. Questa è, in sintesi, la ricetta che dura attraverso i tempi e rende il Bardo sempre attuale. Sempre attuale come le cose vere, come la poesia.

Come fate a sapere se i vostri interventi hanno prodotto nelle persone i risultati desiderati? E come affrontano i partecipanti temi a volte un po’ complessi?

Io credo che siamo capaci di trattare gli argomenti più difficili, anche quelli che potrebbero portare all’ intransigenza. Soggetti, per esempio, come la "diversità".

È sempre difficile far parlare la gente apertamente dei propri pregiudizi, a volte le persone si sentono colpevoli e si vergognano un po’ delle idee che si sono fatte sugli altri. Semplicemente non le dicono per paura di essere giudicate male.

Certi incontri e certi argomenti possono diventare esplosivi e spesso servono solo a peggiorare la situazione. È molto meglio parlare di un personaggio come Shylock, per esempio, e introdurre la discussione in modo che la gente si impegni ma non si offenda, proprio perché non si espone direttamente.

Parlando di cose successe ad altri e in altri tempi si evitano i coinvolgimenti personali, le discussioni inutili, e intanto i messaggi importanti rimangono nella mente.

Come sostenete i benefici nel tempo?

Torniamo. Rivisitiamo le aziende per vedere come sono cambiate le cose dal nostro ultimo incontro. Spesso ci chiedono di ritornare per lavorare con nuovi soggetti o per impegnare altri gruppi. Shakespeare, come vedi, è inesauribile.

Oggi giorno la linea fra famiglia e lavoro si sta oscurando, voi due invece siete un raro esempio di una coppia che lavora bene insieme. Come riuscite ad assicurare la vitalità del lavoro e la pace in famiglia?

Oh, è veramente una cosa soddisfacente. Siamo così felici di lavorare insieme, viaggiare insieme. I nostri ruoli sono piuttosto chiari e definiti: Carol è presidente della società, segue la programmazione e la messa a punto del prodotto. Io sono il Maestro del cerimoniale, curo i dettagli delle presentazioni e in particolare assicuro la partecipazione diretta di tutti i partecipanti. Diciamo che curo la regia, come hai potuto vedere stasera.

L’intervista è finita, la sala è ormai vuota; avrei quasi voglia di uscire con l’abito di scena, e portarmelo in giro per New York, ma certamente là fuori non capirebbero.
E poi servirà per la prossima presentazione, per una prossima, allegra, comare di Windsor!

Traduzione di Paolo Pianigiani

Prima pubblicazione: 2003

Maria Seddio, specializzata in psicologia della comunicazione e del linguaggio delle imprese, vive a New York.


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