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Lo psicopompo

Giancarlo Calciolari
(28.05.2018)

La sofferenza quale indice del sacrificio in azione conferma la sua necessità. Sacrificio imperfetto, non ancora ideale, richiede il sacrificio perfetto, ideale, la psicoterapia. La psicoterapia garantisce il sacrificio necessario, sancito da ogni cosmologia, mutata in teologia, in ideologia, in mentalità, in luogo comune. E come le mani dell’imam sono ciò che resta di dio, così lo psicopompo è ciò che resta del dio guida, quel tanto che basta per traghettare le anime morenti, sacrificate, da A a B, o più modestamente ancora da a a b. La sofferenza è accettazione del sistema sacrificale, si soggettivazione e di assoggettamento. E ogni assoggettato sogna di soggettivizzare. Ogni geometrale è candidato algebrale. Sofferenza psichica e psicopompi e psicoterapeuti, sofferenza corporea e corpopompi e corpoterapeuti. Il medico senza più pompa è intellettuale. È il medico che non soccombe al sistema.

Opera in terracotta di Hiko Yoshitaka

Chi può scrivere “Davanti alla realtà della sofferenza psichica”? Solo uno psicopompo. E più è patentato (psichiatra, psicanalista, professore universitario) e più affigge il suo manifesto inintellettuale sulla facciata criptica della stampa di potere: cuore a sinistra e portafoglio a destra. La stampa libera è libera dalla parola e quindi serva dell’oligarchia. Il dolore e il lutto ideali, negati, diventano la sofferenza dal volto umano. La realtà che ognuno ha dinanzi è l’ideale e serve la sua realizzazione: il sacrificio del nulla, il nullismo: algebra e geometria, protocollo e esecuzione. Chi accetta il sistema vede la sofferenza psichica e organica. Quaternità dell’apparenza: orrorismo, terrorismo, panicismo e spaventismo. La loro mostrazione è erotismo, come l’immagine del sacrificato amata da Georges Bataille.

È sicuramente un altruista l’uomo che non fugge dinanzi alla realtà della sofferenza psichica, addirittura né fa commercio: è il suo business di psicopompo, psicoterapeuta, psicanalista, psichiatra, psicologo, psicoprofessore, psicopatologo. La sofferenza psichica come una delle più importanti patologie moderne (eufemismo per “malattie mentali”, che non fanno più bon ton): il nomos della patologia ha il suo target e la sua area commerciale. La letteratura psicoterapeutica è la propaganda, l’incitazione al sacrificio. L’uno senza l’altro: ogni psicopompo è unico e l’altro dev’essere escluso. La psicanalisi esclude le neuroscienze e le neuroscienze escludono la psicanalisi: ma l’homo non è solo duplex: è anche triplex. L’uomo della concordia dei canoni discordanti: il religioso e il militare fusi nel burocrate, che si è chiamato anche “templare” ai tempi di san Bernardo, teologo della guerra giusta, come sant’Agostino.

Lo zombi psichiatra-psicanalista assume il jihad e si divide in due facendo guerra, fitna, a se stesso. Il rapporto tra sé e sé è la lotta interna, privata, tra amico e nemico. Uccidere il nemico dentro di sé, come non è riuscito a fare Otto Weininger. Lo psicoterapeuta fa la guerra al corpoterapeuta che è in lui. Lo psichiatra ha reso le armi alla neuroscienza e è in tutto e per tutto un medico convenzionale, sociale e politico. E lo psicanalista fa la critica alla psichiatria per ragione sufficiente di pagnotta. I “mettitori” sono liquidi, illocalizzabili: si è messa in atto, si è installata da alcuni decenni una macchina diagnostica inedita. Senza l’ironia di don Chisciotte, la critica dei mulini a vento produce e vende vento. Tutti gli avversari delle macchine di potere (anche Negri, Guattari, Deleuze, Agamben…) sono candidati macchinisti, altra variabile della guida, il nome ideale, il nome del nome. Candidati daímon.

Qual è l’obiettivo della macchinazione diagnostica inedita? La rendita dell’enorme mercato potenziale della sofferenza psichica. Le mani dello psicopompo non hanno la presa delle mani del neuroscienziato. Eppure l’avevano: lo psicopompo narra di un’epoca in cui il clinico di terreno, senza cielo, sapeva distinguere tra casi gravi e casi passeggeri, tra psicosi e tra nevrosi, mentre i perversi, se non irrompevano sulla scena mediatica, nessuno li beccava mai… C’era pane e lavoro per tutti: gli psichiatri distribuivano farmaci (prima distribuivano choc di varia natura) e gli psicanalisti sdraiavano gli umani sul divano. Entrambi distribuivano soluzioni e la concordia tra psicopompi discordanti regnava. Poi l’avidità della branca farmacologica è cresciuta a dismisura, al punto da appellarsi “Big Pharma” e gli psicanalisti malcontenti parlano ora anche di scomparsa della psicanalisi. Lo psicologo-psichiatra-psicanalista-psicoterapeuta, ossia lo psicozombi lamenta la creazione di un asse tra psichiatria americana e industria psicofarmacologica che si è fuso negli algoritmi del DSM, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Il “disordine” suona troppo come un termine della NeoLingua del potere e in italiano è tradotto con “disturbo” e in francese con “trouble”, come a dire che in Europa c’è un resto di attenzione linguistica verso la cosa. Oltre quattrocento algoritmi che producono farmaci per situazioni di vita considerate disturbi (ex-malattie) mentali. Meriterebbe un romanzo teorico un uomo o una donna la cui vita non ha traccia di disturbi… Solo il disturbo dell’attenzione, con o senza iperattività nei bambini, è un business di una “nicchia” di più di cinque milioni di bambini negli States. La cifra della vendita degli antidepressori nel pianeta forse supera il budget di una nazione di non piccole dimensioni. La depressione, che è l’ipotesi impossibile di staccare la spina della pressione di vita, che Freud chiama pulsione, è l’algoritmo per giustificare i compressori chimici, che non sono solo gli alchimisti, i metachimici delle imprese farmaceutiche e le loro sostanze di sintesi. Come insegna François Perrier, ne L’alcool al singolare, la credenza nell’alchimista è onnipresente nell’alcoolismo. In vino veritas è la formula per barare. Non c’è verità che emerga dal vino che non sia un ricordo di copertura.

Non c’è dottrina misterica che non sproni almeno due coppie oppositive: padrone-schiavo e amico-nemico. Contro il nemico fabbricante di molecole destinate a farla finita con il soggetto che soffre, l’amico padrone avanza col volto del paladino degli schiavi. Il sistema castale, varia tra oriente e occidente, ma non è letto nella su struttura fantasmatica di impianto penale e penitenziale che tritura anche i suoi algebristi, scribi, burocrati, servitori, commis e maîtres.

Gli iatropsicofanti di ieri erano per il mantenimento di un rapporto personale, allora che una pseudoscienza lo cancella. Quindi ritornare a un buon sistema di rapporti personali cancellerebbe il grande fratello farmacista e, perché no? Il grande fratello guerrafondaio, e i fratelli di ogni altro monoteismo all’infuori del nostro. Eppure Jacques Lacan, psichiatra, psicanalista, era arrivato a dire che “non c’è rapporto”, ma gli astanti si sono gettati sulla presunzione che fosse “sessuale”, per salvare un minimo di erotismo dell’ideologia francese, che governa ogni sujet, che non è solo diviso, spaccato in due, bipolare: è anche terziario e trinitario, nonché adepto del terzismo e della terzità mistica, il cui algoritmo è tenuto dalla semiologia peirciana, prossima a quella persiana.

Babbo Natale spaccia psicofarmaci e sotto il suo mantello rosso nasconde un’ombra che assomiglia di molto al rogo di San Nicola? Eppure ciascun bambino è in condizione di vedere che il volto di Babbo Natale è lo stesso di quello dello psicopompo che lo dipinge. Lo psicopompo, l’uomo che sa, l’uomo divino, che smuoverà gli inferi della psicosi: il portatore del nulla.


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28.05.2018