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Le donne, gli uomini, il viaggio

Giancarlo Calciolari
(5.05.2018)

L’amore è contraddistinto dall’uso assoluto come metafora, transfert. Non è l’uso del corpo dello schiavo da parte del padrone, come ancora permane nell’amore per la donna di Dante, che in questo resta aristotelico. E quando lo schiavo fa uso del suo corpo, non lasciandolo più nelle mani del padrone, rimane schiavo, come nell’aggiornamento di Giorgio Agamben. Negato idealmente l’assoluto, proprietà dell’oggetto, appare il soggetto doppio, padrone-schiavo: Anche l’uso del corpo dello schiavo è relativo, ossia procede dalla relazione negata, dall’uno che si divide in due, anche in uomo-donna, bene-male, attivo-passivo, ricco-povero. All’uso del corpo dello schiavo da parte del padrone risponde quale altra faccia l’uso del cervello del padrone da parte dello schiavo. Il desiderio dello schiavo è il desiderio del padrone: il viaggio va da A a A passando per A. Viaggio trinitario dell’uomo bipolare, curato psichiatricamente e poliziescamente per la sua fase discendente. Il desiderio del padrone che lo schiavo vada da A a B (variabile di A) rimbalza contro l’incubo della rivolta degli schiavi. Circolarmente lo schiavo del padrone diviene il padrone del padrone, il nuovo schiavo e il padrone dello schiavo diviene lo schiavo del padrone (ex schiavo). Da Cesare a Bruto, dallo Zar a Lenin, dal Kaiser a Hitler. Da Gheddafi all’anonimo che lo ha ucciso.

Il corpo delle donne rivendicato dal femminismo non esce dalla catena del corpo delle schiave. La schiava al potere è un padrone: il sistema del potere, chiamato “patriarcale” diviene “matriarcale” e secondo Bachofen già lo era. Il cervello delle donne? Spronare l’ordine delle donne? Artemisia Gentileschi sprona il nuovo ordine sociale delle donne o avvia la particolarità del suo viaggio artistico, culturale, scientifico? L’ordine della dissidenza del viaggio di Artemisia richiede la questione donna come questione della civiltà. Nessuna civiltà senza la questione donna.
La suonatrice di flauto esclusa dal simposio poco prima che gli uomini parlino tra loro d’amore (operazione reiterata anche dal dio Lacan contro la profetessa Irigaray) riprende l’uso del suo corpo per portare il suo cervello alla relazione ideale con l’altra donna, Diotima, maestra di Socrate, la affine a dio, l’autrice dell’erotica, la scienza dell’eros, del figlio dell’espediente e della povertà. Eros intraducibile con amore.

A quale amore corrisponderebbe l’erotismo, che raggiunge il suo apice nell’ideologia francese? Nell’amore del veleno e del rimedio. Socrate ama il veleno e trova il rimedio nella morte: accetta la pena, il procedimento penale sociale. L’amore folle è penitenziario: la colpa cerca la pena. Il padrone si fa schiavo per amore, accetta il sacrificio, serve la donna, come nell’amore cortese. L’assoggettamento alla donna da parte dell’uomo cortese (oggi “femminista”) è l’apoteosi della soggettività dell’uomo, padre, padrone. La maschera dell’uomo pecora femminista nasconde un homo lupus. L’uomo bipolare in viaggio trinitario, l’uomo ideale, l’uomo divino, anche il superuomo di Nietzsche, è una bestia. È l’arcano del potere per Jacques Derrida. Il sovrano-bestia (1=0; negazione della funzione di 1,0) e la bestia-sovrano (0=1; negazione della variante 0,1): è lo stesso animale uroborico. Lo stesso cannibalismo alto-basso e basso-alto. Gige, lo schiavo (nel senso di non re, era un pastore notabile) che non si sacrifica stupra la regina e uccide il re. Lo schiavo che si sacrifica stupra legalmente (matrimonio) o illegalmente (prostituzione). Ogni padrone può stuprare gli schiavi (donne e uomini), abusare del loro corpo, legittimamente e legalmente, a una sola condizione: l’acefalia, la castrazione della loro testa di fallo. Gli schiavi invece sono in attesa di castrazione. Quindi la critica dello stupro legittimo (in pace) e dello stupro legale (in guerra) avviato dal femminismo occorre che si confronti con l’immaginazione e la credenza nella macchina del potere, la macchina dicotomica, la saldatura tra la relazione e il tempo, tra il due e la divisione: l’uno diviso in due. Se l’istanza donna (“femminismo” è un’idealità, una negazione dell’istanza donna) non procede dall’apertura come modo del due, rimane incatenata al soggetto diviso, ossia assoggettata.

Arcanum foemina
: perché l’uomo è soggetto e la donna no?
Così ragiona anche la semiologa femminista Patrizia Violi, che sprona l’avvento del soggetto femminile. Come se l’uomo non fosse ulteriormente diviso in padrone-schiavo. Ogni uomo schiavo è almeno padrone di una donna? La dominatrice, la megera, la bisbetica appartengono al bestiario maschile.
Il sesso, il passo del tempo, non è divisibile in due sessi. Il sesso procede dall’apertura, non dalla genealogia pura e radicale, agognata da ogni razzismo, d’aula o di bordello. Il regno, sempre più, lascia il governo alle bestie, al bordello? Il regno della terra (l’aula) è in mano a sovrani-bestie che lasciano governare (l’arena) le bestie-sovrane.
Eppure la pietruzza del bambino scagliata nel mare vale la montagna. La goccia è formatrice e il mare trasformatore. Il blocco sociale, anche mondiale, non forma né trasforma, non resta. Ogni impero è crollato: ogni fasto è nefasto.


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3.10.2018