Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


TRANSFINITO International Webzine

L’apertura

Giancarlo Calciolari
(17.12.2017)

Il logos riporta al raccolto e così poi leggere è raccogliere le lettere. Il raccolto non è dell’uomo raccoglitore, come l’antropologia parla anche dell’uomo cacciatore. Il raccolto non è per selezione e elezione, come non è per separazione e congiunzione. Raccogliere è leggere la terra, non dettarla, non misurarla: non imporre alla terra quale sia il raccolto ideale e non imporre quale sia il modo di raccogliere. L’algebra e la geometria del raccolto sono il logos greco. Solo con Armando Verdiglione si affaccia un’altra nozione di logos come la parola e non più il discorso. Le false citazioni, come le false traduzioni, possono avere implicazioni per secoli e per millenni. E intendere la lezione. Sigmund Freud scrive nella Traumdeutung che «l’interpretazione del sogno (che è anche il titolo dell’opera) è la via regia dell’inconscio» e questa frase l’abbiamo trovata citata e compressa in “il sogno è la via regia dell’inconscio”, anche da Verdiglione. Freud impiega il termine interpretazione e si tratta di lettura: lettura sintattica, lettura frastica e lettura pragmatica. L’interpretazione di Freud è più lettura simbolica, metaforica, infatti nel suo testo resta il mistero dell’amore di transfert. Oggi l’interpretazione è per gli psicanalisti catechesi a disorientamento freudiano, junghiano, lacaniano, verdiglioniano. Ecco il logos greco in aggiornamento tedesco: “Il raccogliere e il cogliere si prolungano in un riunire e portare insieme”. È così che il faneroscopo vede il campo. Il campo è seletto e ciò che è raccolto è eletto: Heidegger impiega alla lettera i termini tedeschi: raccolta, lese; selezione, auslese; elezione, vorlese (la prima scelta). Il raccolto di Heidegger e della filosofia è ciò che è già “letto”. Letto: seletto, eletto. Il raccolto come fatto, detto, letto, procedente dalla questione chiusa, dalle labbra chiuse del mistero. Infatti la questione eterna sul padre eterno è “chi l’ha detto?” Quale dio detta allo scriba il protocollo del raccolto che gli umani devono eseguire? Sorge qui la fantasia di Georg Cantor di essere lo scriba di dio: dio gli detta la scrittura della matematica. E perde il posto di matematico del sistema, anche universitario.

Hiko Yoshitaka, terracotta patinata

Il raccolto è nel gerundio: raccogliendo; e contano i dispositivi del raccolto, i dispositivi del capitano dell’esperienza di cui scrive Niccolò Machiavelli. Nessun luogo del raccolto, nessun campo, né della pastorizia dell’essere né della caccia dell’avere. L’essere, come l’avere, richiede il luogo del nulla, l’abisso e il suo sottomesso: il dasein, il fratello gemello del soggetto. Il viaggio di Heidegger, dallo stesso allo stesso passando per lo stesso, non è neanche circolare ma assiale. Ecco perché non ci sono i dispositivi del viaggio e quelli che ci sono non sono ritenuti tali, come quelli di conversazione, narrazione, scrittura, lettura. Ecco perché non c’è l’adiacenza e il raccogliere (leses) non si colloca affatto accanto al posare (legen): “Invece, il raccogliere è già inserito nel posare” (“Logos” in Saggi e discorsi). Sino ad oggi non sono disponibili le note di Lacan di lettura di Logos, l’unico testo che ha tradotto dal tedesco. La riunione di coloro che partecipano alla raccolta non è il sinodo, che è irriducibile a un mettere insieme. L’insieme è irrelato e condizione del viaggio, procedente dalla relazione. Chi partecipa parifica, egualizza, spiana.


La questione chiusa è la questione eterna e ha due facce: la questione universale e la questione esistenziale, con i loro quantificatori. La questione chiusa è come l’uomo di Musil: è senza qualità. E quindi la soddisfazione è sempre sostitutiva, inautentica. La questione sostitutiva ha i suoi sottomessi, i soggetti della droga e i soggetti del farmaco. La fenomenologia della lotta alla droga e della battaglia contro l’abuso di psicofarmaci serve la questione chiusa, che ha una sua ipotiposi nel mulino a vento di don Chisciotte. Anche la lotta contro la prostituzione è una sconfitta impareggiabile e solo perché è la ciliegina sulla torta del sistema prostituente.

Il fenomenologo guarda il campo, ossia la selezione e l’elezione sono già all’opera. Il logos non è il raccolto ma il disvelato che sta dinnanzi agli occhi abbacinati del faneroscopo. E le cose stanno perché il logos le pone e il così depositato è l’hypokeimenon. La filosofia viaggia dall’hypokeimenon al dasein passando per il cogito.


L’eternismo, l’universalismo, l’esistenzialismo sono lo spazialismo: morfologie della questione chiusa e vastissima, estesissima, al di là dei bordi dell’universo. Il dato, il posto, il fatto, lo scritto, il letto: abitano o aboliscono lo spazio, idealmente. Lo spazio è la tendenza tra gli elementi linguistici, imaginali, materiali: non è lo spazio tra due misurato tra intensione e estensione. Non è lo spazio tra il dentro e il fuori e nemmeno lo spazio del dentro e lo spazio del fuori, che sono le impossibili intensioni e estensioni dello spazio. Il due spazializzato è il sistema ideale di Aristotele. Il due non si spazializza: la questione non è un finito o un infinito questionamento. Il luogo ideale è la festa, il luogo reale è la ferialità.


L’aquestione uomo, l’aquestione donna, l’aquestione bambini, l’aquestione figli, l’aquestione eterna, l’aquestione universale, l’aquestione esistenziale, l’aquestione sociale, l’aquestione della tecnica, l’aquestione dell’arte, l’aquestione della scienza, l’aquestione dell’essere, l’aquestione dell’avere: negazioni ideali e impossibili dell’apertura. I sogni in questi casi abbondano di luoghi chiusi; ma il luogo è la nozione di chiuso. Il luogo anche blindato ha fuori il nemico in grado di forare il suo argine. La dischiusura dell’essere apre al rincoglionimento. La dischiusura dell’avere apre il conto in banca agli stessi rincoglioniti. Eppure trattandosi di un work in progress il suo soggetto è rincoglionente. Perché coglione? Trattasi forse di turpiloquio o di blasfemia intellettuale? Perché i coglioni è noto anche dalle barzellette viaggiano in coppia e si tratta quindi dell’ipotiposi nota come homo duplex, tanto caro a Dostoevskij da spronarlo come modello sociale sia nel Sosia che nel Giocatore. E colui che vince festivamente alla lotteria è rincoglionito come coloro che perdono ferialmente.


Il soggetto, dall’hypokeimenon aristotelico al cogito cartesiano, dal subjectum kantiano al dasein heideggeriano, risponde all’imperativo protocollare di conoscere se stessi. Il precetto delfico giunge al precetto della fiera del fico in Heidegger. In quella fiera è Heidegger che forte del suo dasein ante-litteram compra per due soldi un libretto di Thomas d’Erfurt attribuito a Duns Scoto e diventerà il frutto della sua tesi di abilitazione. Trova infruttuoso il modello categoriale aristotelico-kantiano (per fortuna non conoscerà il modello ipercategoriale di Peirce) e passerà il resto della sua vita a negare ogni accusa, ossia a demolire ogni categoria. Per questo gli sarà facilissimo negare la sua adesione al nazismo e scaricare il nazismo stesso in conto alla questione della tecnica, quale imposizione dell’oblio dell’essere. Il principio del nulla, principio dell’essere e dell’avere, primeggiano nel fallo e ultimeggiano nel cazzo.


La questione intellettuale? Ciascun elemento della vita è intellettuale e non zoo-antropo-teologico e quindi teocratico o ateocratico. Ciascun elemento procede dall’apertura e per questo è intellettuale. È ciò che procede idealmente o realmente dalla questione chiusa che è inintellettuale. Althusser apostrofa Lacan di “vecchio arlecchino” e Lacan gli risponde “anti-filosofo”. La polemica abita o abolisce la prigione, ossia la rende eterna, universale, esistenziale. Un attimo prima dell’apoteosi cimiteriale. Dalla prigione al cimitero le impalcature dell’abisso sono infinite. La questione senza la parola è il legame personale e sociale, e la dialettica tra i due, tra passerelle e impasse, tra rotture e saldature. Il legame personale, il legame sociale, il legame ideale è la doppia genealogia del nulla: coloro che hanno il nulla e coloro che sono il nulla: gli umani del fallo e gli umani del cazzo. Chi immagina e crede nella gerarchia applica il principio buono-cattivo, positivo-negativo, amico-nemico. Chi immagina e crede nel criterio amico-nemico è antisemita e non è islamofobo e neanche omofobo. È pero ginofobo. E può essere cinofilo come Hitler, che era anche vegetariano, e per questo accanito nell’economia del sangue. Il legame sociale è il legame comune, l’accomunatore. Il legame sociale è genealogico, puro e d’origine, innato e naturale, comune.


Gli altri articoli della rubrica Letteratura :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | ... | 20 |

17.05.2018