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Giganti e nani

Giancarlo Calciolari
(26.04.2017)

Non è la scienza della parola che è diventata il potere ermeneutico stabilito e di stato, ma il discorso scientifico. Il discorso senza la parola originaria. Il discorso non come effetto della notazione scientifica, ma come connotazione sociale. Il discorso tecno-scientifico economico globale, dominante, è un’impalcatura, un ricordo di copertura, impossibile della parola, della vita nella sua logica e nella sua industria. Nessun cedimento, nemmeno quello di dire procedura come omonimo di industria. Nessun “j’accuse”: se anche un solo elemento è una categoria, un’accusa, l’industria diviene la fabbrica della colpa e della pena per ognuno.
I nuovi teologi sono gli “scienziati” dell’epoca; infatti il discorso scientifico occupa lo stesso posto strutturale che l’antico sistema di discorso edificato (échaufaudé: impalcato) dall’esegesi cristiana su fondo biblico. Poi il fondo d’origine è introvabile e governa e regna l’abisso. L’esegesi del nulla: la nullificazione della parola, che emerge solo nelle formazioni dell’inconscio: sogni, atti mancati, malattie e benattie, trionfi e disfatte. Anche il cancro è solo un altro nesso di un elemento linguistico non digerito. La digestione intellettuale è rarissima: da qui l’insistenza sulla sua negazione data dal principio del peso, della giustizia della colpa e della pena: l’inferno della bilancia e del bilancio. Idealmente sui piatti della bilancia ci stanno due amici che in coppia raddoppiano l’intelligenza, anche se non è detto che poi ci riescano. Gli scriba del potere annunciano questo, alla punta della ricerca della significazione: in due si solleva meglio il mattone. E quindi ognuno di loro è a rischio di premio Nobel. E corrono il pericolo di sovrapporre la nozione di collaborazione intellettuale a quella di organizzazione manageriale, cosa non si farebbe per passare alal storia per una delle più importanti ed emblematiche interazioni scientifiche. Nel caso delle teorie sul giudizio e sulla decisione una coppia di scriba avrebbe ribaltato (sovversivi questi scriba del potere) la comprensione dei fenomeni nella vita quotidiana. Eppure il fenomeno, uno dei nomi del sembiante, è imprendibile, irrelato: come prenderlo insieme? Certo possono avere ribaltato l’impossibile presa sull’oggetto. Infinite sono le algebre dell’oggetto e le geometrie del tempo, ma non per questo il fatto può sostituirsi all’atto, il discorso alla parola. Le teoria di tali scriba telecomandati dalla scienza divina avrebbero avuto effetti rivoluzionari sulle scienza economiche, ossia sul management, sulla mano aveologica e ontologica ma non intellettuale.
Qual è l’idea principale e dirompente (sempre più sovversivi gli scriba del potere)? Decisione e ragionamento sarebbero sistematicamente influenzati e controllati. Nessun sfugga all’influenza e al controllo: il sistema se ne occupa. Non la decisione e il ragionamento originari nella parola e che poggiano sulla libertà, ma la decisione influenzata, il ragionamento influenzato, la decisione controllata, il ragionamento controllato. Nessun dubbio che i dominatori influenzano e controllano? Si potrebbero leggere i paradossi del dominio, in particolare negli anelli deboli della loro catene. In Bestseller lo abbiamo fatto. Qual è il vangelo di questi scriba? La decisione e il ragionamento sono sistematicamente influenzati e controllati da meccanismi computazionali “proprietari” del cervello. Non servi ma proprietari e questo scritto sul giornale dei proprietari. Lapalissiano: i non proprietari non hanno giornali. E poi non sazi delle sparate da organicismo cripto-meccanico-computazionale, affermano che la decisione e il ragionamento non sono influenzati e controllati da motivi psicologici occulti e remoti: a Freud come altra donna viene strappato il fallo che non ha, per darlo a coloro che hanno. Già lo psicologo premio Nobel per l’economia aveva manifestato il suo interesse iniziale per Freud, per poi ignorarlo dalla a alla z. La sua teoria di due cervelli, uno rapido e uno lento, è antropologia fantastica, zooteologia chimerica. E l’inconscio ideale ridotto a motivi inconsci e occulti è l’incubo dell’inconscio disocculto nelle sue manifestazioni deliranti, sulle quali si sostiene anche il monumento teorico del raffinatissimo scriba di potere contro l’antipotere, Pierre Legendre, o dello scriba di antipotere contro il potere, Giorgio Agamben. Le loro euristiche si fondano sulla probabilità, sulla questione chiusa, sul sacco di fagioli bianchi e neri, sulla coppia amico e nemico. Il funzionamento normale (parola di scriba) del pupazzo uomo è quello della percezione per ricostruire un mondo di oggetti a partire da pezzi sparsi qua è là nella scena, il cui altro lato è sistematicamente illusione. Traduciamo questo gergo aulico del potere: noi giganti, dettatori, distruggiamo il mondo ogni momento e nel contempo lo ricostruiamo. Voi nani, esecutori, sarete l’esercito della guerra e l’esercito della pace. E le donne saranno il vostro supporto e supplemento, disponibili alla nostra e alla vostra profanazione. Eppure l’assunzione dell’avere implica che i giganti siano castrati (se n’è accorto Pierre Legendre cinquant’anni fa) e l’assunzione dell’essere implica che le donne siano mancanti. E molte vestali della psicanalisi (il contrario non esiste) sbandierano la mancanza a essere come un premio di produzione per il servizio che prestano nell’esercito e nella chiesa del primato del fallo. Il gigantismo monumentale che affetta i sacerdoti della psicanalisi ridotta a psicoterapia non si distingue in nulla da quello degli altri scriba o scribacchini del potere. E il Nobel per qualcosa è molto di più di un velo steso su una vergogna: è una glassa a specchio eccelsa sopra una torta scatologica. Tutto ciò è probabile e l’improbabile ne costituisce solo il limite. La processura (sottoporre a processo penale) al posto della procedura, che non è l’agire in giustizia, ma l’opera della giustizia del sembiante in atto, qualifica (più propriamente “squantifica”) il tentativo impossibile di uscire dalla parola di vita per abbracciare letalmente il discorso della morte e il suo giudizio di probabilità.
Ovviamente i cultori del cervello inintellettuale praticano il brainstorm, per non barare, idealmente, e invece adempiono al dettato che è meglio non dire, anche perché a capinculo hanno letto Wittgenstein. E sull’essenziale tacciono: oscillano tra oriente sostanziale (quello della droga) e occidente mentale (quello del farmaco). L’allucinazione visiva e uditiva li spinge a raddoppiare il numero delle mani e degli occhi. E il doppio è la negazione del due, dell’apertura, della relazione, scambiata per rapporto sociale, così caro all’ideologia francese.


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19.05.2017