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Il progetto, il programma, il bilancio intellettuale

Armando Verdiglione
(3.04.2017)

Senza l’intervento dell’idea dello specchio (l’operatore sintattico), nessun progetto
nel registro della legge della parola. Senza l’intervento dell’idea dello sguardo
(l’operatore frastico), nessun progetto nel registro dell’etica della parola. Senza
l’intervento dell’idea della voce (l’operatore pragmatico), nessun programma, che è
nel registro della clinica della parola.

La condizione della memoria è il sembiante (specchio, sguardo, voce). L’idea del
sembiante opera perché la memoria si scriva. Cercando secondo l’idea, il progetto.
Facendo secondo l’idea, il programma. Il progetto e il programma risaltano
dall’annunciazione e esaltano l’enunciazione. Il progetto e il programma, come la
memoria, esigono i dispositivi pulsionali narrativi.

Quali dispositivi nel labirinto, ovvero nel registro della legge e nel registro
dell’etica? I dispositivi pubblicitari, commerciali, economici, i dispositivi disciplinari
(propri della frastica): dispositivi di scrittura della ricerca, del “va e vieni intorno”.
Quali dispositivi nel giardino dell’automa, ovvero nel registro della clinica? Per
quanto si sia scritto, descritto, rappresentato, definito, ridefinito, tagliato, ritagliato
intorno all’automa e per quanto si sia immaginato, pensato, ideato, concettualizzato
intorno all’automa, da nessuna parte, in nessun sito, avviene questa constatazione
che è propria della struttura dell’Altro: l’automa è il tempo.

Hiko Yoshitaka, cifratipo, acrilico su carta

Il giardino dell’automa è il giardino del tempo. È questo il paradiso. Ma, ogni
paradiso è stato concepito, ideato, immaginato, pensato, creduto senza il tempo e
senza l’Altro. Che ne è del paradiso se confisca il tempo e l’Altro, se confisca il fare?
Per ciò il rischio e la scommessa.

I dispositivi del paradiso, i dispositivi pragmatici, i dispositivi del giardino
dell’automa: il dispositivo del bilancio (l’assemblea), il dispositivo della battaglia e
della lotta, il dispositivo della comunicazione diplomatica. Utensili e dispositivi:
congressi, master, casa editrice.

La casa, la città, la Villa San Carlo Borromeo, icona del secondo rinascimento.
Quanta cura nei dettagli del restauro, nell’istituzione del museo. Quanta cura per la
Villa come monumento museale, come unicum. Lo slogan di questa icona: La vita è un
unicum e questa è la vostra casa.

Quanti dispositivi intorno a questa Villa e lontano dalla Villa, nelle varie città, in
Italia e all’estero. Quante immagini della Villa, ritratti, fotografie, film, nei vari paesi.
Un’impresa intellettuale, un centro congressi, un centro di business, una “location”
per società di telecomunicazione, aziende automobilistiche, società petrolifere, della
moda, del food, del design, istituti bancari e finanziari. Un museo vivente. Una realtà
intellettuale e una realtà di vita. Libri, mostre, ospitalità, scrittori, artisti, intellettuali
da ogni parte del pianeta. E non soltanto Borges, Ionesco, Elie Wiesel o dissidenti di
ogni paese. Ma anche i frequentatori della Villa e i visitatori delle mostre, per
esempio i visitatori della grande mostra I Tesori della Russia, che aveva inaugurato la
Villa come museo.

La chiusura della Villa nel giugno 2015 appartiene a quella che un curatore della
società editoriale, compare dei due curatori che hanno chiuso la Villa, chiama
“brutalità”. Dice: la brutalità serve per comprendere. Serve a lui per comprendersi! La
brutalità significa e rappresenta chi la pratica. La chiusura dell’attività, la chiusura
dell’impresa, la chiusura del Museo, la chiusura del parco, in quasi due anni di
abbandono, hanno determinato il degrado del monumento, delle opere, del parco.
Noi abbiamo trovato questa Villa nel 1983. Era abbandonata da quando i tedeschi
l’avevano lasciata. Per tre mesi, nessuno, tranne i ladri, era entrato nella Villa, perché
il conte Borromeo stava dove stava il re, nel sud d’Italia. In seguito, i Borromeo la
utilizzavano soltanto per una minima parte, stagionalmente, per il resto era
abbandonata. Poi rimase abbandonata del tutto, per anni e anni: crepe, infiltrazioni
d’acqua, erbacce nel parco e intorno alla casa, topi, serpi. Tutto ciò che era di pregio
era logorato. L’edera avvolgeva interamente quello che restava della Villa. Il nostro
primo intervento ha reso la Villa già visitabile, già fruibile, già abitabile. E poi, altri
interventi, man mano, dopo il primo processo, nel 1985, avviato sotto il pretesto del
reato d’influenza, e dopo la rimessa in bonis, il 22 novembre 1995, della società
proprietaria della Villa. Questa società era stata dichiarata fallita perché – questa era
la ragione addotta dal Tribunale – l’immobile era oggetto di sequestro penale
conservativo e quindi non poteva essere venduto (giudice Crivelli, 7 novembre 1989).
Io non ho accettato il primo processo né ho accettato il secondo processo, iniziato il
18 novembre 2008. Non ho accettato il piano distruttivo attuato nel primo processo
né accetto il piano, ancora più distruttivo, attuato nel secondo processo.


[Il testo è una trascrizione non rivista dall’Autore e uscirà in versione definitiva in un prossimo e-book.]

Leggere il testo integrale


Armando Verdiglione, "Il progetto, il programma, il bilancio intellettuale"

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15.11.2017