Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

La prudenza, il diritto, la ragione. Le virtù pragmatiche e la città narrativa

Armando Verdiglione
(2.04.2017)

La prudenza è l’intervento dell’Altro nella parola. Il diritto e la ragione sono il
modo di tale intervento. La prudenza non è la saggezza. E la saggezza è non già la
sophía, bensì la giustizia in atto, il modo d’intervento del sembiante, ossia il modo
d’intervento della causa e dell’oggetto, della condizione dell’itinerario e del suo
dispositivo.

Senza discrezione nessuna persuasione. E senza prudenza nessuna influenza. La
sobrietà: nessun senso comune. La discrezione: nessun sapere comune. La prudenza:
nessuna verità comune. Nessuna verità sociale, nessun sapere sociale, nessun senso
sociale.

La prudenza è proprietà pragmatica. Il calcolo, l’errore, il malinteso. Prudenza
astuta. Astuzia del diritto e della ragione. Del diritto dell’Altro e della ragione
dell’Altro. Astuzia del malinteso.

Il discorso occidentale situa la saggezza, la sapienza, la prudenza rispetto al
finalismo, al bene, all’essere e all’avere, e definisce la prudenza come virtù morale.
Ma questo è il discorso occidentale, dal Corano a Robespierre, a Mao, a Stalin.
Tommaso d’Aquino la chiama “retta norma dell’azione”. E ancora viene inseguito il
nómos basileús, la legge regnante, di natura delfica, ben richiamato da Pindaro
(frammento 169 a). La prudenza, auriga virtutum (Tommaso d’Aquino, Super
Sententiis
, libro II, distinzione 41, articolo 1, argomento 3): così la prudenza guida il
giudizio come giudizio di coscienza.

Proprio perché intervento dell’Altro, la prudenza non è cautela, non è cauzione,
non risponde al precetto delfico “Guardati!”, “Guardati intorno!”, “Guardati le
spalle!”. “Guardati!”: la cautela ha dinanzi l’alternativa. Cave! Cave nomen, cave canem.
La cautela, quindi l’economia politica: il principio della cautela è il principio
dell’economia politica, il principio dell’economia dell’odio, principio di contabilità,
principio di ponderabilità, principio della bilancia e del bilancio, e, come indica il
Corano, principio del ponte, principio pontificale. La cautela non è la prudenza.
Senza alternativa amico-nemico, bene-male, vero-falso, positivo-negativo, la
prudenza punta al rischio e alla scommessa. Il giudizio temporale è prudente. Ma in
nessun modo la prudenza attiene al precetto “Guardati!” né al precetto “Ricordati!”.
La prudenza non attiene nemmeno al precetto del ritorno.

Il silenzio, l’abduzione. La prudenza non discende dal ragionamento deduttivo o
del ragionamento induttivo, non serve la giustificazione. La sua base è il silenzio
proprio del racconto.

Il diritto e la ragione: nessuna facoltà di pensare, di calcolare, nessuna competenza
grammaticale. La ragione, il diritto: nessun principio di sufficienza. La ragione e il
diritto per l’abduzione dell’Altro.

Per l’azzardo, per l’abduzione dell’Altro, nel racconto, il diritto e la ragione non
dipendono dalla volontà, non partecipano all’idea di bene, per tanto all’alternativa
bene-male, positivo-negativo. Il diritto e la ragione sono propri all’industria della
parola, alla struttura dell’Altro. Ratio sexualis, seminalis, nutritionis. Ma anche ius. Il
diritto e la ragione sono pragmatici e, in virtù dell’operatore (l’idea della voce), sono
narrativi. Il fare si scrive attraverso la lingua altra.


[Il testo è una trascrizione non rivista dall’Autore e uscirà in versione definitiva in un prossimo e-book.]


Leggere il testo integrale

PDF - 461 Kb
Armando Verdiglione, "La prudenza, il diritto, la ragione. Le virtù pragmatiche e la città narrativa"
JPEG - 98 Kb
Hiko Yoshitaka, "La borsa della vita", 2014, cifratipo, olio su carta

Gli altri articoli della rubrica Corpo e scena :






| 1 | 2 |

19.05.2017