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Probità, immunità, qualità

Armando Verdiglione
(6.02.2017)

Probus è l’elemento, perché strutturale e perché narrativo. Rispetto all’etimo di
probus vengono evocati lessemi della lingua greca quali prómos o prámos: l’elemento è
originario, integro, intero, libero, leggero. La cosa vale: valenza, istanza, tensione,
pulsione. La probità, perché le cose si dicono, dicendosi si scrivono e valgono.
La dimostrazione distoglie il dire, il fare e lo scrivere a vantaggio del fatto, del
detto, dello scritto. La dimostrazione s’inscrive nell’ordine fatalistico, deterministico.
Probità: una proprietà sintattica, una proprietà frastica, una proprietà pragmatica.
Come proprietà sintattica, esige l’equivoco. Come proprietà frastica, esige la
menzogna dell’uno diviso dall’uno. E come proprietà pragmatica, esige il malinteso.
La prova sintattica, la prova frastica, la prova pragmatica. La definizione ontologica
toglie la prova. Le cose si dicono, non sono dette: questa è la lealtà, proprietà della
parola, cifrema della parola. La probità ha una sua specificità: la cosa vale. La cosa
non vale con la dimostrazione, non vale nella definizione. La prova non ha bisogno
della presenza, quindi della rappresentazione. Non è mai la prova presente: non
rientra nell’ideofania. Con la prova, non è questione di fare vedere, di fare credere, di
fare immaginare, di fare pensare. Non è questione di significare. Non è questione di
erigere un sistema formale ideale che significhi se stesso.


Leggere il testo integrale


[Il testo è una trascrizione non rivista dall’Autore e uscirà in versione definitiva in un prossimo e-book.]

Armando Verdiglione, "Probità, immunità, qualità"
Hiko Yoshitaka, cifratipo, acrilico su carta

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28.10.2018