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Il cielo, la terra, la porta

Armando Verdiglione
(12.01.2017)

Il chiaro e lo scuro: l’ombra indica l’inconciliabile. L’inconciliabile del due.
L’inconciliabile della relazione. Il cielo non ha ombra e non fa ombra. L’idea
procede dall’ombra e non già l’ombra dall’idea. Il chiaro e lo scuro, l’ombra, il
cielo. Il cielo: la relazione assoluta, corpo e scena.

Se l’inconciliabile della relazione procedesse dall’idea, il sistema di cielo e di
terra sarebbe imbastito. Se alto-basso procedesse dall’idea, non sarebbe
ossimoro ma sistema. È così che lo stesso Louis Hjelmslev chiama il sistema
alto-basso. Lo chiama “AUT”, lo fonda sulla disgiunzione. Mentre fonda su
“ET”, quindi sulla congiunzione, il processo. Per Hjelmslev, il testo è una classe
divisa in segmenti, ognuno dei quali costituisce una classe, ogni segmento è
suddiviso in altri segmenti, e così di seguito. Nell’unità delle relazioni di
dipendenze reciproche. La relazione che procede dall’idea si fa sistema: “AUT” o
“ET”. La glossematica poggia sulla tetraktys.

Alto-basso, la cima-l’abisso, il superno-l’inferno: l’ossimoro. Il supernol’inferno
non è sistema. Il superno non è piramide e l’inferno non è il capovolgimento della piramide. Il cielo: corpo e scena.

Leggete gli scritti che tracciano le radici dell’epoca: togliendo l’idea originaria
e sostituendola con l’idea di origine, tutto è divino. Togliendo il cielo, tutto è
celeste. Togliendo la terra, tutto è terrestre, cioè tutto finisce. Togliendo il cielo e
la terra, è il sistema. Ma nulla si toglie idealmente: è questo il teorema.

Il paradosso è proprio della contraddizione sintattica e è proprio della
contraddizione frastica. Il teorema non è il paradosso e nemmeno una proprietà
del sistema.

Il cielo: questa la traccia, questa la famiglia. Non è la fonte della rivelazione,
dell’illuminazione, della folgorazione o della contemplazione. Il cielo è
transustanziale e la terra è immentale. L’ipotiposi è l’anoressia intellettuale
come proprietà del cielo. La botanica fantastica, l’araldica, la fenice, la croce,
l’albero sono varianti dell’ipotiposi. Nessuna idea del cielo: questo è il teorema
dell’ipotiposi. L’assioma dell’ipotiposi è il mito della famiglia. Impossibile con la
famiglia fare quadrato. La famiglia non è la tetraktys. In nessun modo è
genealogica.

Isaia è kenotico. Il cielo e la terra, il cosmo, la creazione sono la kénosis (kenós,
vuoto): l’unità del vuoto e del pieno, del nulla e dell’essere, dello zero e
dell’infinito. La palingenesi, il cosmo, il mondo, il sistema mondo, il sistema
paese, il sistema di cielo e di terra, come lo chiama Aristotele, sono anabasi e,
con la kenosi, formano l’unità. Senza unità non c’è il mondo come tale.

Archimede aveva bisogno di un punto: all’ideofania bastano le spalle di Atlante
che tiene il cosmo. Le spalle di Atlante sono kenotiche.

La porta non sta nel sistema. Altrimenti, è la porta del chiaro e dello scuro,
della notte e del giorno, della luce e della tenebra, del pieno e del vuoto. “E si
spalancarono da sole le porte del cielo” (Iliade, libro VIII, v. 389): Omero è il
maestro dei maestri, dopo Orfeo.



[Il testo è una trascrizione non rivista dall’Autore e uscirà in versione definitiva in un prossimo e-book.]


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Hiko Yoshitaka, bronzetto

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19.05.2017