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L’albero, la croce, la relazione, nonché la bilancia, il giudizio universale, l’androgino.

Armando Verdiglione
(9.07.2016)

Spes arbor vitae est. Adamo non mangia dell’albero della vita – così scrive
Agostino d’Ippona –, altrimenti il corpo sarebbe rimasto incorruttibile.
Anfibologia dell’albero. L’albero della vita, albero d’origine, si divide, si
sdoppia: diviene l’albero del bene e del male, diviene la croce del positivo e del
negativo, la bilancia.

L’albero originario non è l’albero d’origine. È l’albero senza origine. L’albero
della parola, l’albero come indice. Così la croce. Così l’incrocio di due lance o di
due spade, cioè la bilancia. O la canna, la barra. La canna, usata come scure, è il
canone, è la croce con il soggetto. Il soggetto alla croce o della croce. Ma il
soggetto alla croce o della croce risponde, nel processo circolare, a qualcosa che
diverrà lo spirito della croce. L’“uomo croce”, lo “spirito della croce”, lo “spirito
dell’uomo”.

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Opera di Hiko Yoshitaka

La croce, l’albero, la bilancia indicano il due, l’apertura della parola
originaria, oppure procedono dall’uno? L’uno deriva, senza dividersi in due. La
deriva dell’uno è una proprietà dell’uno, che è diviso dall’uno, è differente
dall’uno. Per la divisione dell’uno dall’uno, la differenza nella dimensione di
linguaggio o l’alterità nella dimensione di sembianza. L’uno diviso dall’uno,
nella sua funzione, procede dalla funzione di zero. Questa non è la processione
circolare trinitaria, che includa la storia, la guerra, l’umanità infelice.
Bene-male sono ossimoro: modo del due, ancora la speranza. Ancora l’albero
come speranza, quindi l’albero come traccia, l’albero come famiglia, e non già
l’albero come genealogia, non già l’albero come familiarismo, non già l’albero,
ovvero la croce, ovvero la bilancia come sistema politico. L’albero è indice,
anziché l’albero fantastico, su cui possa fondarsi il sistema genealogico.
L’albero come animale: la verga che si tramuta in serpente. Sicché la croce o
l’albero hanno un’iconologia, in cui, nelle varie mitologie, l’albero viene sempre
accostato al serpente. L’albero, o il serpente. L’albero, o la fenice. Il serpente è
circolare, il serpente del bene e del male, il serpente bene-male. Il fallo.
L’androgino.

La dissipazione dell’idea di origine trae con sé la dissipazione del sistema
morfologico dinamico, che, come il sistema di René Thom, è politico, con la sua
teoria delle catastrofi. La negatività, il negativo, l’incidente, la catastrofe, il
conflitto, il litigio, la guerra sono contemplati nel processo dialettico circolare
che giunga alla sintesi superiore, quindi allo spirito assoluto, all’assoluto come
spirito.

La croce. L’uomo croce: ancora il soggetto della croce o alla croce. Homo
mortalis, homo immortalis
. La morte è gestita nel processo circolare dialettico:
l’esito finale è l’androgino. E l’androgino è homo sexualis giunto alla sintesi
superiore, allo spirito perfetto, nel sistema hegeliano.

L’albero, la croce, la bilancia, l’androgino. La canna come scure introduce
nella relazione il taglio, quindi la dicotomia sociale, la dicotomia politica.
Introduce il giudizio non più temporale, ma finale, per ciò spaziale. L’idea di
origine, l’idea di fine, l’idea di morte esige il giudizio universale per la
perfezione ideale della bilancia, della croce come bilancia, dell’albero come
bilancia, dell’androgino come bilancia. La bilancia è la bilancia del giudizio
universale. È la bilancia che possa valutare, ragionare, giudicare i pesi, il peso. È
la perpendicolarità. Perché soltanto la perpendicolarità può giungere alla
simmetria pura, alla proporzione pura, all’armonia perfetta, allo spirito puro. Il
cosmo muore, rinasce, si rinnova. L’astrologia, la cosmologia, le mitologie,
dall’America all’India, alla Cina, alla Mesopotamia, all’Egitto, alla Grecia,
all’Etruria, a Roma.

Arthur Schopenhauer scrive: il mondo è il giudizio universale. Noi leggiamo
la Bibbia, i vangeli, i trattati dell’ontologia, i trattati della filosofia della riforma,
i trattati della filosofia illuministicoromantica. Leggiamo “il libro”. Il libro, cui
l’esperienza deve riferirsi, è il libro del giudizio universale, è il trattato ideale
del giudizio universale. Ogni riferimento all’essere prospetta il giudizio
universale.

L’albero, il legno, il ponte, il diagramma, la diagonale, l’anagramma, la
trama, la treccia, la canna, la barra, la verticalità, il fallo indicano la relazione, il
due, il due originario, il modo del due: il bene, bonum, duonum, come duellum,
bellum, dubium
. L’interrogazione è modo dell’apertura. L’interrogazione è
aperta. L’interrogazione non si chiude. È ironia, preghiera. Perché mai
dell’albero, della croce, della bilancia si deve fare un quadrato – il quadrato
logico – e un cerchio?

In Irlanda, si elencano cinquanta varianti della croce. E le religioni, dall’India
alla Mesopotamia, all’Egitto, a Gerusalemme, a Atene, a Roma, hanno un uomo
dio: Deus sive homo. Deus sive natura, Deus sive historia: ogni volta lo stesso
disegno ideale, la croce circolare. Nelle mitologie, un dio che nasce, una vergine,
una stella, una grotta e, poi, una crocifissione, la morte per tre giorni, la
resurrezione dopo tre giorni. E, poi, i riti: battesimo, comunione, confessione,
pentimento.

Le mitologie prospettano il soggetto della scelta: il crocifisso. La crocifissione
soggettiva. Il soggetto che si trova al crocevia. Il soggetto della scelta nega,
idealmente, il due. Il due: ossia l’apertura, ovvero giuntura e separazione, corpo
e scena, proporzione e improporzione, simmetria-asimmetria, parità-imparità.
La conoscenza si soddisfa della chiusura, della sintesi superiore, dell’equazione
ontologica, sul principio di unità. Non soltanto l’unità prospettata da
Parmenide – cioè pensare e essere sono uno, l’unità come pensiero di essere –,
ma l’unità di bene e di male, di positivo e di negativo. Il dubbio diviene dubbio
di sé o dell’Altro. Il conflitto, il litigio, la guerra vengono situati nel due, in
luogo del due. La storia, l’impresa, la città vengono situate nel due, in luogo del
due. Questa dicotomia esige, per il cosmo, per l’uomo, per l’albero, per la croce,
per la bilancia, la metempsicosi, la renovatio. La metempsicosi è soltanto una
variante della renovatio. E la revolutio entra nel processo ontologico, che governa
le cose.
Il legnoso, il litigioso: il soggetto, quindi lo spirito del sistema. Il soggetto è,
sì, un’antica creatura gnostica, ma ha trovato nome e definizione nella gnosi
propria all’ideologia della riforma e all’ideologia illuministicoromantica. Il
soggetto debutta con Cartesio e, poi, con gl’illuministi, con gl’illuminati delle
società “segrete”. Non ci sono soltanto gl’Illuminati di Baviera. I samaritani non
tollerano le donne nell’officiatura, come i mitraici. I giudei, in parte, sì. Quindi,
c’è un grande divario, uno iato, fra samaritani e giudei. Per i samaritani, Cristo
può non incarnarsi, può non andare sulla croce, è una spiritualità. La
crocifissione è soggettiva: la propria croce, l’accettazione della croce. La
definizione ontologica stessa è la definizione della croce, l’homo mortalis. Gaio
Valerio Catullo (Liber, carme 85)

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


L’albero, la croce: il nodo, o anche le tre lune. Il nodo, la croce, la sfida. Spes
arbor vita est
: la sfida, anziché l’albero dell’episteme. Hegel porta l’esempio della
pianta: è l’albero dell’episteme, è l’albero della scienza, che è scienza dello
spirito. Lo spirito scientifico è lo spirito epistemico. Da Platone a Plotino, a
Filone, a Porfirio, introduce lo spirito. Dio come spirito trova la sua ultima
canonizzazione moderna, per ogni regime del ventesimo secolo e oltre, nel
“libro” di Hegel, inteso come “il libro di riferimento”. Così, parodiando, l’albero
come sfida: l’albero di san Vittore.

Leggete la bilancia di Daniele a Babilonia: il bene e il male, il premio e il
castigo, cioè la bilancia della vendetta, l’albero della vendetta. La bilancia della
giustificazione.

Il giudizio universale è la giustificazione cosmica, è la teodicea, è Dio che si
giustifica. Antropodicea. Cosmodicea. Il giudizio universale è l’idealità, per la
città, per la società, per la famiglia, per le istituzioni, per la guerra. Il giudizio
universale è ciò che giunge nel rapporto di sé a sé, esercita la conoscenza. Chi
conosce giudica, chi si conosce si giudica. È la conoscenza di sé a sé. E il
giudizio dell’Altro è funzionale al giudizio di sé: Dio si conosce e si giustifica.
L’esito finale è lo spirito assoluto. Perché il giudizio è il giudizio finale, quindi
ultimo, quindi universale. È il giudizio con l’idea di fine, è il giudizio senza il
tempo, anziché il giudizio temporale, anziché krísis.

Occorre distinguere tra la bilancia e il bilancio, tra la superficie come apertura
e la superficie come taglio, come tempo. Se il tempo sta in luogo dell’apertura,
allora il tempo passa e scorre e la bilancia deve controllare e gestire il
“passaggio”, quello che fra Hegel e Nietzsche, con varianti, si chiama il ritorno,
“l’eterno ritorno dell’uguale”.

Il principio di non contraddizione è principio dinamico, principio della
sintesi superiore, principio dell’equazione ontologica. La sintesi conferma il
principio di non contraddizione, ma il processo dialettico è contraddittorio e la
contraddizione è idealmente necessaria, è la storia, è la guerra, è l’uno che si
divide in due. La contraddizione necessaria soggiace al principio di unità, e
viene gestita ontologicamente, processualmente.

Anche l’identità è identità dinamica, non è subito identità. Identità e
differenza trovano la sintesi nella superiore identità. E, allora, quello sarà il
principio d’identità, come risultato ideale di un processo identitario. L’identità
in sé non basta, ci vuole un soggetto che sia figlio d’identità, ci vuole lo spirito
che conquisti la sua identità! Non basta l’uguaglianza: ci vuole il soggetto, ci
vuole lo spirito che sia uguale allo spirito! Per giungere a questa uguaglianza
ideale occorre tutta una traversata tra il più e il meno uguale, tutta una discesa
nel finito, che, come tale, è ideale, è dettato dall’idealità, è fantasmatico, è
convenzionale! Chi incontra mai il finito? È convenzionale.

L’albero, la croce, la bilancia, il bilancio: nessun peso, nessun piano. Il
bilancio: la superficie come tempo. Il tempo che non passa e non scorre. Nessun
“passaggio”, bensì il “passo del tempo”. Nessuno scorrimento del tempo, bensì
il “piede del tempo”. Il passo, la frontiera, la violenza. Il piede, il limite, la
rapina. Il passo e il piede del tempo, la frontiera e il limite del tempo, la
violenza e la rapina del tempo, ovvero l’instaurazione della fluenza del tempo,
della superfluenza, della fluenza inassumibile, del superfluo. Il tempo non sta
in luogo del due, dell’apertura: quindi, non passa e non scorre. Nessuna
linearità. Nessuna circolarità.

Superficie: la faccia. Non il volto, non la maschera, ma la faccia. La faccia
della parola. La faccia senza soggetto è la superficie. Super. Senza soggetto. Non
può prendersi la faccia, non può perdersi né mettersi. Non c’è chi possa mettere
la faccia. La faccia non è il volto, è la faccia della parola, è la superficie. Mettere
la superficie? Non è un piano. Non c’è una messa in piano. Il tempo non passa e
non scorre: nessuna mnemotecnica e nessuna mnemomacchina. L’arte e la
cultura non sono mnemoniche. Sono aritmetiche. Sono secondo l’aritmetica,
secondo la dissidenza. L’arte e la cultura sono inconsce, dicevamo nel Manifesto
del secondo rinascimento
(Spirali, 1983). Ma questo “inconscio” è una sfida di
Freud.

La conoscenza diviene coscienza e la coscienza autocoscienza: il risultato è la
padronanza del destino, del proprio destino, sulla necessità. La padronanza
sulla necessità diviene amor fati. Anche con Nietzsche, dove diviene il ritorno
dell’uguale.

La bilancia non è la bilancia politica. La bilancia politica è la bilancia del
terrore, la bilancia del ricatto e del riscatto. È la bilancia come altalena.
L’altalena: l’alto e il basso posti dinanzi. La bilancia non sta dinanzi. L’albero
non sta dinanzi. La speranza non sta dinanzi. Non è la speranza nell’avvenire.
Non è la speranza che dipenda dall’idealità, quindi dall’idea della fine del
tempo. Che cos’è il giudizio universale? È il giudizio proprio non del tempo, ma
della fine del tempo. Il giudizio della fine del tempo. Alla fine del tempo.
L’epoca: questo è il giudizio. E il giudice è Osiride, o Cristo, o Mitra, o Krishna.
Il principio della creazione della donna si fonda sul principio della negazione
della questione donna. Così, parodiando, in modo ironico, Enzo Nasso ha
intitolato Femminismo una sua opera, che figura una donna in croce.
La croce, la bilancia: aequilibrium. La libra è la bilancia. Ma tálanton: la
bilancia, il talento. L’equilibrio, cioè la bilancia. Tálanta: i due piatti della
bilancia. Kìkkar, in ebraico. Tálanton: anche il rilievo, il sollievo, la tolleranza, il
talento. Poi, talento, ingegno, in un’altra accezione. Libra. Aequilibrium. La
libratura. La calibratura, la sospensione, l’oscillazione, l’ombra.

Per Platone, nella Repubblica, la bilancia ha due piatti dal peso ineguale. La
sua bilancia pesa. Che cosa pesa? La virtù e la ricchezza. Secondo Platone, la
virtù e la ricchezza non stanno in equilibrio.

La bilancia. Abbiamo notato, nel De rerum natura, la distanza del testo di
Lucrezio da Epicuro. Parénklisis, in greco, ovvero clinamen, in latino. Lucrezio
(De rerum natura, II, 292) scrive: id facit exiguum clinamen principiorum. L’esiguo
clinamen, che non è, in questa accezione, la piega, è la diagonale, quindi
imperpendicolare e imponderabile.

Il principio di perpendicolarità e di ponderabilità, come principio della
bilancia politica, è il principio del naturalismo e del fatalismo, è il principio
della necessità ontologica. Poi, klíne, letto, o klíma, clima, procedono dal
clinamen, quindi dal modo del due. Klítos è la china. La superficie è apertura
(logica diadica). La superficie è taglio, secondo la logica funzionale.
“Intorno” procede dalla bilancia, non sta nella bilancia. Il va e vieni intorno.
“Circa”. “Circa” non è il cerchio. “Circa”, intorno, esige il giro e il raggiro. La
curva di Giuseppe Peano non è algebrica né geometrica. La pulsione è senza
cerchio. La pulsione non è dinamica, non punta al télos. Non esplora la potenza,
la potenzialità, né dello spirito né dell’essere.

Le cose. Il va e vieni “intorno”. Il giro sintattico è il giro proprio
dell’equivoco. Il raggiro frastico, svolta, perversio, strofe, è il raggiro proprio
dell’uno menzognero. Il soggetto è menzognero, se l’io è mentitore. L’“io
penso” di Cartesio, l’“io penso” di Kant: l’ideale dell’io si fa soggetto.

L’albero cosmico, anche nelle mitologie. Ma il principio di contraddizione è
imperpendicolare e imponderabile. L’albero cosmico è lo zoocosmo, il cosmo
animale: muore, rinasce, si rigenera. La sanzione si attiene al giudizio universale.
Il cosmo, la sua rovina, la sua morte: l’apocalisse è la morte del cosmo, è il
giudizio universale, è la resurrezione come renovatio, come metempsicosi.
Ognuno nell’apocalisse. Ognuno nel giudizio universale. A ognuno la sua croce,
a ognuno la sua apocalisse, a ognuno il suo giudizio universale: questa è la
pratica gnostica quotidiana! Questa è la psicopatologia, canonica, sacrale. Qual
è l’arma di Ecate, della dea triforme? Il giudizio universale.

Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, IIª-IIae, Quaestio 83, art. 13, ad 2):
Mens humana, propter infirmitatem naturae, diu in alto stare non potest […]”.
Perché la mens dovrebbe essere humana? La mens è umana, se il tempo finisce. Se
la mens è umana, allora, excrucior: il soggetto della croce diviene il soggetto
dell’odio e dell’amore. “[…] pondere enim infirmitatis humanae deprimitur anima ad
inferiora
”, “infatti, il peso dell’inferma natura umana spinge l’anima verso il
basso”. Così san Tommaso, l’Aquinate, nella sua Summa.

Dall’orrido al bello ideale. Deus absconditus, Deus rivelatus. Il numero, negato,
si fa idealità. Il giudizio di Dio, il giudizio dell’uomo, il giudizio del popolo:
l’apocalisse, ovvero la bancarotta dell’universo. L’antropodicea: conoscersi,
giudicarsi, denigrarsi, degradarsi. Dall’alto in basso, dal basso in alto. È il
giudizio senza il tempo, senza ascolto, senza intendimento. Il giudizio finale,
quindi come significazione, del cosmo, della storia, dell’impresa.

Etica Nicomachea: “Ognuno giudica bene ciò che conosce e solo di questo è
buon giudice”. Conoscersi. L’imperativo di Delfi. Dio si conosce. Dio ha
coscienza di sé. Lo spirito ha coscienza di sé. L’autocoscienza dello spirito. Lo
spirito si è incarnato. La purificazione è un processo dialettico. Anche la morte
entra nel processo dialettico, perché ciò che importa è la sintesi. La morte, sì,
però ci guadagna sempre lo spirito. La sintesi.

L’androgino, Dio, lo Spirito, l’uomo, l’Uroboro, Allah. Homo sexualis: l’uguale
sessuale o il pari sessuale. Ma del matema non c’è uguale. Rispetto al principio
di unità, ogni differenza si risolve nell’androgino.

Il giudizio universale è il giudizio proprio dell’androgino. L’androgino è
unità, sintesi, conoscenza di sé a sé, coscienza di sé a sé. L’androgino ha
raggiunto, oltre la fine dei tempi o alla fine dei tempi, e, cioè, nel presente,
l’idealità pura, l’idea pura. È l’idea di origine. È l’androgino che è ritornato
all’idea di origine, è il prodotto dell’idea di origine. È speculare all’idea di
origine.

Il giudizio universale è un giudizio severo, “materno”. È il fantasma materno
eretto a principio. È il giudizio senza la madre, senza il malinteso, senza l’Altro,
senza il tempo. La madre, l’Altro, il malinteso, come anche l’equivoco dello zero
e la menzogna dell’uno, tutto ciò è stato posto in un servizio ontologico
circolare. Questo è il discorso: il giudizio severo è il giudizio gnostico. Il
giudizio universale è l’interrogazione che rimane chiusa. È l’interrogazione che
assume e assorbe il giudizio, che coincide con il giudizio.

Il principio dell’androgino è il principio del soggetto nella sua idealità. È il
principio dello spirito perfetto, principio del giudizio finale, del purismo fiscale,
del purismo burocratico. È il principio della gnosi. E ha la sua psicogrammatica,
cioè i suoi standard grammaticali, i suoi standard farmacologici. Il discorso
dell’androgino è questo: il discorso dell’uno nella sua divisione e nella sua
piega.

L’androgino toglie la “cosa”, il narcisismo. Il sistema hegeliano, poi
marxiano, leniniano, staliniano, maoista, è un sistema senza la “cosa”, senza il
narcisismo, senza l’autismo e senza l’automatismo. È un sistema magico. La
parola “magico” viene impiegata più volte da Hegel. Il potere magico dello
spirito. Un’ideologia. Il “libro” di riferimento. Le comunità con il loro libro di
riferimento. Arrivano le varianti e allora, altro libro, ma sempre il segreto, il
segreto di morte, il segreto di mamma, il segreto della rivelazione,
dell’apocalisse. Segreto: cioè senza il tempo, senza malinteso, senza l’Altro,
senza la differenza e senza la varietà sessuali, ovvero temporali. Invece della
differenza, la deferenza.

La libertà: tutto ciò che è necessario è libero. Necessità è libertà: sta qui
l’accettazione, sta qui l’anoressia mentale e sostanziale, sta qui l’amor fati.
L’imperativo dell’essere, l’imperativo soggettivo, l’imperativo politico,
l’imperativo morale, l’imperativo della coscienza. È il riferimento all’essere a
muovere la soggettività. La conoscenza restituisce l’androgino in tutte le sue
metamorfosi. L’androgino, il fallo, l’Uroboro. L’androgino è l’altro nome della
tautologia o dell’isologia.

La croce circolare: sikmon, la svastica. La svastica è ovunque, è in India, in
Cina, in America, presso le varie religioni, le varie mitologie, in Mesopotamia,
in Egitto, a Roma, in Irlanda, in Inghilterra, in Spagna, in Germania. Anche
presso i fenici c’è la svastica.

La svastica, l’aureola, il disco solare: ce l’ha Buddha (che significa
“svegliato”, quindi dal sole). Egli stesso è l’uomo svastica. Ce l’ha Krishna, ce
l’hanno Apollo e Nettuno, ce l’ha Horus (il disco solare, l’aureola), ce l’ha Mitra,
ce l’ha Iside.

La croce. La croce uncinata, la croce gammata: così gira a destra, così gira a
sinistra. Appena entrato nel partito nazionalsocialista, Hitler sceglie il simbolo
(che era già stato scelto da altre società). Sceglie il simbolo e anche
l’orientamento del simbolo.

Crux come signum victoriae. Crux solis. Cristo-Helios, il sole. Horus, il sole.
Krishna, il sole. È il culto del sole. La svastica interviene ampiamente anche
nell’epigrafia cristiana. Crux invicta. Crux gloriosa. La svastica anche senza il
crocifisso. La croce con il crocifisso o senza il crocifisso. Ma ognuna di queste
mitologie ha bisogno del crocifisso, dell’uomo croce.

La croce era come TAU. La croce latina nasce con Agostino d’Ippona, secondo
cui Cristo richiede una croce speciale.

Krishna, Horus, Mitra, Osiride, Gesù, Adone, Apollo, Eracle, Dioniso: tutti
nascono il 25 dicembre! Il dio muore il 21 dicembre e, dopo tre giorni, il 25,
nasce. Il 21 dicembre, solstizio d’inverno, si conclude la declinazione negativa
del sole: dopo tre giorni, nasce la luce solare. E c’è la stella indicante. Anche
Buddha nasce il 25 dicembre e ha l’aureola.

La croce. Anche il crocifisso c’era prima di Cristo. Nel 325, il concilio di
Nicea: Costantino fonda il cristianesimo. Il culto di Mitra ha tutti gl’ingredienti,
tutti i riti, ma il cristianesimo ha delle varianti che giovano all’impero. Quindi, il
cristianesimo diviene la religione dell’impero.

Sulla tunica di Apollo stava già la croce. I cristiani sono sbalorditi quando
arrivano nel tempio di Osiride, a Alessandria d’Egitto, e trovano una grande
croce antica. Giustino, Tertulliano, Cipriano e altri si chiedono perché si trovino
tante croci in varie parti dell’impero. Ma è chiaro: è arrivato prima il diavolo e
ha fatto un’imitatio Christi anticipata di secoli.

La croce solare, la svastica, signum solis. L’imperatore cinese Fu Hi, nel 2953
a.C., com’è raffigurato? Con una croce. Per gli Assiri (o siri), la croce è Anu, il
dio del cielo. La croce celtica. La croce serpente. Il serpente sulla croce oppure
soltanto il serpente croce. Il serpente circolare.

Nell’induismo, la svastica è dotata di anima eterna, incarnazione, karma e
yoga, il terzo occhio. Anche Buddha ha il terzo occhio, il punto bindi. Anche
Kant crede che sul Tibet stia il luogo della creazione, l’origine del mondo. E
tanti elaborano questo, nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo. Nel Crizia e
nel Timeo, Platone tratta di Atlantide. Dove sta Atlantide? Sul Tibet? Gli
atlantidi. Tutta una mitologia intorno agli ariani, che vengono verso occidente,
oppure da occidente vanno verso il luogo d’origine. “Ariano” indica “nobile”. E
“svastica” indica “bene essere”, quindi il benessere. L’idea di bene è l’idea di
essere. Così per Platone.

Il “terzo occhio” è emblema che vale per Cartesio, per la massoneria, per la
tradizione ermetica e teosofica. Il “terzo occhio” è la piramide. Il “terzo occhio”:
la sintesi superiore. Anche SS significa il dualismo, che deve raggiungere la
sintesi superiore.

Svastica: tutte le cose nella coscienza di un Buddha. L’incrocio di quattro
strade. Presso gli etruschi. E a Elea, patria di Parmenide, la svastica. A Piazza
Armerina (in provincia di Enna). Nel tardo paleolitico. Nel neolitico. La svastica
indù: il sole e la ruota del mondo. Nella religione ortodossa, la croce potenziata
è la croce come segno del regno di Gerusalemme.

La croce dello zodiaco: il sole, le dodici costellazioni, i dodici mesi, i dodici
apostoli. Horus crocifisso: Horus era la via, la verità e la luce, figlio di Dio e
agnello di Dio.

Mitra sembra proprio un corollario di Horus. Viene molto dopo. Anche Mitra
nasce il 25 dicembre. Con grotta e stella. E ha dodici apostoli. La festa della
domenica stava nel culto di Mitra. Quindi, se nell’impero romano è diffuso il
culto di Mitra, i cristiani devono soppiantarlo, usare i loro templi, le loro
sculture e i loro riti, allora anche il giorno festivo cristiano è la domenica. Il
Signore, anziché Mitra, si chiamerà Gesù Cristo. Già Mitra era chiamato
redentore e salvatore. Anche Mitra viene crocifisso e risorge dopo tre giorni.
Anche Attis, il paredro della dea Cibele, il suo servitore eunuco, nasce il 25
dicembre, viene crocifisso e risorge.

Anche Dioniso nasce il 25 dicembre: e tutti i riti orfici riguardano Dioniso
ucciso dai Titani. Orfismo. Naturalismo dell’uomo e del cosmo, nel dualismo
fra il principio del bene e il principio del male. Pene dell’anima in questa vita e
male nel corpo. Un peccato d’origine: l’assassinio di Dioniso divorato dai Titani.
L’umanità ha avuto origine dalle loro ceneri. Alla colpa d’origine corrisponde la
pena: la reclusione nel corpo. Il Cratilo riassume questa dottrina. Il corpo è
tomba e prigione dell’anima. L’anima deve pagare trasmigrando in una
sequenza di vite, secondo un ciclo che fa parte del ciclo cosmico. La pena è la
forma di pagamento e sancisce il ritorno ciclico. L’anima, quando ha pagato
tutto, esce dal ciclo, si sottrae alla ruota della necessità. La fine della pena è la
fine del ciclo: e allora dell’anima risalta la divinità, la luce, l’astro. I miti agrari:
Dio muore e risorge o rinasce. Ishtar e Thamuz. Astarte e Adone. L’omerico Inno
a Demeter
. Miti astrali: morte e rinascita o resurrezione o rinnovamento della
divinità o del cosmo. Esiodo, Anassimandro, Empedocle descrivono la dottrina
del ritorno, del ciclo. Lo stato d’origine è stato di natura, d’innocenza, di felicità.
Necessità del ritorno dopo la caduta. Necessità del giudizio universale.
Necessità dell’epoca ontologica.

La leggenda di Noè coincide con la leggenda di Gilgamesh, del 2600 avanti
Cristo. I dieci comandamenti stanno nel Libro CXXV del Libro egizio dei morti.
Nel Genesi, Giuseppe è l’ultimo di dodici fratelli e il suo traditore, colui che
vende Giuseppe, si chiama Giuda.

L’eliolatria: Summus Deus. Nel culto di Osiride viene introdotto il “messia”,
l’unto, e, nella forma del disco solare, l’ostia, che viene divorata durante la
cerimonia. La comunione viene introdotta in Egitto, poi nel culto di Mitra. Lo
zoroastrismo (o mazdeismo) era già monoteismo. Dario l’Achemenide era
monoteista. E i monoteismi sono stati tanti, non solo tre.

L’idea del giudizio universale sta già nel Vecchio Testamento e si ritrova, per
altro, ovunque. Platone ha la sua rappresentazione del giudizio universale. Gli
umani sono catapultati dall’Iperuranio. Anche Platone postula la metempsicosi,
ovvero la reincarnazione, quindi la renovatio.

Nel Libro dei Giubilei, un “apocrifo” del Vecchio Testamento, compare
Mastema, colui a cui Dio affida il lavoro sporco rispetto alla punizione e alla
purificazione degli ebrei. Ci sono molte varianti di Satana, ma Satana è sempre
collegato al giudizio universale, perché ci vuole un carceriere. Mastema funge
da pubblico ministero e da carceriere. Mastema, l’accusatore divino.
Il Leviatano. Il drago, il mostro, che Daniele sconfigge. Anche in Iran, nel
mitraismo, si celebra la mitologia della lotta contro il drago.

Nel giacobinismo, la Dea Ragione, nelle sembianze di Iside, con la sua statua
in piazza della Bastiglia, viene celebrata il 10 agosto 1793. Segue, quasi un anno
dopo, l’8 giugno 1794, la festa – grandiosa per la Francia, perché prepara
l’ascesa di Napoleone – dell’Essere Supremo. Già Rousseau, già Voltaire hanno
il culto dell’Essere Supremo: è la festa dello spirito. Hegel, da lì a poco,
spiegherà che lo spirito s’incarna in Napoleone. Ritroviamo la festa dell’Essere
Supremo in Auguste Comte: negativismo e positivismo, lavoro sporco e lavoro
pulito assolvono lo stesso compito, la stessa missione ideale, quella di giungere
all’equazione ontologica.



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Armando Verdiglione, "L’albero, la croce, la relazione, nonché la bilancia, il giudizio universale, l’androgino."

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19.05.2017