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La qualità dell’itinerario di Malevic

La rivoluzione di Malevic. Film di Fabiola Giancotti

Giancarlo Calciolari

Malevic, la sua vita, la sua opera, il suo testo, è distolto dagli approci ideologici che ne hanno gravato la lettura, e restituito alla sua cifra, alla sua qualità. "In un istante"!

(7.07.2009)

Non possiamo dire che affrontare l’opera di Malevic sia una cosa semplice. Eppure nel breve film La rivoluzione di Malevic di Fabiola Giancotti c’è l’approdo alla semplicità. È il dispositivo di redazione che porta ciascuna cosa, per quanto complessa, a divenire semplice, fino al messaggio.

Malevic, la sua vita, la sua opera, il suo testo, è distolto dagli approci ideologici che ne hanno gravato la lettura, e restituito alla sua cifra, alla sua qualità. "In un istante"!

Emerge il poeta del colore, il pittore che ha nel colore la sua condizione, e che non l’ha mai delegata al partito. "Il rombo dei cannoni di ottobre ha aiutato agli innovatori ad alzarsi" non è da leggere solo come discorso gnostico di Malevic, ma come pretesto e materiale non mnestico per il viaggio.

E anche dopo essere stato arrestato nel 1930, Malevic non tornò a modi figurativi più conformi al gusto ufficiale. Dal suo ritratto e da quello della moglie, col pretesto d’essere dipinti secondo un modo rinascimentale, risalta la differenza intellettuale, invalicabile. Nessuna delega all’ideologia dominante. Per lo stalinismo, il rinascimento rimane inaccettabile.

L’itinerario di Malevic analizza l’epoca, e ciascun elemento entra nel suo viaggio. Il Quadrato nero su fondo bianco (1915) e il Quadrato bianco su fondo bianco (1918) irridono la quadratura del sistema di cielo e terra che si sta formando come colpo di stato per mantenere lo stesso status, lo stesso sistema di padronanza del canone occidentale, quello di Lenin che commenta Hegel, commentatore di Aristotele.

Il viaggio procede dalla superfice come apertura e trova i suoi modi nella politica del tempo, dove la superficie è squarcio. Essenziale l’altro tempo in Malevic, narrato anche con la fiaba del granello di sabbia, che non è né infinitamente piccolo né infinitamente grande. Ovvero il tempo è dato e non è escluso: ciascun granello, ciascun elemento entre nel viaggio, senza più l’applicazione del principio del terzo escluso.

Nel film di Fabiola Giancotti risalta proprio come l’itinerario di Malevic non abbia mai avuto gli intenti riproduttivi del sistema sovietico. Malevic svolge un’indagine sulla dimensione di sembianza, dissipa la credenza che la realtà pittorica sia imitazione della realtà da riprodurre.

E anche la realtà pittorica è da mettere in discussione. L’arte del colore di Malevic non è reale, non aderisce al realismo pragmatico che farebbe di ogni pittore un caso di psicotizzazione, o piu sembilcemente d’imbambolamento.

Nel film di Giancotti, i documenti in bianco e nero del periodo sovietico si pongono quasi come antifone alla voce impopolare di Malevic; antifone e non controvoce, non condizione dell’identificazione, inontologica.

"Poeta del colore e della luce, teologo dell’idea, dipintore del cielo e pittore dell’invisibile", questa è la testimoniasnza di lettura di Fabiola Giancotti, che da anni legge il testo della pittura occidentale, e non solo.

Il suprematismo impedisce la gnosi, la conoscenza della pittura. Impossibile dire con Malevic che la pittura è strutturata come un’altra cosa, ovvero che la pittura sia copia e non originaria.

La pittura di Malevic è la pittura senza più copia, non solo della natura. E La rivoluzione di Malevic indica che il naturalismo, il convenzionalismo, il conformismo non tengono più, perché non l’hanno mai tenuto, il controllo e la padronanza sull’oggetto e sul tempo.

La rivoluzione di Malevic non commenta la cosiddetta rivoluzione d’ottobre, ma la musica, di Schnittke, di Glinka, di Bartók, di Caijkovskij, di Sostakovic, di Rachmaninov, borda la parte del film in bianco e nero, e rende vano ogni principio d’interesse per il commentario politico.

Leggendo il film La rivoluzione di Malevic di Fabiola Giancotti, ci siamo accorti di come il viaggio di Malevic sia un’interrogazione intellettuale sull’originario, in particolare sull’impossibile clonazione, degli uomini, come delle cose.

Dostoevskij ha posto la questione con il romanzo Il sosia (1845, titolo letterale: Il doppio) e Bulgakov scrive la parodia dell’impossibile clonazione sociale con Cuore di cane (1925). La pittura di Kasimir Malevic poggia sulla parola originaria e così Fabiola Giancotti come sua lettrice.

Il film

Prima pubblicazione: gennaio 2005


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19.05.2017