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Manifesto dell’amore

Giancarlo Calciolari
(20.03.2016)

L’avvenire dell’amore è oltre l’esperienza, oltre il fare. Il Manifesto dell’amore, senza più l’idea di fine, è ancora da scrivere e da affiggere. La negazione dell’amore si fonda sulla questione chiusa, sull’utopia, sull’idealità. La contestazione dell’amore procede dall’equilibrio personale, familiare, gruppale, sociale e politico, religioso e militare. Anche l’amore procede dalla questione aperta, anche formulata per ipotiposi: sono uomo o sono donna, sono vivo o sono morto, sono ricco o sono povero, sono intelligente o sono stupido, sono giovane o sono vecchio, sono bello o sono brutto… Il viaggio procede per integrazione, mentre il discorso del viaggio procede dalla questione chiusa per disintegrazione dell’Altro, il jihad. Poi giunge il discorso alla disintegrazione del sé, il suicidio, la fitna.

Opera di Hiko Yoshitaka, 2012, cifratipo, acrilico su carta

L’amore senza più l’idea di bene è l’amore senza più nemico. Procedendo dalla questione chiusa si fabbrica, si costruisce, si monta un’impalcatura: il nemico. E l’algebra sfocia nella geometria, nell’esecuzione dell’algebra: l’esercizio della violenza, anche in tutta la sua religiosità. Il nemico viene colpito dal principio dell’esclusione. La negazione dell’amore si nutre dell’idea di nemico. L’uomo nemico delle donne, e il suo colmo: l’uomo amico delle donne, l’uomo buono, il femminista. L’idea di padronanza e di controllo è l’idea di nemico. L’idea totemica e l’idea tabuica è quella di nemico. L’istituzione del fratricidio sfocia nell’istituzione del nemico. L’idea algebrale e l’idea geometrale è l’idea di nemico. Inimico, inimicus, non amicus. L’idea del non-amico, come se ci fosse l’idea del nome. La guida, il governo, la reggenza delle costruzioni fantasmatiche, le impalcature, sino a uccidersi. La coniugazione dell’odio: colmare il varco tra il passo e il piede del tempo. Incollare l’oggetto al tempo.

Da un dizionario etimologico ignoto: i latini con la voce “amare” indicarono il trasporto quasi involontario, la passione impensata, mentre ebbero la parola “diligere”, che ha in sé gli stessi elementi e la stessa prudenza dell’eleggere, per indicare l’amore della ragione, che sceglie i suoi soggetti tra i più notevoli. Il trasporto. Il transfert. E non del soggetto.

L’idea che ognuno ha dell’amore è la negazione dell’amore. È l’idea di amore che nasce e poi finisce, ossia che il transfert sia temporale, e che duri quel che duri. L’idea di fine del tempo. L’idea di negazione. L’amore negato. L’amore ideale. La circolarità ideale. Il transfert che dallo stesso allo stesso passa e ritorna per lo stesso. Che ognuno ami l’amore zimbello del tempo è la predestinazione al male. L’amore passione, l’amour fou, procede dall’idea che ognuno ha dell’amore e il paradiso si realizza come inferno. Tale idea apparentemente particolare procede dall’equilibrio sociale e politico, dalla falloforia, dall’ontologia. Questa cosa si nota ovunque nel testo di Philippe Sollers. L’amore procede dall’equilibrio, ma non politico. L’equilibrio, come l’amore, non è temporale. Ontologia dell’amore, con Stendhal. L’amore non ha nessun fondamento. Relazione d’amore? L’amore procede dalla relazione, che non è politica. Privato e pubblico sono un modo del due: non c’è l’amore privato e l’amore pubblico. Le bande dei ladri dell’amore. E il colmo del falso nesso è percepire l’amore in atto come un furto rispetto alle convenzioni sociali.

L’idea dell’amore è dell’inamore. Lacan è arrivato a scrivere hainemourement, odio-innamoramento. Tolto l’amore rimane la sua rappresentazione fantasmatica, l’idea della sua negazione come amore folle, amore passione, amore romantico… La forza dell’amore in direzione della qualità, del miele, è un’altra cosa. L’azzardo dell’amore. L’azzardo della poesia.

L’idea che ognuno ha dell’amore è il fantasma. Fantasma di padronanza e di controllo sull’amore e sul suo tempo. Il fantasma produce il pregiudizio, che produce il sospetto, che produce l’indizio, che è letto come segno della morte dell’oggetto e della fine del tempo. Segno che sta poi in luogo della prova di verità e di riso. E così la prova d’amore, che è senza amore. È già prova che l’amore sia mortale e tra intercambiabili. Al postulato segue la dimostrazione. I quattro discorsi sono quattro dimostrazioni della paura, della presunzione che la presa non sia della parola ma del soggetto. Prova d’amore che è un esonero dalla prova di realtà. E quindi può dimostrarsi il miele nel fiele e viceversa. La libertà come schiavitù e la schiavitù come libertà. Tale è il mimetismo: dall’odio vestito di amore all’amore vestito di odio. La negazione dell’amore viene assunta dal soggetto: è il bestiario dell’amore. E questo amore negato è farmaco e droga, è giudiziario, pedagogico, psicoterapeutico, al punto che lo psicanalista è scambiato per uno psicologo. Il sillogismo è fatto per evitare l’amore, e rimane infatti senza. Lo pseudo sillogismo è la sentenza inquisitoriale del sillogismo: salta una terzietà per il dualismo. Osservanze del mimetismo. Il motore contro l’amore: il mimetismo.

Padroni e schiavi dell’amore? L’invidia del sovrano è vendetta, l’invidia del servo è rivendicazione: l’istituto della vendetta, tra ricatto e riscatto, tra colpa e pena, è il tentativo più riuscito di negazione dell’amore. L’amore è incompatibile con il suo modello sociale. Nessun amore esemplare, che debba servire da modello. Il caso dell’unico va con la sua prova di realtà e di verità e di riso. L’incesto è di colui che non rispetta la casta. La casta sacerdotale e la casta guerriera. La chiesa e l’esercito. Il vacillamento nel due mantiene l’inconciliabile, l’irresolubile. Lo scettro dell’amore è nella parata, tra cerimonie e liturgie. L’imbecillità è proprietà della negazione dell’amore. L’amore non si fonda sul bianco e sul nero: richiede l’arcobaleno. Il bastone, lo scettro, il fallo, il segno del potere, appartiene alla casta dei becilli e dei suoi candidati: la casta degli imbecilli.

L’amore procede dalla relazione, dall’apertura. L’inconciliabile sta nel due non nell’amore. Il due dimora nella parola. Nessuna presa d’origine sull’amore. Non c’è l’amore primo: c’è l’amore originario. Non c’è amore sull’amore. L’idea dell’amore che agirebbe sull’amore fornendogli un’impalcatura, forma e sostanza e mentalità, che si esercitano tra liturgie e cerimonie. L’amore non tollerato viene preso e curato: verificato, falsificato, rettificato. L’amore non si fa senza la condizione. E in tal senso è incondizionato. L’amore condizionato è senza la condizione. Senza lo specchio, senza lo sguardo, senza la voce. Il contingente, il principio di realtà pragmatica, negato si doppia in idealismo e realismo. La presunzione è l’amore negato. Nella presa sull’amore, la sua negazione.

Le invenzioni dell’amore. Narrazione, racconto, poesia, danza, strategia… Senza invenzione, la preoccupazione , la via del senso comune. L’intervallo è inoccupabile: nessuna occupazione sacerdotale, nessuna occupazione guerriera. Nessun indaffaramento: nessuno studium e nessuno stuprum. L’amore, forse. L’amore non è probabile. Nulla è condizionale. Il pragma ha la condizione. La voce. Il registro dell’amore. Il fuoco fatuo e l’infatuazione. L’anomalia pragmatica segue all’amore. Ineguale. Non diseguale.

L’amore creato, pensato immaginato, creduto è senza amore: è la sua negazione. Il transfert non è un funzione del soggetto. La logica dell’amore non è quella del sì e del no, quindi non c’è la questione del terzo escluso.
Nell’amore il sillogismo è inapplicabile. L’amore sta nella logica della parola. Fuori da questa logica sta la negazione dell’amore. Chi nega l’amore ne rivendica il monopolio. Il pregiudizio, l’ideologia dell’invidia, mira alla condanna e alla pena; così fonda l’istituto della vendetta, del ricatto e del riscatto, della colpa e della pena. L’amore è senza litigio, senza l’idea di morte, neanche del tempo. Senza più colpa e senza più pena. L’amore non ha giustificazioni. Mentre l’amore dell’altro si doppia sull’amore di sé. L’ontologia dell’amore è zoologia. L’amore del totem e l’amore del tabù.

L’amore sospende l’istituto della vendetta, del ricatto e del riscatto. Quindi per la polemologia dilagante, che non risparmia nessuno, non esiste il miele, non esiste il paradiso, dato come ideale, per abbracciare l’inferno reale. Oggi Freud richiede un’altra lettura quando afferma che il transfert è amore. Parafrasando Machiavelli: occorre tutto trasferirsi in lui per leggerlo. Nessuna lettura senza amore.

La cerimonia e la liturgia sanciscono rispetto e paura. L’amore è oltre il conflitto tra il bene e il male: non è il bene supremo. L’amore non è sostanziale né mentale e originarie sono le sue perle di rugiada e le gocce del suo miele. Tutto il business della sostituzione della vita con la sopravvivenza (dalle droghe alle guerre) poggia sull’intolleranza dell’amore e delle donne.

L’amore disfa la comunità ideale, l’inferno, la compagine giudiziaria. O l’amore o il transfert degli inquisitori, dalla famiglia presunta d’origine alla società dello spettacolo.

L’amore irride la minaccia, ovvero l’ipotesi del nemico. L’amore non ha nemici, e l’odio non costituisce una coppia oppositiva con l’amore. L’amore è incompatibile con il sacrificio, con l’immolazione della vittima. O l’amore o la mole e le molestie. L’amore è senza l’idea di morte, senza l’idea del tempo. L’amore è senza il pasto d’amore. L’amore è indivisibile, non divisibile. Lo zero non è divisibile, né è divisore. Non accettazione del discorso dell’amore. Un lascito arcaico. Non è l’idealità a guidare l’amore e nemmeno il realismo.
L’amore tende alla salute intellettuale. L’amore sospende l’istituto della vendetta, del ricatto e del riscatto. C’è chi impazzisce, se ne fa una malattia, e chi si rende vittima. Tale è il discorso psicotico, anche in materia di amore. L’amore folle è per salvarsi dall’amore. Nessuna idea di salvezza, di ritorno. L’amore non si cerca e non si fa: si scrive, si legge e si qualifica, dal latte al miele, dal due alla cifra. L’amore insegna a vivere, non a morire.

Altra cosa: l’assiomatica dell’amore, la teorematica dell’amore. E altro ancora.


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15.11.2017