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Il dispositivo cifrematico. Il progetto e il programma. Nonché dal fiele alle ceneri: il tribunale del nulla [seconda parte]

Armando Verdiglione
(7.03.2016)

In un altro brano, Oskar Panizza scrive che la cosa peggiore che accade è
l’influenza che, attraverso la parola, le persone affette da psychopathia criminalis
compiono.

Ma il fattore di gran lunga più pericoloso per la sicurezza dello Stato e per gli eterni principi
della morale, evidenziato da questi malati nel momento in cui sono abbandonati a loro stessi in
totale libertà, è rappresentato dalla loro contagiosità, dalla capacità di infettare le masse. Sempre
dallo studio della storia è emerso che pochi uomini, dotati in maniera abnorme, sviati per
tradizione familiare, con idee esplosive in testa – i loro seguaci li chiamano “illuminati” – hanno
fornito la materia infiammabile che ha scatenato i grandi movimenti popolari. La grande massa,
la vasta plebs – e non c’è bisogno di continuare a connotarla con l’aggettivo misera oppure di
applicarle sempre l’attributo di contribuens – in generale vegeta felice nella quiete e nell’apatia,
senza disturbare i governanti nel loro duro lavoro, né minare i pilastri dell’ordine pubblico.
Sono invece sempre quei pochi isolati che accarezzano con estrema frivolezza il pensiero del
sovvertimento e s’immaginano per così dire con fantasia giocosa una futura organizzazione
nuova della società; sono essi che così facendo guadagnano alla loro causa i deboli, coloro ai
quali fa difetto la capacità di resistere, i “bambini” del popolo, le donne, gli sciocchi.


“Leader carismatico indiscusso del movimento culturale cifraematico [sic!]
tradottosi in una forma di associazionismo del tutto lecita”. Quindi, fin qui è ciò
che è lecito. Non è illecito che sia “leader carismatico indiscusso del movimento
culturale cifraematico tradottosi in una forma di associazionismo”, anche se
viene detto in modo molto dispregiativo, “una forma di associazionismo”. Poi,
“tradottosi”! la traduzione: una macchina chiusa, un furgone, che contiene il
movimento culturale cifraematico, che viene tradotto, così, “in una forma di
associazionismo”. Ma poi: “[…] è poi l’ideatore”, prima-poi, sopra-sotto, “e il
coordinatore del secondo livello associativo di natura criminale”. Nessun
elemento emerge in aula in tal senso: è un postulato. La donna triforme è
abituata con la mafia: primo livello-secondo livello.

Il postulato del “secondo livello” è il postulato della “setta demoniaca”, su
cui la donna triforme allinea, idealmente, cioè fantasmaticamente, il codice
penale e il codice tributario. Non è il “livello”, sul principio ordinale, ma il
rinascimento della parola e la sua industria che, sul principio cardinale,
procedono dal due, dall’apertura intellettuale secondo il numero, ossia secondo
la dissidenza.

Nella sentenza la donna triforme è contro la retorica. Quindi ne fa la
caricatura, attraverso una specie di anafora. In modo ostensivo, incalza: “Suo il
programma globale”. La donna triforme fa un incastro tra il “progetto globale”
e il “programma criminoso”: e nasce il “programma globale”. “Suo il
programma globale, suo il potere decisionale ultimo in ordine alle modalità da
porre in essere”. Nulla di male il “programma globale”, ma in quale accezione? E
se ci fosse il “potere decisionale” ipotizzato, dove sarebbe il problema? Poi
“ultimo”. La donna triforme è donna contemporanea: vede una comunicazione
criminale, che aggiorna. La donna triforme concepisce la comunicazione con il
suo pregiudizio, con la sua ideologia, fra il “terminale decisionale” e il
“terminale operativo”. Comunicazione fra la “mente” e il “braccio”. “Terminale
operativo” era il noto ragioniere. In questa ideologia della comunicazione
criminale impera il dualismo psicofisico: la “mente” e il “braccio”. “Suo il
programma globale, suo il potere decisionale ultimo in ordine alle modalità da
porre in essere, sua la strategia e i contatti relazionali principali”. I contatti
relazionali!

La parola è senza “contatto”. La comunicazione è senza “contatto”. L’ostacolo assoluto, la causa sono intangibili, intoccabili. Lo specchio, lo sguardo, la voce: inafferrabili. Nessuna presa sulla parola. Nessun “contatto”.

La relazione non è la relazione tra due. Non c’è principio di relatività. La
relazione non è sociale. Nulla è relativo. Nessun elemento è relativo a un altro.
La relazione è assoluta, è il due, non è fra due cose o fra tre cose. La relazione è
il due, l’apertura originaria, l’apertura intellettuale.

Questa lingua della donna triforme è una lingua di legno. Come lingua di
legno è assolutamente inefficace, ma deve avere una finalità: esprimere il
convincimento, che deve essere trasmesso a altri giudici, quindi deve essere
sorretta da quella che Samuel Beckett chiama, nell’Innominabile, “lingua da
catechista”. La donna triforme è donna funzionaria della morte e della salvezza,
è la donna della salvezza: Ecate. “Lingua da catechista, melliflua, piena di fiele:
è l’unica che sappiano parlare” (L’innominabile). È la lingua di fiele. La lingua di
legno è lingua piena di fiele, è lingua di fiele.

La retorica viene negata e viene ripresa con la caricatura. Così: “È lui”: Ecce
homo!
È lui, è lui! “È lui, peraltro, che sceglie i collaboratori, attribuisce i ruoli
operativi a ciascuno, indirizza e definisce le direttive concrete sul piano
operativo”. Nessuna prova di un “livello criminoso”! “Opera e lavora
quotidianamente”, questa è davvero una cosa criminale!, “in via F.lli Gabba n. 3
dove aveva un ufficio e dove è stato trovato dalla Guardia di Finanza in occasione
dell’acceso [sic!]”. E invece, il 18 novembre 2008, mi trovavo tra Firenze e
Bologna, di ritorno da Firenze, e ho ricevuto la notizia dell’arrivo dei
marescialli. Non mi hanno trovato, sono arrivato dopo. “[…] dell’acceso”: qui,
l’accesso ha perso una “s” e è diventato l’acceso.

“È lui che ha assunto il ragioniere, il quale faceva continuo riferimento a lui
per la gestione dell’attività di fatturazione, di cessione di crediti e rinunce
conseguenti; è lui che ha costituito Numerario ponendo il BORIN come legale
rappresentante e affidandogli la contabilità di tutte le società; è lui che gestisce
la costituzione delle diverse associazioni/società (emerge chiaramente dalle
intercettazioni telefoniche sia nella lunga conversazione con il fratello”, in
quella conversazione con mio fratello Renato non parlavo affatto di costituire
società o associazioni, “sia dalle conversazioni con le sue collaboratrici)”, qui, la
mitologia è quella di Orfeo e delle Baccanti. Se le Baccanti non hanno divorato
Orfeo, ci pensa la donna triforme, cannibalica.

“[…] è lui che coordina e dirige l’attività di movimentazione finanziaria”.
Abbiamo verificato come fa: prende diecimila euro da una banca, li mette in
un’altra, li sposta in un’altra ancora, poi, crea due scoperti e riporta i soldi nella
prima… fa tutto questo, moltiplicato vorticosamente. “[…] è lui che coordina e
dirige l’attività di movimentazione finanziaria e fatturazione (vedi i numerosi
appunti manoscritti a sua grafia sequestrati)”. Qui, ci sono cose, attribuite a me,
che non sono mie. Non è stata fatta nessuna perizia calligrafica, ma è
sicurissimo, per via del contenuto, che non sono mie. Ci sono altre ipotesi, ma
non sono mie. E, comunque, non conterrebbero notizie criminose. “[…] è lui che
assume cariche formali non solo in VSCB”: sì, sono amministratore. “[…] è lui
che costituisce le società svizzere”, no, una sola, la Nomen SA, “le gestisce e
conferisce mandati a soggetti terzi per amministrarle in via fiduciaria. Tutte le
persone escusse, compresi gli altri imputati che hanno reso dichiarazioni
spontanee orali o scritte, lo hanno indicato come riferimento primo e terminale
decisionale di ogni attività”. Lui!

È una sentenza contro la parola, contro l’associazione, contro il dispositivo
dell’esperienza e della sua scrittura, contro il dispositivo intellettuale, contro lo
statuto intellettuale, quindi contro ciascuno come statuto intellettuale nel
dispositivo: lo scienziato, il cifrante, lo scrittore, lo psicanalista, il poeta, l’artista,
il cifratore, l’imprenditore.

Il secondo rinascimento è il rinascimento della parola e la sua industria, che
procedono dall’apertura intellettuale. Dei congressi a Milano, a Parigi, a
Londra, a New York, a Tokio, a Gerusalemme, a Caracas, a Barcellona, a San
Pietroburgo, a Lubiana e nelle varie città in Italia e all’estero, ci sono scritti,
filmati, foto. Ma ciò che è essenziale, rivoluzionario in questi congressi, la
novità assoluta, è il dispositivo, il dispositivo congressuale. È ciò che sbalordiva
in ciascuna città in cui si è tenuto un congresso.

Il dispositivo intellettuale è anche il dispositivo della Villa San Carlo
Borromeo. I due marescialli non sono mai stati alla Villa San Carlo Borromeo,
nessuna delle tre donne accusanti né delle tre donne giudicanti è stata alla Villa
San Carlo Borromeo, tant’è che la sentenza recita (p. 7): “Il restauro delle
dimore storiche di Senago (Villa San Carlo Borromeo) e di Medolago (Villa
Rasini)”. La donna triforme è tanto lontana dalla realtà che crede che Medolago
sia il paese dove sta la Villa Rasini: invece, il paese si chiama Limbiate e la villa
si chiama Villa Rasini Medolago.

I dispositivi intellettuali s’instaurano in ciascuna delle sedi, in ciascuna città.
Anche la mostra di Ferdinando Ambrosino a Palazzo Ducale, a Napoli, era un
dispositivo di parola, con statuti intellettuali, non già con statuti sociali.
Oggi, siamo a Milano, città che sta rinascendo, si sta reinventando e che sarà
sempre più protagonista nei prossimi anni. Città internazionale e intersettoriale.
Ma ha anche qualcosa di arcaico. L’arcaismo è questa sentenza.

L’intervento cifrematico è il dispositivo cifrematico, che coglie i cifremi, le
proprietà intellettuali, e è il dispositivo di cifra, dispositivo di qualità, di valore
intellettuale. Tutt’altro che la “costruzione” attorno all’“idea di sé” o attorno
all’“idea dell’Altro”. Tutt’altro che il “ritratto di sé” come colmo del
conformismo. È la modernità, la vera modernità intellettuale.

È il dispositivo che procede dall’ironia secondo la dissidenza. Dispositivo
della domanda. Dispositivo pulsionale. Dispositivo di valore. L’associazione e il
dispositivo intellettuale non possono essere criminalizzati. La parola non può
essere criminalizzata.

Il progetto è proprio del labirinto e il programma è proprio del paradiso. Il
progetto è oltre l’economia e oltre l’amore. Il programma è oltre la finanza e
oltre l’odio. L’economia e la finanza: l’alibi, l’istanza di scrittura dell’esperienza.
Il progetto si rivolge al simbolo, nel registro della legge, e alla lettera, nel
registro dell’etica. Il programma si rivolge alla cifra, nel registro della clinica. Il
progetto e il programma s’instaurano secondo l’inconscio, secondo la
dissidenza, secondo il numero, secondo l’idioma, secondo la particolarità. Il
progetto s’instaura perché l’idea dello specchio e l’idea dello sguardo operano
per la scrittura della ricerca. Il programma s’instaura perché l’idea della voce
opera per la scrittura dell’impresa. Il progetto è sia sintattico sia frastico. Il
programma è pragmatico. Proprio per ciò, il progetto è economico e il
programma è finanziario. Il progetto e il programma procedono dall’apertura
intellettuale secondo la dissidenza. L’apertura intellettuale: senza più sostanza.
Il dispositivo intellettuale: senza più sostanza. E senza più mentalità.
Dispositivo di valore. Dispositivo di cifra, che, quindi, diviene dispositivo di
scrittura dell’esperienza, dispositivo scritturale, e, quindi, dispositivo
amministrativo.

Le imprese, in Europa, avranno modo di formalizzare, nei prossimi anni e
nei prossimi decenni, ciò che è proprio dello statuto intellettuale e
dell’intellettualità stessa dell’impresa. Anziché sacrificare l’impresa al principio
algebrico o geometrico di contabilità, principio riduttivista.

Il primo processo s’inquadrava in un sistema che stava per instaurarsi in
Italia e in Europa, il sistema dello psicofarmaco e della psicoterapia, il sistema
della calma, il sistema della necropoli.

Questa sentenza – e non dico: questo processo, perché la verifica fiscale non è
mai avvenuta, e il processo vero e proprio non è mai avvenuto –, questa
sentenza s’inquadra nel nuovo spirito di purismo sacrificale finanziario che
contraddistingue la burocrazia europea contemporanea, rispetto a cui noi
abbiamo scritto e pubblicato libri, saggi, interventi, abbiamo tenuto congressi,
conferenze e laboratori, anche dopo Maastricht. Abbiamo tenuto a Ginevra, nel
1994, il congresso: La carta intellettuale. Charta intellectualis: la carta intellettuale è
la carta del pianeta, la carta dell’Europa. La carta della parola. Molti interventi
al Circolo della stampa di Milano, i numeri della rivista “Il secondo
rinascimento”, i quattro numeri della rivista “La cifra”, la rivista “La
cifrematica”, i laboratori sui tratti salienti della civiltà, su internet, sullo stress e
su tutto ciò che veniva trattato dal sistema psicofarmacologico, psicoterapeutico
e psicocriminologico come psychopathia criminalis. Tutto ciò abbiamo rilevato e
toccato e indagato e analizzato nei laboratori, nei convegni, nelle giornate di
studio, nelle conferenze, nei dibattiti in varie città, in un’attività che ha
coinvolto migliaia di persone. Quest’attività, quest’esperienza non possono
essere cancellate dalla sentenza redatta dalla donna cannibalica.

Cristina Frua De Angeli è interlocutrice di una scommessa intellettuale come
scommessa di vita.

Le viene obiettato di “essere moglie” e di “stare a fianco”, oppure di essere
da me “consultata”, nonché di costituire il “riferimento” per il direttore dei
lavori, gli architetti, gl’ingegneri, i tecnici impegnati nel restauro di Villa San
Carlo Borromeo. In effetti, dal settembre 1974, ha dedicato ampie risorse, forze e
la sua stessa vita alla casa editrice (redazione, traduzione, edizione, ufficio
stampa, interlocuzione con gli autori, con i giornalisti, cura di ciascun dettaglio
della realtà editoriale in Italia e all’estero), ai congressi in ogni parte del mondo
(viaggi, organizzazione, coordinamento, direzione) e al restauro (avvalendosi
del suo gusto e della sua cultura, curando ciascun dettaglio). Non si è mai
occupata di amministrazione né di contabilità né di fatture. Era rappresentante
legale delle cinque società principali, ma ero io il responsabile amministrativo.
Nell’informativa della Guardia di finanza del 14 gennaio 2010, a pag. 89, si
legge: “[…] dalle attività di intercettazione telefonica è emersa una posizione
sfumata della Frua relativamente alle attività amministrative, burocratiche, di
contatto con banche ed enti pubblici (ad esclusivo appannaggio del Verdiglione
e dei suoi stretti collaboratori), limitandosi la stessa pressoché esclusivamente
ad attività intellettuali, scrittura di libri ed articoli, pubbliche relazioni con la
stampa per la promozione della Villa San Carlo Borromeo”.

Cristina Frua De Angeli ha partecipato, ciascuna volta, al progetto e al
programma di vita. Non si è mai occupata dei “movimenti bancari”. Non ha
mai avvertito qualcosa d’illecito nella condotta mia e di nessun altro delle
nostre strutture. Ha avuto sempre fiducia in me e nelle persone incontrate
nell’esperienza. Una fiducia costruttiva. Accanto alla lealtà assoluta.

Ha ceduto opere d’arte, che facevano parte del suo patrimonio, affinché esse
entrassero tra i beni museali della Villa San Carlo Borromeo e, in definitiva,
della Fondazione. Da qui, la natura, lecita e legittima, della vendita a Villa San
Carlo Borromeo srl e della cessione di credito a ente socio di Villa San Carlo
Borromeo srl. Un gesto verso la Villa, quindi verso il patrimonio della
Fondazione.

Con me ha costituito la “Nomen SA” a Ginevra, alla luce del sole, in assoluta
trasparenza, in virtù dell’importante attività in Svizzera da decenni e perché,
nel progetto internazionale, che prevedeva, successivamente, anche la
quotazione di una società, Ginevra è una piazza finanziaria importante.
Cristina Frua De Angeli ha rilasciato garanzie personali per mutui e fidi alle
società? La donna triforme giudicante trova criminoso questo gesto, per giunta
ripetuto a favore delle società?

La donna triforme cita un autista che ha accompagnato qualche volta
Cristina Frua De Angeli in banca. E questa è una prova? E di che cosa? La
donna triforme cita anche le intercettazioni. Ma non ce n’è nemmeno una che a
nessun titolo possa essere portata in un processo penale.

Cristina Frua De Angeli è assolutamente lontana dal mondo demonologico
creato dai marescialli e dai colonnelli e ricaricato dalla donna triforme. Lei ha
subito, gravemente, le conseguenze di questa “creazione”. Le ha subite nella
salute (fra l’altro, due interventi chirurgici), nella vita, nell’attività.

Per l’udienza del 19 maggio 2015 ha scritto un testo di circa sessanta pagine:
una testimonianza, precisa e puntuale, dell’esperienza e del suo apporto
all’impresa intellettuale (casa editrice, Villa, congressi, master, istituti scientifici
internazionali). Mentre esponeva la sua testimonianza, la presidentessa
ostentatamente non ascoltava, indaffarata in altre cose sul suo tavolo. Le giudici
a latere guardavano livide e vendicative. Cristina Frua De Angeli, dopo un’ora,
ha avuto un attacco ischemico, con amnesia globale transitoria, e non ha potuto
proseguire. Quale invidia e quale odio ha mosso le tre donne giudici a
condannare Cristina Frua De Angeli a sette anni di reclusione perché “moglie”?
È uno schiaffo all’intelligenza e all’onestà. L’Italia si vergognerà di loro.
Enrica Ferri, da ventidue anni presidente dell’associazione “Le Chiffre de la
parole” e attiva collaboratrice già nel decennio precedente, ha uno statuto
intellettuale nel dispositivo del business culturale e artistico nonché nel
processo di valorizzazione dell’esperienza. È definita dalle tre donne giudici
come mia “assidua collaboratrice”, “se pure non stabilmente presente negli
uffici di via Fratelli Gabba 3”. In realtà, non stava mai in quella sede. E non si è
mai occupata in senso tecnico di contabilità della società “Italbrain srl” né dei
suoi rapporti con le banche, e neppure di problematiche fiscali italiane. Enrica
Ferri ha dato a “Italbrain”, società di cui era rappresentante legale, un apporto
essenziale rispetto all’oggetto sociale, segnatamente per la promozione e la
diffusione dell’arte e della cultura e dei loro prodotti in Italia e all’estero.
L’associazione da lei presieduta ha una struttura imprenditoriale, scientifica,
culturale, artistica, tecnica rivolta anche al restauro, una struttura adeguata a un
intervento per la Villa San Carlo Borromeo, dove occorreva, appunto, un
apporto intellettuale e tecnico.

Riguardo all’associazione “Le Chiffre de la parole”, le tre donne giudici
desumono l’assenza di una struttura imprenditoriale dall’assenza di macchinari
edili e operai. L’apporto dell’associazione “Le Chiffre de la parole” e degli altri
enti svizzeri era specifico al restauro di un complesso monumentale storico e
artistico importante: i servizi intellettuali (studi, ricerche archivistiche e
storiche, progettazione, rilievi tecnici, organizzazione, coordinamento,
controllo, interventi tecnici e specialistici) sono servizi essenziali al restauro e
hanno un risultato nella qualità del restauro stesso. Il valore di tale apporto e di
tali servizi va ben oltre il valore delle fatture.

Eveline Sautaux è architetto con specializzazione in restauro di monumenti e
giardini storici. Rappresenta sia “Les Jardins d’Europe”, ente svizzero, sia
“Intextio srl”, società costituita appositamente per i suoi servizi al restauro e al
processo di valorizzazione di monumenti e giardini. Ciascuno dei due enti si
avvale delle proprie strutture imprenditoriali adeguate e dei propri servizi,
come di consulenze tecniche, scientifiche e professionali e di specializzazioni
qualificate per assolvere il proprio compito.

Eveline Sautaux ha assicurato la sua direzione alle due squadre d’intervento.
Che collabori con me, come scrivono le tre donne giudici, non è un difetto né un
reato.

Sergio Fumagalli, direttore dei lavori architettonici, non ha affatto negato i
lavori e le fatture attinenti al restauro da parte degli enti svizzeri “Ho esaminato
la contrattualistica, quindi, posso dirvi che, a fronte dei documenti fiscali, erano
stati stipulati accordi scritti”.

“Trattandosi di lavori che ritenevo effettivamente svolti non ho mai avuto
problemi a redigere le relazioni che mi ponete in visione e ad apporre la mia
firma e il mio timbro sui documenti in questione”. Sono le fatture emesse da
enti svizzeri.


Milano, 27 febbraio 2016

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