Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Il dispositivo cifrematico. Il progetto e il programma. Nonché dal fiele alle ceneri: il tribunale del nulla [prima parte]

Armando Verdiglione
(8.03.2016)

La donna triforme ha bisogno della “galassia” e dell’”ufficio”. La galassia: le
società e le associazioni. L’ufficio: quello dove stanno “un unico dominus”,
alcune persone e un computer. Le persone sono cinquanta. I computer
altrettanti. Ma soltanto poche persone sono “attenzionate”. E un computer. La
galassia è “preordinata costruzione” (p. 7), costruita in modo preordinato e,
“comunque”, è “sfruttata”. Molte società e associazioni, per un verso, e l’ufficio
con un computer, per l’altro. Società e associazioni, “molte delle quali
(soprattutto quelle italiane) prive di un’autonoma ed effettiva consistenza
imprenditoriale” (p. 8). L’impresa è senza “autonomia” e senza “consistenza”.
La “consistenza” è convenzionale, fantasmatica. E l’idea di “autonomia” è l’idea
dell’impresa che finisce, dell’impresa segnata dalla durata, dell’impresa
circolare. L’impresa intellettuale, l’impresa vera e propria, è proprietà del fare,
della struttura dell’Altro, dell’industria. La “consistenza” e l’“autonomia” sono
senza l’Altro e senza il tempo, stanno sotto il principio del terzo escluso, sotto il
principio della memoria selettiva.

JPEG - 70.2 Kb
Hiko Yoshitaka, cifratipo

Qui, la presunzione sta già tutta nell’informativa della Guardia di finanza del
14 gennaio 2010, con qualche aggiunta nelle altre quattro informative,
rispettivamente del 28 febbraio 2010, del 30 marzo 2011, dell’8 aprile 2011 e del
16 aprile 2011. I marescialli e i colonnelli situano tutta la documentazione in
uno dei computer del ragionier P. Ma citano cose che si trovano ora nell’uno ora
nell’altro computer. L’altro computer è il computer portatile personale del
ragioniere. Invece di fondarsi sui documenti cartacei, confondono ciò che è
extracontabile con ciò che è contabile. La loro prosa resta affidata alla
presunzione: “si ritiene”, ”queste cose ci fanno ritenere”, “probabilmente”,
“verosimilmente”, “sembrerebbe apparentemente”. Il condizionale diventa
imperativo categorico nella sentenza.

Le informative dei marescialli e dei colonnelli provano l’assenza di verifica
fiscale, che esige analisi, riscontri, contraddittori, anche documenti allegati dal
contribuente.

La sentenza ricalca le informative, gravemente colorandole e rendendole
fosforescenti, inserendo qualche impiastro della donna triforme accusante. La
sentenza prova l’assenza del processo, togliendo dal “dibattimento” tutto ciò
che contrasta con il postulato in tutta la sua tautologia.

Le informative sono segnate da una forzatura ideologica e da un
procedimento algebrico falsificatorio sorretto dal postulato e dalla presunzione,
per cui tutto ciò che sembra ai marescialli basta a dimostrare e a confermare il
postulato e la presunzione. Per la sentenza, tutto ciò che sembra ai marescialli
assurge a realtà ontologica, come tale, “indiscutibile”, “inconfutabile”,
“incontestabile”.

Il reato è riposto nel personaggio e nel suo “entourage”. Basta che sia
riconducibile al personaggio, a “un unico dominus”: e la realtà diventa
“demoniaca”, quindi “criminosa”. Non conviene ai marescialli né alla doppia
triade definire l’“entourage” come un vero e proprio gruppo associativo e
societario
: questo toglierebbe il pretesto fiscale. E allora viene postulato come
gruppo “demoniaco”, quindi “criminale”.

La “galassia” e l’“ufficio”: la “galassia” è il massimo, l’“ufficio” è il minimo.
Ciò che importa, qui, è il minimo, il locale. La “galassia”: società e associazioni.
Ciò che subito viene negato è il dispositivo. Questo tribunale del nulla è
anzitutto intollerante verso l’associazione come proprietà dell’ostacolo assoluto
e della causa di senso, della causa di sapere, della causa di verità, come è
intollerante verso il dispositivo.

L’associazione è la condizione del dispositivo. La giustizia come stile e follia,
modo d’intervento del punto e modo d’intervento del contrappunto, è la
condizione del dispositivo. Che il punto e il contrappunto intervengano è la
provvidenza. In questa accezione, la giustizia e la provvidenza sono la
condizione del dispositivo intellettuale, del dispositivo di parola, del
dispositivo del viaggio. Senza più linea. Senza cerchio.

“Società e associazioni […] molte delle quali (soprattutto quelle italiane)
prive di una autonoma ed effettiva consistenza”: sono dell’ignoranza più crassa
in materia di aritmetica, di matematica, di linguistica. La “consistenza” è un
concetto assurdo, inaccettabile rispetto all’aritmetica, alla matematica, alla
logica e alla struttura della parola. Se l’“esistenza” è l’antropomorfismo, la
consistenza è l’appannaggio dell’antropomorfismo. “[…] consistenza
imprenditoriale”: la donna triforme si mostra, si rappresenta, si ostenta come
esperta d’impresa, esperta di economia, esperta di finanza, esperta di filosofia,
di arte e di cultura.

In nome dell’ignoranza è stata redatta questa sentenza, quindi sul fantasma e
sul pregiudizio. Ignoranza ormai assurta a principio. Il principio dell’ignoranza
è il principio della donna triforme, ma è anche il principio di altri funzionari e
professionisti della morte, di molti avvocati e commercialisti, che si sono
dimostrati sciacalli e cannibali, così come sono intervenuti dal 18 novembre
2008 a oggi.

“Società e associazioni […] molte delle quali (soprattutto quelle italiane)”. Il
maresciallo Mincarini postulava, in udienza, l’inesistenza soltanto di una
società, come egli la chiamava. Non è una società, ma un’associazione: “Le
Chiffre de la parole”. Poiché di questa associazione sono stati dati i documenti
che attestano lo statuto, la struttura, i dispositivi e l’attività rispetto alla
confederazione elvetica e rispetto al cantone dove risiede, la sentenza la
dichiara esistente. “[…] prive di una autonoma ed effettiva consistenza
imprenditoriale, formalmente rappresentate da prestanomi conniventi e
consapevoli”. Quindi, non sono società con dispositivi, con persone, con
attività, con la parola, con la comunicazione, con incontri, con tutto ciò che
costituisce un’impresa intellettuale. In ciascuna impresa s’instaurano dispositivi
di parola: ora sottaciuti, ora messi in disparte, ora non considerati, ma risultano
essenziali. Tutto ciò è stato chiamato “management”, ma non è mero
“management”. Qui si tratta di soci, di associati che intervengono rispetto a un
movimento, a un progetto, a un programma.

La donna triforme postula il progetto come funzionale al programma. Il
progetto è “la ossessionante ricerca di risorse finanziarie imponenti” (p. 7):
questo è ciò che queste donne chiamano il “progetto globale” (p. 7). Hanno
sentito in una delle dichiarazioni la formula “progetto globale” e hanno capito
che fosse questo. L’attività, dal 5 febbraio 1973 in poi, era improntata a questo
“progetto globale” in funzione di un “programma” criminoso? Sia il progetto
sia il programma sia il dispositivo della parola sia la parola sono criminalizzati.
Non si tratta di statuti intellettuali in un dispositivo di parola, in un dispositivo
d’impresa, in un dispositivo commerciale, in un dispositivo di comunicazione,
in un dispositivo redazionale, in un dispositivo congressuale, in un dispositivo
delle mostre, quindi, di statuti intellettuali in un dispositivo cifrematico, ma si
tratta di “prestanomi” o, addirittura, di nomi presi in un elenco di nominativi.
Trovano un elenco di partecipanti a un convegno e dicono che il tale, che ha
partecipato a un convegno, si è trovato come presidente di una società.

Addirittura sbagliamo a scrivere il nome e lo mettiamo alla presidenza di una
società? La letteratura fantastica era, comunque, letteratura: questa è la
fantasmatica senza la letteratura.

“[…] prestanomi conniventi e consapevoli, spesso simpatizzanti del
movimento e frequentatori della Villa”: i “prestanomi” stavano lì per
“simpatia”. La coppia che interessa, la coppia dell’adunanza, dell’assemblea, è
la coppia simpatia-antipatia. I simpatizzanti diventano presidenti di società,
“prestanomi”. Ma di che cosa si è occupata questa donna triforme? Di quale
impresa? Di quale società? Ha avuto quattro volumi di analisi puntuale di
ciascun aspetto dell’affaire fiscale, ha avuto testimonianze, documenti, prove,
contraddittori con i testimoni, contraddittori anche con i testimoni portati dal
Pubblico ministero come testimoni di accusa. Ha avuto dossier di documenti,
consegnati sia alla Guardia di Finanza sia direttamente in tribunale, che
riguardano ciascun aspetto delle imprese, ciascun aspetto delle società. Ma si è
focalizzata solo su una società e ha associato l’altra, la Frua De Angeli Holding
spa. Nessuna menzione della casa editrice. Il Pubblico ministero, sì, aveva
accennato qualcosa: fanno qualche convegno alla Villa e, poi, ne fanno dei libri.
La casa editrice avrebbe fatto queste cose qui: cose che si dicono alla Villa, poi
diventano libri. Quello che è stato consegnato il 19 maggio 2015, da me, e il 10
settembre dall’avvocato Lucio Lucia per conto di Cristina Frua De Angeli;
quello che è stato formulato il 19 maggio da Mariella Borraccino, da Fabiola
Giancotti, da Enrica Ferri, da Carla Vazzoler e da Eveline Sautaux; quello che è
stato consegnato il 6 novembre, cioè la relazione di Paolo Duranti, e gli allegati,
che erano frutto di indagine e di verifica da parte dell’avvocato Carlo
Cortinovis e dell’equipe di ragionieri e di commercialisti; quello che io ho
consegnato il 17 dicembre, chiamato “volume” dalla donna triforme, cioè
l’analisi di ogni aspetto della requisitoria e del discorso delle patrone delle due
banche costituitesi parte civile, e gli allegati, vanno richiamati integralmente,
oggi, rispetto all’appello. Sono stati cancellati totalmente dalla sentenza.
“Società e associazioni […] molte delle quali (soprattutto quelle italiane)
prive di una autonoma ed effettiva consistenza imprenditoriale, formalmente
rappresentate da prestanomi conniventi e consapevoli, spesso simpatizzanti del
movimento e frequentatori della Villa, ma gestite di fatto”, ecco, ancora,
l’“apparenza”, il “formale”, “in modo accentrato negli uffici di via F.lli Gabba n.
3 a Milano da VERDIGLIONE e dai suoi più fidati collaboratori”, e vengono
elencati i più fidati collaboratori di Verdiglione che sono donne.

Scrive cose di grande interesse, a questo proposito, Oskar Panizza in
Psychopathia criminalis, 1898, (Spirali 1990). Nel capitolo intitolato Paranoia –
Follia. Estrema manifestazione della psychopathia criminalis
, scrive:
Non è sempre facile provare in foro immediatamente la colpevolezza di questa gente.
E, poco prima, dice che si tratta di gente che per esempio scrive libri.

Quelle teste piene zeppe di sapere rovinoso sommergono spesso il Presidente di citazioni dal
Convivio di Platone e dalle Upanishad al punto che l’atmosfera per lui diventa opprimente.

Cultura, arte, la parola sono cose che opprimono il Presidente del tribunale.

In realtà questa gente crede che, essendo esistiti Muzio Scevola e Guglielmo Tell o siccome
Schiller ha scritto I masnadieri, sia loro consentito di pensare qualunque cosa.


Oh, bella! Si mettono a pensare, addirittura a parlare! Il tribunale non è il
tempo della parola, è il luogo senza la parola! Il tribunale come tale va meglio
senza la parola.

In tale eventualità il Presidente dovrà semplicemente respingere tutto l’inutile cicaleccio dei
tempi universitari, dal momento che esso non è riconducibile all’ambito di un articolo del
Codice penale.


La parola non è rilevante! I libri non sono rilevanti! L’arte non è rilevante! La
dissidenza non è rilevante! La particolarità non è rilevante! La specificità non è
rilevante! L’impresa non è rilevante! È rilevante tutto ciò che “è riconducibile
all’ambito di un articolo del Codice penale”.

Il Presidente dovrà […] sottoporre direttamente l’imputato alla verifica dei suoi sentimenti
oppure delle sue opinioni monarchiche.


Importante che l’imputato dica se è conforme o non è conforme al sistema.
Cosa ne pensa del sistema? Quali sono i suoi sentimenti verso il sistema, verso
il regime (all’epoca, c’era la monarchia)?

Se, per esempio, è noto che l’imputato non ha fatto parte di Associazioni Combattenti, né di
Organizzazioni degli Ufficiali della Riserva, oppure ha mostrato carente entusiasmo nel gridare
i suoi Urrah! – cosa questa facilmente accertabile con l’aiuto delle autorità locali di polizia
indagando sui precedenti dell’imputato –, si potrà rapidamente vedere con chiarezza qual è lo
stato delle cose e dell’animo del convenuto.


Nella requisitoria, è il “comportamento” l’aggravante fondamentale
formulata dal Pubblico ministero. La donna triforme giudicante, senza neanche
menzionarlo, descrive il “comportamento”. E tutto ciò che è riconducibile a “un
unico dominus” è riconducibile al codice penale.

Ecco ancora Oskar Panizza:

Una volta poi che sia stata accertata nell’imputato una carente struttura monarchica dei suoi
nuclei cerebrali, il che equivale a dire del suo substrato intellettuale, si andrà direttamente alla
meta. Per quanto si comportino eroicamente per tutto l’interrogatorio, c’è sempre qualcosa che
non va in queste persone. O sono mal pettinate, o la scriminatura è storta, o la veste è sfilacciata,
oppure sono i bottoni a essere sciupati, se non addirittura staccati (stato questo molto amato e
diffuso tra i professori tedeschi), oppure le lenti degli occhiali sono molate in modo diseguale e
lo sguardo assume così quell’infame convergenza che agisce come acido nitrico su certi
machiavellismi, può darsi ancora che un lobo dell’orecchio sia attaccato, oppure un naso alla
Schiller sia collocato fuori squadra, com’era nel suo proprietario di origine. Lombroso ha
enumerato una gran quantità di sintomi di tal natura per questi casi, e un qualunque segno
degenerativo in senso antimonarchico lo si trova sempre fra tutte le possibilità offerte! E se la
cosa non va e re ipsa, funzionerà certamente ex adjuvantibus, come abbiamo esposto sopra
diffusamente. La predisposizione alla follia è comunque innata nell’immortale anima tedesca,
per cui sarebbe proprio un caso singolare non ritrovarla poi in un professore.


Ancora, in conclusione del libro:

Ecco dunque che oggi il tipus della psychopathia criminalis è fissato con chiarezza e in via
definitiva.

La malattia si manifesta attraverso i sintomi più vari che noi abbiamo esposto in questa sede
riassumendoli nelle forme patologiche più correnti, in quanto più comprensibili: mania,
melancholia
, paralisi cerebrale e follia. Bisogna ricordare anche che spesso i sintomi patologici di
questa psicosi criminale si sviluppano particolarmente nelle forme che rientrano nel quadro
della paranoia.

La nostra raccomandazione è che il carattere aereo, evanescente come il respiro, proprio di
tutte le manifestazioni psichiche, non ci tragga in inganno sulla grande virulenza dei germi di
cui stiano qui trattando. Il pericolo è qui. È imminente. E considerando che il processo delle
affezioni cerebrali politiche in occidente è progressivo, presto risulterà con chiarezza che siamo
di fronte a una delle epidemie di massa più pericolose e più gravide di conseguenze. È tempo
dunque di gridare ai monarchi: “PRINCIPI D’EUROPA, PROTEGGETE I VOSTRI BENI PIÙ SACRI!”.


Le banche. Le banche che non sporgono querela. Né il Pubblico ministero né il
Presidente sentono la necessità di convocare i funzionari di banca per
interrogarli intorno al sospetto avanzato dalla Guardia di Finanza e dal
Pubblico ministero. Presumono, sospettano qualcosa? Interrogano forse i
funzionari di banca che hanno concesso il mutuo? Non l’hanno fatto. La
patrona dell’Etruria ha detto che non c’era bisogno, che era così! Ma la patrona
non è testimone. È patrona o, in questo caso, madrina.

La donna triforme ha tre risposte al fatto che le banche non hanno sporto
querela. È assolutamente irrilevante che si proceda per truffa senza querela da
parte del truffato! Qui, arriva un’anfibologia tra ciò che sta “a monte” e ciò che
sta “a valle”. È come tra la “cima” e l’“abisso”, tra il “superno” e l’“inferno”.
Ciò che sta “sopra”, ciò che sta “sotto”. Sopra, i rapporti con i vertici. Sopra, la
decisione di accordare un mutuo. Ma ciò che sta sotto la concessione del mutuo,
ciò che sta sotto l’operatività, ciò che sta sotto l’impresa arriva “all’evidenza”,
dopo la calata dei marescialli (p. 94)! Questo professa e confessa la donna
triforme: “che le banche si siano rese conto dei raggiri e degli artifici posti in
essere ai loro danni, solo all’esito delle indagini di polizia giudiziaria”, quindi
dopo la calata dei marescialli! La calata dei marescialli produce il disastro, e la
donna triforme dice che il disastro è la prova di ciò che è stato prima. No! Il
disastro è la prova data da chi l’ha prodotto, e l’hanno prodotto i marescialli e
coloro da cui hanno ricevuto l’ordine. Durante la verifica e durante le
discussioni con l’avvocato Carlo Cortinovis, i marescialli hanno dichiarato di
avere subìto quella verifica. Chi gliel’ha imposta? Sono due i marescialli portati
in dibattimento come accusatori. Curiosamente, il terzo maresciallo, Giovanni
Di Lorenzo, non viene portato come accusatore. Eppure, è l’unico a essere stato
alla Villa San Carlo Borromeo, il 18 novembre 2008, e è colui che ha interrogato,
a Busto Arsizio, il 24 marzo, dalle sette del mattino alle due del pomeriggio, il
ragioniere P. Come mai non è venuto in tribunale come accusatore? Non
avrebbe forse potuto reggere questo interrogatorio? Avrebbe potuto dire forse
che le opere c’erano? Avrebbe potuto dire la sua impressione intorno al restauro
della Villa? E non poteva dirlo? Per cui, ci si doveva attenere a ciò che poteva
dire il maresciallo Mincarini, che non è mai stato alla Villa, che suppone che le
opere ci siano, che suppone che sì, sicuramente, un restauro ci sia stato. Ma qual
è la prova del restauro? È la prova del carpentiere, la prova dell’imbianchino, la
prova del manovale, e basta!

“Anzitutto, le segnalazioni di operazioni sospette si perfezionavano a valle
della operatività già in essere e non a monte” (p. 94). “A valle” e “a monte”, ciò
che sta “sopra” e ciò che sta “sotto”: questa è l’ideologia, questo è il sistema
stesso di questa inquisizione. Perché è solo inquisizione, non è processo.

“Anzitutto, le segnalazioni di operazioni sospette si perfezionavano a valle
della operatività già in essere, e non a monte, ossia quando si accendevano i
rapporti bancari e si ottenevano modalità che consentivano di operare ‘a debito’
(sconfini, fidi, castelletti salvo buon fine, conti anticipi)”. Consentivano gli
sconfini!? Qui si tratta di mutui, da pagare con rate! Oppure, se si tratta di fidi,
lo sconfinamento non viene stabilito “a monte”, quando è avvenuta la decisione
di concedere il fido. E insistono sulle intercettazioni: il loro perno sostanziale e
mentale sono le intercettazioni, con l’uso e con il riassunto che ne fanno.

“[…] sicché”: la sentenza ha un procedimento ipotattico. Apparentemente,
una frase sta legata all’altra, dentro un’impalcatura, ottenuta con l’ipotassi, con
la proposizione indiretta. In realtà, ciascuna proposizione, diretta o indiretta, è
postulata dalla donna triforme. Non parte da una constatazione, per cui possa
stabilirsi l’ipotassi, la proposizione indiretta. L’impalcatura ipotattica è
adeguata all’impalcatura ideologica. “[…] Anzitutto, le segnalazioni di
operazioni sospette si perfezionavano a valle della operatività già in essere e
non a monte”: è un postulato. Le segnalazioni non avvenivano quando veniva
deliberato il fido. Se segnalazioni ce n’erano state, esse non avevano avuto
importanza per la delibera del fido. Oppure si tratta delle intercettazioni?
Questa è un’altra cosa.

“[…] sicché, all’evidenza”: quello che diceva prima non era una
constatazione. Il principio dell’evidenza è il principio dell’esorcismo e è frutto
del principio della trans-parenza, cioè di ciò che sta al di là dell’apparenza, ma,
per questa donna triforme, l’accezione di trasparenza è sotto l’apparenza. “[…]
sicché all’evidenza i funzionari più accorti si accorgevano solo in un secondo
momento (rispetto a quello rilevante per la consumazione del reato)”. Il “reato”
era consumato quando avveniva la delibera: cioè, io incontravo il direttore
generale, il funzionario, ne seguiva la delibera. Lì si consumava il reato. “[…] si
accorgevano solo in un secondo momento”: quindi, si accorgevano “a valle”. Il
reato si è consumato “a monte”, loro si accorgono “a valle”, perché sono “i
funzionari più accorti”. “Non a caso alcune banche hanno poi voluto
interrompere i rapporti con questi soggetti intimando il rientro dalle
esposizioni”. Le richieste di rientro sono incominciate dopo l’invasione dei
marescialli in cinquanta nostri siti e nelle banche. Dopo questo, dopo
interrogatori e altro, le banche chiedono il rientro, lo sconfinamento non è
tollerato, chiedono il rientro perché la linea non è perfetta. Ciò che sta “a
monte” e ciò che sta “a valle”: “a monte”, il reato si consumava; “a valle”, “i
funzionari più accorti si accorgevano solo in un secondo momento (rispetto a
quello rilevante per la consumazione del reato)”.

“In secondo luogo, i contatti fra VERDIGLIONE e i vertici bancari, emersi
dalle intercettazioni, i cui approfondimenti investigativi non hanno tuttavia
trovato specifici riscontri”. Ma i “vertici bancari” delle intercettazioni
telefoniche sono i gestori del conto corrente! Non sono il presidente della banca
o l’amministratore delegato o il direttore generale! Ma nemmeno il capoarea! E
nemmeno il capo corporate! “[…] i cui approfondimenti investigativi non
hanno tuttavia trovato specifici riscontri”: dovrebbero mettere nel conto questa
profonda delusione della donna triforme che non siano stati trovati “specifici
riscontri”, che i cioccolatini non fossero tangenti!

“In secondo luogo, i contatti fra VERDIGLIONE e i vertici bancari, emersi
dalle intercettazioni, i cui approfondimenti investigativi non hanno tuttavia
trovato specifici riscontri, appaiono soprattutto funzionali alla risoluzione delle
problematiche connesse alla operatività dei conti, una volta emersi a posteriore
[sic!] elementi di sospetto”. Quindi, sarebbe irrilevante che le banche non
abbiano querelato, per questi motivi. Primo: perché bisogna badare a ciò che sta
“a monte” e a ciò che sta “a valle”. Secondo: perché bisogna badare a ciò che sta
“a priore” e a ciò che sta “a posteriore”. Terzo: perché c’è una spiegazione più
verosimile. Sta dicendo che le prime due spiegazioni – la donna triforme le
chiama “spiegazioni” – sono verosimili, sì, ma – e, qui, la donna triforme cala
l’asso – “la spiegazione più verosimile è che le banche si siano rese conto dei
raggiri e degli artifici posti in essere ai loro danni, solo all’esito delle indagini di
polizia giudiziaria”, quindi solo dopo il disastro compiuto dalla calata dei
marescialli! Solo allora si sono rese conto: ma di che cosa? Dello sconfinamento,
della differenza fra saldo contabile e saldo liquido rispetto alla linea di credito
accordata? “[…] quindi in epoca di molto successiva rispetto alla elargizione dei
prestiti”: non è quello che dicevamo noi? Quando avvenivano le pratiche di
mutuo e di fidi, era un’altra epoca. Addirittura, le banche, prima, constatavano
che gli impegni erano mantenuti da noi più che da altre aziende. Dicevano i
bancari: di solito, c’è un margine di insoluti maggiore; qui, i vostri sono irrisori,
quasi non ci sono insoluti. Non c’erano insoluti, quindi non c’erano anomalie.
Allora, quando sorge il problema? Dopo il 18 novembre 2008 e specialmente
dopo il 24 marzo 2009, dopo la seconda calata dei marescialli. “[…] quindi in
epoca di molto successiva rispetto alla elargizione dei prestiti effettuata da
alcune delle Banche (non a caso le banche persone offese di truffe non prescritte
si sono costituite parti civili)”: che si siano costituite parti civili alcune banche, e
non altre, da che cosa dipende? Si sono costituite parte civile banche che
avevano alcuni problemi: il Banco Popolare, che aveva svariati problemi con
Italease e con altri istituti, come è ben noto; la Banca Etruria, che aveva
problemi. La banca, se è commissariata, si costituisce parte civile, per rompere
con chi stava prima! E così la Banca Popolare di Spoleto, che aveva un collegio
di commissari: aveva anche avanzato istanza di fallimento, e l’aveva, poi,
ritirata.

Sopra-sotto, fuori-dentro, vuoto-pieno, gonfio-secco, oppure umido-secco:
sono queste le anfibologie proprie del sistema strutturale applicato alla
parentela e all’origine della cucina, al cibo. L’apoteosi dell’Uroboro contiene
queste anfibologie. La zoologia fantastica viene assunta dall’antropologia
criminale. Queste anfibologie, che emergono nelle opere di Claude Lévi-Strauss,
fra cui Il crudo e il cotto, diventano ancora più inserite in quello che, poi, A.J.
Greimas, commentando Lévi-Strauss, riconoscerà come il “quadrato logico”
proprio delle Strutture elementari della parentela o dell’origine della cucina. Ma la
stessa cosmologia può diventare una branca dell’antropologia, che, per Lévi-
Strauss, era strutturale. E questo nel libro Dal miele alle ceneri.

Ubi mel, ibi fel. Rispetto al principio di selezione, che è il principio delle
strutture elementari della parentela, l’eucaristia, la transustanziazione, è
intollerabile. Il miele sembra ancora natura: un cibo già pronto. Il tabacco, no: è
soprannaturale. Deve bruciare. Le ceneri. Qualcosa brucia e, quindi, il tabacco.
La pratica del fumo è la pratica dell’apoteosi del soggetto. Tutto ciò intorno
all’anfibologia fondamentale, che, per Lévi-Strauss, è quella natura-cultura.

Fel, bilis, χολή, felleus, amarissimus, πικρότατος. E, qui, l’anfibologia dolceamaro.
Ancora, l’anfibologia rumore-silenzio o baccano-silenzio. Come tenebraluce.
Fiele: “Veggio rinnovellar l’aceto e ‘l fiele” (Purgatorio, XX). “e però pria/
tratterò quella che più ha di felle” (Paradiso, IV). Fiele come veleno. Il farmaco:
veleno-rimedio. Il farmaco è il sistema alto-basso, sul principio della
conciliazione e, quindi, della dissipazione dell’ombra. È l’ossimoro domestico
addomesticato.

La calunnia, la delazione, l’adulazione: miele, fiele, le ceneri. Il proverbio: “L’adulatore ha il miele in bocca e il fiele nel cuore”.

Pirandello scrive L’uomo, la bestia e la virtù: è curioso come questo tema sia
sotteso, come se attraversasse l’intero volume di Lévi-Strauss, Dal miele alle
ceneri
, scritto molto più tardi (1967). L’uomo, la bestia e la virtù (1919), atto I, scena
III, Paolino:

Quando non si è più così ipocriti per dovere, per professione sulla scena; ma per gusto, per
tornaconto, per malvagità, per abitudine, nella vita – o anche per civiltà – sicuro! Perché civile,
esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in
corpo fiele, in bocca miele.


Animale fantastico anfibologico: corvi e colombi. Poi, anfibologia dentrofuori.
E in corpo-in bocca. È la civiltà tanatologica. L’anfibologia fiele-miele,
nero-bianco.

Questa apoteosi dell’Uroboro è descritta anche nel libro dei Numeri della
Bibbia, sotto il paragrafo Le ceneri della giovenca rossa (19, 9): un cerimoniale
espiatorio, purificatorio, viene qui sancito come ciò che Dio prescrive. Era un
cerimoniale pagano, diffuso, ma qui Dio lo prescrive, in forma canonica,
parlando a Mosè e a Aronne:

Un uomo mondo raccoglierà le ceneri della giovenca e le depositerà fuori dal campo in
luogo mondo, dove saranno conservate per la comunità degli israeliti per l’acqua di
purificazione. È un rito espiatorio.


Questo sistema di alto-basso, forma-sostanza, sistema della simmetria ideale,
della proporzione ideale, fonda l’istituto della vendetta, da cui procedono
l’istituto della colpa e l’istituto della pena. Qui, il fiele, sia come amaro sia come
veleno, viene assunto, monopolizzato a scopo benefico, a scopo salvifico,
utilizzato per curare e salvare. E, così, diventa la forma della vendetta, la forma
dell’invidia sociale e dell’invidia antintellettuale, la forma dell’odio, una specie
di equivalente generale dei valori negativi. Per decenni, abbiamo elaborato un
itinerario intellettuale, imprese, ricerche, dispositivi, non avendo dinanzi la
negatività. La donna triforme ha accumulato ogni fantasma di negatività per
buttarlo addosso al personaggio che ha creato. E una sola cosa dice: che questo
personaggio nega il conformismo. È un personaggio creato rispetto all’assenza
di conformismo che ci riguarda.

Il tribunale è inceneritore. La donna triforme è inceneritrice. Il tribunale di
Milano è l’Eliopoli contemporanea, riduttivista, rigenerazionista. Pone il tempo
come contraddizione fra l’essere e il nulla. E vede tutto gonfio. Tutto si gonfia.
Ha un suo concetto di Edipo. Con questa sentenza, la donna triforme
“concepisce” Edipo, quindi non tollera Edipo, ossia il “piede gonfio”. E deve
postulare il “piede secco”, in un’anfibologia tra “umido” e “secco” o tra
“gonfio” e “secco”.

Per un ranocchio, un passero può sembrare un elefante. L’anfibologia è fra
tumore e diminutio. Il tribunale ostenta il nulla dell’esperienza, il nulla della
prova, il nulla della struttura, il nulla del dispositivo, il nulla della parola, il
nulla della vita. È il culto e l’adorazione del nulla. È il tribunale del nulla. Ma il
nulla posto dinanzi, la tenebra posta dinanzi e, perciò, in anfibologia con la
luminosità, con la fosforescenza. Avere il nulla? Assurdo: da qui, la paranoia.
Essere il nulla? Assurdo: da qui, la schizofrenia.

“Un unico dominus”, “il terminale decisionale”, “il terminale operativo”, i
“prestanomi”. In un processo dibattimentale e non inquisitorio, l’uso delle
“S.I.T.” (Sommarie informazioni testimoniali), è assurdo. Tutto ciò che è stato
portato dalle Informative della Guardia di finanza, che non sia stato oggetto di
dibattimento, che non sia intervenuto in aula, non può essere riportato tale e
quale nella sentenza, senza discussione. Che cosa dicono le persone, quando
arriva – in modo terroristico – la Guardia di Finanza, non ha nessun interesse.
Può indicare soltanto, appunto, l’effetto terroristico dell’arrivo della Guardia di
Finanza, oppure la conseguenza terroristica dell’arrivo di quelli che in Svizzera
si chiamano “doganieri”. Ciascuno dice: “Non so nulla”, “Non mi riguarda”.
Che valore ha tutto ciò rispetto al dibattimento, rispetto alle prove? Nessuno. Le
prove devono essere acquisite in aula. Il processo dibattimentale costituirebbe
una breccia verso il processo della parola, non verso il processo senza la parola,
dove viene cancellato interamente ciò che avviene in aula, salvo riassumere
qualcosa che possa dimostrare, tautologicamente, il postulato. Il postulato è una
tautologia, la sentenza è una tautologia continua.

Così, “Impresa Nuova srl” è una società che si occupa dei contratti per gli
interventi di restauro delle due Ville. Perché mai il carpentiere o il manovale
dovrebbero indirizzare la fattura a Villa San Carlo Borromeo? C’è un apporto
che va oltre il carpentiere o il manovale, un apporto che riguarda il restauro, il
controllo, l’organizzazione, lo studio, la ricerca storica e archivistica, la
strategia, il disegno, la progettazione, la verifica: tutto ciò che deve essere fatto
da una società, senza che la stessa Villa San Carlo Borromeo rinunci al proprio
controllo, al proprio coordinamento. Quindi, nessuna meraviglia che la ditta
Pielco o un’altra ditta inviino una lettera a “Impresa Nuova srl” e, per
Conoscenza
, all’amministratore di Villa San Carlo Borromeo srl. Perché Villa San
Carlo Borromeo, comunque, ha la responsabilità rispetto al Ministero, ha la
responsabilità del risultato finale del restauro affidato a “Impresa Nuova”.
“Impresa Nuova“ controlla con le sue forze, avvalendosi di altri tecnici, di altre
imprese, però si esercita sempre un coordinamento e una verifica da parte di
Villa San Carlo Borromeo. La questione di “Impresa Nuova” non è stata
discussa in aula. È entrata nella requisitoria, ma non è stata discussa in aula.
Adesso entra nella sentenza praticamente come una copia di quello che,
pessimamente, ha ricostruito la Guardia di Finanza, che sballa completamente,
cifre, dati. Tutto ciò sarebbe stato discusso in aula, se fosse emerso. Il
maresciallo Mincarini non è stato interrogato su questo! Il Pubblico ministero
non ha fatto domande su questo, non c’è stato un contraddittorio su “Impresa
Nuova”! I valori riferiti di fatture ricevute dai fornitori di “Impresa Nuova”
sono di gran lunga superiori ai valori di contratto fra “Impresa Nuova” e Villa
San Carlo Borromeo. E basta vedere la stessa tabella fatta dai marescialli – con
qualche rettifica da parte nostra, perché loro sbagliano i dati. Il valore dei
contratti di appalto di Villa San Carlo Borromeo con “Impresa nuova” è di
1.763.500 euro. Il valore dei subappalti di “Impresa Nuova” verso altre ditte è di
1.302.000 euro. Le fatture emesse dalle ditte subappaltatrici verso “Impresa
Nuova” ammontano a 3.784.907 euro! È tutto il contrario di quello che hanno
scritto. “Impresa Nuova” aveva o avrebbe avuto comunque il diritto di fare un
ricarico rispetto al contratto con Villa San Carlo Borromeo, perché ha fornito
una prestazione, perché ha fatto contratti con altre ditte, perché ha dovuto
pagare fatture di professionisti, perché ha controllato, verificato, progettato il
lavoro che le ditte subappaltatrici hanno eseguito, il lavoro che i manovali
hanno fatto!

Segue quella che viene chiamata la “posizione soggettiva” del personaggio
creato dalla donna triforme: viene stabilito che questo personaggio è un
soggetto. “Leader carismatico indiscusso” (p. 104). Indiscusso? Qui come leader
è negato. “Carismatico”, poi, non ha nessun senso. Avevo già precisato, nel
primo processo, che io non ho mai seguito l’ideologia della Scuola di
Francoforte, l’ideologia del leader carismatico o del capo carismatico.

Leggere la seconda parte


Gli altri articoli della rubrica Diritto :












| 1 | 2 | 3 |

19.05.2017