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La profezia e l’offensiva. Ovvero il tribunale del turpiloquio contro l’ambizione intellettuale

Armando Verdiglione
(17.02.2016)

Il futuro è il dubbio, cioè il modo del due. La speranza è una variante o una
proprietà del futuro. Il due: corpo e scena, la relazione. Il futuro: il modo della
relazione, il modo dell’apertura originaria. Dal futuro procede la profezia. Dal
futuro procede pure la fede.

La profezia è proprietà del sembiante, del simulacro, della simultaneità, quindi
proprietà dello specchio, proprietà dello sguardo, proprietà della voce. Lo specchio,
lo sguardo, la voce: causa e oggetto. La profezia non prescinde dall’oggetto, cioè
dall’ostacolo assoluto, scandalo o pietra, pietra d’inciampo rispetto a qualsiasi
presa. Il sembiante è inconcettuale, inafferrabile, invisibile, assoluto. Solus: dalla
solitudine alla salute. Ὀλός: l’integrità è virtù del principio della parola, quindi, di
ciascun elemento della parola. Anche virtù del sembiante, causa e oggetto.
La profezia: questionamento, provocazione. La provocazione è condizione
dell’equivocazione propria alla sintassi, condizione dell’invocazione propria alla
frase, condizione dell’evocazione propria al pragma.

La condizione è proprietà del sembiante, quindi, proprietà della profezia. La
condizione sta nella provocazione, nella profezia come provocazione. Condizione
anche dell’economia, oltre la ricerca, e della finanza e della diplomazia, oltre la
politica.

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Opera di Christiane Apprieux, 2015, terracotta patinata

Profezia. Gli umani compiono l’ostracismo della profezia, della ricerca e
dell’impresa; l’ostracismo anche contro la comunicazione, contro i dispositivi della
comunicazione che sono i dispositivi della parola.

Abbiamo pubblicato, nel 1990, Psycopathia criminalis di Oskar Panizza (scritto nel
1898). È una satira dove la dissidenza, la profezia, la ricerca, l’intelligenza, la realtà
intellettuale, l’impresa intellettuale sono definiti dall’apparato medicolegale segni
di una nuova malattia mentale, pericolosa e criminale. Oskar Panizza propone una
semiologia e una nosologia in modo ironico, satirico, procedendo dalla presunzione
di quello che sarebbe accaduto nel secolo che stava per incominciare: l’ostracismo
verso la parola nella sua libertà, nella sua dissidenza, nella sua cifra, verso la parola
originaria bollata come psycopathia criminalis. I regimi hanno adottato questa
semiologia e questa nosologia nel ventesimo secolo, un secolo di processi,
manicomi, deportazioni, camere a gas, gulag e psicofarmaci. Negli anni settanta e
ottanta, noi avevamo indicato nella psicofarmacologia una nuova forma anche di
psicocriminologia e di eutanasia. Il genocidio prosegue attraverso lo psicofarmaco,
attraverso il cannibalismo bianco.

Psycopathia criminalis: la casa editrice, la fondazione, i libri, le opere d’arte,
l’ingegneria, la poesia, i congressi, i dispositivi di valore, il dibattito, la scienza della
parola, il Brainworking, l’Art banking.

Il significante “offensiva” è trattato nel “quadro” della comunicazione soggettiva
e nel “quadro” del rapporto sociale. Ma l’offensiva non è soggettiva. L’offensiva è
proprietà della dimensione di sembianza: è ciò che urta contro ogni presa della
sembianza, quindi esige, della sembianza, sia l’anatomia sia l’eco. È ciò che indica
che l’immagine non è mai visiva, ma è acustica. Senza anatomia la sembianza non è
offensiva, è trattabile: viene ripartita in offesa e difesa. Allora l’odio, espunto, viene
rappresentato e coniugato a servizio della zoopolemologia in ogni vendetta.
Il 25 novembre 1979, Mario Spinella scriveva che io muovevo un’offensiva contro
il movimento rivoluzionario comunista, movimento rivoluzionario circolare.
Invitava a fermare questa offensiva, a fermare me, a fermare la casa editrice,
l’impresa, la ricerca, i congressi.

La casa editrice aveva incominciato a pubblicare, in proprio, con il marchio
Spirali nell’ottobre del 1978. Ma la nostra equipe redazionale editoriale aveva
pubblicato libri già dal 1973 presso vari editori italiani (Feltrinelli, poi Marsilio,
SugarCo, Rizzoli) e molti editori stranieri.

Noi abbiamo notato come l’impalcatura ideologica degli anni settanta e ottanta
sia intervenuta nell’ordine di cattura, nella requisitoria, nelle sentenze del processo
che va dal 24 giugno 1985 al 28 ottobre 1992. Ma prima ancora di essere scritta per il
processo, la sentenza era già nei giornali. Come risulta nel Libro nero dei nuovi
inquisitori
, di Alice Granger e Cristina Frua De Angeli (Spirali, 1990).

L’offensiva: Mario Spinella la intende come un’offesa e, quindi, propone la
difesa. La difesa significa rivendicazione, invidia, odio e vendetta. Defendere: ha
anche l’accezione di “vendicare e punire”.

Noi non abbiamo mai smesso l’offensiva, perché non può essere tolta l’offensiva
dalla sembianza. La conseguenza del discorso come causa finale, del discorso
occidentale, è il carattere del tutto fenomenico e secondario della parola e, nella
parola, ancora più secondaria e fenomenica è l’immagine, rispetto al discorso. Il
principio di degradazione investe, anzitutto, la sembianza.

Le profezie sono nel rinascimento, non sono soltanto nella Bibbia. Nel
rinascimento, l’impresa, l’industria, ma anche i dispositivi della parola, quindi, la
conversazione. Mai prima del rinascimento, la conversazione: non è ad Atene (non è
il dialogo), non è a Gerusalemme, non è a Roma.

La conversazione è negata, se è negato il preambolo, l’absolutio, l’analisi: nessun
dispositivo della parola, se l’idea agisce, se Dio agisce, se la fede agisce. Anziché
operare per la scrittura dell’esperienza, per la qualificazione della memoria.
L’offensiva sta nella parola, anzitutto nella dimensione di sembianza. Sta nei
dispositivi, sta nelle strutture della parola – la sintassi, la frase, il pragma –, sta
nell’impresa.

L’inquisizione, come questione chiusa, sostituisce, idealmente, il futuro. E è
dall’inquisizione come questione chiusa che procede l’accusa, nella sua ideologia.
Anche il processo, procedendo dall’inquisizione come questione chiusa, come
interrogazione chiusa, s’istituisce come processo cannibalico.
La tribuna è il dispositivo della parola. “Offrire una tribuna” è offrire ciò che è
impossibile offrire: la parola. “Dare la parola”? La parola non si dà, né si toglie. La
tribuna è la tribuna della parola. Ma questo tribunale è senza tribuna, senza la
parola.

*

Qual è la lingua del tribunale nella sentenza per il processo che si è chiuso il 17
dicembre 2015? Che cosa sta scritto? Ciò che si scrive è ciò che si tratta di cogliere
attraverso l’altra lettura. Ma che cosa sta scritto attraverso la sua lingua di legno? La
lingua di legno nega la ricerca, il va e vieni delle cose. Nega la sintassi e la frase,
quindi è la lingua che, anzitutto, attacca il patrimonio. Questo sia nella sentenza sia
nei documenti prodotti dalla Guardia di finanza e dal Pubblico ministero lungo i
sette anni precedenti. L’attacco al patrimonio, per loro, è significato da Villa San
Carlo Borromeo e da Villa Rasini Medolago: è un patrimonio soggettivo, non è il
patrimonio proprio alla memoria sintattica e alla memoria frastica. Non è il
patrimonio come il parricidio in atto, con la sua funzione di zero, o il figlicidio in
atto, con la sua funzione di uno. In breve, non è il patrimonio del labirinto della
parola, ma il patrimonio del labirinto circolare, chiuso, rappresentato e significato,
sostanziale.

La lingua di legno attacca pure l’impresa. Lingua di legno: la comunicazione è
aborrita, sicché questa lingua adotta un’algebra della comunicazione. Quindi è
lingua chiamata turpiloquio, lingua biforcuta. Il turpiloquio è adottato dall’algebra
della comunicazione. La geometria della comunicazione adotta la lingua tagliente –
detta anche la lingua in punta di forchetta o in punta di tridente – nella sua
“realizzazione”. Sia l’algebra della comunicazione sia la geometria della
comunicazione presuppongono la facoltà di parlare, quindi la facoltà della
comunicazione diretta. Per ciò, la lingua di legno è la lingua facile, la lingua senza
complessità. Non è la Grundsprache di Schreber, la “lingua di base”, ma
“rappresenta” la lingua di origine.

La lingua di legno è la lingua nuda, per la quale vale il segno uguale, vale il
principio di parità sociale, di simmetria sociale, di proporzione sociale, di rapporto
sociale, di armonia sociale, su cui poggia il principio dell’“erotismo anale”. La
lingua di legno, di cui si avvale la comunicazione diretta nella forma del turpiloquio
o nella forma di una qualsiasi arma tagliente, è la lingua dell’“erotismo anale”. Per
constatarla, basta leggere questa sentenza: adotta il procedimento algebrico e il
procedimento geometrico contro la dissidenza e contro il valore intellettuale. Si
rappresenta il suo primo bersaglio nell’ambizione. Nel primo processo, era la
“megalomania”. Oppure, era quello che diceva il sostituto procuratore generale:
“Non vorrei, un giorno, trovarmi, sugli Champs Elysées, di fronte a un palazzo su
cui sia scritto ‘Fondazione Armando Verdiglione’’’. La sua richiesta di condanna si
fondava su questo “pericolo”.

Octave Mannoni, nel 1988, scriveva: “Ho conosciuto Armando Verdiglione
quindici anni fa, quando mi ha invitato a uno di quegli incontri in cui riuniva
psicanalisti di vari paesi. Lo considero uno psicanalista competente. Aveva
un’ambizione: contribuire allo sviluppo della psicanalisi in Italia e all’estero e,
naturalmente, occupare un posto e divenire importante in questo sviluppo. Allora,
era l’unico a avere una mira internazionale. Oggi, altri hanno cercato di procedere
nello stesso modo”.

Scrivono le tre donne giudici: “Dopo avere comprato la dimora storica di
Senago, le ambizioni […]”. L’ambizione intellettuale, negata, si pluralizza, si
rappresenta nelle “ambizioni” (come, negata la voce, allora si sentono “le voci”).
“[…] le ambizioni di VERDIGLIONE”. “Verdiglione” è scritto a caratteri cubitali, in
maiuscolo, lungo tutta la sentenza, e così i nomi degli altri imputati. I non imputati
non assurgono a questa “magnificenza”. “[…] le ambizioni di”, a volte scrivono
“di”, a volte “del”, “le ambizioni di VERDIGLIONE e del suo più stretto
entourage”. Entourage: nella sentenza è continuo il tour, giro e raggiro. Il giro è
sintattico, il raggiro è frastico. Ma le tre donne giudici intendono il giro nella
concezione dello sbaglio dell’Altro, della truffa dell’Altro, e il raggiro nella
concezione del furto dell’Altro, dell’imbroglio dell’Altro. Il tribunale pratica la
rivelazione, l’apocalisse, appannaggio dell’ostracismo: “[…] le ambizioni di
VERDIGLIONE e del suo più stretto entourage si sono rivelate tali”, non tanto
grandi, né quali, “da esigere il reperimento di ben più imponenti risorse finanziarie”.
La risorsa è il sintomo come contrappunto dello specchio: ma, qui, tolto il
contrappunto, il sintomo è speculare, quindi, poi, segno, segno speculare
finanziario. “Le ambizioni”: in effetti, in questa accezione di ambizione, questa è
una sentenzia ambiziosa, adotta il principio dell’ambizione come principio di
morte.

Il principio dell’ambizione è il principio che tiene dinanzi la negatività. È
un’ambizione salvatrice, pantoclastica e palingenetica, sul modello algebrico, per un
verso; per l’altro verso, è un’ambizione frammentaria e distruttiva, sul modello
geometrico. Quindi, le tre donne giudici scambiano l’ambizione con la libido
dominandi
, con la voglia di dominio. Questa sentenza è anche uno studium
dominandi
, con l’ambizione come fantasma di padronanza, che deve compiere
l’economia del fantasma di possessione.

L’ambizione sostanzialista e mentalista si rivolge contro l’istinto come indice
dell’equivoco, contro il desiderio come indice della differenza propria dell’uno e
contro il bisogno come indice della struttura in cui il malinteso è proprietà. Il
principio dell’ambizione, quindi, è un corollario del principio di piacere. La
mitologia rispetto all’ambizione antintellettuale si rappresenta in Prometeo e in
Epimeteo, e in Don Chisciotte e in Sancho Panza.

L’ambizione sostanzialista e mentalista è l’ambizione del finito, l’ambizione che
va dal più al meno, dal grande al piccolo, dal maggiore al minore, dal superiore
all’inferiore. Quindi, viene scambiata per senso di superiorità o di inferiorità. Non
tollera l’infinito attuale, l’infinito pragmatico, l’infinito del tempo, l’infinito
dell’impresa, l’infinito della politica del tempo.

Il despota rivendica il monopolio della suggestione politica e si fa padre amante.
Il tiranno rivendica il monopolio della persuasione politica e si fa figlio amante. Il
vampiro rivendica il monopolio dell’influenza politica e si fa spirito amante.

L’ambizione psicologica (anziché l’ambizione intellettuale) sortisce l’idea di
despota, l’idea di tiranno e l’idea di vampiro.

L’ambizione intellettuale è un cifrema della tendenza, della tensione, della
direzione. È un cifrema della rivoluzione cifrematica.

L’ambizione s’instaura con l’auctoritas, con l’abundantia e con il superfluo.
L’auctoritas, l’abundantia e il superfluo sono ciò che l’ambizione sostanzialista e
mentalista colpisce. Questa sentenza non li tollera. E così non tollera l’ellissi,
l’iperbole e la parabola. Non tollera l’iperbole, ma adopera il significante
“iperbolico” come facente parte della “segnaletica” demonologica. Lungo la
sentenza, molti termini non sono indizi o sintomi, bensì segnali, assunti come segni.
Parodiando, diciamo “segnaletica”.

Le norme tributarie e gli articoli del codice penale sono assunti, per analogia, come
pretesti per annientare e distruggere, per spegnere la dissidenza e la libertà di
associazione, di ricerca, d’impresa, la libertà della parola, la parola stessa.
Lungo la sentenza, constatiamo molti aggettivi e molti avverbi: “inconfutabile”,
“inconfutabilmente”, “indiscutibile”, “indiscutibilmente”, “incontestabile”,
“incontestabilmente”, “certamente”, “perfettamente”. E, poi: ”meccanismo”,
“sistema”, “sistematico”. Su un “livello”, su un “piano”, su una “linea” dimora il
formale: “formalmente”. Sull’altro livello dimora il sostanziale: “sostanzialmente”.
Ovunque ricorre l’evidenza: “di tutta evidenza”, “all’evidenza”. Su un livello, su un
piano, sta “asseritamente”. Su un altro livello, su un altro piano: “perfettamente”.
Sul piano sostanziale, c’è “perfettamente”, sul piano formale c’è “asseritamente”. È
una rappresentazione folcloristica, un folclore ideologico, un bestiario ideologico,
una mostruosità demonologica, dove qualsiasi “stupidata” viene presa come un
segno, che possa fare parte di questa semiocriminologia.

La dicotomia formale-sostanziale è applicata all’amministratore, al capitale, alla
società, all’impresa, alla crescita, al valore, alla fattura, al bilancio. “Formale” è
affiancato anche da “apparente”, “fittizio”, “falso”. La verità è servita come causa
finale ideologica, demonologica. La doppia donna triforme, la donna triforme
giudicante e la donna triforme accusante fanno tutto per la causa finale,
contrapposta a quella che credono sia la “causa culturale”.

Il principio delle strutture elementari della parentela che veniva affermato nel
primo processo era il principio esogamico. Qui, tutto ciò che, secondo le tre donne
giudici, è endogamico fa parte di una nuova malattia mentale. Questa sentenza
sembra un prodotto che abbia accolto le indicazioni ironiche di Oskar Panizza:
questa sentenza potrebbe intitolarsi Psychopathia criminalis. I servizi intellettuali, le
opere d’arte, i lavori di restauro: tutto ciò è segno della psychopatia criminalis, tutto è
demonologicamente malato, patologicamente criminale.

Le tre donne giudici si scagliano contro quella che chiamano la “cifra ematica”:
seguono il principio dell’economia del sangue per fondare l’economia dell’incesto
dell’Altro, del male dell’Altro, del peccato dell’Altro.

Il “teatro dell’assurdo” è il teatro dove l’assurdo è l’Altro, irrappresentabile,
l’Altro impersonificabile, l’Altro che non si può espungere. Qui è l’assurdo senza
l’Altro, l’assurdo spettacolare, l’assurdo folcloristico, l’assurdo cannibalico. Questa
sentenza è una collezione di frammenti, che vengono sommati e significati in
tutt’altra direzione rispetto al testo in cui si trovavano, dove non erano frammenti
bensì elementi. Ho scritto La congiura degli idioti, dove concludevo: “Non c’è più
idiota”. Ma questa rappresentazione folcloristica è stupida. La realtà intellettuale
viene negata e falsificata attraverso elementi che vengono convertiti in un
protocollo ideale, che è quello di Psychopathia criminalis. Il diritto canonico è la base
del Martello delle streghe, ma è la base, poi, anche della psichiatria: è la base, cioè,
dell’apparato medicolegale. L’intelligenza, la libertà, l’ingegno, i libri, la cultura, la
realtà intellettuale, la curiosità intellettuale, quindi l’ambizione intellettuale sono
cose, scriveva Oscar Panizza, che significano la psychopathia criminalis. Dovunque,
nella sentenza, viene negato il valore intellettuale dei servizi, delle opere d’arte, dei
lavori di restauro. In modo ripetitivo. Lungo tutto lo scritto c’è una ricorrenza degli
stessi concetti, degli stessi significanti, degli stessi aggettivi, degli stessi verbi e
avverbi.

Le tre donne giudici scrivono (Sentenza, p. 32) che è “pacifico e non contestato,
ma del tutto irrilevante ai fini pretesi” che “la dimora storica è stata oggetto
d’interventi di ristrutturazione straordinariamente qualificati e di enorme pregio”.
Intanto, è “restauro” di un monumento nazionale, non “ristrutturazione”. E come
può il restauro straordinariamente qualificato e di enorme pregio, che richiede
studi, cura, ricerche, organizzazione, specializzazione, direzione, attenzione ai
dettagli, esami scientifici, risultare irrilevante rispetto all’effettività e al valore dei
lavori, complessi e articolati? Le tre donne giudici dichiarano che ammettono, come
la Guardia di finanza, “le fatture emesse per forniture di materiali e lavori da
soggetti terzi”. Ammettono ciò che è opera di manovali e muratori.

Così, dopo avere esposto la rivelazione, l’apocalisse delle ambizioni, la
rappresentazione folcloristica ostenta in ogni pagina l’Uroboro, il serpente che
divora la propria coda. “Da qui il secondo livello associativo, illecito, e la
strutturazione di meccanismi capaci di funzionare in modo sistematico e costante, in
qualche misura, di autoalimentarsi”, è l’apoteosi dell’Uroboro, “garantendo un
cospicuo e costante flusso finanziario, senza tuttavia comportare costi e oneri sotto
il profilo fiscale e contributivo”, non c’è assolutamente prova dell’illecito fiscale,
“grazie alle efficaci e meticolose ‘contromisure’ adottate a tal fine”. Le tre donne
giudici devono vedere il sistema diabolico, dove si sia potuta esercitare questa
psychopatia criminalis. “Si è così anzitutto proceduto alla costituzione delle
numerose”, gli aggettivi: numerose, spropositate, iperboliche, sproporzionate,
scriteriate (le tre donne giudici hanno uno spiccato istinto morale) “società e
associazioni sopra indicate, o al coinvolgimento di associazioni culturali esistenti
disponibili ad assecondare le esigenze del leader carismatico del movimento
cifraematico, utilizzate strumentalmente e illecitamente secondo una duplice
modalità”. Affastellamento. Falsificazione. Confusione.

Le società, i dispositivi commerciali, i dispositivi di ricerca, i dispositivi
amministrativi e gestionali, i dispositivi economici, i dispositivi finanziari, i
dispositivi di direzione, i dispositivi di comunicazione, i servizi, le sedi, i call center,
le gallerie, i centri commerciali, gl’istituti scientifici, artistici, culturali, i musei
viventi, il restauro, le associazioni, le fondazioni, i patrimoni societari e le imprese,
il Brainworking, l’Artbanking, i dipartimenti di cifrematica sono effettivi: numerosi
asset operativi e produttivi, preparati, instaurati, costituiti in decenni di ricerca, di
attività e d’intrapresa, pronti per il programma preciso di redditività. Qualcosa
anticipa la tendenza e la direzione dell’Europa dei prossimi decenni.
Ciascuna società aveva uno statuto particolare e specifico, un suo business, le sue
strutture, i suoi dispositivi. Così ciascuna associazione.

Tutto è stato interrotto barbaramente il 18 novembre 2008, secondo un “piano
preordinato”. Tutto ciò che la sentenza attribuisce al “dominus”appartiene
totalmente a chi ha creato il “dominus” e il sistema demonologico.

“Quanto alla prima strada percorsa, si è dato vita a un vorticoso e consistente
giro”. Quante volte viene ripetuta la formula “giro vorticoso di fatture”, “giro
vorticoso di assegni e bonifici”, nelle informative della Guardia di finanza, nella
richiesta di sequestro delle due ville nel gennaio 2010 e poi in aprile e in maggio
2011, nella requisitoria e, adesso, nella sentenza!

“Quanto alla prima strada percorsa, si è dato vita”. Si dà vita? “Si è dato”. “Si”.
Chi dà questa vita? Qui, il “sistema”, il “meccanismo”, il dominus! Il “sistema” non
ci sarebbe senza il dominus. E nemmeno il “meccanismo”. Ciò che fa sì che qualcosa
sia sistema o che qualcosa sia meccanismo è il fantasma del dominus.

“Quanto alla prima strada percorsa, si è dato vita a un vorticoso e consistente
giro di fatturazioni false reciproche”. Reciproche: è l’endogamia. L’endogamia è la
“reciprocità”. Il principio del rapporto sociale è il principio dell’economia del
sangue. Altrove la sentenza dice: scambi reciproci. Ma lo scambio non è reciproco.
L’amore non è reciproco. L’odio non è reciproco. Non c’è reciprocità. La reciprocità
viene stabilita sul principio della divina proporzione, cioè della proporzione sociale
e politica, sul principio dell’economia del negativo, sul principio che si rappresenta,
dinanzi, la negatività. Si tratta, scrivono, di migliaia di fatture e di migliaia di
movimenti bancari. Ma, i movimenti, per che cosa? Soltanto per dimostrare alle
banche che si fanno “movimenti”? È stupido! Secondo il tribunale non si tratta di
coprire un assegno: io avrei creato apposta lo scoperto di conto per poter coprire,
così, ho fatto il “movimento”! Un’esercitazione enorme! L’erotismo prediletto da
queste donne giudici è l’erotismo anale.

“Quanto alla prima strada percorsa, si è dato vita a un vorticoso e consistente
giro di fatturazioni false reciproche”. Reciproche: la sentenza nega la ricerca e
l’impresa. Parla di un giro a vuoto. Giro e raggiro sono a vuoto, solo per dimostrare
l’endogamia. “[…] a volte con passaggi successivi fra diversi soggetti ‘interni’”.
Mettono fra virgolette “interni”. “[…] per incrementare progressivamente il valore
apparente”. Il valore intellettuale è definito come un valore apparente, come un
valore finto, come un valore falso. “[…] delle prestazioni”. Le prestazioni sarebbero
i servizi, o le cessioni di opere d’arte, o i lavori di restauro. “[…] il valore apparente
delle prestazioni asseritamente rese o dei beni apparentemente ceduti”. Questa è la
rappresentazione attraverso la lingua di legno. “[…] per incrementare”, l’aumento,
l’abbondanza, il superfluo, bisogna buttarli via! “[…] per incrementare
progressivamente [avverbio] il valore apparente [aggettivo] delle prestazioni
asseritamente [avverbio] rese o dei beni apparentemente [avverbio] ceduti”. Una
sentenza che ha le prove ha bisogno di tutti questi aggettivi e di tutti questi
avverbi? La sentenza pratica una zeroficazione del valore intellettuale, una
zeroficazione della ricerca, una zeroficazione dell’impresa.

La fatturazione tollerata dalla donna triforme giudicante, come dalla donna
triforme accusante, è la fatturazione alberghiera ridotta all’affitto delle camere e la
fatturazione riguardante i manovali e i muratori o gli elettricisti o gli idraulici,
purché non esperti. La donna triforme segue e colora la creazione della Guardia di
finanza: annulla il Brainworking, l’Artbanking, le opere d’ingegno, i servizi
intellettuali.

Il Brainworking è il servizio intellettuale complessivo che viene fornito a
un’azienda per il suo processo di valorizzazione. L’azienda non è indotta. Non ha
bisogno di un approccio psicologico, antropologico o sociologico. Non ha bisogno
di essere sorretta. L’intervento si rivolge al coordinamento, alla consulenza, alla
direzione, all’organizzazione, alla strutturazione e, segnatamente, all’instaurazione
dei dispositivi di forza, ai dispositivi intellettuali, ai dispositivi commerciali, ai
dispositivi amministrativi, ai dispositivi finanziari, ai dispositivi di comunicazione,
ai dispositivi di direzione, ai dispositivi di valore, con attenzione speciale al
progetto e al programma (confronta i volumi A. Verdiglione, Master del brainworker;
Il brainworking. La direzione intellettuale, la formazione dell’imprenditore, la
ristrutturazione delle aziende
; La famiglia, l’impresa, la finanza, il capitalismo intellettuale;L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo).

“[…] si è dato vita a un vorticoso e consistente giro di fatturazioni false reciproche
[…] cui non si sono mai accompagnati movimenti finanziari effettivi (pagamenti reali)
ma solo compensazioni reciproche”. L’avvocato Carlo Cortinovis ha spiegato che
non erano “compensazioni”. La vendetta deve compensare! “[…] con l’ulteriore
attenzione, alla fine di ogni anno, a bilanciare, su ogni soggetto autonomo
contribuente, e sempre attraverso l’emissione di documenti fiscali non veritieri, i
debiti e i crediti fiscali”. In ogni bilancio, a fine anno, vengono elencati i costi e i
ricavi. Non si tratta di una compensazione. “[…] in modo da raggiungere sempre
un saldo ‘zero’ sulle rispettive dichiarazioni fiscali”. Abbiamo provato in tutti i
modi che non era così. “[…] e non versare di fatto niente all’erario (vedi
dichiarazioni P.)”. È proprio una montatura ideologica e folcloristica quella creata
attorno a questo ragionier P. Lo hanno creato come un personaggio di legno.
Poi, c’è la questione delle cessioni di credito. Noi abbiamo fatto la rimessa in bonis
della società Kolonos attraverso un’operazione di cessioni di credito, per la quale
abbiamo avuto anche il parere pro veritate di Giovanni Giunta. La società
Spirali/Vel era creditrice verso Kolonos, per avere pagato i suoi debiti, e tramutava
questo credito in conto capitale. Quindi, non era una sopravvenienza attiva. Qui, la
sentenza cela che, se il credito viene tramutato in conto capitale, non c’è nessuna
sopravvenienza attiva.

Le opere d’arte sono state vendute alle società da persone o associazioni, che ne
avevano la proprietà, per eredità, per acquisizione o per donazione. Gli artisti del
secondo rinascimento hanno donato non alla Villa San Carlo Borromeo, ma al
Movimento cifrematico e alle associazioni culturali che ne fanno parte, opere d’arte
come contributo associativo. Chi è proprietario di un’opera può venderla a una
società e cedere il suo credito a chi è socio di tale società, in modo che l’opera risulti
nel patrimonio della stessa. La rinuncia al credito da parte del socio in conto
aumento di capitale non determina nessuna sopravvenienza attiva.

“[…] Circostanza che si traduceva, peraltro, in un incremento meramente formale
del capitale della società conferitaria, di fatto gonfiato”. Se un credito verso una
società viene tramutato in capitale, il capitale non è gonfiato, perché la società
diviene proprietaria di un patrimonio che non aveva prima. E questo patrimonio è
una garanzia verso i creditori. Non solo, ma è un bene strumentale rispetto alla
redditività: cioè fa parte integrante della Villa San Carlo Borromeo e, quindi, è uno
strumento di redditività, come il monumento.

Nella sentenza è in azione un travisamento continuo, mostruoso. Le opere d’arte:
è come se non ci fossero, non è avvenuta la cessione; sono lì, ma a chi
appartengono? Addirittura, scrivono che sono sempre state nella Villa. Oppure,
siccome un autista, che è andato qualche volta alla Villa, dice che, secondo lui,
c’erano artisti che lasciavano alla Villa le loro opere, gli chiedono: “Secondo Lei,
queste opere valevano?”. Chiedono a un autista, che lavorava a Milano e ha
accompagnato qualche volta alla Villa qualche ospite, la natura di queste opere,
l’appartenenza di queste opere, la proprietà di queste opere e il loro valore? A un
autista? A quell’autista, che risponde all’interrogatorio in modo reticente, confuso e
menzognero.

“[…] Circostanza che si traduceva, peraltro, in un incremento meramente formale
del capitale della società conferitaria, di fatto gonfiato e a cui non corrispondevano
effettivi valori patrimoniali sostanziali”: il valore patrimoniale deve essere
sostanziale? È un valore patrimoniale, effettivo! Cosa significa sostanziale? È un
patrimonio senza valore, segnatamente senza valore intellettuale.

La patrimonializzazione di beni non dà al capitale un valore “aumentato”, né
“smisurato”, né “fittizio”, né gonfiato”, ma un valore effettivo: le opere risultano
parte integrante del monumento, dando al bene un carattere unico di strumentalità
reddituale. L’asset è strutturale alla redditività.

Le opere della Villa appartengono a varie epoche e non “sono state realizzate al
momento”. E gli autori non sono “sconosciuti o semisconosciuti”. Ma sono noti in
tutto il mondo. Fanno parte della modernità più qualificata: dalla Scuola di Roma alla Scuola di Mosca, dalla Scuola di Firenze alla Scuola di San Pietroburgo, dalla
scuola di Bologna alla Scuola di Napoli. Autori, le cui opere si trovano nei più
importanti musei russi, americani, europei, giapponesi, cinesi, coreani, indiani.
Migliaia di mostre, di articoli, video, libri d’arte, cataloghi, saggi. Le tre donne
giudici sono ignoranti in materia intellettuale, segnatamente in materia di arte e di
cultura.

Imprescindibile dal nostro business il valore intellettuale. Sempre di più, in Italia
e in Europa, sarà essenziale al business il valore intellettuale! L’Italia sta rinascendo,
oggi, si sta costruendo – in varie città e regioni – con questa esigenza di dispositivi
intellettuali e di valori intellettuali! E, se si toglie il valore intellettuale dal servizio,
dalla conversazione, dall’accoglienza, dall’ospitalità, dalla ristorazione,
dall’abbigliamento, dal design, dalla tecnica e dalla macchina, ciascuna cosa si
degrada. Secondo queste tre donne giudici, la realtà intellettuale non è sostanziale, è
solo formale! E, perciò, il bilancio è finto e il capitale è finto!

Ciò che noi abbiamo fatto, in particolare dal 1996 al 2008, anticipa una direzione
verso cui stanno andando e andranno l’Italia e l’Europa nel loro destino di qualità.
Ecco ancora le tre donne giudici: “Quanto alla seconda strada percorsa, si sono
utilizzati questi soggetti per aprire numerosissimi rapporti di conto corrente
bancario, movimentati”. Non scrivono che questi conti correnti bancari avevano dei
movimenti bancari. Per loro erano conti correnti “movimentati”: quindi assegni,
bonifici, pagamenti erano fatti solo per dimostrare alle banche il flusso! “[…]
movimentati freneticamente attraverso un giro continuo di bonifici e assegni”. È
questa la psychopathia criminalis: “freneticamente”. “[…] attraverso un giro continuo
di bonifici e assegni (a volte emessi da alcuni collaboratori o frequentatori resisi in
tal senso disponibili […]), le cui provviste – sempre le stesse – venivano di volta in
volta spostate da un conto all’altro, a rimedio degli scoperti che si venivano a
creare”. Io vado in una banca e tolgo i soldi da un conto corrente e così creo uno
scoperto, poi vado in un’altra banca e verso l’assegno, così copro lo scoperto. Così:
io non ho niente da fare, nessuno ha niente da fare. E cosa facciamo? Togliamo i
soldi e li rimettiamo. Un giro fatto tanto per dimostrare! Nel caso di uno “scoperto”,
andiamo a “coprirlo”. No: le tre donne giudici dicono che noi abbiamo creato lo
scoperto! “[…] e giocando”, attenzione, non si può giocare!, “sulle differenti date di
valuta, per rendere credibile l’effettività dei movimenti”. Le date di valuta non
seguivano ragioni economiche e bancarie. No: erano per “rendere credibile
l’effettività dei movimenti”! Si può instaurare una differenza tra saldo disponibile e
saldo contabile, quando verso un assegno. Chi emette un assegno deve coprirlo,
non è “per rendere credibile l’effettività dei movimenti e la capienza monetaria
sottostante in relazione alle diverse scadenze di pagamento”.

Le tre donne giudici dicono che, la loro, è una “ricostruzione” del meccanismo,
una “ricostruzione” del sistema. Ma, in effetti, è la creazione del meccanismo e del
sistema, non già la ricostruzione.

La lente della donna triforme giudicante, che si doppia, apparentandosi, sulla
donna triforme accusante, annulla la realtà intellettuale, la realtà processuale, le
testimonianze, la scrittura, la dissidenza, l’arte e la cultura e crea una realtà
mostruosa, in cui lei può specchiarsi, vedersi.

Le tre donne giudici confondono numeri, dati, circostanze, parole. Affastellano,
assommano, tagliuzzano. Fanno incetta della spazzatura definita nel pettegolezzo.
Il fantasma e il pregiudizio dimostrano e mostrano e mettono in evidenza la loro
creatura: un monstrum gnostico. Scambiano duecentomila con duecento milioni.
Innalzano il capitale della Frua De Angeli Holding spa da 25 milioni a 65 milioni.
“Il consistente, sebbene solo apparente, volume d’affari generato dalla falsa
fatturazione reciproca; i notevoli flussi finanziari generati”. Questa visione
dell’Uroboro è squallida e grottesca. “[…] quanto alle opere d’arte cedute più volte
da una società all’altra, con l’inserimento ad ogni passaggio di iperbolici e
inverosimili incrementi di valore”. Mai un’opera d’arte è stata ceduta da una società
a un’altra! Possono essere cedute le grafiche d’arte. E poi, trattandosi di
riproduzioni numerate di un artista, bisognerà verificare se si tratti delle stesse
grafiche (cosa che non è stata mai verificata). Ma le grafiche non sono opere
originali. Un’opera d’arte che viene ceduta a una società appartiene a quella società,
entra nel patrimonio, e lì resta. “[…] valori poi confluiti nelle scritture contabili e nei
bilanci”. Dove sarebbero dovuti andare? “[…] sono tutti elementi che venivano poi
presentati ai diversi Istituti di credito”. Gli istituti di credito chiedono i bilanci.
Tutto ciò che appartiene alla prassi imprenditoriale viene considerato una
negatività, come facente parte della psychopathia criminalis. Quale azienda non
presenta i bilanci, se le banche li chiedono? Di solito, il difetto di un’azienda è di non
far confluire fatture e movimenti nei bilanci, e non viceversa! Se confluiscono,
significa che sono stati formalizzati: le fatture sono fatture, i movimenti sono
movimenti. “[…] per far valere una apparente consistenza patrimoniale, una effettiva
operatività e una solida attività imprenditoriale, così da ottenere finanziamenti a
breve termine (fidi, castelletti anticipo fatture, scoperti di conto corrente, etc)”. La
sentenza riprende questi formulari da schemi di sentenze analoghe emesse nei
confronti di organizzazioni mafiose o criminali. E li applica. Applicano gli stessi
concetti.

“[…] Nello stesso tempo, la situazione societaria costruita solo in apparenza”. Le
società sono solo apparenti? Noi abbiamo caratterizzato ciascuna società, ciascuna
impresa nella sua particolarità e nella sua specificità, perché ci fossero dispositivi
efficaci rispetto al business e alla qualità. Ciascuna società aveva i suoi dispositivi.
Negando i dispositivi, negano l’impresa (la società è dispositivo d’impresa, è
dispositivo intellettuale). Negando il dispositivo, negano la società. “[…] la
situazione societaria costruita solo in apparenza, anche con l’ausilio di perizie di
stima del patrimonio mobiliare e immobiliare del tutto compiacenti”, scrivono
costoro, che scambiano un ragioniere (Franco Lion) per un architetto e un
numismatico per un funzionario di banca.

I periti tutti vicini a Armando Verdiglione? Franco Lion, indicato da Ernst &
Young? G. M., soprintendente alle Belle Arti, che dà un valore di stima delle opere
contenute nella Villa prima della fusione del 2005? Il Politecnico di Milano, nelle
persone dei professori Sergio Mattia e Gerlando Trapani? Atis Real, società della
BNP per la valutazione del valore di mercato degli immobili? Sergio Castellani
(gennaio 2015) incaricato da una compagnia di assicurazione? Oppure i Lloyd’s di
Londra? Oppure Royal Sun Alliance? Oppure REAG, incaricata dal Monte dei
Paschi di Siena per esprimere un “valore di garanzia”?

Le opere che stanno nella Villa hanno un’attestazione di valore accettato, da parte
dei Lloyd’s di Londra, per 572 milioni di euro: sono 4180. L’immobile ha un valore
accettato, da Royal Sun Alliance, per 315 milioni, a parte il Parco, che non viene
assicurato e che viene valutato, comunque, cinquanta milioni. Non a caso un perito
del tribunale interpellato da una compagnia internazionale di assicurazione nel
gennaio 2015 ha dato un valore di mercato di 368 milioni. Valore confermato in fase
di domanda di concordato da due massimi esperti, distinguendolo dal valore di
cauzione (vedi perizia allegata alla domanda di concordato per Villa San Carlo
Borromeo srl).

La sofistica è sempre aborrita, come la retorica, l’aritmetica e la linguistica: “Il
sofisticato sistema così messo in piedi, gestito con precisione e programmazione
minuziosa e analitica degli adempimenti operativi necessari allo scopo, è stato in
grado di autoalimentarsi”: l’Uroboro si autoalimenta, circola. “[…] per anni, così
drenando illecitamente e con modalità frodatorie risorse finanziarie di terzi, e anche
pubbliche, in misura imponente, e accumulando debiti tributari di dimensioni
ingenti”: nessun debito tributario è stato accumulato! I debiti tributari sono stati
puntualmente pagati.

“Il ruolo carismatico di VERDIGLIONE, coadiuvato in tutte le attività (lecite e
illecite) dalla moglie FRUA DE ANGELI ha certamente attratto numerose persone”,
attratto: il plagio, “pure coinvolte con mansioni e ruoli specifici nella attività illecita
di natura fiscale e finanziaria aventi caratteristiche essenzialmente frodatorie. Ora.
Che il motivo personale e intimo degli imputati fosse quello di reperire risorse
finanziarie, senza appesantirsi di obblighi tributari”, reperire risorse finanziarie
significa appesantirsi di obblighi tributari?, “da devolvere in ultimo alla ‘causa
culturale’”, tra virgolette, “è francamente in questa sede”, in quale sede si trovano?,
“del tutto irrilevante”. Che i soci lavorassero, operassero, contribuissero alla causa
culturale è irrilevante, che non lo facessero per sé è irrilevante. Le tre donne giudici
credono nella “causa finale”, in nome della quale agiscono. Invece, “Ciò che rileva è
che il progetto criminale sia stato condiviso dai sodali, costruito meticolosamente e
portato avanti in modo sistematico nel corso degli anni”, meccanismo, sistematico.I
soggetti hanno avuto rapporti
stabili e continuativi nel corso di quasi un decennio;
ciascuno, nell’ambito del programma criminoso ideato, ha messo a disposizione le
proprie capacità, le proprie risorse professionali e personali, i propri
rapporti/conoscenze/relazioni, sui quali tutti hanno fatto reciproco affidamento in
funzione degli obiettivi illeciti prefissati”, non più la causa culturale, ma gli obiettivi
illeciti. Questa zoologia è proprio fantastica.

L’apporto di ciascuno è libero. Non per questo è senza valore. E rientra nel
servizio che ciascuna società rende nei confronti di un’altra. Ciascuno fa parte del
Movimento cifrematico. Come ciascuna società. Come ciascuna associazione. La
libertà dell’apporto non toglie valore all’apporto stesso.

Lo scambio non è “reciproco e gratuito”, ma libero. Questa libertà non toglie
valore ai servizi intellettuali, alle opere d’ingegno, all’impresa. Esige la scrittura
dell’esperienza. Esige l’amministrazione e la formalizzazione.

Ciascuno è statuto intellettuale per la ricerca, per l’impresa, per la scrittura, per i
servizi, per la valorizzazione della memoria, delle opere d’arte, della cultura.

Ciascuno è statuto nel dispositivo di valore, che è il vero asset degli assets.

Quasi ciascuna società ha il suo museo vivente. Ciascun amministratore, per sua
prassi, chiede una perizia di stima. La perizia non è richiesta nel caso di
compravendita dell’opera, ma nel caso del conferimento. Qui nessun conferimento.
La donna triforme giudicante fa confusione.

Le prestazioni o i negozi di ciascuna società sono conformi all’oggetto sociale. E
ciò vale sia per la società che acquista sia per la società che vende. Le opere d’arte della Villa stanno nel museo della Villa. Le opere d’arte delle altre società stanno nei
rispettivi musei delle società. La vendita si fa nel luogo in cui avviene la rimessa
diretta. Questo luogo non è la Villa. E la rimessa diretta non richiede documento di
trasporto. Non si muovono dalla Villa se non per mostre le opere che stanno nella
Villa e che risultano in effetti di proprietà della Villa, perché acquisite e portate nel
suo patrimonio.

La Nomen S.A. di Ginevra, società commerciale e holding rispetto alle tre società
più importanti, aveva la revisione affidata alla Ernst & Young. Controllando la
holding, la società di revisione controllava le tre società partecipate. Così poi
avveniva per le tre società londinesi: erano controllate dalla società di revisione che
controllava anche le partecipate.

Le principali società italiane, oltre al controllo del Collegio sindacale, avevano il
controllo da parte di Ernst & Young, come da parte di BDO Italia e da Moore
Stevens. Nel 2005, Ernst & Young di Londra e di Ginevra indicò un revisore, il rag.
Franco Lion, per redigere il controllo e la perizia giurata per ciascuna società, nel
progetto di quotazione in nome di una delle società londinesi.

I convegni del Movimento cifrematico non sono mai entrati nelle fatture delle
società. I dati che riguardano i convegni non sono dati societari. Riguardano il
rendiconto del Movimento cifrematico. E questo confermano i testimoni al processo.
I valori riportati nelle fatture ricevute da Impresa Nuova srl e citati nella
sentenza sono di gran lunga superiori ai valori di contratto tra Impresa Nuova srl e
Villa San Carlo Borromeo srl. Inoltre, per tutti i lavori subappaltati, Villa San Carlo
Borromeo si riservava il controllo, la direzione, il coordinamento, l’organizzazione,
l’apporto specialistico.

Attribuiscono, poi, a D. B. un ruolo enorme. Su ciascuna delle persone dicono
cose che rientrano nella rappresentazione demonologica. Tutto ciò che viene
riassunto è, in effetti, convertito secondo il vocabolario demonologico, secondo il
bestiario ideologico. Viene cancellata non solo la realtà intellettuale, ma anche la
realtà processuale. E viene convertita in una realtà demonologica, ideologica.
Nel processo, l’accusa, rappresentata esclusivamente dai due marescialli, è
crollata con il loro interrogatorio. Questo crollo viene coperto con il pettegolezzo
raffazzonato nella melma extraprocessuale riassunta avvalendosi del vocabolario
inquisitorio demonologico.

Le tre donne giudici creano la loro psychopathia criminalis. E ne sono affascinate.
Anfibologia dell’animale fantastico, per un verso, genio, dio, santo, per l’altro verso,
diavolo, pazzo, criminale. “La sapiente individuazione degli obiettivi, la ragionata
diversificazione delle modalità di utilizzo delle risorse a seconda delle diverse
circostanze contingenti, la attenta scelta dei tempi delle singole azioni dimostrano
l’esistenza di una precisa e unitaria strategia, concordata fra i diversi soggetti
interessati
”. Il coordinamento, la strategia, l’attenzione ai tempi, la direzione, i
dispositivi di parola attengono alla logica e alla pratica aziendali. Ma tutto questo,
qui, è “diretto alla realizzazione dei reati nel modo più sicuro possibile”! Perché
fanno ciò? Per potere compiere i reati nel modo più sicuro!

Per quali motivi il reato fiscale non esiste sarà indicato, tecnicamente, dai
fiscalisti, e integrato dagli avvocati. E sono stati consegnati documenti, scritti dei
consulenti Carlo Cortinovis e Paolo Duranti, dichiarazioni e memorie anche mie.
L’”associazione a delinquere” è rappresentata come la setta del “guru”. La truffa
alle banche fa parte della farsa. Le banche fanno le loro perizie. Umberto Marchesi,
il perito tecnico dell’Istituto San Paolo, fa una perizia sull’immobile e scrive: questo
è il valore di garanzia, un valore ristrettissimo, di garanzia, appunto, non già il valore
di mercato! Le tre donne giudici non capiscono la formula “valore di garanzia”. La
banca fa una stima, come se l’immobile dovesse andare all’asta. Dà un mutuo in
rapporto a questo valore di garanzia. Invece, le tre donne giudici dicono: Ma come
mai, la perizia di un’altra banca, su incarico del Politecnico, dà un valore diverso?
Certo, perché quello è il valore di mercato. Il “valore di garanzia”, o “valore
cauzionale”, si distingue tanto dal “valore di mercato” quanto dal “valore di stima
rispetto alla redditività”.

Le polizze stipulate il 16 giugno 2008 con Allianz stabiliscono un valore parziale
di rischio e un valore di ricostruzione convenuto in 80 milioni per l’immobile e di 53
milioni per le opere. Non si fondano su perizie che diano o il valore di mercato o il
valore di garanzia. Il valore stipulato con le polizze è un valore convenuto.
La donna triforme giudicante trova “cartelline” redatte da stagisti, che sono del
tutto estranee ai documenti della contabilità che stanno nei raccoglitori ufficiali.
Crede che siano alternativi e interscambiabili (Sentenza, p. 46).

Il ragionier P. ritratta con il magistrato inquirente quello che alla Guardia di
finanza aveva detto in circostanze inumane. Ma ecco la donna triforme: “È allora
evidente come la successiva ritrattazione del P. sul punto risulti del tutto
inattendibile e verosimilmente motivata dalla volontà di aggiustare il tiro e rendere
una versione più favorevole a V., verso il quale, per altro, nutriva profondi motivi
di riconoscenza e gratitudine personale”. In breve, è attendibile ciò che può servire
alla causa finale della donna triforme. In effetti, il senso di debito non si sopporta e
si tramuta in senso di credito, tanto da spingere alla rivendicazione e alla vendetta.
Il 24 marzo 2009, P. era in condizioni di salute gravi: chemioterapia alla vigilia,
insonnia, malattia in fase terminale. La sua “dichiarazione”, che egli aveva definito
forzata, era rivendicativa e vendicativa. L’ingratitudine, fra tutti i vizi, è il peggiore.
Io non ho mai predisposto elenchi con “indicazioni (società o associazioni da
inserire come emittente o destinatario, causali, etc)” per la fatturazione (Sentenza, p.
44). La Guardia di finanza avrebbe trovato a casa del ragionier P. questi elenchi. Non
sono miei. Attribuzione assurda.

Ciò che sta nel portatile del ragionier P. appartiene a lui e risulta estraneo alla
contabilità. Come risulta estraneo alla contabilità un foglio di carta trovato a casa
sua a Busto Arsizio, redatto non sappiamo da chi e perché, comunque estraneo al
modo amministrativo delle società.

Non è stata fatta nessuna perizia calligrafica sui pezzi di carta attribuiti a me. Per
esempio, andrebbe fatta la perizia sui cosiddetti “appunti intestati ‘Fatture da fare’”
(Sentenza, p. 43).

La donna triforme giudicante prende dalla casa del ragionier P. a Busto Arsizio
un foglio che tramuta in “documento decisivo ai fini della valutazione
dell’attendibilità delle dichiarazioni rese da P. in fase di indagine”. Chi l’ha scritto?
A chi è destinato? Perché è stato scritto? Perché stava a casa di P.? Io non riconosco,
in questo foglio, nulla di attinente alla realtà contabile e amministrativa.

Milano, 13 febbraio 2016


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