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Protestanti(Valdesi, in particolare) e cattolici: le differenze

La questione valdese

Monica Cito
(30.09.2015)

Dopo aver letto il piccolo e ricchissimo testo di Giorgio Girardet, «Protestanti e cattolici: le differenze», mi sono avventurata nella lettura del libro di Giorgio Tourn «I valdesi identità e storia», entrambi editi dalla Claudiana.
Per inciso, la Claudiana è la casa editrice che i valdesi fondarono appena ottennero i diritti civili. Prende il nome da Claudio di Torino, che era stato nel IX secolo un vescovo molto evangelico, che nella sua diocesi aveva combattuto la superstizione e si era impegnato fortemente per la diffusione della Scrittura con commenti e prediche.

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Opera di Hiko Yoshitaka, 2007, bronzo, dettaglio

Per chi non lo sapesse, i valdesi sono cristiani esistenti sin dal medioevo e “diventati” protestanti con la riforma omonima. Sono, in particolare, una piccola comunità esistente attualmente in Italia e in America latina, ma hanno una storia meravigliosa e triste, europea, come tutte le storie da ricordare, fatta di resistenza e vera fede.
Così hanno creato pensiero e pensando hanno creduto e credendo hanno accolto ed accolgono e vissuto al meglio il loro tempo.
Recensire questi due libri non è semplice, non c’è da interpretare la semplice-complessità e pienezza degli scritti. Il lettore non ha scuse, non può – chiusi i testi – esimersi dal meditare, perché la loro sobrietà è pungolo per la riflessione.
Da riflettere vi è molto e su molti concetti di libertà, capendo come siamo giunti alle odierne democrazie, partendo da quali diritti negati e violenze perpetrate ai danni delle minoranze. Bellissima al riguardo l’idea di minoranza trasmessaci, a partire dalle esperienze valdesi ed ebraiche, dal Tourn:«Mentre la maggioranza è statica, esprime la stabilità delle cose, una minoranza è necessariamente dinamica ed è spesso costretta per sopravvivere a rinnovarsi, a interrogarsi sulla propria situazione sul proprio essere e sul proprio agire. Non reca soluzioni ma solleva problemi, con la sua sola esistenza.
La minoranza può impostare il suo rapporto con la maggioranza in termini molto diversi, statici o dinamici. Può cioè rinchiudersi su se stessa e assumere l’atteggiamento di resistenza passiva(il ghetto è una realtà oggettiva, una creazione giuridico-amministrativa, ma anche una categoria interiore, si può essere rinchiusi “nel” ghetto ma ci si può anche ghettizzare). Può limitarsi a rivendicare la sua dignità, il diritto all’esistenza e ala libera espressione dei suoi valori di fronte a un contesto che sente come alieno, ma può invece vedere se stessa rispetto alla maggioranza come un fattore dialettico, un elemento di critica, di stimolo».
Si ha , quindi, da riflettere sul potere del singolo di partecipare, sull’apertura che ti permette di esserci, sul dialogo cercato ed accolto.
Non parlo soltanto d’una lettura asettica dei due piccoli testi, ma del come ci si incontra e del dove con questo linguaggio coerente antico sempre modernissimo, calato nella contemporaneità.
Colgo così l’occasione per ringraziare Giuseppe Rodia, giovane valdese, che mi ha contattata qualche giorno fa a seguito dell’omaggio di un mio libricino, lasciato nella “loro” buca della posta. Da quel contatto sono passate due domeniche di culto e la lettura di questi due testi, che mi hanno riportato le prime sensazioni. Io non posso descriverle, forse sono “soltanto” mie.
Ma vorrei che non fossero soltanto mie.
Provate, magari ve ne andrete, magari no, ma provate a venire al culto domenicale, come è successo a me, a non sentire discriminazione di sorta, a pensare alla parola così vicina che commentata ed arricchita da studi e riflessioni e canti che accompagnano il momento comunitario… provate, dicevo, a venire.
Io non mi sono mai sentita così accolta, in una chiesa che porta il nome di cristiana. La sobrietà del luogo e la pienezza delle parole rimandavano una proposta più limpida del credo giudaico-cristiano e rivivificate le vicende della storia che lo hanno consegnato, piccolo ma forte, umile, semplice, parabolico, capace di impegnarsi nel dare quella chiarezza che è mancata a chi come me, “diversa”, è “cresciuta” con la chiesa cattolica.
Una chiesa questa valdese, che discute le questioni sociali, interviene concretamente con progetti su fatti serissimi come la violenza alle donne, calata nel mondo e paladina di pluralismo, che ha pastori anche donne, nella quale predicano anche laici e…., venite, magari ve ne andrete, magari - come me – starete li sentendovi per niente altri, perché ACCOLTI.
Di queste sensazioni ritrovo nei libri della Claudiana approfondimento e conferma.
Vi riporto una breve summa congiunta dei due libri, della stessa collana “Le spighe”.

Il protestantesimo è un cristianesimo «emendato» o reso essenziale e, nelle intenzioni, purificato, per aver eliminato dottrine, riti e devozioni che considera aggiuntivi ed estranei al messaggio evangelico. Due e non sette, come per la chiesa cattolica, sono i sacramenti: battesimo e cena del signore(eucarestia). Per partecipare alla cena del signore non c ‘è bisogno di convertirsi, è aperta a tutti i fratelli e le sorelle cristiani, di qualunque confessione.
La riforma protestante è il movimento spirituale e politico che ha caratterizzato il cinquecento europeo, che vide la necessità di «riformare» la chiesa cristiana per portarla alla sua aspirazione originaria, rimettendo al centro la fede in gesù e il rapporto diretto di ogni credente con dio, senza le mediazioni delle buone opere e del sacerdozio.
Nonostante il forte appoggio popolare il movimento fu rifiutato dalla gerarchia ecclesiastica e dal potere politico.
I cristiani evangelici rendono culto e pregano dio soltanto, padre, figlio e spirito santo. Non vi è alcun posto né preghiere personali, per atti di venerazione a esseri umani(i santi).
Tante altre sono le differenze tra protestanti e cattolici.
Per il protestante il cristiano è un essere libero e responsabile: può e deve decidere da solo, nelle questioni politiche e culturali, o in relazione alla fede e alla vita della chiesa.
Il protestante non conosce la prassi del confessionale o della direzione spirituale, né accetta dalla chiesa precetti e prescrizioni su quel che è lecito o illecito. L’opinione si forma nel confronto e nel dibattito all’interno della comunità cristiana, che è luogo di riflessione e consultazione.
Soprattutto durante gli «studi biblici», incontri di riflessione, si forma l’opinione dei protestanti. Questo vale anche per l’educazione dei bambini e dei giovani, e impedisce che si crei una mentalità di dipendenza.
Non è superfluo ricordare che «cristiano» e «cattolico» non sono sinonimi, e quasi la metà dei cristiani non appartiene alla chiesa romana.
Nella situazione italiana odierna i valdesi presentano due caratteri: quello di comunità religiosa che ha realizzato una sua caratteristica espressione della fede cristiana, e quella di minoranza che ha elaborato una visione della vita, una sensibilità e un’identità peculiari.
Sin dalla loro emancipazione nel 1848, i valdesi sono impegnati nella costruzione di una società moderna.
Questo impegno civile è stato particolarmente forte dopo la seconda guerra mondiale e ha trovato espressione su temi a cui la società italiana pare poco sensibile(insensibilità che la fanno apparire nel contesto europeo decisamente arretrata): libertà religiosa, responsabilità del singolo, laicità dello stato.
Assumendo come criterio di riferimento la responsabilità personale, le comunità valdesi hanno posizioni che paiono non conformiste su parecchie tematiche sociali, quali l’interruzione di gravidanza, il divorzio, il diritto alla propria morte.

Testi recensiti:
• Giorgio Tourn, I valdesi identità e storia, Claudiana Editrice, 2003, Torino
• Giorgio Girardet, Protestanti e cattolici: le differenze, Claudiana Editrice ,2007, Torino

Monica Cito è nata a Telese Terme nel 1972.
Avvocato con perfezionamento ordinistico in “Diritto Penale Minorile” ed articolista delle riviste giuridiche Diritto.it e Filodiritto.
Nel 2014 consegue, con borsa di studio, il diploma di perfezionamento universitario LUMSA per esperto nella progettazione e gestione bandi nazionali ed europei; e pubblica il saggio Calepino del giudicato amministrativo. Youcanprint edizioni, Tricase (Lecce).
Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma. E nel 2014 il racconto lungo “Top down”, per I tipi di Youcanprint.


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26.04.2017