Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Peregrinatio aetherea. Divagazioni sull’anima [2]

Roberto Panichi
(4.04.2015)

Nel perimetro del sacro chiave è l’amor Dei, l’accettazione passiva che si dà come rovesciamento della sapienza secolare. L’anima estroversa afferra intuitivamente il mistero nel momento in cui rinuncia alla strumentalità razionale e accoglie anzi l’insipienza come condizione di apertura feconda. Un campione di questa spiritualità ’povera’ fu il laico cappuccino Ignazio di Laconi vissuto nella seconda metà del Settecento. L’amore chiama e si arrende a un’entità sovrastante la quale non richiede di essere spiegata bensì adeguazione volontaria con l’avvertenza che "eludendo la trascendenza metafisica, la Grazia si fa omogenea con la natura"(E.BALDUCCI), un corto circuito in cui la relazione arretra al formalismo e non si attiva la visione mistica, ché di questo si tratta, quando un atto incondizionato l’intangibile e l’invisibile richiami a uno stato di in-coscienza che non è peraltro la dotta ignoranza del Cusano. L’approccio spontaneista riflette un tratto della teologia medievale e della mistica in generale –si forte fu l’amoroso grido-: esemplificando, San Tommaso, San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila. Il linguaggio è sintomatico e svela accostamenti inusitati, allucinazioni, iperboli, raffinatezze espressive che rimandano a un sentimento prossimo all’erotismo. L’uomo carnale sé-dicente non percepisce lo spirito per difetto, il terrestre che lo permea gli impedisce di decollare. A riguardo il commento di ERNESTO BALDUCCI suona decentrato: "Soltanto la volgarità mentale del materialismo ha scoperto in queste analogie il segno sicuro che il misticismo non è poi che erotismo sublimato". Lo scolopo scriveva negli anni Cinquanta ma, come lo ricordo, per le posizioni e gli orientamenti pubblici che assunse anche in contrasto con le gerarchie della Chiesa, è difficile immaginare avallasse in seguito un tale giudizio, l’amore infatti non può essere, nella pregnanza che lo designa, categorizzato in sensitivo e celestiale, l’amore di cui sono capaci gli uomini è uno solo e ritenere che gli abbandoni estatici siano distanti oltremodo -si pensi alla Santa Teresa del Bernini- e abbiano una caratura assoluta è argomento irreale. Per essere chiari, un santo orgasmo e un orgasmo sacramentale finalizzato a procreare e perpetuare la vita hanno uguale dignità teologica perché si iscrivono nello stesso disegno provvidenziale salvifico. Se manifestazioni psichiche richiamano visibilmente forme di isterismo e una sintomatologia morbosa, sta di fatto che il confine tra normale e paranormale è talora labile . Una serie di fenomeni medianici, rimosso il clamore e sgombrato il campo da sospetti e coinvolgimenti affaristici, ricadono in una sfera particolare di studi sperimentali e integrano psicologia e teologia (C.RICHET, Traité de metapsychique, Parigi 1922 e già dal 1882 è attiva a Londra la Società Psichica). La questione di fondo rimane la continuità dello stato coscienziale e il suo riconoscersi in una dimensione atemporale. Già VOLTAIRE nel Dictionnaire faceva osservare che nel Pentateuco, i libri di Mosè che storicizzano la fine della diaspora del popolo ebreo, e nel Decalogo stesso non c’è menzione alcuna dell’immortalità dell’anima. Si aggiunga le difficoltà di sovrapporre evoluzione e creazione nonché un’aporia manifesta, la crudeltà necessaria che regola e organizza il mondo animale ( e umano), così in contrasto con un Dio padre personale. Le incoerenze più vistose nel marasma biologico e psichico tentò di ricomporre il gesuita TEILLHARD DE CHARDIN, il suo Credo era una coraggiosa quanto azzardata proclamazione di fede che non usciva dai termini di una costruzione metafisica e quindi documento non diversamente dommatico. È chiaro invece che non c’è via di uscita senza la rinuncia alle prerogative di una razionalità coercitiva e a un egotismo da archiviare (Ricordi di egotismi di Stendhal, 1832) e la psicofisica finisce su un binario morto.

Opera di Roberto Panichi

W.WUNDT fa studi sperimentali e conclude a un "polypier d’images" per usare un’espressione della prosopopea positivistica (Ippolite Taine) in piena ripresa di vacuità dottorale anche oggi; siamo nella linea dell’estetica sperimentale, nel dimenticatoio da un pezzo, della metafisica data sempre per morta o della psicologiafisiologia (il punto G) per una cartografia ideologica e un mediatismo d’effetto. L’apologia del palpabile, del ponderabile, del misurabile contro la visione interiore e la singolarità testimoniale, il behaviorismo marketing della psicologia. Nel confronto di posizioni dilatate, l’antidoto spiritualistico di H.BERGSON, Essai sur les données immediates de la conscience (1882) e la profezia di C.RICHET, Dans cent ans, il Neu-Humanismus di DILTHEY e F.E.SPRANGER e buon ultima la psicologia del profondo, una riedizione, questa, sub alia specie, dell’homme machine - sulla falsariga La machine nerveuse (1943) di Louis Lapicque- dove il subconscio spiega l’animale non l’anima, la sublimazione in una cornice sociale determinata dagli istinti primordiali, l’euristica finalizzata e disumanizzata a un dio sconosciuto. PIERRE JANET nei suoi studi di psicologia patologica osservava come una mente superiore non si ritrovi nei circuiti chiusi di un meccanicismo fisiologico atto più propriamente a spiegare casi di psicastenia e di nevrosi, la dualità permane insoluta in una fenomenologia ecfrastica senza sfoci. Non ammessa l’anastomosi l’ilemorfismo divide e relativizza. AVICEBRON incluse le sostanze spirituali -anima intellettiva e intelligenze angeliche- nella dualità aristotelica materia/forma estendendo il concetto di materia alle altre nove categorie così degradando la trascendenza degli enti spirituali per un sostrato potenziale che ne pregiudicava in pratica la diversità. La Neoscolastica e la scuola francescana (Alessandro di Hales, Bonaventura, R. Bacone) pur non rifiutando l’ilemorfismo allargato (universale) del filosofo arabo cercarono di correggerne gli aspetti più irricevibili per la teologia cristiana introducendo il concetto di materia metafisica a distinguere le sostanze spirituali da quelle materiali. Tentativo che rivelava l’imbarazzo e la confusione che regnavano sull’argomento ché, non riuscendosi a liberare dell’impianto aristotelico, si ibridava cadendo in astratti, poco credibili aggiustamenti. Ne fu critico deciso SAN TOMMASO (De ente et essentia, 2-4) restituendo alle sostanze spirituali l’esenzione dall’ipoteca dualistica pur lasciando inalterata la distinzione di potenza e atto (essenza/esistenza). Senza la chiamata/vocazione lo stallo non si rimuove. Si postula un tertium quid con funzione mediale, già nel Timeo platonico, una dualità ilemorfica apparente che si fa trino-unitaria dove il legame esistenziale è atto animatore, l’anima entelècheia del corpo organico che ha vita in potenza. Le cognizioni fondative del problema animale sono nella Metafisica, libro IX, di ARISTOTELE in cui si individua un carattere specifico acquisitivo, il movimento perenne all’origine del mutamento, che è intuizione geniale del primo Aristotele (CICERONE, Tuscol. I.10.22). Altra sintesi poderosa -anche Leibniz ne risentì la suggestione- è tutto lo sviluppo ontologico che illumina la transizione, per gradi, dal possibile/virtuale al reale che è la piena attuazione o perfezione [entelècheia] dell’anima in virtù di un principio operativo che lo Stagirita chiama enèrgheia, in ciò riportando la tematica sul piano degli enti e gettando le basi per tutte le analisi e definizioni a venire.

La verità intuitiva si condensa nella grande poesia, il doppio e la maschera sono folgorazioni del profondo i cui paradigmi sono, tra altri, per un consumo immediato, T.CAMPANELLA, PAUL VALERY, RIMBAUD. Il malessere [umbehagen] di Freud formula una controindicazione che non dà risposte sull’origine della società, indicizzata, e sull’interazione dell’individuo al suo interno. Se tutto è natura naturata non si sfugge alla concertazione e fare pernio sull’Io vittima sacrificale e pervertita negando nel contempo spessore ontologico cioè sostanza originaria al termine di confronto e alla sua kultur cioè a dire sovrastrutture e relativi derivati tossici, è speculazione quanto meno manchevole. L’Io e il SuperIo, il suo doppio, sono complanari e compartecipi dell’esistente nella sua interezza. Se così stanno le cose, la psycomachia è la condizione reale e quindi normale, menomazione e frustrazione sono fisiologiche e condestinali. In un’antropologia siffatta ci sono mali che non sono ’morali’ perché attengono all’istinto di conservazione, unicuique suum, il particulare guicciardiniano. Non c’è quindi clinica, psicopatologie da reinterpretare come un’infrazione perché le affezioni sono aspetti testati del cambiamento e dell’esodo non evitabili. A prescindere dalla metodica medicosperimentale, la rappresentazione data è per molti suoi aspetti aprioristica, la pars construens difatti indusse Freud a ripetuti ritocchi e aggiustamenti. L’esitazione e la pubblicizzazione che la vulgata si è confezionata a suo uso e consumo, sono strumentali a strategie di penetrazione e di potere in un sistema che nega la qualità in sé e perciò senza anima, spregiatore di una vera autonomia di pensiero, ridotto questo alla doxa, al numero e alla quantità, visione questa della finanza internazionale e della globalizzazione, del marketing ovvero dell’uomo marionetta del grand guignol con scene truculenti e momenti di bassa emotività cui s’informa informata la relazione spogliata com’è della sua intima originale produttività spirituale. ARISTOFANE parlava di viventi che camminano (Rane, 1334) e allora non c’era l’impero del "the walking dead man". JUNG aggiusta il tiro e fornisce un salvacondotto al "fattore spirituale" anche nella terapia "dato che in avvenire il compito della psicologia sarà quello di studiare il condizionamento [non integrazione] spirituale delle operazioni psichiche".*

* Dove non citato scritto o passo di riferimento rinvio al testo a cura di MICHELE FEDERICO SCIACCA, AA.VV. L’anima, Morcelliana, 1954.

L’impianto della ricerca non si distacca come in Freud dall’anomalia di soggetti patologici, le esposizioni psicotiche preconfigurano comunque una pneumatologia compendiaria dove il concetto di energia (Aristotele?) è il filo di Arianna di una sessualità deprivata della preminente invadente rilevanza esplicativa assegnatale da Freud per quanto il grande studioso in qualche passo desse prova di riconsiderare la questione e di andare oltre, ciò che Jung riconosce onestamente. Il concetto che la riassume, libido, implica difatti una serie di motivazioni che vanno ben al di là della pulsione fisiologica sessuale: Trasformazioni e simboli della libido, 1929. Un anno prima la pubblicazione di altro testo significativo, Energetica dell’anima, dove la sfera naturale primaria Jung fa transitare al piano culturale creativo in virtù dell’attività simbolica che è alla base, non meno, della psiche umana. Dopo l’esegesi e la prognosi evolutiva la coscienza è una produzione tardiva dell’inconscio, al Moloc sociale Jung sostituisce l’inconscio collettivo con analoghe funzioni di interdizione e inibizione. Come già per i sostenitori dell’anima mundi, c’è un disconoscimento dell’anima individua, il , e riassumono l’uomo, questo uomo, gli archetipi collettivi dove una processualità dialettica interattiva non recupera comunque la pienezza dell’autopresentazione, l’anima è un fuoco fatuo nel vuoto di una anomia che gli sfugge. La religione terapia/alchimia racchiude "una conoscenza difficilmente superabile dei misteri dell’anima tradotti in grandi immagini simboliche". La soluzione empirica e immanentista prefigura L’être et le néant di SARTRE per il quale l’anima è un –in sé distorto e alienato.

L’immortalità fu proiezione di una singolarità morale e intellettuale nei misteri dell’età ellenisticoimperiale che assumevano la ciclicità stagionale, l’icona agraria, rivestendola di una sobrietà concettuale disarmante per cui "alterum in seminibus quae moriuntur, alterum in segetibus quibus mortua semina renasciuntur" era da intendersi l’approdo per le anime. Il mito di Adone sollecita in quel contesto mistagoghi ma anche un ORIGENE e un SAN GIROLAMO che ne parlano (quest’ultimo in Ez. 8.14). La favoletta erotica sigilla la metamorfosi floreale, l’anemone che nei colori cangianti e nella velenosità di molte sue varietà adombrava forse l’intangibilità conseguita, una bellezza non più soggetta alla manomissione e agli incerti del caso. La derivazione orfica era funzionale al tentativo di liberare l’impronta divina racchiusa nella morsa corporea. Il metodo prevedeva una tecnica ascetica, in teoria, che era un’assicurazione sulla vita: il segreto, seguire le istruzioni, purificazioni, espiazioni per sottrarsi al ciclo delle rinascite. Mancano la gratuità e la referenza metafisica a dare l’autentica. L’Ade o i campi Elisi orientano l’immaginazione e il culto degli antenati, tributo alla memoria e alla prosapia gentilizia, l’idea di anima non ne era assolta. La tecnica rituale si trova nei tardi libri del Vecchio Testamento, come nei Maccabei, II.12, 45: "Grande ricompensa è riservata a coloro che muoiono piamente". Anche Gesù instaura una tecnica d’ingresso nell’istruire un giovane interlocutore che lo interpella (Mt. 19.17):"Se vuoi entrare nella vita [eterna] osserva i comandamenti". I comandamenti sono quelli di Mosè che Gesù elenca con la giunta dell’autospoliazione per essere perfetto.

In conclusione, è atto di fede quello che postula l’eterno. La nomenclatura del nome dice la stratificazione, gli etimi documento della ricezione e della credenza, delle metafore e dei riti. Psychè è lo spirare come di vento, anemos, come osservava LEOPARDI in una nota sbrigativa dello Zibaldone, 1054: "E l’antico significato di vento nella parola anima fu spesso usato da’ Latini, credo massime i più antichi, o loro imitatori". GIACOMO DEVOTO, La lingua di Roma, 12, richiama il verbo sanscrito aniti radice ane, "respirare". Anima/ Animus sono termini che denotano in LUCREZIO una scelta marcatamente puristica sotto il profilo linguistico (Ibid. 180). Se ci si esenta dal descrittivismo e si sta al compendio, la lingua foggia gli statuti e il detto comune. In OMERO psychè è il concentrato transeunte della vita individuale che si fa ombra in conseguenza di un evento traumatico, nel vivente designazione di energie in positivo, ciò che è caro e prezioso, il riduttivo animuccia/animula ha evidente connotazione ironica in LUCIANO come nell’Anthologia Palatina e nella classicità in genere in testi d’intonazione affettivo familiare, come SERVIO SULPICIO RUFO in Cic. quiddam animulae o PLAUTO animulus, e stravolge l’impianto originario di per sé intangibile. Un neologismo rimanda a più registri, psycho-daiktes "che squarcia l’anima" , epiteto di Dioniso: nella terapia freudiana sorprendere l’inconscio è ricercare un varco che squarciando il tessuto compatto delle resistenze dia spazio al rimosso lasciando emergere la parola non detta liberando il fluire del discorso profondo. Psycho-dotèr, "che dà la vita" e in FILONE D’ALESSANDRIA psycho-eidès, "della natura dell’anima". Psycho-manteion (PLUTARCO) indica il luogo in cui si evocano le anime per interrogarle, qui cade l’intervista con le ombre dei morti nell’XI libro dell’Odissea dove però le circostanze e gli spazi non concordano, la fossa sulla quale Odisseo versa il sangue degli animali sacrificati, che è l’incentivo rituale di richiamo, e la discesa nell’Ade (vv.567 ss.), descrizione questa che sembra stare a sé ed è inconciliabile con la prima parte dell’episodio, mentre i versi 627-629 confermano che l’eroe non è andato oltre la soglia, una katabasis dimidiata, facendo sospettare la giustapposizione di un inserto allogeno. Per la concezione omerica le anime vanno direttamente nell’oltretomba al momento del trapasso, nell’ultimo libro dell’Odissea le anime dei Proci scendono via terra accompagnati da Ermete. Per inciso, interpolazione appare anche il catalogo delle eroine (vv.225 ss.) né per lo stile né per il contenuto compatibile, congetturalmente allegabile al Catalogo delle donne di ESIODO. Psychè designa anche la farfalla simbolo dell’immortalità dell’anima figurando la metamorfosi da crisalide a insetto, terminologia quindi che rimanda a una cultura orficopitagorica. Psychomachia (POLIBIO) è "combattere all’estremo", in PRUDENZIO poi il composto assurge a tema allegorico letterario, la battaglia visionaria nell’anima tra vizi e virtù a glorificazione della fede cristiana. L’anima erra, psyco-planès, nell’Antol.Palatina, psycho-pompeion (PLUTARCO) è luogo dove appaiono le ombre evocate, psychopompo, psycagogo è epiteto di Ermes (ma non solo) nella sua funzione di guidare e accompagnare le anime nell’Ade. Nelle varietà dei composti date le sfumature allegate al deverbale greco pempo, non è impossibile immaginare in qualche caso allusioni alle beffe e scherni d’uso nelle processioni bacchiche e del pari agli arredi e agli apparati abituali nelle ricorrenze festive: a Roma ta pompeia, in DIONE CASSIO, è il trionfo, ["in pompa magna"], per cui, in sostanza, il termine rinvia al festivo e alla trasgressione e la funzione del dio psicopompo potrebbe forse assumere connotazione paradossalmente gioiosa, quindi il salvavita psychossòos. Ma c’è anche la pesata delle anime sulla bilancia del destino fatta da Zeus prima del duello all’ultimo sangue tra Ettore e Achille, e Psychostasia era il titolo di una tragedia di ESCHILO. L’immortalità decisa a tavolino (IV Concilio Laterano) prende le mosse e gli auspici dalle Sacre Scritture tenendo ferma la distinzione tra immortale ed eterno, quest’ultimo predicato solo di Dio. La nomenclatura segue il fluire nel tempo di un immaginario animale che è speranza e la sua stessa materializzazione. La scienza ne sta fuori opportunamente, la problematica della fede non rinuncia d’altra parte a presentarsi puntualmente al convito della sapienza, che è cosa diversa dalla cultura e talora anche dalla filosofia.



Incontri di spiriti a corollario degli elementi.



Convengono San Tommaso nel suo abito talare bianco e nero e la pelata monacale, Aristotele avvolto in una veste candidissima, Sigmund Freud che non assomiglia a nessuno dei ritratti più noti -di Andy Warhol, di Salvator Dalì-, l’espressione torva, la barbetta bianca e l’asimmetria degli occhi -uno, il sinistro, è più aperto- e delle ciglia; Carl Gustav Jung in una foggia elegante, giacca di velluto scuro e pantaloni grigio topo, un papillon flaccido su camicia bianca, sembra in una forma assolutamente giovanile che non corrisponde ai suoi 86 anni suonati, l’anno della sua dipartita. C’è poi un altro interlocutore che dell’esteriore sembra curarsi poco, disadorno e spettinato, di mezza età, un anonimo signore che si presenta come il Terzo Escluso, allusione probabile al principio della logica Tertium non datur con quanta pertinenza non si sa. I dotti ragionano di anima e si capisce ben presto, il che stupisce, che quel che ne sanno non è di più di quando stavano nel nostro mondo, ora che sono nell’aldilà era ragionevole aspettarsi che tutto fosse loro chiaro e invece no, occorrerebbe un’interrogazione medianica per avere un loro parere in merito. Freud si è reso conto che da quando è un fuoriuscito, la sensazionale scoperta dell’inconscio si è rivelata un grande affare per terapeuti e convegnisti. Sul lettino a sciorinare le loro storie intime anche lubriche ci vanno psicopatici, gente che ha perso in parte o a tempo indeterminato il ben dell’intelletto. La ditta Charcot & Company ne ha fatto l’emblema dell’uomo (se questo è un uomo). La letteratura seria e di evasione ci si è ingrassata, nei tragici greci, in Seneca o in Alfieri gli alienati di mente si accampano in primo piano, non si accreditano però in veste di rappresentanti dell’umanità: Medea, Egisto, Clitennestra, Edipo, Mirra, Saulo sono paradigmi deviati, cellule impazzite dell’umano consorzio.

FREUD Cercavo un punto di vista unitario sul quale costruire una scienza della psiche, oggetti, princìpi e metodi autonomi sia rispetto alle psicologie filosofiche sia alla neurofisiologia. La coscienza si riduce a una qualità transitoria e periferica dell’inconscio.

SAN TOMMASO La materia e residuo opaco, irriducibile scoria dell’irrazionale.

FREUD Io dico extrarazionale, non hanno corso in questo contesto tempo spazio luogo non-contraddizione .Il sogno col suo sistema di regole, di derivati, di corollari rappresenta un nuovo sapere. In realtà l’oggetto, non il metodo, è fuori dal perimetro della razionalità.

JUNG Quando lavoravo al mio libro sulla libido, nell’avvicinarmi alla fine del capitolo sul sacrificio sapevo in precedenza che la pubblicazione mi sarebbe costata l’amicizia di Freud. Progettavo di esporre la mia concezione dell’incesto, la decisiva trasformazione del concetto di libido e vari altri punti nei quali mi differenziavo da Freud.

FREUD Forse era quello che volevi*.Ti trovavi a un bivio, tra apprensione e soggezione o indipendenza e sviluppo personale cui agognavi.

* I due si davano rigorosamente del lei seco Naturalmente nell’oltretomba quelle regole non hanno osservanza, età, status sociale e altre differenzuole di questo nostro mondo non hanno ragione di sussistere.

FREUD Nel 1859 Darwin aveva pubblicato L’origine della specie e nel 1860 usciva il primo trattato di psicofisiologia di Thomas Fechner. Per dire qual era l’ambiente ai miei esordi. A Vienna assistevo alle lezioni di Brentano ma l’influenza maggiore mi venne dalla scienza positivistica della natura di Helmholz, ne ripresi l’idea del determinismo radicale e difatti l’apparato psichico ne risente non meno. Un insieme di forze autoregolate o un sistema chiuso tende a mantenere costante il livello di tensione scaricando ogni eccesso di energia che, in ogni caso, non va mai perduta e si trasforma secondo il principio della minor spesa energetica possibile. Scopersi poi che questa economia del desiderio non soddisfava alla complessità di una rappresentazione qualitativa delle forze in gioco. Dal 1920 con Al di là del principio del piacere.

JUNG Il problema del padre. Io ne avevo avuto abbastanza del mio.

FREUD C’era anche dell’altro, i drammatici episodi dei miei svenimenti durante i nostri incontri. Segnalavano la nevroticità che c’era e difficoltà che non avevamo previsto. Della tua nevrosi non scrivevo, ti esortavo a rientrare nell’ordine.

JUNG Le idee sono una fatale confessione che porta alla luce ciò che abbiamo di meglio ma anche le nostre insufficienze e miserie personali. Le idee specialmente sulla psicologia. Da dove provengono se non da ciò che abbiamo di soggettivo?

FREUD Lessi il tuo libro, La libido, simboli e trasformazioni. Si occupava, scrivi, della lotta psicologica dell’eroe. Ti sentivi un ercolino superficiale ed euforico in lotta coi nostri fantasmi, l’oscuro sottosuolo del profondo.

ARISTOTELE Non entro nella disputa. Io mi occupai del sonno e della veglia, dei sogni e della divinazione nel sonno.

TERZO ESCLUSO Non è questo il momento e il luogo* di affrontare i quesiti della psicologia, si finirebbe alle calende greche (per modo di dire) se ci mettessimo a commentare e a discutere con questi due. Nel De anima c’è un passo che alla prima sembra suggerire una localizzazione dell’anima nel corpo: "la respirazione è pertanto necessaria primamente alla regione che sta intorno al cuore, perciò bisogna che l’aria inspirata penetri dentro l’animale. Di conseguenza la voce è l’urto dell’aria inspirata contro la trachea-arteria detta, prodotto dall’anima che sta in queste parti del corpo". L’esegesi di Alessandro di Afrodisia prende una cantonata parlando di tre intelletti, io sto a San Tommaso.

SAN TOMMASO ....quamvis enim anima sit in toto corpore, ut est forma animalis, tamen vis eius motiva est principaliter in corde.

* Le espressioni nel vuoto spaziotemporale non hanno senso. Ma le abitudini di qui persistono anche di là dato che lo stampo esistenziale è indelebile al pari di quello sessuale nei viventi pur essendo venuta meno da un pezzo la sua ragion d’essere.


ARISTOTELE L’egregio commentatore in effetti va un pò oltre, rende estraneo all’uomo l’intelletto attivo universale e immortale che ripone in Dio separandolo dall’intelletto passivo materiale e personale. Così negando l’immortalità dell’anima individuale (Sorride). In quanto entelechia l’anima è in tutto il corpo e sotto questo preciso rapporto posso in qualche modo localizzarla. E il linguaggio comune e non comune avalla tale uso. San Tommaso ha ragione.

TERZO ESCLUSO L’incertezza nel fissare il vero significato di morion, parte del corpo, e dynamis , potenza effettiva, come di altri termini riguardo all’anima, è innegabile.
ARISTOTELE Si trattava dei testi, appunti scalette delle mie lezioni, mi proponevo di riprenderli e definire in un secondo momento. Nei Parva naturalia che Egidio Romano raccolse alla fine del XIII secolo, ben cinque su nove scritti vertono sulla psicologia. Nell’insieme li giudico ancora congruenti.

Da notare che i quattro interloquiscono per scaglioni, avremmo voluto un confronto serrato su poche cose ma questo avrebbe richiesto previ accordi e un’organizzazione finalistica problematica. Ognuno ragiona di sé e delle proprie esperienze per cui dobbiamo sperare di ricavare solo dall’insieme un’idea dell’assunto. Sarà come osservare un vasto articolato panorama dall’alto.

FREUD Quando Breuer mi passò il caso di Anna O., un’isterica guarita coll’ipnotismo, mi resi conto che la terapia -lui la chiamava catartica - funzionava e ne trassi tutte le conseguenze. Il collega era scettico, spaventato dall’amore e dalla dipendenza, transfert, di Anna nei suoi confronti. Alla Salpetrière Charcot era andato assai avanti e ne trassi partito.

SAN TOMMASO La psicopatologia si occupa di isterici e pervertiti. Può dar lumi sull’uomo intero? Non dico tutto d’un pezzo ma anche comune. Pulsioni, stato ipnoide, abreazione...

FREUD Abreagieren. Ci arrivai nel 1893.

SAN TOMMASO rimozione... Sintomatologie per cliniche di lusso, meccanica elementare... la pretesa di rappresentare il mondo che è dentro di noi.

FREUD L’immagine che Anna dava di sé era quella di una fanciulla angelica. Non ci stava proprio con tutto il guazzabuglio che aveva in corpo. L’inconscio la relegava ai margini di uno stato ambiguo di classificazione incerta. Il punto di vista per me da cui partire.

JUNG L’origine inconscia dell’eroe.

ARISTOTELE Una storiella che sa d’artificio. Come credevi di farla bere?

JUNG Era il sogno di Miss Miller. l’apparizione di un personaggio atzeco, la testa di profilo, con un’armatura e sulla testa un’acconciatura di penne simile a quella degli Indiani d’America. Lei s’impersonava in Crikantopel, io dico l’eroe.

ARISTOTELE Troppi sogni. Lavorate di fantasia per far tornare i conti e costruirci delle teorie. Per quel che ne so la gente si ricorda ben poco di quel che sogna. Tutti quei particolari poi sono credibili?

SAN TOMMASO Il sogno relato veniva a pallino.

JUNG In mezzo alla fiumana della folla camminava un cavaliere completamente armato, saliva gli scalini venendo dalla mia parte, è lei che racconta, portava un elmo del tipo detto a bacinella con fenditure per gli occhi e una corazza a maglia e su questa una tunica bianca sulla quale, davanti e dietro, era intessuta una grande croce rossa.

TERZO ESCLUSO Il Don Chisciotte di Salvador Dalì.
SAN TOMMASO Un alibi. I sogni di Miss Miller e di Jung hanno l’apparenza di un parto mediocre. Si tratta dell’immaginazione sbrigliata di una signora americana e del calcolo di un professionista ambizioso.

JUNG Materiali pubblicati negli "Archives de psycologie" del mio venerato e paterno maestro Théodore Fleurnoy. Ebbi la grande soddisfazione di sentirgli dire che avevo colto nel segno inquadrando la personalità e la mentalità della giovane donna.

SAN TOMMASO Straordinario davvero.

ARISTOTELE O amplificazioni, interpolazioni, associazioni intenzionali. Rimando a quel trattatello di retorica sull’amplificazione e il sublime. Tolto il sublime hai le frottole di Miss Miller coll’avallo del dottor Jung.

JUNG Erano idee spontanee basate su una certa situazione, il sogno, e costantemente vi si riferiscono.

TERZO ESCLUSO Farina tutta del sacco di Miss Miller? Fiorite memorie direi.



Fine seconda parte

Prima parte

Terza parte

Quarta parte


Gli altri articoli della rubrica Arte :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

15.11.2017