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Le cose accadono

Francis Pagano
(9.03.2015)

Come si scombinano le cose? Come si disarticolano? Procediamo con le letture cifrematiche, e la lezione è data dalla parola, quale alibi della vita.

Pubblico: Nulla può mantenere il ricordo meglio della dimenticanza. Secondo l’occorrenza. Lo inscrive con un passo nella numerazione. Lo trae nella frontiera del tempo, lo dispone nella catecresi e nel malinteso. Lo traspone nell’arte del silenzio (la danza), nell’arte del malinteso (l’intelligenza), nell’arte della luce (la musica), e nell’arte della piegatura ( la strategia).
Il ricordo pesa forse? Predilige il futile: nonché il lusso dell’automa.
(Il giardino dell’automa – Armando Verdiglione)

È proprio da qui che traiamo l’insegnamento. Ognuno si iscrive nel ricordo delle cose. Si fa presenza e presidenza. Si figura il viaggio in solitario, come il velista si pensa solo, facendo di ciò che trova davanti il suo luogo del silenzio. Il mare come fortezza del silenzio. Luogo del ricordo. E la parola diviene parlata o silente, per ciò nostalgica.

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Hiko Yoshitaka, "Senza titolo", 2012, cifratipo a olio su carta di puro cotone

Creare un luogo del silenzio è come costruire un tempio, dove le cose non avvengo né divengono, dove la danza è esclusa, e l’istaurazione effettuale o causale è immaginabile.

Il tempo come luogo richiede la tecnica e la meccanica, per misurare e per risparmiare.

Il discorso scientifico si fonda sull’idea di fine del tempo, istaurando con qualsiasi pretesto dramma e tragedia, che son solo abbaglio delle opere teatrali di Shakespeare.

Leggiamo il Siddharta e la nozione di silenzio che è ancora nozione di riparo o riparazione. Quasi si iscrivesse entro questa quella che Freud chiama la prima festa dell’umanità.

In te c’è silenzio, un riparo

nel quale puoi rifugiarti ogni momento

e rimanervi a tuo agio.

(Siddharta)

Come il Fantasma materno può seguire all’eccedenza, al futile, all’opera artistica, nella sua dissidenza, nel suo idioma, senza essere un sistema, una struttura, una tecnica, una meccanica?

Le cose accadono. Questa la teoria. Qualora sull’accadimento delle cose si instaura un sapere, un sapere già, una congettura come apoteosi della fine, o destinazione - l’altra faccia della predestinazione, il discorso festeggia nella parodia e nella caricatura: dalla strada ferrata alla strada piombata.

L’immunità è della parola, e il carnevale s’inscrive lungo il filo e la corda del tempo. Proprio per via dell’anonimato del nome, quale indice della nominazione. La carne, non s’incarna né si scarna. Non si rappresenta. Non è né sostanziale né mentale. E il corpo non si fa carne, altrimenti la soluzione fisica è mortifera.

Leggiamo Lucrezio:

Tutta la natura dunque , com’è per se stessa, consiste in due cose: ci sono i corpi e il vuoto, dove essi sono posti e nel quale in ogni parte si muovono.

[…] Infatti tutte le cose che hanno un nome, o le troverai congiunte a queste due essenze o le vedrai che son loro accidenti. Congiunto è tutto ciò che in nessun caso senza funesta lacerazione può venir separato e diviso, come è il peso per i sassi, il calore per il fuoco... il contatto per tutti i corpi, l’intangibilità per il vuoto. Al contrario schiavitù, povertà, concordia, guerra, ricchezza, e tutte le altre cose al cui giungere e al cui allontanarsi rimane incolume la natura, siamo soliti com’è giusto , chiamarle accidenti.

Francis Pagano


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26.04.2017