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La sessualità maschile secondo Jacques André

Giancarlo Calciolari

“L’uomo scopa come si masturba, lo stesso monocorde va e vieni, solo l’astuccio è cambiato, dalla mano alla vagina”.

(22.11.2014)

Jacques André, psicanalista, membro dell’Associazione psicanalitica di Francia, professore di psicopatologia all’Università di Parigi. Dirige la collezione della “Piccola biblioteca di psicanalisi” per la casa editrice PUF. Egli è anche l’autore, nella collezione “Que sais-je?”, del libro 100 parole della psicanalisi. Il titolo del libro di Jacques André nella stessa collezione è La sessualità maschile, del 2013.

Leggendo il libro di Jacques André ci imbattiamo nel libro di un antropologo, al massimo di uno psicologo dell’età evolutiva e dell’adolescenza, non pare quello di uno psicanalista. I riferimenti alla psicanalisi sono blandi, e questo forse viene dalla compromesso con l’attività di professore di psicopatologia e anche dalle richieste editoriali di un libro semplice e facile da leggere.

Hiko Yoshitaka, "Il compito di riso", 2014, cifratipo, smalto su carta

Jacques André è uno psicanalista ortodosso, fa parte anche dell’Associazione psicanalitica internazionale, per intendere è quella fondata da Freud.
In quanto psicanalista Jacques André non affronta la questione radicale che è posta da Freud rispetto alla roccia fondamentale della psicanalisi. Si chiama la negazione del femminile, e ha due aspetti: nell’uomo la protesta virile, nella donna il penis-neid, ovvero l’invidia del pene. Non c’è nessuna elaborazione in questo libro della protesta virile. Potevamo anche incontrarla, date le premesse culturali dell’operare dell’associazioni analitiche francesi, in questo caso di quelle dell’ortodossia, sospettavamo quello che abbiamo trovato: la non lettura della protesta virile. E se di protesta si tratta in questo libro c’è quella degli uomini rispetto alla libertà sessuale conquistata dalle donne, secondo l’autore.

Ecco la questione che è degna di illustrare il libro sulla sessualità maschile di Jacques André perché ne diviene viene l’elemento di presentazione nella quarta di copertina: tutto il problema, dice, è che la libertà sessuale conquistata dalle donne non crea simmetricamente degli uomini altrettanto liberi. È il mondo alla rovescia, come di quelli che per contrastare la questione della violenza sulle donne vanno a cercare i rarissimi casi di violenza sugli uomini. Come se l’attacco, fosse alla sessualità maschile o proprio agli uomini.

Dice Jacques André: quello che la sessualità maschile ha perso in trionfo, con o senza gloria, lo ha guadagnato in incertezza e in questioni. Questo testo scritto nel 2013, quindi freschissimo ancora, dice che all’ora della parità, che è ideologica, non reale, la dominazione maschile ha perso la sua tranquillità, il maschilismo è in bancarotta.
Questo è un omaggio che come tutti gli omaggi alle donne è fatto per mantenerle in posizione di subordinazione.

A partire dalle parole degli uomini raccolte sul divano, ma anche lungo le sue letture, André esplora senza raggiri la vita sessuale gli uomini, la sua parte la più intima. E sarà per quello che non parla mai della protesta virile. Interroga le sorgenti, i conflitti, le trasgressioni, le passioni, i desideri d’oggi, che sono sovente quelli di ieri. Senza falsi pudori, sonda questo sessuale che costituisce in ciascuno di noi la punta viva di ciò che ci fa godere o fallire.

Il libro infatti è soprattutto una serie di queste sorgenti, conflitti trasgressioni, passioni, desideri d’oggi e di ieri. Là dove dovrebbe cominciare la teoria e un confronto preciso con le teorie sessuali odierne, nei loro debiti quando li hanno con Freud e con la psicanalisi, sostituisce una casistica in cui tutto è ammesso, e nulla è letto, nulla è elaborato.

Che la dominazione maschile abbia perso la sua tranquillità forse in alcuni ambiti della ricerca universitaria, ma che il maschilismo sia giunto alla sua Waterloo è tutto da verificare. Il libro è soprattutto un bestiario della sessualità di vari uomini, una raccolta di fantasmi e di pratiche che richiederebbe un’altra scrittura e un’altra elaborazione.

Questo sondaggio del sessuale va così profondo, fora tutto, e questa retta della sonda all’infinito è un cerchio; l’occhio della sonda è alle spalle dell’osservatore, che non si sente neanche osservato e che non ha raggiunto nessuna profondità che nella circolarità non sia un’estrema superficialità.

Quanto a elaborare la sonda come appartenente alla simbolistica del fallo questo si trova in ogni breviario di psicanalisi, ovvero di negazione della psicanalisi.

Questo libro, e diciamo questo avendolo preso assieme d altri quattro, che costituiscono ciò che si trova in commercio oggi nell’editoria francese, anche volendo essere un libretto di grande consultazione, data la collana in cui è presente, che dovrebbe fornire informazioni di base sulla questione, non può che reiterare un modulo di formazione e di edizione, che è quello di fare l’antropologia del bambino, la psicologia dell’età evolutiva, e poi dell’adolescenza.

In particolare l’infanzia giocherebbe nella fase temporale in cui si sedimentano i modi della sessualità che sarà poi dell’adulto. Questo tuttavia impiegando il termine sessualità nello stesso modo in cui la interpreta Jacques André. C’è una sovrapposizione, una indistinzione, una confusione, tra erotismo e sessualità. Sono impiegati come sinonimi da Jacques André, e pressoché dall’insegnamento universitario che a vario titolo parla di sessualità. Questa preformazione in ognuno è modulata come riflesso della teoria della psicanalisi.

Quindi ci sarebbe questo attaccamento originario alla madre che farebbe già nel bambino un eterosessuale in potenza e della bambina un’omosessuale in potenza, che si apre a due vie: quella per il bambino che identificandosi al padre e accettando la proibizione dell’incesto si rivolge prima a bambine poi a adolescenti e infine con donne abbastanza vicine all’immagine della madre per reggere il desiderio che sarebbe sempre incestuoso, e abbastanza lontane perché regga l’erezione stessa, ossia non siano tabù.
Questa favoletta, questo pessimo freudismo è considerato psicanalisi da questi analisti, in questo caso ortodosso. Invece è una scena di fantasmi che nel modo in cui detta può dare qualche indicazione sul caso di Jacques André stesso, non certo di tutti gli altri uomini. Quindi abbiamo questa fase preedipica dell’attaccamento del bambino e della bambina alla madre, e poi la fase dell’Edipo, che è asimmetrico tra il bambino e la bambina, perché dall’amore per la madre di entrambi uno ricaverà per distacco l’eterosessualità e l’altra
non separandosi mai completamente dalla madre resterà nell’omosessualità.

Assolutamente non è trattata la questione dell’attaccamento. Attaccamento che dovremo riprendere anche dai suoi alfieri, in particolare lo psicanalista ungherese Imre Herman con il suo istinto filiale. E poi c’è tutta una ricerca psicologica e non solo psicanalitica con John Bowlby. La teoria dell’attaccamento alla madre.
Analizzato quasi come un’una impressione animale, l’imprinting, come accade per il piccolo animale che per la prima volta vede il corpo della madre. Konrad Lorenz ha fatto notare che se noi sostituiamo un’altra immagine delle stesse dimensioni dell’immagine della madre, il piccolo la prende per la madre. È così pare che sia riuscito Lorenz a farsi passare per madre di qualche anatroccolo. Questa è l’etologia e la sua fantasmatica.

Apparentemente c’è il riconoscimento di una nuova forza femminile, che stranamente interviene quando il femminismo è in fase regressiva com’è oggi, come diffusione, non come elaborazione; e quindi il testo è seminato di frasi come: gli uomini hanno sempre beneficiato di una libertà inversamente proporzionale al controllo di cui le donne fanno l’oggetto. Addirittura dice, e questa è un’altra giustificazione della sessualità maschile: da una parte l’ordine coniugale frigido (e qui la frigidità che è femminile si estende alla famiglia) e dall’altra parte il calore sensuale del bordello.

L’idea dell’inconscio di Jacques André è molto diffusa, leggiamola nella singolarità della sua formulazione: c’è una relazione privilegiata tra l’inconscio e il sessuale. L’inconscio non è semplicemente ciò che sfugge alla coscienza o alla conoscenza, è molto più radicalmente l’inaccettabile, l’indesiderabile, questa parte selvaggia al cuore di noi stessi: un corpo straniero interno che comanda a nostra insaputa molte delle nostre scelte, segnatamente quella amorosa e sessuale. Quindi abbiamo l’inconscio selvaggio.

Questa è psicoterapia, questo è il mantenimento di una fantasmatica. Non c’è nessuna elaborazione dell’animale totemico e quindi qualsiasi formulazione intorno all’animale è valida: l’inconscio è selvaggio, come le bestie selvagge, come gli uomini primitivi pensati nel modo delle bestie selvagge, e quindi è chiaro che tutto ciò che ne segue che farà l’uomo sarà l’opera di bonifica, l’opera di civiltà, stranamente questa opera di civiltà richiede, chissà perché, questo perché noi lo indaghiamo ma non certo Jacques André, la negazione del femminile.

Solo alcune pensatrici femministe, filosofe, psicanaliste, che mettono in discussione il primato del fallo, e non solo come una invidia del pene. Per dirla chiaramente. Non c’è quasi nessuno psicanalista che metta in discussione il primato del fallo. Non lo fa Freud, non lo fa Lacan, lo fa Verdiglione, ma non ha mai cercato in nulla il dibattito con il femminismo, apparentemente già letto in tutte le sue varianti, in tutte le sue variabili.

Si chiede Jacques André: abbiamo bisogno di essere psicanalista per essere convinti che fiasco e eiaculazione precoce, e da parte della donna alla frigidità, allora che un nuovo imperativo regge le nostre vite sessuali: gioire senza sbarramenti, non hanno ceduto nulla della loro frequenza?

Ma non ce l’analisi dell’eiaculazione precoce e del fiasco della sessualità maschile. C’è un’iconostasi: un altare in cui ci sono ormai le immagini ormai fisse stabilite da questo connubio tra psicanalisi, psicoterapia, psichiatria psicopatologia. Infatti quali sono i titoli dei capitoli: la ragazza di vent’anni, l’adolescenza, il ritorno al nido, la donna pericolosa, la donna incinta, la masturbazione adolescente: siamo nella letteratura, non ancora nella lettura della letteratura dei casi.

L’altro aspetto particolare di questo libro, che ritroviamo anche negli altri testi francesi sulla sessualità maschile, è quello del fantasma. Il fantasma non tanto originario, non tanto come qualcosa che opera nella parola, ma il fantasma dell’origine che determina la sequenza della sessualità adulta maschile. Un cerchio governato da un fantasma che cerca inesorabilmente la realizzazione.

A quel punto sembra quasi che come nella vecchia teoria dell’abreazione di Freud si tratti di verbalizzare questi fantasmi, come se parlarne implicasse già l’articolazione, e quindi la dissipazione. Qui non si tratta di dissipazione, ma di capirne qualcosa, psicologicamente, e operare per quel che lascia come margine di scelta l’inconscio, un piccolo spostamento tale che la vita sia meno invivibile. Non siamo lontani dalle tesi di Lacan in cui il sintomo permane, diventa struttura permanente e anello che rende gli altri tre anelli, (reale, immaginario, simbolico) un anello borromeo in cui ciascuno tiene gli altri anelli ma basta toglierne uno affinché gli altri siano liberi. Quindi la vita come una condanna a realizzare più o meno il fantasma dell’origine da cui ognuno sarebbe comandato. Dice Jacques André: il fantasma è al principio dell’esperienza.

Non che non si trovino schegge interessanti dell’articolazione dei fantasmi, ma poi i casi non ulteriormente letti figurano sugli scaffali del supermercato dell’erotismo. Interessante è che solo per un istante il porno crea l’illusione che il film si indirizzi sia alla donna che all’uomo (97). E rispetto al godimento dell’idiota (la masturbazione), come lo chiama Lacan, arriva dire: “L’uomo scopa come si masturba, lo stesso monocorde va e vieni, solo l’astuccio è cambiato, dalla mano alla vagina”. Tale è la sessualità maschile, ovvero l’erotismo maschile. Che la sessualità non sia l’erotismo non è acquisito dal dibattito civile. La sessualità è la politica del tempo, della divisione sessuale e non della divisione dei sessi, che appartiene al sessismo quale aspetto del razzismo.


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15.11.2017