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Quando distinguere è rubricato come una pratica illegale

Istigazione a delinquere : come distinguere tra psicanalisi e psicoterapia

Giancarlo Calciolari

La psicanalisi è una pratica singolare mentre la psicoterapia è una pratica gestionale, comunitaria, igienitaria. La psicoterapia si afferma come psicoterapia del popolo, è un’invenzione del terzo Reich. È portata al trionfo con Heinrich Matthias Goering, dal 1933, con l’avvento di Hitler al potere.

(2.02.2013)

Le scienze sociali, umane e gestionali sono portate dalle oligarchie che le intrattengono. I criteri di valutazione, anche delle guarigioni, sono gestionali e non attengono alla teoria interna delle varie discipline, a meno che la loro essenza sia puramente gestionale.


I criteri di valutazione cancellano il valore e prediligono il significato, la connotazione sociale del valore. Qualsiasi indagine intorno al valore denotativo è accusata d’oscurità, d’incomprensibilità, di insuperabile difficoltà. </br

Lo scientismo che permea le scienze positiviste procede dalla chiusura (affermata come apertura istituzionale) e non s’interessa alla lettura originaria, senza più limiti, frontiere e confini istituzionali. Come prima le religioni, il discorso scientifico, ripete i suoi dogmi, le sue icone, e la macchina cerimoniale e liturgica, ossia inquisitoriale, stritola i non adepti. Eppure questo scientismo, nuovo emblema del potere, si sbriciola dovendo fronteggiare i drammi, non programmati dai poteri politici che cercheranno così a uscirsene dall’impasse scientista. E se nell’occidente il tramonto della teologia e della filosofia è dovuto a questo, lo stesso destino attende il discorso scientifico, che non è la parola nella sua scienza e non è quindi la scienza della parola. </br

Opera di Hiko Yoshitaka

Come esempio portiamo lo scientismo e il positivismo normativo e gestionale del DSM, il manuale per la diagnosi delle malattie mentali, ribattezzate “disturbi” mentali, per far fronte appunto alle obiezioni interne alla psichiatria, in particolare quelle di Thomas Szasz, scomparso di recente, che da cinquant’anni affermava l’inesistenza della malattia mentale. Da psichiatra, riduceva la psichiatria a un’operazione di polizia. Ordine pubblico mentale. </br

Altroché il diritto inalienabile alla libertà di parola, sancito dalla costituzione della Repubblica Italiana, oggi distinguere tra psicanalisi e psicoterapia può incorrere nel reato di istigazione a delinquere. Ci sono psicanalisti di formazione che non solo si spacciano per altri, dichiarandosi non psicanalisti, nella migliore delle ipotesi consulenti o coach, ma evitano di dibattere in pubblico sulla distinzione tra psicanalisi e psicoterapia per non incappare in un’accusa di istigazione a delinquere. E questo mentre maghi patentati e maghetti senza patente trafficano comunque con liceità nella società dello spettacolo. </br

Quando potrebbe scattare l’istigazione a delinquere? Intanto c’è poco da essere tranquilli come non analisti. Basta avere letto Freud sull’analisi laica, che in tedesco voleva dire non medica, o leggere oggi qualche testo in traduzione dal francese, dove si parla della formazione degli analisti, come nella recente edizione italiana di Come diventare psicanalista di Jacques Nassif, e trovarsi a dire che non è la formazione medica né quella psicologica l’ideale per diventare analisti. Come ai tempi di Cesare Musatti, un venti per cento degli analisti potevano anche non provenire dalla formazione medica (allora non era ancora stata istituita la facoltà di psicologia). Si poteva studiare matematica o filosofia e poi formarsi come analisti. Una formazione peraltro privata. Tutt’oggi non c’è una formazione pubblica come psicanalista. Nessuno esce dall’università col titolo di psicanalista. Inoltre psicanalista è significante e non nome e nemmeno titolo. E forse già questo è istigazione a delinquere. </br

Nello scritto citato di Freud c’è un programma per una università di psicanalisi: oggi si potrebbe accusare di associazione a delinquere l’IPA, l’associazione psicanalitica internazionale. Religione, teologia, filosofia, letteratura, linguistica, matematica, la stessa psicanalisi, storia, archeologia, teologia, anche medicina e psicologia: elementi dell’istigazione a delinquere. </br

E il colmo è che vari psicanalisti oggi più che cinquantenni si ritrovano a essersi formati come delinquenti e a formare delinquenti. A meno di non vivere in Francia, dove invece questa formazione non è ritenuta delinquenziale (ancora per poco). Lo spirito gestionale ha infuso terrore, per l’appunto nel terreno psicanalitico, sino al punto da bonificarlo, di renderlo tutto psicoterapeutico. Persino associazioni psicanalitiche che in Francia formano psicanalisti laici (non medici e non psicologi), in Italia si propongono la formazione di psicoterapeuti a indirizzo psicanalitico. Bisticcio linguistico superiore alla pecora-lupo di Franz Kafka. Ovvero, seppure non richiesto inizialmente dalla legge Ossicini, che nel 1989 regola la pratica della psicoterapia, con l’istituzione corporativa dell’albo degli psicologi-psicoterapeuti, mentre – non c’è altro modo per dirlo – l’albo dei medici mette al sicuro qualsiasi medico che si metta strimpellare di psicanalisi, che ovviamente scriverà psicoanalisi. </br

C’era stata una battaglia intellettuale prima della legge Ossicini, che aveva lasciato fuori dall’ordinamento la pratica di psicanalista (sarebbe improprio dire professionista, la psicanalisi non è una professione e nemmeno un funzionariato), riconoscendo la sua specificità. E seppure le società di psicanalisi erano private (l’accordo odierno per la formazione degli psicoterapeuti è un primo passo verso la loro collettivizzazione), ciascuna associazione di psicanalisi e ciascun psicanalista è responsabile della pratica in atto. Il privato non è fuorilegge rispetto al pubblico, è per questo che ne esiste il diritto. Ebbene, poi il capillare conformismo, ivi compreso quello di un numero crescente di psicologi formati dalle università, ha spinto verso la formazione di psicanalista solo psicologi e medici, al punto che oggi le associazioni italiane di psicanalisi, quasi in toto, accettano solo psicologia e medici. </br

Oggi tra i trenta e i quarant’anni ci sono solo psicanalisti non laici. Per i reduci dalle precedenti associazioni a delinquere, la caccia è aperta. Talvolta come capita, sono persone discrete, che piove loro addosso l’enormità dell’accusa dell’esercizio abusivo di quello che fanno: di fatto l’esercizio abusivo della psicanalisi. Certo non si chiama così. Ma esercizio abusivo della medicina e della psicoterapia; poiché pur non essendoci nessuna legge in tal senso, si è comunque legiferato. L’opera della giustizia italiana si è trovata nella posizione impossibile di padre degli psicanalisti che hanno accettato la posizione di figli a responsabilità limitata, dagli ordini. Figli medici e figli psicologi. Posizione impossibile perché si è messa a teorizzare sullo statuto della psicanalisi, in posizione di Dio degli psicanalisti, di giudice supremo, l’unico che decide nello stato di emergenza ( Carl Schmitt) affermando due false verità (P. Goodrich, altro studioso meno noto di legge) : </br

la psicanalisi è la più alta forma di psicoterapia</br

la psicanalisi è una pratica medica. </br

Questo risulta da una sentenza della corte di Cassazione, che dato il sapere psicanalitico messo in atto per cotanta sapienza si candida come l’organo supremo di formazione in psicanalisi. Ecco un’altra istigazione a delinquere: per formarsi come psicanalisti è un’eccellente facoltà quella di giurisprudenza. Del resto due eccellentissimi psicanalisi si sono formati in legge: Pierre Legendre in Francia e non diciamo chi in Italia per ovvie ragioni. È la ragione per la quale interloquiamo con avvocati, magistrati, studiosi del diritto …</br

Questa gabbia dogmatica che getta nell’illegalità quello psicanalista teologo che rientrasse dalla Francia o quella psicanalista filosofa che rientrasse dagli States è frutto dell’istigazione a delinquere legale, poiché medici e psicologi sono disarmati rispetto alla psicanalisi. Non ne capiscono nulla, perché l’analisi non si capisce, non s’intende, non si comprende, non s’impara dai libri e neanche dagli insegnanti. Occorre la pratica. E la pratica dei medici, anche psichiatri, e degli psicologi non è quella psicanalitica. Il medico e lo psicologo che si formano alla scuola di psicoterapia psicanalitica non sono psicanalisti: sono psicoterapeuti. </br

Perché la psicanalisi non è la più alta forma di psicoterapia? </br

Intanto nascono da piste di ricerca completamente differenti, a parte questo termine, psiche che linguisticamente non esclude nessun umano. </br

Psicoterapia è un termine del 1888 e psicanalisi è del 1896. Quindi la psicanalisi, nata dopo, potrebbe essere una filiazione della psicoterapia, e resterebbe da intendere la paternità della psicoterapia. Questa sorge alla confluenza tra la psicologia medica e la psicologia filosofica. Mentre la psicanalisi è piuttosto un accidente del pensiero, per dirlo con Pierre Legendre. Già nel 1891, quando Freud legge gli studi sulle afasie non è interessato alla neurologia ma all’apparato linguistico, che è irriducibile all’organico. Il positivismo medico e poi psicologico vedono e trattano i sintomi. Freud ascolta, non vede, lascia che la narrazione del sintomo ponga le condizioni per vanificarne la rappresentazione. Le psicoterapie, a centinaia, poggiano sulla rappresentazione dell’altro e di fatto ne occupano la posizione. La psicoterapia non ha bisogno della nozione di inconscio. Freud non solo inventa l’inconscio, più che scoprirlo, e s’accorge della singolarissima questione del transfert: lo psicanalista occupa la posizione di terzo tra l’io e gli altri della narrazione dell’analizzante. Senza la pratica della psicanalisi questa posizione resta inintelleggibile. E il terzo si riduce a una duplicazione dell’altro parentale, il curatore d’anime, poiché in Germania per lungo tempo psicoterapia si è scritto anche Seelenheinlkunde, questione di anima. E sin dal 1611 era psicomanzia, divinazione della psiche. </br

La psicanalisi è una pratica singolare mentre la psicoterapia è una pratica gestionale, comunitaria, igienitaria. La psicoterapia si afferma come psicoterapia del popolo, è un’invenzione del terzo Reich. È portata al trionfo con Heinrich Matthias Goering, dal 1933, con l’avvento di Hitler al potere. Come si attua l’apoteosi della psicoterapia? Con il cannibalismo dell’Istituto psicanalitico di Berlino che nel 1936 diviene l’Istituto Goering. Si attua con l’esclusione del terzo: è escluso Freud, sono esclusi gli psicanalisti ebrei. Rimangono gli psicanalisti tedeschi senza più Freud e senza più psicanalisi: restano in quanto psicoterapeuti a indirizzo psicanalitico. Questo è quel che resta la psicanalisi sotto il nazismo e purtroppo è la prassi attuale di formazione degli psicoterapeuti. Altre due correnti si aggiungono con la demolizione dell’Istituto psicanalitico: la psicologia di Adler e la psicologia di Jung. In tal senso è chiaro che la psicanalisi è cancellata dalla psicologia che si dice, in alcuni casi, a indirizzo psicanalitico per gestire quel che resta della psicanalisi. </br

Questo modo di argomentare è intollerabile anche per gli psicanalisti laici, che si annegano nella psicoterapia, nello psicologismo dotto o volgare che sia. La nostra argomentazione è ritenuta, da alcuni, quella di un kamikaze. È il caso di dire perché non assumiamo questa parola, per via del riferimento al suicidio. Nulla nella nostra pratica presagisce il vittimismo, la mortificazione e in ultimo il suicidio. È questione della vita, della libertà della parola, dell’intellettualità. Anzi suicida è non parlare, non discutere in pubblico della distinzione tra psicanalisi e psicoterapia, suicida è il rispetto della paura d’essere accusati di inquisizione a delinquere, suicida è soccombere alla paura di essere indagati per pratica abusiva della medicina e della psicoterapia. Suicida è credere che la psicanalisi sia la più alta forma di psicoterapia, suicida è credere che la psicanalisi sia una sottobranca della medicina. Suicida è scambiare il pane degli schiavi per il pane degli angeli. Che cosa fanno i dipendenti odierni dell’istituto postnazista Goering, nel quale vanno annoverati tutti gli psicopompi? </br

“Richiamandosi a Freud, facendo spesso cose lontanissime dalla sua pratica, portano a casa il pane, ma questo è il pane degli schiavi, quello che gli ebrei in condizione di schiavitù in Egitto ritenevano di poter mangiare tutti i giorni. Mormora il popolo a Mosè: perché ci hai fatto venire nel deserto? Potevamo stare là vicini alla pentola della carne e mangiare pane a volontà. Questo pane non è l’eucaristia, è il pane della schiavitù, il pane della svendita, perché la delega a Dio comporta la svendita degli umani. </br

Psicologia, psicoterapia, psichiatria e psicanalisi sono formule laiciste, forme di paganesimo, che scommettono sulla rottura primordiale dell’uomo, dell’intero, in psiche e corpo. La psicanalisi, l’unica tra le quattro formule, è emersa come scheggia se non come perla della parola originaria, e per sua invenzione pone questioni. Però che siano poste è da verificare, nel senso che l’assenza del questiona mento intellettuale odierno potrebbe incitare alla politica del peggio, che altro non è che l’ultima politica di Lacan quando scioglie la sua scuola. E quindi se questa è la psicanalisi: occupiamoci della parola originaria e non occupiamoci più neanche di difenderla. È indifendibile, ridotta com’è a psicoterapia. La psicanalisi si difende quando è una pratica di parola originaria, come la breccia aperta da Freud”. </br

Questa lunga citazione è tratta dal mio manualetto di istigazione a delinquere: L’arte dell’ascolto. Come distinguere tra psicologia, psichiatria, psicoterapia, psicanalisi (Transfinito, 2011). Altri materiali si trovano nel libro dello storico Geoffrey Cocks, Psicoterapia nel Terzo Reich. L’istituto Goering, (Bollati Boringhieri, 1988). </br
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8 dicembre 2012


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