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Analisi e conseguenze del giro dell’orso

Pratica della svalutazione

Alberto Cavicchiolo
(9.01.2012)

Chi opera con la svalutazione, chi ne conosce i segreti, chi la pratica nonostante e chi la pratica deliberatamente?

Chi attribuisce il valore all’altro e chi fa del valore il paradigma della sopravvivenza?
Lui si svaluta, io mi svaluto, tu ti deprimi: noi godiamo. Godiamo della svalutazione?
Svaluta il ribassista, diminuisce chi pratica il giro dell’orso, abbassano il compratore furbo e il venditore sordo.

Le tecniche al ribasso sono alla base dei vari crunch, confermati come comportamenti etici e obbligati ai trader ufficiali. Il crunch, ancora prima del creditcrunch in epoca Lehman Brothers, ancor prima del real-estate crunch è affare da ribassista, è un mix che deve confermare la svalutazione e la riduzione del valore come componente della rappresentazione semantica dell’Altro.

Il ribasso (il giro dell’orso o bear raid) è un vero mestiere, foraggia schiere di specialisti, è la base primaria delle tecniche di acquisto occidentali, è la virtù del buyer modello, che svende sempre alla cieca prima di comperare.

Il ribassista è il mestiere di chi per principio non ha doti, né talenti e si aspetta di averne da altri.

Chi ribassa suppone di non avere, o deve coprire un proprio debito insolvente, o non ha dotazioni sufficienti nel proprio patrimonio. Il ribasso è antipatrimoniale per eccellenza, si ispira pertanto alla pianificazione, ovvero alla morte del padre.
Ma quali sono gli esiti e i paradossi di questo gioco assolutamente pericoloso che si è insinuato nelle terre di mezzo occidentali? Come avviene che questa pratica abbia preso il sopravvento e abbia lanciato venti ululanti nelle distese della parola?

Christiane Apprieux, "I battenti del paradiso", 2009, bronzo a cera persa

La parola e la sua cifra. Il valore delle cose, certo … e delle parole. Il valore delle immagini, della sembianza e delle concatenazioni delle parole. La frase. Il sintagma. Il fantasma e la sua logica. L’attribuzione e l’aumento del valore come risultato della persuasione e del dispositivo di valore che è per eccellenza un dispositivo intellettuale. Uno sbocco operato dal Sessantotto e dai suoi flussi sono stati proprio la non limitazione del valore e lo sconfinamento del valore dai suoi recenti ideologici, economici e mediatici.

Baldassarre Castiglione indica l’itinerario dove porta la sprezzatura, ma risulta un grandissimo apologo del valore. Raffaello ne rende giustizia con il più ricco tra i ritratti nobili dell’Urbinate, oggi visibile solo a Louvre. E dal suo canto risponde con il massimo valore, come tributo a chi, il Castiglione, aveva compiuto la più estesa valorizzazione di Raffaello Sanzio, ponendosi nella scena romana come dispositivo esperto dedito a Leone X.

Machiavelli si appresta a considerare il paradosso dell’impero, come avviene per quello romano: “Né era necessario minore virtù a vincerle, perché si vide poi, come la virtù romana mancò e che quelle armi perderono il loro antico valore, fu quello imperio destrutto da simili popoli: i quali furono Gotti, Vandali, e simili, che occuparono tutto lo Imperio occidentale”. E questo è il paradosso volto in teorema: senza virtù nessun valore. L’impero si disfa, sfascio e sfacelo.

Alcuni aspetti dell’attività a New York di André Meyer sfuggono all’applicazione di una ricetta Yiddish alla finanza. Non è l’ebraismo laicizzato. È una vera parabola del valore nella sua modernità. Meyer non teme la finanza infida, la pratica come un’arte senza avere i consensi dei deputati e dei vigilanti settoriali. L’America è l’Altro della finanza supposta nazionale e nostrana. Per molti risulta uno spettro, ma per altri non è estraneo all’ingegno del sogno americano.

Non lanciamoci nella grande epopea della critica all’economia politica che ha fatto di Marx il maggior apologeta e cartografo del capitalismo. La sua analisi del valore è imprescindibile dal dilemma occidentale. E infatti la dissezione tra scambio e uso a proposito del mercato dice della sua prova anatomica sul valore. Proprio Giancarlo Calciolari negli anni ottanta rilevava la stigmatica indicazione delle “merci che non vanno al mercato da sole”. E accennava a una elaborazione che verteva sul valore come inammissibile dal cogito.

Karl Marx, mentre si accinge a dissezionare la traversata industriale, la volge in una visione allucinante del valore come esterno alla merce. Come se il valore, ciascuna volta, aspettasse il copione dal suo mentore.

Carlo Cattaneo intende che la svalutazione poggi sull’annullamento del contributo intellettuale e ascrive al valore intellettuale una priorità, mentre analizza tra le teorie quella che “aveva annoverato bensì tra le forze produttive l’opera dell’uomo, ma mirando alle sole braccia e non badando all’intelletto. Non aveva considerato che alle braccia poteva ben supplire la bruta energia dei venti, delle aque, degli animali; ma che l’intelletto umano era una forza sopra tutte le altre poderosa e impermutabile.”
E Cattaneo sbalordisce avvertendo che ”Fa meraviglia che Genovesi ed Adamo Smith, ch’erano professori di filosofia, trascorressero colla mente sopra l’economia publica, senza intravedervi il costante dominio di quelle facultà mentali ch’erano il primo campo dei loro studj.” E per il Genovesi ricorda che "come principio generale e fondamentale che la classe degli uomini producitori di rendita sia la più numerosa ch’è possibile, - e quelle classi che non rendono immediatamente siano il meno possibile. - Imperocchè è manifesto che le ricchezze d’una nazione siano sempre in ragione delle fatiche". Vent’anni più tardi (1776), Adamo Smith fu più assoluto nel suo dire, affermò che, "le classi dotte non producono valore alcuno, e che l’opera loro svanisce nell’atto stesso in cui appare (II. 3)". Dimodochè quel sommo pensatore non toccò l’argomento degli istituti di publica educazione se non a proposito della spesa.

Cattaneo nota anche che nel 1815, Gioja, non assegnasse all’intelligenza una propria e proporzionata parte della scienza economica, mostrò, egli primo, d’apprezzarne l’efficacia: - "In ogni produtto si riconoscono distintamente due azioni: l’azione mentale e l’idea direttrice, l’azione corporale e i moti d’esecuzione. Siccome a ciascun moto del sonatore corrisponde una nota sulla carta musicale che le disegna, così a ciascun azione dell’uomo corrisponde nell’animo un’azione che la dirige. - A misura che crescono li ammassi scientifici, possono le generazioni procacciarsi maggior numero di piaceri". (N. Prospetto delle Scienze Econ. I. 50.).

A proposito di gossip, maldicenze, facili esternazioni riferite, relata referens, noi attribuiamo il primato incontestato a una corretta figura di psicanalista, Elisabeth Roudinesco, che con i suoi blog, i suoi libri (sic) le sue trasmissioni ha letteralmente intasato la scena mediatica "psy" francese e italiana. Peraltro un analista colto e straordinariamente esperto sul piano clinico, ottuagenario negli anni ottanta - il decano degli psicanalisti francesi - mi aveva dichiarato che nel caso di Roudinesco si trattava di materia di "concierge". Ossia di portineria pura.

Notiamo che oltre 20 anni dopo l’intasamento mediatico operato da questa ambiziosa psicologa, la stessa Roudinesco non si limita alla strettissima scena del pettegolezzo parigino, ma cerca di estendersi.

Questa signora in vari momenti, si sta occupando dell’Italia, e figurati con che sussiego, con che puzza sotto il naso, con che alterigia.

Que reste-t-il de l’Italie? Se andate a verificare il suo blog spesso il tono con cui si rivolge all’Italia è compassionevole, come lo è stata anche una certa Marcelle Padovani e certi altri intellos d’esportazione che pensano che l’Italia sia la loro Gardaland. Un bel paese che non merita i suoi indigeni e da visitare con esprit "superieur".

Recentemente ha postato una notizia in cui alcuni giovani che Roudinesco ritiene acuti, hanno fatto il giro nell’Italia della crisi e il titolo della notizia è eloquente "Que reste-t-il de l’Italie ? Réponse dans un docu road movie". E Roudinesco si compiace di parlare di un’Italia "au bord de la faillite", inserendoci tout court in un mix tra Grecia e Argentina d’antan.

Compassionevole, rancoroso, svalutante è spesso il tono di alcuni francesi. Questi francesi sempre "politically correct" parlano seduti da uno sgabello 2 centimetri più alto di quello che ritengono sia lo sgabello italiano, pensando di essere in un pulpito.
Dimenticando che la loro situazione economica, culturale, veteroideologica, intellettuale, non lo consentirebbe.

Esperti economici e statistiche incontestabili possono dimostrare per esempio che il Patrimonio privato ("rentier", ossia la rendita e la ricchezza intrinseca, specifica) delle famiglie italiane è di molto superiore alle medie francesi. E - nonostante abbiano una legislazione inadeguata e vincoli burocratici incredibili - le PMI italiane (che sono 6000.000) battono di gran lunga il rendimento e le esportazioni delle PMI francesi, molto meno vitali di quelle della penisola.

E che dire se l’agroalimentare e la cucina italiana diffusa – a medio e alto livello, con un giro d’affari stimabile intorno ai 17 mld €– hanno stravinto la partita con l’equivalente francese.

Ma potrei proseguire e con me potrei citare vari esperti.

Le logiche del pettegolezzo sono le stesse per cui - a livello finanziario, borsistico e mediatico, nel 2008 e nel 2011 i valori italiani sono stati attaccati e consapevolmente svalutati a vantaggio dello svalutatore.

Che la Francia se la passi bene e l’Italia sia "au bord de la faillite" è un binario che non accettiamo e di cui sdegnarsi. Non solo non è vero ma partecipa alla mediaticità dell’aggiotaggio finanziario. Partecipa al giochino della svalutazione dell’Altro, e questo dimostra come, grazie a Roudinesco e ai massimi allievi di Miller, sia stata intesa la lezione di Lacan.

Forse l’Altro di Lacan aveva ben altre sfumature e differenti implicazioni e sbocchi logici.

L’assenza di genialità nelle pratiche e nelle teorie. Questo è il risultato di vent’anni di altrologia, di svalutazione, di perversa abrogazione dell’Altro. E in nome di che? In nome del soggetto e del suo laicismo! In nome di una classe laica, spesso protestante e intollerante che ha protetto i suoi domini per preservarli dalle contaminazioni del mercato e dai vizi delle forme esteriori.

Se la padronanza maxima ossia quella soggettiva non avesse prevalso nei riti e nelle sentenze, che ne sarebbe del percorso di valorizzazione?

Sarebbe prevalente, preferito ben custodito e privilegiato.

Ma la sedicente e protetta classe laica ha compito una settorializzazione netta e si è ascritta non il compito di elogiare, illustrare, incrementare. Ma molto più facilmente quello di svalutare. E cosa ha svalutato? Il valore aggiunto,

Ciò che spesso si manifesta come superfluo, imprevisto, incomprensibile. Una legione di malpensanti moderni che pratica la critica del testo prima che il testo sia scritto e costruito. Ha inserito nel suo DNA la calunnia e l’emarginazione culturale. Non sopporta anomalie e fuoribinario, e vive contro il valore dell’altro. Perché se lo avvertisse e lo cogliesse sarebbe in causa la propria mediocrità.

Il risultato della campagna degli svalutatori è un deserto culturale. Un deserto che occorre, da adesso, bonificare.

La prima istanza da rilanciare è il dibattito e il passo successivo è la produzione che risulta decisiva.


Note di glossario

Il ribassista. È la vendita di notevoli quantità di titoli allo scoperto con l’obiettivo di trascendere fortemente i prezzi per poi ricomprare i medesimi titoli a prezzo inferiore.

Baissie (n.m.))spéculateur qui joue à la baisse en Bourse.

Bear action. In the context of general equities, attempt by investors to move the price of a stock opportunistically by selling large numbers of shares short. The investors pocket the difference between the initial price and the new, lower price after this maneuver. This technique is illegal under SEC rules, which stipulate that every short sale must be on an uptick.

Negative rumors. A bear raid can be done by spreading negative rumors about the target firm, which puts downward pressure on the share price. This is typically considered a form of securities fraud. Alternatively, traders could take on large short positions themselves, with the large volume of selling ideally causing the price to fall, making the strategy self-perpetuating.(wiki)

Rumor. A statement or claim of questionable accuracy, from no known reliable source, usually spread by word of mouth.

A rumor or rumour (see spelling differences) is often viewed as "an unverified account or explanation of events circulating from person to person and pertaining to an object, event, or issue in public concern" (33)[1] However, a review of the research on rumor conducted by Pendleton in 1998 found that research across sociology, psychology, and communication studies had widely varying definitions of rumor.[2] Thus, rumor is a concept that lacks a particular definition in the social sciences. But most theories agree that rumor involves some kind of a statement whose veracity is not quickly or ever confirmed. In addition, some scholars have identified rumor as a subset of propaganda, the latter another notoriously difficult concept to define. A pioneer of propaganda studies, Harold Lasswell defined propaganda in 1927 as referring "solely to the control of opinion by significant symbols, or, to speak more concretely and less accurately, by stories, rumors, reports, pictures, and other forms of social communication" (1927:9).[3]

Rumeur. Un phénomène de transmission large d’une histoire à prétention de vérité et de révélation par tout moyen de communication formel ou informel.

• les fausses informations, erreurs journalistiques et manœuvres de désinformation, pourvu qu’elles soient révélées a posteriori et fassent controverse ;

• les préjugés, quand ils sont racontés et non seulement assénés — c’est pourquoi on a pu parler en particulier des Protocoles des Sages de Sion comme d’une « rumeur » antisémite ;

• la propagande, quand elle prend appui sur des histoires de vie, des cas exemplaires, des théories globales ;
• le canular, quand il n’est pas encore révélé — ainsi certains auteurs parlent-il de l’émission radiodiffusée en 1938 d’Orson Welles sur la « Guerre des mondes » comme d’une rumeur ;

• certaines formes de théorie du complot, quand la narration importe davantage que la révélation ;

A bear raid can be done by spreading negative rumors about the target firm, which puts downward pressure on the share price. This is typically considered a form of securities fraud. Alternatively, traders could take on large short positions themselves, with the large volume of selling ideally causing the price to fall, making the strategy self-perpetuating.

Ideologia dell’ambizione. È chiaro che questo immondezzaio che è la psicoletteratura, e ovviamente le cure qualificabili come tale, nella produzione degli ultimi decenni, si muove attorno a una ideologia dell’ambizione. Quindi propone l’allineamento, bisognerebbe un po’ controllare l’ambizione, quindi dominarla. Sarebbe questo il colmo dell’ambizione, quella di potere, di dominio, di padronanza, quella di presumere di dominare l’ambizione. E quindi l’allineamento, l’allineamento dell’ambizione togliendo le minuzie, i dettagli, gli intrichi. Una certa psicologia dell’ambizione riconduce il troppo, il pleonasmo, il superfluo nei limiti del finibile e del finito. (Armando Verdiglione: L’ambizione)

La proprietà del viaggio. Allora l’ambizione, ciò che dell’ambito si cristallizza come sintassi, come frase, come pragma, tendendo, tendendo verso il simbolo, quindi verso la legge, verso la lettera, quindi verso l’etica, verso la cifra, quindi verso la clinica. L’ambizione, per dirla in breve, è il supporto, la base della pulsione, ed è la proprietà del viaggio. Ambizione senza soggetto. L’ambizione dunque quando l’abbandono è intransitivo, dunque non richiede, per esempio, lo studium dominandi, lo studio, la preoccupazione, l’indaffaramento, il cercare di fare. Cercare di fare, se voi badate, è proprio la ricerca che debba diventare pragmatica. Cercare di fare oppure anche la voglia di fare, ma è come dire la voglia di fare per dominare. . (Armando Verdiglione: L’ambizione)





Alberto Cavicciolo, Direttore di Art Valley, Presidente di Shonagon. Associazione per l’Asia


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15.11.2017