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L’algoritmo di vita ? A proposito di Lásló Barabási

Giancarlo Calciolari
(25.07.2011)

In “Nòva. Innovazione & Tecnologia”, supplemento del “Sole 24 Ore, di domenica 24 luglio 2011, c’è un articolo di Luca Tremolada dal titolo “Un algoritmo ci rende prevedibili”, a proposito della ricerca dello scienziato ungherese Lásló Barabási, il cui software riuscirebbe a calcolare la posizione di una persona 93 volte su 100. L’esperienza sarebbe quindi matematizzabile.


L’amico Stefano Murari, esperto informatico, aveva già questa idea che la vita di ciascuno si riassuma in un algoritmo. La teoria di base è la predestinazione, il determinismo. Non è tanto l’algoritmo che ci rende prevedibili ma la prevedibilità degli umani che si può esprimere con un algoritmo.

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Hiko Yoshitaka, "L’esprit", 2011, cifratipo, olio su carta

A noi interessa il 7 per cento degli imprevedibili. La formula indica che quasi tutti gli umani sono prevedibili, ovvero vivono e si attengono a dei protocolli che permettono la prevedibilità dei loro comportamenti. Che cosa dice il fisico ungherese? Che ci muoviamo come molecole di un gas. Come il movimento degli umani può ridursi a quello di molecole di un gas? Togliendo il movimento dello zero, del nome, del padre. Tolta la rimozione (che è il movimento dello zero nella sua funzione) sorgono i mondi: divino, umano, diabolico, animale, botanico, minerale… e tra la “fisica” abbiamo pure quella delle molecole dei gas. La fantasia di Lásló Barabási è il tentativo impossibile non di liquidare la parola e la sua scienza, ma di renderla gassosa. La vita dell’uomo nella stanza a gas, con la prevedibilità della traiettoria, che va da A a B. L’unica differenza: la logica che da aristotelica e divenuta fuzzy, ma l’importante è che da A si arrivi obbligatoriamente a B. Dalla monocrazia alla policrazia l’ordine fallico è rispettato, anche dalle molecole umane gassose.


La posizione degli umani. Interesse per gli umani posizionati, padroneggiati, controllati. Dopo tanta dominazione tecno-politica, e dopo che la teologia è stata sostituita dalla tecnica (ma è anche la metafisica che si compirebbe nella tecnica, secondo la teorizzazione dell’irresponsabile Heidegger), risulta facile individuare le leggi che governano le nostre azioni. Tale è lo scopo della ricerca del direttore del Centro di ricerca per le Reti Complesse alla Northeasten University di Boston.


Lásló Barabási vede dall’alto la caverna platonica globale: “Viste dall’alto attraverso gli strumenti della statistica, le leggi che governano le reti sociali non sono diverse da quelle che muovono i sistemi biologici complessi”. Gli umani come animali semiologicamente diventati sistemi complessi. Come dalla caverna platonica si arrivi all’uomo animale razionale non lo abbiamo ancora trovato in un testo su Platone e Aristotele. Rimane questo passaggio.


“Immagina tu gli umani prigionieri…” dice Platone, e Lásló Barabási li vede dall’alto. Addirittura vede le leggi che governano le reti umane. Contro l’Esodo (Nomi è il titolo in ebraico) si fa immagini di ciò che sta in terra, ovvero tenta il controllo della terra, e arriva alla scrittura sull’organo che mira all’illuminazione perenne, tolta la notte, tolto il 7 percento che non partecipa alle centurie dell’impero.


Certamente il 93 percento degli umani si muove come uccelli in volo in cerca di cibo, come i movimenti della borsa, come le molecole di un gas. L’infinito potenziale dato dall’ipotesi chimerica del metazero (al posto dello zero) si può esprimere con altre basse o alte letterature: gli umani come porci (storicamente delimitati dal marranesimo), gli umani come falchi, come colombe, ma anche come pietre (Ezechiele voleva togliere il cuore di pietra dagli umani…), gli umani come rebus (metalinguistica).


Gli umani non indagati nella loro natura, come invece si trova dalla Bibbia a Machiavelli, da Agostino a Freud, ma gli umani “come…”. Gli umani dati come incognita e la verità data come conseguenza logica di una premessa che ogni volta risulta fantasmatica. Esattamente come la premessa di Lásló Barabási che vede gli uomini come molecole di un gas. Avrebbe anche potuto vedere gli umani come palle di biliardo, ma è il “gas” l’elemento linguistico che richiede ben altra elaborazione che quella della fisica delle particelle come metafora nel caso dell’autore.


La grande pretesa scientifica del discorso scientifico di Lásló Barabási è “solo” una mediocre poesia, un raccontarsi storie che nemmeno sfiora la scienza della parola. E il suo successo sociale (è “gasato”?) è copertura sociale, è blocco contro l’apertura intellettuale. Non si tratta dell’eccellenza del pensiero ma della rifrittura di scorie del pensiero greco, che non ha inventato la scienza della parola (a Atene non c’era lo zero e neanche il transfinito) ma l’episteme: ciò che sta sopra. La copertura. La vita di copertura, la sopravvivenza degli uomini come molecole di un gas.


L’ipotesi psicanalitica è che il fantasma sia di Lásló Barabási, ossia che la sua vita sia come quella della molecola di un gas, attribuita al 93 percento degli umani per non leggere così il suo caso molecolare e gassoso.


La legge della potenza in intensione (per lampi, secondo il fisico) e dell’impotenza in estensione, è un aggiornamento senza lampi di Aristotele. La strategia a grandi passi e a piccoli passi è debitrice nella nozione di tempo greca… ovvero il canone greco-romano è interamente da leggere. In termini logici si tratta dell’inferenza per induzione: 93 persone su 100 ogni giorno fanno le stesse cose, è probabile, se non certo, che anche domani faranno le stesse cose.


L’uso di questa inferenza permetterebbe di studiare le leggi delle reti complesse di umani (infiniti potenziali gruppi di 93 persone su 100), per individuare i nodi più vulnerabili delle reti (ovviamente rimangono da leggere gli invulnerabili 7 su 100) e da qui controllarne l’evoluzione. Il termine “controllo” è impiegato qui dal giornalista Luca Tremolada, che si spinge a ipotizzare società progettate come ecosistemi del mondo animale. Si direbbe che il giornalista e lo scienziato hanno assorbito la stessa formazione greca dal liceo, lo stesso totemismo animale.


Il mondo animale, il mondo umano, il mondo diabolico, il mondo divino… o anche semplicemente il “mondo”, lo annotiamo ancora, sorge per mondificazione dello zero. Sono modi dell’azzeramento della vita. E ovviamente l’azzeramento degli uni, i molti, comporta l’accumulazione degli altri, i pochi (gli unici, unificanti, unificati…). Due pesi e due misure: la massima del sistema genealogico di potere, il triangolo gerarchico. La teologia politica


Le idee dello scienziato e del giornalista sono fantasie falliche distanti anni luce dalla parola e dalla sua scienza.

Rimane da leggere la matematizzazione dell’esperienza da Lacan a Vappereau.


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19.05.2017