Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Dalla bocca del cavallo

Intervista a Monty Roberts

Maria Seddio

Quando vogliamo dire che abbiamo chiarezza di una cosa, o che siamo sicuri di avere l’informazione giusta o corretta, noi diciamo che l’abbiamo sentito "direttamente dalla bocca del cavallo." Appropriato.

(25.08.2009)

Dicono che un buon cavaliere può sentire quando un cavallo parla, ma un grande cavaliere lo sente quando sussurra.

Secondo questa definizione Monty Roberts è un grande cavaliere. Più che comunicare con i cavalli, Monty Roberts ha rotto con tutti i metodi tradizionali, che ormai erano diventati quasi immutabili, nell’addestramento dei cavalli, e ha definito un rapporto completamente nuovo con la razza equina.

Non ha solo migliorato le vecchie metodologie, ma ha letteralmente demolito la tradizione e ha convertito delle masse di credenti al suo nuovo e interessante approccio.
Nessuna frusta. Nessun controllo o comando. Nessuna punizione. Nessuna paura.

Dopo tantissimi anni dedicati a osservare e studiare i cavalli nei prati selvatici del deserto, negli allevamenti e nelle piste da corsa, Monty è capace di decifrare e collegare significati ai movimenti e ai gesti non verbali dei cavalli.

I cavalli gli parlano e lui li ascolta. Alla fine Monty Roberts riesce a parlare con i cavalli. Riesce a entrare nel loro linguaggio silenzioso per capire la loro esperienza e dialogare nella loro dimensione.

Ma Monty Roberts non ha voluto tenere questo "dono" per sé, si è dato una missione chiara e ben definita: lasciare il mondo in una condizione migliore - per i cavalli e le persone - di quella nella quale lui l’ha trovato.

Ha dedicato perciò la sua vita a insegnare questo linguaggio silenzioso, nominato "Equus", ad altre persone e a esplorare i vari modi in cui potremo utilizzarlo per capire meglio i cavalli e noi stessi.

JPEG - 14.4 Kb
Alena Fialova, "Senza titolo"

Il suo lavoro ci invita a costruire fiducia e a migliorare la cooperazione e la collaborazione, applicando una comunicazione onesta e aperta.

Sono ben poche le imprese che non potrebbero raccogliere benefici da un aumento di quello che viene definito horse sense: una capacità di comunicare solida, intuitiva e coscienziosa. Organizzazioni blue chip come General Motors, Ibm, Disney e Merrill Lynch sono attente, anzi attentissime, alle metodologie e alla filosofia che Monty offre, tanto che questo straordinario personaggio ha già lavorato con più di 250 aziende.

I manager e i leader delle maggiori industrie continuano a prendere aerei per arrivare al suo allevamento Flag is Up Farm a Solvang, California, per vedere una dimostrazione di quello che Monty definisce join up (congiungere a): un gentilissimo modo di sellare un cavallo non domato dentro un’arena chiusa.

Join up è un processo comunicativo non verbale che segue uno scenario prescritto e di solito richiede al massimo un paio d’ore per stabilire un senso di sicurezza e fiducia fra Monty e il cavallo. È raggiunto quando il cavallo si lascia imbrigliare, sellare e cavalcare. Si tratta di un metodo notevolmente diverso da quello tradizionale di domare o "rompere" il cavallo. Molto più veloce, se si considera che, usando i metodi tradizionali, occorrono da 3 settimane a 2 mesi per domare un cavallo; e molto più umano, visto che gli allevatori sono normalmente disposti a usare corde, restrizioni e dolore per "rompere" i puledri.

Monty fa notare che queste tradizioni non denotano una disposizione innata e negativa nel cowboy. È un approccio semplicemente legato a centinaia di anni di abitudini e a una diffusa certezza che non esistano valide alternative: "Questo è il modo in cui si è sempre fatto, mio padre ha fatto così, suo padre anche e così via...".

Lo scopo del sistema tradizionale è quello di dominare lo spirito e la volontà del cavallo (da qui il termine esplicito "rompere") in modo che il cavallo ceda all’allenatore, si sottometta alla sella e a essere cavalcato.

Questo concetto lo ritroviamo nei luoghi di lavoro? Quanti impiegati descriverebbero la loro esperienza quotidiana in termini simili?

È dunque interessante approfondire la conoscenza di Monty Roberts. Con più di sessant’anni in sella (da quando aveva 2 anni ha cominciato ad andare più a cavallo che a piedi), ha partecipato con grande successo a varie attività nel mondo equino, troppo numerose per elencarle in questo articolo. Basterebbe dire che, durante la sua carriera affascinante, ha vinto quasi tutto nel circuito rodeo del West e ha lasciato il suo marchio nei circoli di galoppo internazionali.

Un suo cavallo, il famoso Alleged, ha vinto il prestigioso Arc di Triomphe a Parigi per due volte, ma Monty ha "gentilizzato" più di 10 mila cavalli e ha dimostrato la sua tecnica a più di 100 mila persone. Ha partecipato a diversi film di Hollywood (cominciando da quando aveva 5 anni) sostituendo in alcune scene davanti alla macchina da presa attori come Elizabeth Taylor in National Velvet e James Dean (un suo amico) ne La valle dell’Eden. Il suo libro, L’uomo che ascolta i cavalli (Rizzoli), ha venduto oltre 3 milioni di copie nel mondo ed è stato tradotto in 14 lingue in più di 20 Paesi.

Decisamente, Monty Roberts non ha bisogno di gonfiare le sue credenziali: ha esperienze sufficienti per riempire una dozzina di C.V. e l’ha fatto nel vecchio modo, l’ha guadagnato con il suo sudore e la sua perseveranza. Diciamo che ha pagato i suoi successi.

La decisione di combattere forza e violenza è stata forgiata nel legame doloroso che ha avuto con suo padre, Marvin Earl Roberts, che lavorava in una scuola ippica e dirigeva un’arena equestre di 800 box e in grado di ospitare 20 mila spettatori.

Come tanti allenatori del suo tempo, usava metodi crudeli e cruenti con gli animali. Era anche disposto a usare questi stessi metodi con suo figlio.

Monty ha deciso, quando era molto giovane, di fare diversamente: invece di seguire l’esempio del padre lui ha giurato di trovare un metodo più rispettoso e sicuro per il cavallo: un modo gentile. E niente gli avrebbe permesso di rinunciare alla promessa fatta ai suoi amici equini.

Così ho deciso di parlargli. Erano le nove del mattino quando ho telefonato a casa sua e al primo squillo ho sentito una voce calda e solida con una leggerissima cadenza di cowboy californiano già pronto per cominciare.

Straordinariamente eloquente, Monty ha la capacità di esprimere osservazioni psicologiche molto sofisticate in linguaggio semplice. È uno dei segreti del suo successo. Chiacchieriamo un po’ sul mondo dei cavalli e poi porto il discorso su quello delle imprese.

M.Seddio:
Monty, che cosa possono imparare le imprese dalla tua esperienza con i cavalli?

Le imprese sono sempre alla ricerca di nuovi modi per aumentare la motivazione degli impiegati: legano ricompense alla produttività, elencano le core competencies eccetera, ma spesso non hanno una minima idea di quello che può funzionare veramente per la gente, come possono generare entusiasmo e la capacità di condividere obiettivi.

È essenziale capire le preoccupazioni dei dipendenti, raggiungerli dove sono, per alleviare qualsiasi turbamento essi provino, costruendo per loro un ambiente sicuro, nel senso ampio del termine. Sotto questo profilo, non c’è molta differenza fra la gente e i cavalli, particolarmente quando la gente è al lavoro.

Certo, i cavalli non devono pagare il mutuo, ma hanno le stesse preoccupazioni per sopravvivere. Si preoccupano per il cibo, chiedono se c’è acqua a sufficienza, se il posto è sicuro. Ma oltre alle preoccupazioni di cibo, acqua e sicurezza fisica, loro cercano la sicurezza emozionale.

Dobbiamo creare degli ambienti di lavoro "sicuri", dove la gente possa imparare a condividere pensieri e opinioni, dove possa alzare il livello delle proprie speranze e aspettative.

Possiamo raggiungere un successo veloce quando usiamo intimidazioni, paure e violenza; questo è certamente efficiente per un certo aspetto. È efficiente ma non è duraturo. Se dobbiamo produrre qualcosa entro giovedì prossimo, per esempio, e io grido e castigo tutti per forzare il compito, probabilmente tutto sarà fatto per giovedì. Ma forse venerdì avremo qualche problema...

Quando le cose vanno in questo modo, otteniamo dei risultati veloci e crediamo che il metodo sia efficace; così, ci si abitua. Ma è un errore. Dobbiamo essere capaci di raggiungere i risultati di giovedì senza che il venerdì porti problemi.

Coloro che dirigono, che prendono le decisioni importanti, hanno bisogno di una forza di carattere che permetta loro di essere coerenti nel lungo termine e non semplicemente di "salvare" una certa situazione.

Non è semplice. L’inclinazione a forzare è incredibile e un autocontrollo assoluto è essenziale. Nei ranch, a un certo momento i cowboy cominciano a usare il laccio strappando il cavallo di qua e di là, ricorrendo ai comportamenti tipici dell’uomo di Neanderthal.

Eh sì, se tiri fuori le fruste e le corde e li minacci con dolore e punizioni (o l’equivalente civilizzato: la paura del licenziamento o di una riduzione dello stipendio o della semplice disapprovazione) probabilmente i cavalli, come le persone, faranno quello che chiedi e forse vinceranno delle corse: ma non prenderai mai i loro cuori, non impegnerai il loro spirito.

Dobbiamo decidere di non cadere nella tentazione della violenza, perché in qualsiasi forma la violenza non è la soluzione, non è mai la soluzione.

Certo, nelle imprese la violenza non è permessa: ma se usiamo la paura e l’intimidazione e le leghiamo allo stipendio, in fondo è la stessa cosa.

Molte imprese sono in mezzo a una transizione culturale: capiscono che il vecchio command and control come modo di dirigere non è più efficace (se pure lo è mai stato), eppure non sanno indicare chiaramente la strada del futuro.

Spesso sanno usare il jargon, le parole di circostanza, tutti i vocaboli giusti, quelli che vanno di moda al momento: teamwork, collaboration, intellectual capital eccetera, ma le loro azioni contraddicono il parlare e i dipendenti diventano cinici e disincantati.

In America questo double-speak è catturato perfettamente nei fumetti di Dilbert, che satireggia il dirigente burocratico del dipartimento delle Risorse umane.

M.Seddio:
Potresti commentare gli effetti di questi mixed messages (messaggi contradittori) sulla comunicazione aperta e la fondazione di chiari rapporti di fiducia?

C’è una scena nel film L’uomo che sussurrava ai cavalli, verso la fine, che io non potrei mai approvare. Robert Redford ha lavorato lentamente durante tutto il film per ristabilire un senso di fiducia e sicurezza con il cavallo e poi, a un certo punto, lo impastoia con una corda per far montare una ragazza.

Ma questo è peggio che se avessero usato le corde dall’inizio! Messaggi misti e contraddittori ci confondono e ci fanno sentire insicuri e in pericolo, sono antitetici alla fiducia e alla cooperazione. Non bisogna mai rompere la fiducia quando hai lavorato per ricostruirla. Devi sostenere il momento e resistere alla voglia di dire una cosa perché sembra giusto e farne un’altra perché è più facile.

La fiducia rappresenta una promessa reciproca come in un matrimonio ben riuscito (Monty è sposato da più di 42 anni con Pat, che è sua socia e madre di 3 figli naturali e 47 figli adottivi, ndr): non ci sono vie d’uscita, scappatoie, possibilità di tornare indietro sugli impegni presi. Basta smentirsi una volta e il lavoro di mesi o di anni va in fumo.

M.Seddio:
Nel tuo libro, hai dato un esempio perfetto dei modi in cui noi diamo una educazione fatta per frenare la motivazione naturale degli studenti (ne L’uomo che ascolta i cavalli, Monty descrive l’episodio in cui riceve dal suo maestro, il signor Fowler, un pessimo voto in un compito scritto, motivato dal fatto che la sua visione del futuro, che includeva la descrizione di una scuderia e l’allenamento al galoppo, non era sufficientemente realistica). Prima di arrivare nel mondo del lavoro, noi insegniamo ai ragazzi a non sognare, a non essere troppo curiosi, a non rischiare di "fallire", e loro portano queste cautele e le adottano nei posti di lavoro, dove naturalmente limitano le loro aspettative e le loro aspirazioni. Come dobbiamo educare i nostri figli per proteggere e stimolare la loro motivazione naturale, coltivare il loro senso di responsabilità nel lavoro e la loro capacità di equilibrio?

Come prima cosa non esiste il concetto di "fallimento". Quando parliamo dello studio o di imparare, bisogna essere pronti a sbagliare, è una parte fondamentale del processo. I ragazzi hanno bisogno di essere continuamente incoraggiati e devono sentire ripetutamente che quello che fanno lo stanno facendo bene.

I genitori e i maestri devono prendere il tempo necessario per identificare qualcosa di particolare che il bambino fa bene. Non deve essere qualcosa di "grande", ma deve essere qualcosa di onesto e di vero, in modo che il bambino capisca che lo stai osservando davvero, che tu lo vedi sul serio. Dalla migliore maestra che io abbia mai conosciuto, sister Agnes Patricia, ho imparato che non esiste il concetto di insegnare.

Insegnare vuol dire trasmettere informazione e questo non è possibile. Ogni persona deve accogliere e rielaborare dentro di sé le informazioni: è un’attività creativa da parte di chi apprende. Al massimo, possiamo creare un ambiente, a casa, o a scuola o in ufficio, dove gli individui vogliano imparare. È qui che dovremo stare più attenti.

M.Seddio:
Monty, tu hai dimostrato una capacità di credere e di sostenere con fiducia la tua visione nonostante gli ostacoli da superare per realizzarla. Che cosa pensi che troverebbero se potessero studiare il tuo cervello? Che cos’è che stimola il tuo abito mentale, che ti tiene così motivato?

Non troverebbero niente di particolare o speciale nel mio cervello. Sono come tutti gli altri. Ho una tenacia non indifferente, sì, quello è sicuro, ma non è perché c’è qualcosa di speciale in me. Forse devo ringraziare mio padre per la mia visione e la mia tenacia: se non fosse stato per lui, non avrei dovuto lottare in maniera così forte, forse non avrei dedicato la mia vita in questo modo a oppormi alla violenza nel mondo.

Per quanto il rapporto con mio padre sia stato difficile, è vero anche che lui mi ha fatto questo grande regalo. Se la mia storia e il mio lavoro dimostrerà ad altre persone che possono riuscire in qualsiasi cosa, se vogliono, e che ciascuno di noi ha la capacità di cambiare e migliorare il mondo per tutti, animali e persone, allora io sarò soddisfatto.

Per concludere:

Le buone idee, idee che si sentono giuste nella pancia, che vengono percepite con il nostro migliore intuito in base alle nostre esperienze, si propagano come gli incendi spontanei del sottobosco secco.

Le conversazioni che generano cambiano il mondo, lo migliorano. Si sostengono da sole, continuando a trovare luogo e importanza nelle nostre vite.

Il contributo di Monty Roberts con Equus parla da solo nelle sue infinite interpretazioni e applicazioni, promovendo un dialogo utile, mentre rompe delle barriere storiche per la comunicazione e la comprensione fra gli uomini.

In inglese, noi abbiamo un detto che connota la verità e l’onestà. Quando vogliamo dire che abbiamo chiarezza di una cosa, o che siamo sicuri di avere l’informazione giusta o corretta, noi diciamo che l’abbiamo sentito "direttamente dalla bocca del cavallo." Appropriato. Non bisogna alzare la voce però: se chiedessimo all’uomo che ascolta i cavalli, sicuramente lui ci direbbe che basta... sussurrare.

Maria Seddio, specializzata in psicologia della comunicazione e del linguaggio delle imprese, vive a New York.



15 maggio 2005


Gli altri articoli della rubrica Impresa :












| 1 | 2 |

26.04.2017