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Truffa o errore tecnico?

Assioma Parmalat

Viktor Torkhov
(15.05.2005)

Il caso Parmalat è dato come un postulato e quello che se ne dice è costituito dalla serie delle implicazioni logiche che sono prodotte dal postulato stesso.

In ciascuna logica ci sono alcuni lemmi che non soddisfano la logica stessa. In altri termini, questa è la lezione di Gödel. Lo sforzo di analisi degli ultimi centocinquant’anni riguarda i dilemmi logici, che oscillano dalla posizione di assiomi a quella di postulati. Qual è la differenza?

L’assioma viene dall’esperienza, mentre il postulato viene dal discorso tenuto sull’esperienza. Infatti per adesione al discorso, maggioritario o minoritario, ognuno può credere all’unicorno, ma per esperienza nessuno lo ha incontrato.

Per questo Gottlob Frege dice: "Non c’è nessuna contraddizione a che qualcosa che tutto il mondo prende per falsa sia vera, e viceversa".

Hiko Yoshitaka, "La droga del presidente", 2002, ceramica, cm 28,5 x 28,5

Ciascuno, non ognuno, si attiene all’esperienza, anche a quella di miliardi di persone che credono nell’unicorno: allora resta da analizzare la credenza nell’unicorno.

Il postulato Parmalat è quello di un crac, di una truffa, di un’eccezione: in particolare il caso Parmalat è dato come esito di una condotta finanziaria criminale, con connivenze bancarie, politiche e cosmologiche.

L’analisi logica più interessante è quella di Stefano D’Anna rettore dell’European School of Economics, l’università privata di economia finanza e management di Roma, che esplora la trasformazione da business in gioco d’azzardo.

Il re si sarebbe ammalato, avrebbe smarrito o lasciato cadere il sogno imprenditoriale che ha fatto nascere la Parmalat e la malattia della dipendenza dall’esterno avrebbe segnato il suo declino.

Stefano D’Anna pone la questione dell’etica: di come l’economia senza etica non possa che divenire dipendente dall’esterno.

E resta da porre la questione della "clinica": non nel senso della psicopatologia dell’impresa (a questo proposito, con ironia, D’Anna prende a prestito il discorso della medicina per analizzare, appunto, la "malattia" Parmalat), ma in quello della piega delle cose, e di quanto questa non va da sé che dipenda dall’esterno o dall’interno, e richieda dispositivi di direzione e di strategia sempre nuovi.

Interno e esterno non costituiscono un sistema, e sono un modo dell’apertura: ciascuna impresa procede anche dall’esterno/interno, senza nessuna combinazione che garantisca la protezione e l’assistenza dell’impresa: per esempio, sono postulati sia la forza del capitale proprio (interno) che quella del capitale bancario o finanziario (esterno), al punto che l’impresa cittadina che si compra la banca cittadina non evita che il gigante possa ritrovarsi con i piedi d’argilla.

Non si tratta di negare i tentativi di padroneggiamento e di controllo della vita, ma di analizzarli e di vanificare il loro sogno ideale che si realizza sempre come incubo. Infatti, conta la vita e ciò che resta, non le costruzioni imperiali che possono crollare all’improvviso; e solo i biblisti, i talmudisti, gli scrittori, i matematici sanno dire perché, quasi mai gli economisti.

L’Italia come ogni nazione è anfibologica: come Italia intellettuale e come Italia provinciale, come società di vita e come sistema sociale di copertura (padroneggiamento e controllo) della vita, come Italia originaria e come Italia di origine.

Ogni nazione istituisce un compromesso fantasmatico tra la vita e il governo sulla vita. E l’analisi dei compromessi fantasmatici spetta a chi si occupa della logica e della politica di vita.

Il sistema Italia è costituito da un centinaio di famiglie, dispone di due ideologie che poggiano su una mentalità. Le ideologie possono alternarsi al governo e servono a mantenerlo in mano alle stesse famiglie, il cui cemento è dato dalla mentalità.

Il governo dei signori delle provincie è lasciato da secoli in mano a un principe straniero, che prende la sua parte lasciando ai locali le briciole. Questa è l’analisi logica di Niccolò Machiavelli.

Di tanto in tanto, qualche famiglia ci prova a proporsi come leader e viene recuperata dalle altre famiglie. Il dissenso parziale tra le novantanove famiglie e la centesima oggi al governo è questo.

La centesima famiglia sarebbe stata integrata al sistema delle famiglie se avesse accettato la consueta direzione delle signorie provinciali all’interno e del principe straniero all’esterno. Gli attacchi tra le famiglie seguono questo canovaccio.

E in ogni caso è un gioco della parti che insegue la lottizzazione della vita, dell’Italia, dell’Europa, del pianeta. Il sistema è cannibale e ritualmente divora un suo elemento. Da Ferruzzi a Craxi. E la denuncia del sistema, la guerra al sistema non solo appartiene al sistema ma è lo stesso sistema in azione.

Per definizione il sistema è di controllo e quindi non è per una sua mancanza che è accaduto il caso Parmalat.

Un’analisi logica della situazione delle cento famiglie troverebbe molti altri casi analoghi. Non verranno cercati.
Allora che cosa accade? Per intendere, occorre analizzare il sistema Europa e poi il sistema mondiale.

Il sistema europeo è dettato dall’alleanza franco-tedesca, quale risposta convenzionale al primato americano. E la banca del sistema europeo è franco-tedesca, in lotta per l’aumento del suo lotto rispetto alla gran fetta di torta americana.

Il sistema bancario cerca di tenere in ostaggio la banca (non è un paradosso) e di mantenere il controllo sull’industria e sull’impresa.

Che cos’ha permesso il caso tangentopoli? Un certo adeguamento al sistema europeo, dopo che il principe straniero americano si è trovato senza più il rivale sovietico.

Lo slogan è stato quello delle fusioni. Dieci anni fa la piccola e la medio impresa (che più poggia sull’industria delle cose e non sul sistema) aveva vari interlocutori tra le banche e oggi sono rimaste poche banche e ancora meno interlocutori, poiché i banchieri non rilasciano nemmeno interviste (se non filtrate e pilotate) e sono indaffarati a piazzare i prodotti bancari e finanziari che servono a mantenere le cento famiglie, la cui crema dispone di una banca particolare.

Per questo, riguardo ai risparmiatori, il caso Cirio non è servito a nulla rispetto al caso Parmalat, e entrambi non serviranno a nulla rispetto a qualche altro caso che verrà.
Il sistema delle fusioni permette un controllo più semplice da parte del sistema bancario europeo, permettendo inoltre varie acquisizioni.

Allora, perché il caso Parmalat? È solo un aspetto del metabolismo del cannibalismo sistematico? È un’ipotesi pragmatica da valutare. Forse le banche europee e americane hanno avuto le briciole rispetto alla famiglia?

Il sistema è acefalo e il colpo di coda può esercitarsi su ogni elemento.

Localmente, ossia nella provincia Italia, il caso Parmalat è l’esca per la centesima famiglia di estendere il suo potere dai media a altre istituzioni saldamente in mano alle novantanove famiglie. L’esito non è predeterminato.
Nemmeno nel caso Parmalat.

In ciascun caso, il compromesso fantasmatico può dissiparsi e l’itinerario trova le sue condizioni per proseguire. Come non è scontato il dispositivo Europa per il terzo millennio.

Il nome Calisto Tanzi ancor sona! Nessuna denigrazione del nome, del marchio, dell’impresa Parmalat. Se solo decidesse, il signor Tanzi, di riprendere in mano le redini dell’azienda, otterrebbe crediti per chiudere il "buco nero" e per rilanciare l’attività industriale della Parmalat, anche perché il debito non è materno, non è con l’esterno: è strutturale, come il credito, che non manca mai, nonostante i tentativi di monopolizzarlo.

Solo se si ritene figlio del sistema, Tanzi rovina. Tanzi è nome, è padre, è autore: questo è il lievito dell’azienda. Crescere è sempre ri-crescere. Il movimento è sempre ri-movimento. Freud la chiama ri-mozione: è lo zero dell’industria, ciò che impedisce l’azzeramento.

Scritto in italiano con la collaborazione di Claudia Weiss Apreksin.

Viktor Torkhov, logico, si è formato anche due anni in Italia. Vive e lavora a San Pietroburgo.


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15.11.2017