Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Le forme del moderno - Ca’ Pesaro

Maria Cristina Faccanoni
(22.03.2010)

A Venezia, le statue parlano ancora…



Collocate per lo più all’aperto, quasi esclusivamente in nicchie o sulla cuspide di facciate ecclesiali, le statue veneziane, per passare il tempo, hanno intrattenuto fra loro muti dialoghi. Soggette ormai ai rigori meteorici di stagioni prolungantesi oltre i confini stabiliti dalla consuetudine termica, stressate dal logorio e dalla sfaldatura della pietra da parte di agenti atmosferici e chimici presenti nell’aria, si sono ammutolite. Maggior fortuna hanno avuto le statue della collezione del Museo di Ca’ Pesaro che, dopo un lunghissimo purgatorio trascorso nel silenzioso buio dei depositi del museo, sono finalmente tornate alla luce. E che luce! Bagnate dalla luminescenza acquea dal Gran Canale in tutte le sue varianti di toni e di vibrazioni diurne, ora si muovono, si trasformano, si ombreggiano, si assottigliano, si diluiscono per poi riacquistare volume.


Il nuovo splendido allestimento museale si presenta al visitatore con sei sculture (due di Viani,le altre di Noble, Fabbri, Graziosi e Martinuzzi), scelte per il teatrale androne longheniano, alle quali si accede attraverso un simbolico bianco portale. Disposte seguendo il criterio della circolarità al fine di esprimere la doppia polarità del corpo umano, la complementarità e l’opposizione fra uomo e donna, queste sculture, appartenenti a periodi che vanno dal formale all’informale, si fronteggiano intessendo fra loro, con linguaggi e materiali diversi, dialoghi, a volte su un registro esibizionistico, irruento, aggressivo e presuntuoso – le sculture maschili- altre, con grazia, tenerezza e attrattiva – quelle femminili -. Persino gli antichi busti romani, che da anni, impassibili, osservano dall’alto l’ingresso dei visitatori, sembrano scambiarsi uno sguardo interrogativo su questa bipolarità di fondo, qui, a mio parere, irrisolta. Ma lì vicino c’è chi sta in disparte e non dialoga? Collocato solo, isolato, nella penombra del vano scale, il cardinale di Arturo Martini, medita, forse su un suo futuro triregno – dinnanzi a lui sale verso l’alto lo scalone dogale - , avvolto da uno straordinario guscio di bronzo, guscio che si fa barca di pescatore d’anime. Gli si deve passare davanti, ma lui non darà segni di insofferenza immerso com’è nei suoi pensieri.



Ma, il vero choc di questo rinnovamento del museo, lo proviamo al 2° piano del palazzo, nel immenso salone (oltre 1 000mq ) di impagabile qualità luminosa creata dai finestroni aperti sulle mobili acque del Canalazzo. Negato al pubblico per lunghissimo tempo- ospitava un deposito di innumeri tele - esibisce ora tutta la sua monumentalità. Qui, ora sostano le opere scultore ritrovate e liftate, sdraiate, accovacciate, sedute o in piedi, le opere più monumentali che esprimono inusuali relazioni tra loro e alcune tele qui esposte. Il salone,infatti, fasciato sulle pareti dal magniloquente fregio di Giulio Aristide Sartorio, Il Ciclo della vita (1907) dove lo stile liberty-floreale inghirlanda con festoni la plasticità delle figure, presenta altre non meno significative opere pittoriche in un continuo rispecchiamento e dialogo con le sculture qui presenti. Come non essere percossi dalla monumentalità di Rodin con la massa muscolare del suo Pensatore e dal gruppo del Borghesi di Calais, che la perfetta illuminazione mette quasi in movimento. Seguendo il percorso, le forme si tendono e dilatano, si fanno informi: il legno di Mastroianni si torce su se stesso in un gioco di vuoti e pieni da cui risulta difficile distaccare lo sguardo, mentre De Toffoli liscia e leviga la superficie del gesso sino a farla sembrare ossidiana incastonata di gocce d’ avorio, un magnete che attrae chiunque da qualunque punto egli la osservi. Lo sguardo infine da certo si fa incerto sino alla cecità nell’ultima sezione della mostra in cui l’informe si avvia alla dissoluzione, il volto si fa maschera, si fa cera che cola e si scioglie, le forme si dileguano per vanire in una non definibile alterità con Medardo Rosso, Arturo Martini e Adolfo Wildt.


Un palazzo barocco, cangiante, in movimento, espanso nello spazio e nel tempo come le opere che in lui hanno ritrovato la luce e quel dialogare che per troppo tempo erano stati loro negati.
Una mostra da non perdere.



Fondazione Civici Musei di Venezia

Le Forme del Moderno

Scultura a Ca’ Pesaro. Da Medardo Rosso a Viani, da Rodin a Arturo Martini.

Sezioni: Polarità del corpo, La forma sinuosa, Forme-Informe, Lo sguardo cieco.

Venezia Ca’ Pesaro. Galleria Internazionale d’Arte Moderna, 5 marzo- 25 luglio 2010


Gli altri articoli della rubrica Scultura :












| 1 | 2 |

26.04.2017