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Perseidi 2009

Mario Bartolini
(6.09.2009)

Nel suo componimento poetico “San Lorenzo”, Giovanni Pascoli, menzionando la data del 10 Agosto e pur accennando alle “stelle cadenti”, certo non ha inteso celebrare in modo particolare il fenomeno delle Perseidi, bensì ovviamente riferirsi alla tragica morte del padre, assassinato —come noto— proprio in quella notte.

Non si sa bene se grazie a questa bella poesia o per qualche altra ragione, comunemente si è convinti che le “stelle cadenti” si possano osservare solo e soltanto in quella data: il 10 Agosto, appunto, la notte di San Lorenzo, tant’è che c’è chi chiama quei rapidi guizzi di luce, indubbiamente suggestivi, “le lacrime di San Lorenzo”.

In realtà e per sfatare questo mito, val forse la pena ricordare che la Terra, lungo tutta la sua orbita attorno al Sole, ne incontra in quantità e in ogni data, di corpi e corpuscoli di varie dimensioni, che entrando nell’alta atmosfera a velocità molto elevata (oltre 200.000 Km/h, o se preferiamo, circa 60 Km al secondo!!), trasformano in pochi attimi la considerevole loro energia cinetica in calore, incendiandosi e disintegrandosi nell’impatto ad altissima quota e rendendosi visibili in più o meno lunghe scie o tracce luminose, di colori vari: le “stelle cadenti”, o come dicono gli astronomi con termine un po’ più scientifico, le “meteore”.

Hiko Yoshitaka, "La trama della vita", 2009, cifratipo a olio

Ma se è vero che una meteora sporadica può solcare improvvisamente il cielo in una qualsiasi notte (o in un qualsiasi dì, ovviamente) dell’anno, è altrettanto vero che vi sono effettivamente dei periodi abbastanza precisi in cui la Terra si trova a transitare in zone dello spazio particolarmente ricche di “detriti”, attraversando cioè delle vere e proprie nubi più o meno dense, costituite da quei “corpi e corpuscoli” cui accennavamo prima; per la qual cosa, al posto di qualche meteora sporadica nel corso di un’intera nottata, il fenomeno può notevolmente intensificarsi e spesso a tal punto che, specie quando la Terra passa per la parte centrale più densa della nube, si parla non più di “meteore sporadiche”, bensì di una vera e propria “pioggia di meteore”, durante la quale si possono contare, se la notte è limpida e il sito sufficientemente buio, decine e persino a volte centinaia di meteore all’ora: dipende dall’annata.

Uno dei predetti periodi cade appunto attorno alla prima decade di Agosto, ma fin dal tardo Luglio, la Terra è entrata nell’estrema rarefatta periferia della nube di detriti —e vi si tratterrà sin verso il 20 di Agosto—, per cui il ritmo delle meteore è andato man mano lentamente aumentando ed è previsto raggiunga quest’anno 2009 il suo massimo nella notte fra Mercoledì 12 e Giovedì 13 Agosto: un picco che dovrebbe essere, a detta degli esperti, particolarmente intenso e cioè sulle 50 ÷ 80 meteore all’ora.

Se farà bel tempo, lo spettacolo si annuncia particolarmente interessante; purtroppo la Luna, che pur nella sua fase calante mostrerà ancora bello intero il suo Ultimo Quarto, si leverà ad Est-Nordest verso le 23:30, cominciando inesorabilmente ad inquinare il cielo con il suo chiarore proprio in un settore interessante per l’osservazione delle meteore, rendendo più difficile, se non impossibile la percezione dei guizzi più deboli.
Per la caccia alle meteore basterà quindi prendere un po’ di voglia, insieme a una coperta, oppure —che so?— una sedia reclinabile, od anche se fa freddo un sacco a pelo e andare a stendersi supini in un luogo libero all’aperto, con le dita dei piedi rivolte là a Nord-Est, entrambi gli occhi bene aperti e.... ed aspettare; per non farsi cogliere dal sonno, meglio essere in più d’uno, per parlare... ed anche per una maggiore sicurezza, lì in campagna in piena notte; se poi si dispone di un terrazzo o un’ampia finestra che guardino a Nord-Est, si può senz’altro mettersi comodamente lì.

Il miglior periodo osservativo per assistere ad una vera “pioggia di meteore” sarebbe dalle ore 02:00, fino all’alba, quando cioè la costellazione del Perseo (la zona di cielo dalla quale danno la prospettica impressione di provenire le meteore e da cui è stato attinto il nome di “Perseidi”) è ben alta nel cielo.

Chi non può o non vuole fare così tardi sdraiato lì all’addiaccio, si metta come alternativa ad osservare attorno alle 22:00 o le 23:00, quando la costellazione del Perseo sta sorgendo od è ancor bassa sopra l’orizzonte; non vedrà molte meteore, ma in compenso quelle che gli capiterà di osservare saranno probabilmente eccezionali: emergeranno dall’orizzonte pressoché parallele al terreno e solcheranno il cielo particolarmente lente, brillanti e colorate.

Ovvio che l’osservazione delle meteore può fruttuosamente condursi anche in date precedenti e successive a quelle del “picco”; la nube è infatti molto estesa e per attraversarne anche soltanto la parte relativamente densa, la Terra, pur saettando lungo la sua orbita a velocità vertiginosa (supera i 100.000 —sì sì, avete letto bene: centomila!— Km all’ora, il che vuol dire più di due milioni e mezzo di Km in ventiquattr’ore. Giusto a mo’ di paragone, si pensi che una cannonata parte ad appena 5.000 Km/h, il Concorde volava a soli 3.000 Km/h, i normali aerei di linea a circa 1.000 Km/h e la Ferrari nei Gran Premi “veloci”, quando ha fatto i suoi 350 Km/h, non può andare in genere molto più in là), impiega alcuni giorni.

Ma che caspita son di preciso, queste “Perseidi”?

Intanto il nome —ripetiamolo— deriva dalla grande costellazione del Perseo (che in questo periodo dell’anno sorge lentamente dopocena là a Nord-Est), in quanto queste meteore, viste da un osservatore terrestre, sembrano provenire da un punto del cielo situato in seno a questa costellazione e precisamente dal lato che guarda l’attigua costellazione di Cassiopea.

Ovvio che ciò è solo il risultato di un gioco prospettico, in quanto, notoriamente, le stelle in generale e perciò anche quelle appartenenti alla costellazione del Perseo, sono infinitamente —ma infinitamente!— più distanti dalla superficie terrestre, di quanto non lo siano gli alti strati dell’atmosfera, in seno ai quali avviene il fenomeno delle meteore.

E i “corpi e corpuscoli” (che possono arrivare ad essere anche piccoli quanto e meno di un granello di sabbia) che danno origine alle meteore Perseidi, sono “pezzi” che una certa cometa... forse distratta, o —chissà— sbadata, disattenta... insomma un po’... cialtroncella, anche se indubbiamente fascinosa e bella, si è persa dietro per la strada nei successivi passaggi attorno al Sole.

Trattasi della cometa periodica denominata “Swift-Tuttle”, la quale ogni 130 anni, sbucando fuori dal profondo spazio gelido laggiù oltre Plutone, decide di tuffarsi all’interno del Sistema Solare dove c’è invece luce e calore e transitando non lontano dall’orbita terrestre, va a fare il suo bravo giro di boa intorno al Sole, per poi tornarsene velocemente là da dove era venuta.

Tanto per far capire chi è questa Signora così “fascinosa e bella” (ed anche sol per questo, come ogni Signora “fascinosa e bella”, potenzialmente pericolosa), la “Swift-Tuttle” nei suoi passaggi ci rasenta, ci sfiora talmente da vicino, che un tempo gli astronomi temevano ci potesse addirittura cadere in testa; poi fortunatamente, da recenti più accurati calcoli è emerso che almeno per un altro millennio o forse più, si dovrebbe da questo punto di vista star tranquilli.

Ma se non tutta intera e tutta insieme, piccoli “pezzi” di essa ci cadono di fatto sulla testa fin da ora; l’orbita della cometa, infatti, specialmente nel tratto più vicino al centro del Sistema Solare dove si trova anche la Terra, è cosparsa di polveri e detriti delle più varie dimensioni, spinti violentemente fuori dal nucleo ghiacciato della cometa stessa che tende a evaporare, meglio a sublimare, al passaggio vicino al Sole; l’insieme di tutti questi granuli lasciati dalla cometa dietro di sè sulla sua strada, forma una sorta di nube entro cui una volta all’anno ci immergiamo e la nostra Terra, attraendo per la legge della gravità parte dei detriti, fa sì che impattino l’atmosfera e diano origine a quel che chiamiamo, appunto, “meteore”.

Una curiosità: l’orbita della “Swift-Tuttle” è inclinata in modo tale che i detriti di cui si diceva, interessano principalmente il nostro Emisfero, cioè l’Emisfero Nord o Boreale, per cui dal Sud Africa, dal Sud America, Australia e Nuova Zelanda, ovverosia dall’Emisfero Sud, o Australe, gli osservatori non potran vedere granché di questo fenomeno, raccogliendo quindi soltanto un ben magro bottino di Perseidi.

Pensiero

Le meteore

son quelle strane

meravigliose cose

dolci amare che...

appena le vedi...

già non ci sono più.





Per contatti: Bartolini Mario

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340 - 36.98.958

mario.bartolini@libero.it


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