Transfinito edizioni

Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
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Hilda Perek (a cura di)

Hiko Yoshitaka. Il nodo della vita

Hiko Yoshitaka è il nome d’arte di Giancarlo Calciolari, nato a Verona nel 1952. Un’infanzia nei collegi e gli studi universitari fuori città gli lasciano un gusto per l’erranza. La formazione prima tecnica e poi umanistica, e in fine psicanalitica, senza rispetto per gli steccati disciplinari, gli lascia il gusto di un’indagine in più direzioni. Dal 1985 al 1997 vive a Parigi, dove riprende a dipingere e a esplorare altre manifestazioni plastiche, dopo aver già ripreso nel 1977 a dipingere e a modellare integrando i lavori dell’infanzia, appunto di pittura e di modellazione, che lo avevano interessato in particolare per l’aspetto della loro serialità. Non per il lato di riproducibilità tecnica (comunque esplorato negli studi superiori e nel biennio di ingegneria) ma per la storia, la ricerca, l’itinerario di una esplorazione della serie, senza serializzazione, che solo idealmente proseguirebbe all’infinito. Per Yoshitaka si tratta della serie in cui ciascun elemento è originario. Si tratta della distinzione che l’artista ha trovato nella lettura della matematica tra infinito attuale e infinito potenziale.

Il nome d’arte giapponese, Hiko Yoshitaka, sorge dalla combinazione dell’oriente e dell’occidente, e questo si riscontra in molte opere dell’artista, in particolare nella serie dei cifratipi.

L’aspetto “giapponese” dell’opera di Hiko Yoshitaka non si situa nel rifiuto di ogni valore e modello dell’arte tradizionale occidentale. È in gioco la combinazione tra l’oriente e l’occidente. Il pittogramma giapponese, che nasce da quello cinese, è insignificabile per gli occidentali che non conoscono la lingua giapponese. Eppure, il senso, il sapere e la verità non sono espunti dall’oriente. Ovvero, questa è la via di Hiko Yoshitaka per mettere in gioco l’altra significazione, quella non canonica, non convenzionale, non conformista, della lingua e della pittura come la sua più alta forma di scrittura, come argomentava Leonardo Da Vinci.

Il libro a cura di Hilda Perek raccoglie i contributi di dieci anni di letture dell’opera di Hiko Yoshitaka.



Interventi

Yussuf Al Qalam

Anonimo

Christiane Apprieux

Giulio Battaglia

Hilla Bismuth

Giancarlo Calciolari

Sybille Chouraqui

Roberto Dolci

Jaya Gerewal

Juhani Harakka

Rajesh Khanna

Ina Kührer

Lisa Lazzaro

Hilda Lenkersdorf

Ralph Maio

Fiorella Marini

Eleanor Marks

Philippe Morin

Hilda Perek

Paolo Pianigiani

José Luis Santos

Izu Wakasa

Hiko Yoshitaka

Xia Yushi






pp. 170
formato 15,24 x 22,86

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Gli altri libri del catalogo :



































































3.04.2017