Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

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Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
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Hiko Yoshitaka

Cifratipi. La tipografia originaria

Come l’arte di Leonardo procede adiacente alla sua scienza della natura, così l’arte di Hiko Yoshitaka è l’altra faccia della sua ricerca culturale, che indaga la filosofia, la psicanalisi, la matematica, la teologia, la letteratura. E l’indagine investe i materiali, le tecniche, sino all’impiego della pioggia e del fuoco per erodere superfici di zucchero.

Hiko Yoshitaka eccelle nella trasposizione di elementi e di tecniche da un settore all’altro dell’esperienza: se Daniel Spoerri, cuoco come Yoshitaka, ha riempito di pasta per il pane alcuni objets trouvés, cuocendo il tutto assieme, Yoshitaka, che chiama questo procedimento “abduzione artistica”, ha trasposto l’esecuzione manuale di pani su superfici di ceramica, di gesso e di bronzo. La tecnica di sabbiatura del cioccolato, impiegata sopra tutto nell’alta pasticceria francese, è stata trasposta da Yoshitaka nella sabbiatura della cera per ottenere delle sculture in bronzo a cera persa, sorprendendo anche i fonditori, che in più di trent’anni di lavoro non si erano mai imbattuti in una tale tecnica.

Per qualcuno come Hiko Yoshitaka, che è diventato editore, non solo d’arte, i procedimenti tipografici hanno esercitato sempre un grande interesse.

I Cifratipi sono opere uniche su carta che costituiscono una variazione della tecnica dei monotipi (dipinti su cristallo o su altre superfici e “stampati” un’unica volta su carta), e provengono a loro volta da un’elaborazione delle decalcomanie di Marx Ernst, che ha portato Yoshitaka a una serie di opere a olio su tela o su pannelli, ottenute per successive “stampe a olio”, talvolta delle stesse dimensioni della tela, mentre in Ernst si tratta di una tecnica “micro” ripetuta in estensione sulla tela, come per il mantello nel quadro della Vestizione della sposa. Il grande quadro Ajasé (2003) è forse l’opera più compiuta di Yoshitaka con questa tecnica.

Perché cifratipi e non semplicemente monotipi? Perché la definizione di monotipi riguarda il procedimento tecnico e non il risultato. E perché, per Hiko Yoshitaka, il “tipo” è nell’approdo alla qualità e si situa nella conclusione. Il “diploma di qualità”, quello che altri chiama riuscita di un’opera (un’opera riuscita) è la cifra dell’opera stessa. La cifra giunta al tipo originario, né monotipo né politipo, per l’appunto: cifratipo.
I cifratipi sono ottenuti con colori a olio, con acrilici, con tempere a partire dai pigmenti puri, utilizzando colle, solventi, materie plastiche fuse … E per i graffiti ciascun strumento è valido, e maggiormente se è di plastica, per non tagliare i cristalli su cui Yoshitaka lavora.

i cifratipi di Hiko Yoshitaka, nella loro presunta illeggibilità, dissipano montagne di informazione sostanziale e mentale che i media producono contro l’arte, contro la cultura, contro la scienza, per servire il principio di potere nelle sue incarnazioni, tra oligarchie, monogarchie, poligarchie … Forse aveva ragione l’artista Vincenzo Accame nel sostenere che la pittura procede dall’anarchia, che non è quella degli anarchici, ma una proprietà della parola e delle sue arti.



Wang Huan Yan [dalla prefazione]



formato cm 28 x 33

pp. 80
ill. a colori 85

formato cm 32 x 28

euro 56,95
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19.05.2017