Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Rain bird

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Giancarlo Calciolari
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L’altra editoria

Hilda Perek

Leggere la trasformazione portata dal book on demand e dall’auto publishing

(10.05.2010)

Ci sono trasformazioni che sono in atto e non richiedono nessuna legittimazione per la loro esistenza. E non richiedono neanche nessuna patente di illegittimità, se non di illegalità, per essere irreggimentate a beneficio dello status quo, che esiste solo nei libri di sociologia.

La trasformazione editoriale che si sviluppa lungo la via della rivoluzione informatica non è riassorbibile dalla società (che risulta così in trasformazione), e i suoi effetti non sono già scritti. La scommessa è aperta.

Quello che resta sono le opere, e non le impalcature ideologiche. Sebbene le impalcature della società dell’ultra spettacolo integrale paiono alle moltitudini come l’unica realtà di sopravvivenza.

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Opera di Alberta Marchi

L’altra editoria non è solo la piccola e piccolissima editoria, che per altro funziona come laboratorio e trampolino, oltre che filtro, per la grande editoria. Questo panorama si sta trasformando ma non ancora particolarmente rispetto all’avvento dell’auto pubblicazione.

La modalità di stampa che viene chiamata self-publishing o book on demand mette a disposizione degli autori che non hanno accesso alla rete editoriale la tipografia per un solo libro e una rete di vendita, che è data dal sito del tipografo e da internet che con i suoi motori di ricerca evidenzia anche questa attività. I risultati se comparati a quelli della grande editoria sono pressoché inesistenti. Ma quello che conta è il criterio della qualità e non quello della quantità. È importante che un libro sia accessibile ai ricercatori, ai lettori curiosi, a chi insegue una pista di lettura e trova altri materiali per il suo viaggio.

Senza questa modalità non avremmo letto il libro sul vuoto di Fabrizio Mazzocchi o il libro sull’illetteratismo di Charley Supper. E non avremmo cominciato l’avventura delle edizioni Transfinito.

Una ricerca su internet con parole chiave come “self publishing”, “book on demand”, permette di reperire le varie tipografie internazionali, in particolare degli States, che operano nel settore. L’azienda leader è Lulu.com, che si merita la sua posizione, perché “ascolta” i suoi clienti e migliora i suoi servizi. Al seguito di Lulu in ogni paese sorgono delle proposte nazionali, come ilmiolibro.it in Italia e thebookedition.com in Francia.

Per varie ragioni è impossibile in Italia di utilizzare per l’altra editoria le tipografie nazionali, non solo perché in alcuni casi non è possibile fare integralmente la propria copertina (la tipografia italiana ci tiene a far conoscere il suo logo) ma anche per le leggi sull’editoria. In teoria la costituzione italiana sancisce la libertà di stampa, in pratica non è vero. Ma siccome non era prevista la rivoluzione informatica, la legge italiana si applica sui libri prodotti in Italia. È quindi possibile stampare all’estero e vendere dall’estero, rispettando la legge e pagando le tasse.

Il panorama si sta sviluppando, in particolare negli Usa dove è sorto questo tipo di proposta: Amazon ha fatto Booksurge, c’è Iuniverse che propone un pacchetto di servizi con il libro (e quindi ha scelto di non stampare anche una copia come fa invece Lulu), c’è Blurb, che si è lanciata nel settore dei libri illustrati con una qualità che è superiore a quella dei concorrenti, e che da poco ha cominciato con una prima proposta per i libri di solo testo.

In Italia, operano varie aziende nel settore del book on demand, ma in modo ristretto, ovvero per un tiraggio di minimo cinquanta copie.

Chi si rivolge come noi a delle tipografie digitali locali per le copie omaggio trova anche il minimo di dieci copie. Ovviamente il livello di qualità è superiore a quello delle grandi organizzazioni. E forse risiede qui il problema “culturale” italiano che frena la diffusione del book on demand: la tipografia italiana è abituata a vendere un prodotto finito e di qualità, e quindi per esempio fa una prova di stampa, consiglia il cliente, lo avverte se per caso nota qualche errore… Invece le tipografie digitali internazionali lasciano la cura del libro al cliente (e già la prima copia di prova e la prima copia per il cliente costituiscono la base delle vendite di questo tipo di servizi).

Certamente l’altra editoria vende poco, ma chi come noi ha vari elementi di pratica editoriale tra Italia, Francia e Canada, sa che l’editoria che resta vende sempre pochissimo. Le prime tirature dei saggi scientifici o dei libri di poesie potrebbero benissimo stamparsi senza più l’offset (la cui base di stampa è scesa al minimo di 500 copie, ma sta scendendo ancora).

Poi c’è l’editoria in conto d’autore, come ormai sempre più è in conto d’autore il lavoro delle gallerie d’arte che hanno trasformato gli artisti in clienti. E il numero di isbn è offerto come l’ultimo specchietto per allodole per acchiappare ogni cliente. Certamente in conto d’autore sono stati stampati i primi libri di Rimbaud e di Campana, tuttavia si tratta per lo più di una landa editoriale altamente desolata.

La trasformazione editoriale prosegue. Un piccolo esempio: Blurb offre un suo proprio programma di impaginazione, molto semplice ed efficace, che permette a chi non sa impaginare con i programmi professionali di ottenere un buon risultato.

Anche l’utenza cambia. Non ci sono più solo autori singoli che pubblicano il loro libro: ci sono associazioni che stampano le loro riviste, gruppi di studio che pubblicano i testi altrimenti introvabili per le loro ricerche. Ci sono altri che come Transfinito Edizioni avviano in questo modo una casa editoriale in cui l’editoria e l’altra editoria risultano indistinguibili.

Ci sono inoltre scrittori famosi che pubblicano i loro libri di fotografie. Uno degli usi più interessanti che recentemente abbiamo trovato è quello di una media casa editrice francese che pubblica con il book on demand alcuni libri. Quali? Magari quelli che in dieci anni solo dieci persone hanno continuato a chiedere senza mai ottenere la ristampa. In effetti si tratta della ristampa di libri introvabili in commercio. Altre modalità sorgeranno.
Questo tipo di trasformazione che non è solo tecnica, ma culturale, è la stessa che in modo differente stanno vivendo la Cina e l’India. Intraprendere non è solo “capitalismo”, più o meno selvaggio o addomesticato. La cultura dell’impresa, tra altre cose, appartiene all’intellettualità. E quello che non resta e che per questo crolla è ciò che non ha nulla a che fare con l’intelligenza. Come la furbizia. Gli ingenui restano.







Hilda Perek. Parigi. Psicanalista. Segretaria di redazione di Transfinito



6 gennaio 2009


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