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Il cioccolato più buono del mondo si racconta: incontro con Cecilia Tessieri

Semplicemente unico. Il cioccolato Amedei

Paolo Pianigiani

Il cioccolato più buono del mondo si racconta: incontro con Cecilia Tessieri

(13.06.2010)

Siamo nella casa del cioccolato: qui tutto è dedicato al profumo, al colore, alla passione per questo prodotto straordinario, che ci accom­pagna da sempre, almeno da quando le navi di Colombo lo portarono dalle Americhe, come dono degli dei.
Siamo con Cecilia Tessieri, creatrice insieme al fratello Alessio della ditta Amedei di Pontedera, che anche que­st’anno, ed è il terzo consecutivo, si è aggiudicata il primo premio assoluto, a livello mondiale, per la qualità del suo cioccolato.
Ci racconta con semplicità la sua sto­ria, Cecilia, cominciando dal sogno di una bambina: diventare una ballerina di danza classica, avendo come riferi­mento Carla Fracci. È una strada dura e rigorosa, che prevede terreni pieni di ostacoli e che abitua al sacrificio, e a sopportare dolore e privazioni. Stare sulle punte non è un gioco, bisogna es­sere molto motivati per arrivare.

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Cecilia e Alessio Tessieri
D.r.

E, naturalmente, è importante la colla­borazione con il gruppo, per rendere lo spettacolo della danza una magia ricca di armonia e di equilibrio. Una esperienza che le è servita, poi, nelle scelte importanti che sono seguite. Dopo il liceo scientifico, gli studi uni­versitari, interrotti per impegnarsi, in­sieme al fratello Alessio, nell’azienda di famiglia, la Tessieri, presente nel setto­re alimentare dolciario.
A un certo punto, verso la fine degli anni 80, in famiglia cominciò a nasce­re l’idea che era necessario cambiare strada, cercare un nuovo mercato, che richiedesse una tipologia di prodotto più elevata. Subito chiara l’intuizione, che si rivelerà vincente: il cioccolato, ma solo di altissima qualità.
Nasce la Amedei, che si chiama così in omaggio alla nonna materna, signo­ra Vendica, alla quale i nipoti hanno voluto dedicare la nuova impresa di famiglia. I ruoli vengono così divisi: a Cecilia la definizione dei prodotti e la direzione della produzione, ad Alessio la parte commerciale e la ricerca della materia prima, i semi del cacao.
All’inizio la produzione riguarda solo le praline, realizzate a mano una per una, da un dipendente, utilizzando una sola macchina. E Cecilia si mette in viaggio, per capire e sapere, nei paesi dove è più sviluppata la pre­senza di aziende del settore dell’alta pasticceria, dove c’è tanto da impa­rare: il Belgio, la Svizzera, la Francia. Per fortuna conosce benissimo il francese e si trova subito a suo agio.
I viaggi per Alessio sono più impegna­tivi e lo portano lontano, alla ricerca dei preziosi frutti del cacao nei luoghi di produzione, per stringere accordi con i contadini e i piccoli produttori delle terre d’oltreoceano, del lontano Ve­nezuela, della Giamaica, dell’Ecuador o del Madagascar.
La nicchia del mercato dove la Amedei comincia a muoversi risponde subito bene.
Crescono i clienti, cresce la richiesta. Il mercato tradizionale del cioccolato ha le sue leggi, le grandi aziende, e anche le piccole, hanno rinunciato ormai da anni alla tostatura dei semi, affidata ad aziende esterne. Il lavoro è tutto legato al marketing dell’immagine e alla pub­blicità esasperata. Certo conta anche la qualità, ma l’attenzione maggiore deve per forza cadere sul costo delle materie prime, e sull’automazione del­le procedure di produzione. È la legge dei grandi numeri.
In totale controtendenza, la Amedei ritrova il gusto e il profumo di tostarsi in casa i semi della pianta, che arri­vano via aereo o via mare. I semi di cacao, selezionatissimi, provengono da piantagioni seguite da vicino da Alessio Tessieri, che è riuscito a crea­re rapporti diretti con i produttori, conquistando la loro fiducia, non solo pagando prezzi maggiori e più giusti di quelli imposti dai brokers, ma so­prattutto con un rapporto umano che va al di là delle esigenze immediate e garantisce una collaborazione futu­ra e, in alcuni casi, esclusiva.
Per le lavorazioni, assolutamente ar­tigianali, sono state recuperate mac­chine antiche, ormai fuori produzione. Macchinari usati, riportati in vita e re­staurati alla perfezione. Alcuni hanno ancora i fregi tipici dell’epoca liberty: sono dei primi del ‘900.
Mentre racconta, Cecilia socchiude gli occhi, ti coinvolge, quasi ti fa riprovare le sue emozioni, quelle che l’hanno aiutata a fare le scelte giuste. È stato un ripercorrere la strada all’in­dietro nel tem­po, a recu­perare tradizioni produtti­ve, che non hanno nulla da spartire con la velocità o con i risparmi di scala. Unica protagoni­sta, l’assoluta quali­tà del prodotto, per diffe­renziarsi dal resto del mercato.
La scelta di chi acquista Amedei è la stessa di chi sceglie un vino unico e d’annata, o di chi seleziona, in una li­breria, un libro d’autore, e non guarda nemmeno da lontano la copertina co­loratissima dell’ultimo volume imposto dalle televisioni. È una scelta di cultura, di sapienza, di conoscenza. Il cioccola­to viene così percepito come momento di puro piacere, con tutte le caratteristi­che tipiche del godimento: l’abbando­no, l’ascolto inte­riore, la sottile armonia che ti invade quando en­tri in con­tatto con la perfe­zione. E na­turalmen­te, proprio come per il vino, non conta mai la quantità. Se mangi una pralina qualsiasi, che sia al caffè o al gianduia o al cherry, senti subito il bisogno di sfogliarne un’altra: una tira l’altra come si dice. Invece e ad esempio, con queste scaglie, legge­re come il pensiero, non si tratta di mangiare: qui si degusta, si assapo­ra, si sogna. Il gusto si appaga, rima­ne la sensazione di completezza che ti arricchisce e ti fa ritrovare l’armonia delle cose buone del mondo.
Chiudo l’incontro con una domanda, lega­ta alla recentissima affermazione della Amedei, il premio assegnato dalla Chocolate Aca­demy di Londra, per il Toscano Black 63, giudicato quest’anno il miglior cioccolato al mondo.

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Foto di Alena Fialová

Cecilia, come si sentirà quando, a Londra, le consegneranno il primo premio?



Quest’anno, a differenza dei due pre­cedenti, andiamo a Londra a ritirare il riconoscimento. Sentirò tutto l’orgo­glio di rappresentare la nostra azien­da, tutti i nostri collaboratori, i nostri fornitori lontani. Sarà la vittoria di un sogno, lungo quasi venti anni, che ha trovato il riconoscimento da par­te della massima autorità nel settore. Riporterò in Italia il premio, come sti­molo per tutti noi a continuare sulla nostra strada, sulla lunga e difficile strada del cioccolato di qualità. E per me sarà come realizzare il sogno di una bambina che amava la danza, e desiderava l’impossibile: l’applauso del pubblico più raffinato del mon­do, quello del Bolshoj di Mosca.



Prima pubblicazione su "Toscana Reality", n. 48

Il sito del cioccolato Amedei : www.amedei.com


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14.09.2017