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La rivoluzione di Yunus

Alberto Cavicchiolo
(15.10.2006)

Il caso della Grameen Bank fondata oltre quarant’anni fa in Bangladesh da Muhammad Yunus era noto a molti specialisti del microcredito e ai tecnici ma ora grazie al Nobel arriva finalmente al grandissimo pubblico. La storia bellissima è quella di un giovane economista formatosi in America che rifiutò la pur promettente carriera e compì in pochi anni innovazioni tecniche e sociali che hanno fatto scuola anche nei paesi occidentali. Un miracolo singolare l’opera di Muhammad Yunus cui giustamente l’Accademia di Oslo ha conferito il Premio Nobel per la Pace.

Anche in Italia ci sono tradizioni creditizie nobili che hanno riguardano il farsi dello sviluppo economico e industriale. Ci sono tradizioni che provengono dagli eventi sociali e culturali di un’epoca o di una regione. Ce ne sono altre che vengono dalla storia di una città. Pensiamo a alcune città-banca recenti o antichissime. I loro casi in Italia sono a Siena con il Monte Paschi, a Arezzo con Banca Etruria. E anche alcuni piccoli centri come Carate Brianza con la banca promossa da Vittorio Ghezzi e Treviglio dove con Alfredo Ferri ha prevalso il credito cooperativo storico di tipo cattolico. E citiamo anche il caso di Luino e della Banca Popolare di Luino e di Varese che è divenuta l’azienda principale della città.

Nel caso della Grameen Bank possiamo dire che si tratta invece di una banca-nazione ossia di un vero e proprio rinascimento nazionale. E questo Nobel per la Pace a Yunus è, come nota oggi anche il Sole 24 Ore una novità assoluta, perché investe non un pacificatore, un “mahatma”, un predicatore o un politico, ma un banchiere.

Yunus ha offerto credito a milioni di donne, prevalentemente musulmane, cui era negato per casta o per principio l’accesso al credito e in generale alla vita economica. In questo senso ha pure rischiato di contraddire alcuni principi coranici e per questo lo stimiamo ancor più.

Il suo metodo è diventato fonte di rinnovamento in decine di paesi, perfino industrializzati come la Norvegia e il Canada Ha ridato vigore a centinaia di villaggi sepolti in Asia e altrove, dal feudalesimo e dall’incultura economica. Ha dimostrato sopra tutto che i poveri pagano i loro debiti e infatti la sua banca è pressoché senza insolvenze a differenza di altre banche bengalesi che arrivano perfino al 40 % di mancate restituzioni. Il caso di Grameen diviene finalmente un caso aperto e inserito nei grandi media della comunicazione mediatica mondiale. Sicuramente sarebbe riduttivo parlare nel suo caso di “microcredito”.

Opera di Hiko Yoshitaka

Ho incontrato Yunus in Lombardia in occasione di una sua visita culturale e la conversazione, proseguita poi in forma epistolare negli anni duemila, è diventata nel mio percorso un autentico “evento”.

Il suo messaggio è così divenuto poi molto più ampio e non si è ridotto a una semplice lotta alla povertà. Ma in una discussione della questione banca a livello globale.

Infatti, ribadisce Yunus, le banche convenzionali non affrontano la questione del credito nel modo giusto e quelle che finanziano i poveri, sono pochissime. Oggi fare banca è diventato un mestiere settario, praticato da gruppi ristretti di persone. Perciò è un’attività che ha bisogno di essere democratizzata.

L’accostamento tra il credito e le donne è da duemila anni quasi indiscusso: lei ne ha rivoluzionato i presupposti.

Come ho ribadito in varie occasioni le banche tradizionali sono per lo più sessiste. E Grameen Bank è stata anche un elemento di lotta contro i pregiudizi secolari. Un gruppo di studio dell’Università del Sussex ha scritto anni fa un rapporto secondo cui il 39 % delle donne che accendono un mutuo alle Grameen Bank non ha nessun controllo su quelle risorse. Nel senso che molte donne sarebbero costrette a passare ai mariti i soldi ricevuti. Questo mi riempie di gioia perché penso al quel 61% di donne che ha invece nelle proprie mani il controllo delle risorse.

In che senso?

Nel senso che è una enorme riuscita in quanto prima di noi le donne non avevano nessun controllo sul denaro. Ricordo che quando avevamo con loro i primi approcci finanziari, la gran parte di loro mi diceva: “non mi parli di soldi, non mi dia in mano soldi. Non ho mai toccato soldi in vita mia e non posso certo cominciare adesso.”

Quali sono gli strumenti a disposizione della banca "nuova" secondo Lei ?

La tecnologia può consentire di fare banca in un modo molto ampio. Oggi le banche offrono supporti finanziari alle innovazioni delle nuove imprese anche se non lo fanno spesso al loro interno. Nel nostro gruppo abbiamo sviluppato, dopo la rete che ha quasi 1000 sportelli, delle società specializzate in tecnologia come la Grameen Cybernet e un call Center la Grameen Phone. E questo si combina con la nostra missione di solidarietà e di credito.

Alberto Cavicchiolo

direttore di Art Valley


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15.11.2017