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Matti da slegare

Paolo Pianigiani
(15.03.2007)

Dove si racconta la storia di uno strizzacervelli tutto empolese


Non so quanti sanno che uno dei pionieri della moderna psichiatria nacque proprio a Empoli e che ebbe nome Vincenzio Chiarugi. Qui da noi gli hanno dedicato una strada e la casa di riposo per gli anziani. Sbagliano sempre il suo nome, però: si chiamava Vincenzio, e non Vincenzo. Venne al mondo il 17 febbraio 1759, il padre, anche lui medico, proveniva da Prato e si chiamava Anton Gregorio, la madre Margherita Conti morì nel darlo alla luce. Il suo nome intero era appunto Vincenzio Giuseppe Affortunato, secondo l’uso e la pratica di complicare fin da subito la vita agli appena nati, col dargli nomi impossibili e comunque beneauguranti.

Fu studente precoce, a ventanni era già laureato medico alla facoltà di Pisa e dopo un anno di perfezionamento a Firenze, ebbe patente ufficiale di “medico fisico in Firenze e città, e terra e castella e luogo di Sua Altezza Reale”. Questa Altezza Reale era il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, che subito individuò nel giovanissimo medico il più adatto a concretizzare nei fatti la sua visione e il suo progetto per i malati di mente, e non solo quelli, della Toscana. Dopo due anni di esperienza, Vincenzio ebbe l’incarico di “medico astante”, cioè a dire, incaricato, con stipendio, presso l’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Da qui Chiarugi fu dislocato al Santa Dorotea, una sorta di ricovero, dove erano venuti a riunirsi i due precedenti ospizi per i matti, la cosiddetta “Pazzeria” (interna al Santa Maria Nuova) e “la Casa de’ Pazzerelli”, già presente al S. Dorotea. Ancora prima i matti erano tenuti rinchiusi al carcere della Stinche, se nullatenenti, oppure in ambiente meno ostile, in appositi locali alla Fortezza da Basso, se benestanti e in grado di pagare una retta. A questo punto la carriera di Vincenzio è fulminante, viene incaricato dal Granduca di organizzare il nuovo Ospedale di Bonifazio, che aveva sede dove attualmente c’è la Questura.

Qui il nostro medico ha modo di progettare locali adatti, spazi aperti, dove i matti potevano essere curati e non solo, come in precedenza, tenuti prigionieri spesso in catene.

Oltre ai dementi, il Bonifazio ospitava anche i malati di malattie cutanee.

Chiarugi vi è nominato “primo infermiere” e “medico curante”, in pratica era il responsabile della cura dei dementi e della gestione dell’intera struttura. Nel 1789, l’anno della Rivoluzione francese, il Granduca, evidentemente soddisfatto del lavoro svolto, lo incarica di stendere il “Regolamento dello Spedale di Santa Maria Nuova e di Bonifazio”, che ancora oggi è ricordato come esempio di sapienza medica e organizzazione ospedaliera. Lo spirito nuovo, che ispirava queste nuove regole, era il rispetto che si doveva dare ai malati di mente, in precedenza trattati come “indemoniati” o roba simile.

La cura precedente altro non era che la prigione e le percosse, la mortalità dei ricoverati evidentemente altissima. Con Chiarugi si apre un nuovo capitolo nella cura dei matti, considerati come veri e propri malati e trattati con rispetto, c’è la proibizione assoluta di tenerli incatenati; si pensi che nella “civilissima” Inghilterra, la domenica si portavano in visita e a pagamento i bambini nei manicomi, per farli divertire. Nel 1793 Chiarugi dà alle stampe il suo trattato sulla pazzia dal titolo “Della pazzia in genere e in specie” considerato ancora oggi il punto di partenza dei moderni studi in quella materia. Nel 1818 il medico empolese lasciò la direzione del Bonifazio per assumere un incarico superiore, quello di Sovrintendente dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove non tanti anni prima era entrato come medico praticante. Il 22 dicembre del 1820 morirà all’improvviso, probabilmente per un infarto, nella sua casa di via Larga, attualmente via Cavour. Fu sepolto in una villa sopra Careggi, insieme alla moglie Migliorotta Ricci, anche lei di Empoli, e in quella villa rimase fino a quando don Gennaro Bucchi, proposto di Empoli, non lo riportò a casa, ed ora quello che resta di lui riposa in Santo Stefano degli Agostiniani. Vincenzio Chiarugi coltivò anche interessi nel campo della dermatologia, pubblicando dei saggi specifici in particolare sulle "malattie cutanee sordide" e nel campo dell’erudizione storica, compilando una Storia di Empoli, stampata nel 1959 e poi di nuovo nel 1984, a cura dell’Associazione turistica Pro-Empoli.

Vi è polemica, sterilissima quanto si vuole, ma polemica vera, ancora oggi, fra Italia e Francia, se non bastasse quella dovuta alle recenti “capocciate” mondiali, su chi dei due medici, uno italiano, il “nostro” Chiarugi, oppure quello d’oltralpe, il “loro” Pinel, sia stato l’iniziatore della moderna Psichiatria.

Ma ci sono le date a darci ragione piena: a liberare per primo i poveri matti dalle corde e dalle catene, e a ridar loro dignità di persone, fu Vincenzio Chiarugi, lo strizzacervelli empolese.

Inizio della riforma assistenziale del Chiarugi: 1788.

Quella del Pinel partì 5 anni dopo, nel 1793.

Il trattato del Chiarugi porta la data del 1793; quello del Pinel del 1801.



Cinque anni di differenza, insomma, e non sono bruscolini!


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19.05.2017